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L’insorgenza di disturbi psichici in persone coinvolte in pratiche pseudo religiose, occulte, esoteriche, cosiddette magiche, satanisteggianti e sataniche (violenza spirituale o ghosting).

 

Premessa

Nel curioso e stimolante libro di Valzelli L’uomo e il rettile (C.G. Edizioni Medico Scientifiche S.r.l., Torino, 1976) l’attuale società è presentata sempre più tesa verso un tecnicismo presuntuosamente “razionalizzato”, verso una disumanizzazione dell’uomo sempre più immerso in una tecnocrazia che lo trasforma in essere solo produttivo, standardizzato, privo di propri poteri, poiché «il concetto del dominio assoluto su tutto e su tutti è alla portata di pochi». Se l’evoluzione (p. 7 nota 31) dell’uomo sta nella conoscenza e nel controllo del comportamento di se stesso e nel controllo delle proprie attività, al contrario oggi si assiste al controllo ed allo sfruttamento dell’ambiente naturale e delle masse umane, non come individui, ma come massa indistinta.

La mente quindi, più che a definire l’uomo nuovo, sta impantanandosi nel patologico supermercato dell’incontrollata fioritura di sette di ogni tipo: esoteriche, occultistiche, distruttive, sataniste e sataniche. Ci si immerge nelle proprie immagini mentali, o vere e proprie allucinazioni, dove la riproposta magia antica, la stregoneria di immigrazione o transculturale produce una regressione sempre più allettante verso i fantasmi mentali che si sostituiscono alla realtà spesso spiacevole e dura, e comandano la camera dei bottoni del cervello rettiliano riemerso e dominante il neocervello.

La propria difesa interiore sembra avviarsi verso sentieri ambigui di un comportamento chiaramente “psicopatologico” di disadattamento, di asocialità, messo in atto quale ribellione ad una società solo penalizzante ed emarginante. Si tratta di comportamenti di derealizzazione e di depersonalizzazione, cioè disturbi francamente patologici in cui l’uomo vive la doppia esperienza contemporanea di essere presente, ma di non appartenere a quel tipo di società e di umanità che si è destinati ad accettare per imposizione altrui: parliamo cioè di un sentirsi fuori dalla realtà pur essendovi presente e questo comportamento è schizofrenico, ma accettato dalla massa.

Il cervello trino

Paul Mac Lean, un neurofisiologo che ha studiato e proposto la teoria dell’evoluzione del cervello umano attraverso le tappe del cervello dal più primitivo a quello più sofisticato, descrive per primo un cervello non suddiviso nei due emisferi di oggi;

– primo cervello, cioè quello del rettile, privo ancora di emozioni, poiché privo di centri emozionali e non suddiviso nei due emisferi;

– il cervello del mammifero non evoluto (con scarsi centri emozionali, complesso k);

– il cervello dell’uomo, ultima tappa attuale dell’evoluzione, in cui è presente la neocorteccia, ovvero lo sviluppo di aree associative emozionali che si integrano con aree associative razionali.

Paul Mac Lean ricorda tuttavia che i vari cervelli si sono sovrapposti gli uni altri ed i più evoluti hanno controllato i meno evoluti. I più primitivi sono ancora funzionanti in modo controllato, ma talvolta (per disfunzione dei centri superiori) possono riprendere il comando della camera dei bottoni dell’uomo, facendolo regredire a reazioni ancestrali distruttive per l’uomo e per la società. Il rettile può ancora minacciosamente dominare “la mostruosa giungla dell’inconscio”: la neurofisiologia e la neuropsicologia attuale parlano di vari livelli di coscienza e di coscienza primaria (Liotti), dove la coscienza primaria è una coscienza che si comporta automaticamente, con un proprio ritmo, senza alcun controllo della coscienza superiore o razionale.

L’arcaico o primitivo cervello rettiliano si trova sistemato nei nuclei della base, nel cervelletto, dove si svolgono le azioni lontane dal controllo della mente, compresi il meccanismo di avvio del sonno e dei sogni, e può trasformare ancora l’uomo in un mostruoso e pericoloso dinosauro o rettile gigante, distruttivo, assassino, violento, senza alcuna emozione, senza organizzazione di gruppo se non quella del branco casuale che esprime comunitariamente la freddezza della distruttività altrui.

Secondo Valzelli (nota 2), oggi il cervello rettiliano dell’uomo ha un peso di 40 g, ovvero 0,6 g per kg/peso corporeo umano medio: detta quantità di cervello rettiliano è venti volte superiore a quella di cui disponevano duecento milioni di anni fa gli antichi dinosauri: quindi il rettile/sauro è acquattato nei profondi meccanismi primordiali dell’uomo.

Ogni chilo (p. 68 nota 2 ) di uomo è comandato da 333 milioni di cellule nervose o neuroni, mentre i dinosauri avevano a disposizione 500.000 neuroni per chilo di peso; i 45 g del cervello rettiliano nell’uomo hanno a disposizione 700 milioni di neuroni di aggressività irritativa improvvisa e possono trascinare nel loro comportamento i 13 miliardi di neuroni neocorticali propri dell’uomo e coinvolgere i restanti 24 miliardi e 300 milioni dell’intero cervello umano.

Controllo del rettile nel cervello trino?

L’uomo dal trono dei suoi neuroni neocorticali dove ci sono le funzioni più sofisticate e che ha in sé tutti i requisiti per essere buono con i suoi simili e migliorarne la specie, continua ad essere “il più spaventoso e gratuito uccisore/tormentatore in circolazione sul globo”; agisce cioè come i suoi predecessori rettili/fossili, che erano fuori dalla legge della necessità, perché azzannavano ed uccidevano ciecamente qualsiasi essere che attirava la loro attenzione. La complessità raggiunta dal cervello neocorticale, per impostare nuovi comportamenti dell’uomo, può improvvisamente liberare una notevole quantità di energia che viene messa a disposizione dei sistemi rettiliani più primitivi e sfociare in una serie di azioni inumane ed antiumane che sembrano caratterizzare il cammino dell’uomo per distruggere l’uomo stesso” (nota 2 pag. 82). “I valori morali sono stati aboliti e sostituiti dalle conquiste tecnologiche più sofisticate (vedasi Internet), ma l’uomo perde giorno per giorno la propria individualità: il processo di spersonalizzazione apre il baratro dell’oscurantismo medioevale, della superstizione, del ritorno del magico, dello spiritico e non del mondo spirituale.

Il supermercato delle pseudoreligioni e pseudoverità religioso/politichesi (polighosting)

L’uomo si sente sempre più nel branco dove non ci sono responsabilità, né principi morali, né saggezza, né soprattutto il mondo spirituale che è continuamente spazzato via da pseudoreligioni emozionali ad effetto immediato, da deliranti affermazioni di personalità psicopatiche che affermano di essere loro Dio, e molti accorrono, credono e seguono queste religioni trasversali che talvolta spingono alla distruzione di loro stessi.

Ma se gli studiosi sulle sette e sui movimenti disquisiscono sulla differenza tra sette, sette distruttive o semplicemente sette che propongono a suon di milioni il controllo della propria mente e poi di quella degli altri, c’è da chiedersi, come scrive D’Arcadia, se ciascuno di coloro che vuole contattare una realtà come le sette non cerchi la propria verità, quella più consona alle proprie immagini mentali e soprattutto alle proprie segrete ambizioni o psicopatologie emergenti.

Per questo ogni setta, distruttiva o semplicemente setta, propone una sua verità che è differente da quella delle altre sette. Si è semplificato in gruppi che possano essere anche applicati al satanismo attuale:

– gruppi che cercano una purificazione e che vogliono avvicinare l’uomo al divino ” loro”;

– gruppi trasgressivi che fondano la loro moralità su canoni personali e condivisi solo da loro;

– gruppi di potere che si vogliono imporre come nuovo ordine mondiale e nuovo potere;

– gruppi che cercano l’illuminazione (snapping) predicata dal loro guru o santone, cioè le immagini mentali più o meno psicopatologiche del capo che predica a suo modo la sua verità.

La violenza psicopatologica e spirituale (ghosting) dei gruppi settari ed anche di cosiddetti (tutt’altro che…) esperti antisette.

Un esempio ormai nella polvere del tempo è quello che esordì nel marzo1997: fratello John, ovvero Marshall Applewhite, autoconvinto di essere l’incarnazione di un alieno, tale Tal, all’arrivo della cometa Hale-Bopp lancia il messaggio funesto ai suoi seguaci della setta non satanica “Fonte Suprema”: il culto della morte nascosto nelle pieghe cerebrali di uno psicopatico paranoico ossessivo, ovvero il rettile nascosto nelle immagini mentali del grave disturbo mentale, costa la vita a trentanove persone tramite suicidio/omicidio.

Un fatto grave è quello che riguarda la situazioni dei bambini nelle sette, scrive il CESAP nel 2011 (tutti i diritti riservati all’autore): «Non esistono statistiche attendibili sui bambini fantasma, vittime delle ossessioni e delle paure dei loro genitori. In Francia, dov´è stata istituita una missione ministeriale per combattere il fenomeno, ci sarebbero 60 mila minori coinvolti» (fonte: http://www.cesap.net/sette-e-nuovi-culti/rasegna-stampa/66-altre-sette/2740-i-figli-delle-sette). «Vittime dimenticate, ignorate, perfino negate» scrive Ginori   Anais nell’articolo I figli delle sette, ostaggi di un falso dio tratto da Repubblica del 02/02/2011, che riflette il pensiero dell’Unadfi, Union nationale des associations de défense des familles et de l’individu victimes de sectes. « Telefono Azzurro ha segnalato alle autorità centinaia di casi. “Sono bambini che rimangono imprigionati e assoggettati al progetto dei genitori e a quello della setta – racconta il presidente Ernesto Caffo – incapaci di liberarsi e uscirne da soli”. Figli di un Dio impostore. Come la scrittrice Amoreena Winkler, nata trentadue anni fa nella setta apocalittica chiamata proprio Bambini di Dio, operativa anche in Italia sotto l’altro nome, The Family. Il suo “papà”, considerato tale perché guidava la setta, le ha fatto scoprire il sesso quando aveva quattro anni. “Sono nata in un mondo parallelo, dove la nostra realtà non doveva trapelare all’esterno” ricorda Winkler nel suo libro appena pubblicato» (fonte: http://www.nicodemo.net/NN/giornali_pop.asp?ID=1052).

Molto più impegnativo è stato il processo di Modena (2000) contro pedocriminali della Bassa Modenese, dove i figli sarebbero stati violentati dai genitori, vicini, amici di casa, e prostituiti ad altri, oltre alle solite riprese video delle scene di violenza su minore. Non sono stati creduti i bambini su alcuni particolari riconoscimenti come i luoghi dove i bambini assicurarono che alcuni bimbi furono macellati ed appesi ai ganci per animali, sebbene quella fabbrica fosse in disuso e chiusa da anni.

Le condanne furono modeste, dopo il balletto delle sostituzioni dei cosiddetti esperti (o meno) contestati poi in seguito (alcuni non in possesso dei requisiti necessari per essere tecnico di tribunale), oltre al suicidio di una madre e alla morte di un prete incriminato e condannato a quattro anni di carcere. Del caso si occupò il senatore A. Cortelloni nel suo libro Pedofilia e satanismo: quel pasticciaccio della Bassa Modenese, Ed. Artestampa, Modena, novembre 2000. Dopo 16 anni i principali accusati, di cui alcuni morti o fuggiti in Francia, sono stati assolti. Per i tecnici del tribunale e privati con i loro riscontri accusatori, nessun rilievo, segnalazione o altro provvedimento.

Nell’Oltrepò Pavese (1998) parte l’indagine “Villa dei crisantemi”: setta satanica indistinta (con a capo un pittore) che potrebbe essere una successione o una propaggine di un’altra setta satanista (1996) operante nei dintorni di chiese sconsacrate di Piacenza e con due “suicidi” poi archiviati (2001) poiché le indagini non hanno riscontrato alcunché, cioè i suicidi o suicidati non fecero scalpore oltre la routine giudiziaria.

La vicenda “Bologna satanica” esplosa sui media a carico di Marco Dimitri si chiude nel 2004 con un nulla di fatto; anzi al signor Dimitri, cui è contestata la possibile e non provata immissione di un bimbo di tre anni in una bara (con tanto di nome a dispetto della normativa sulla privacy), si conclude con una restituzione, da parte del governo italiano, al medesimo di centomila euro – sì, centomila euro: allora lo pseudosatanismo o satanismo rende bene.

Tutte le segnalazioni che compaiono sui quotidiani e sono discussi e sviscerati da opinionisti, amici degli amici, in trasmissioni TV, cosa sono? Fandonie, ragazzate, trovate di giovani annoiati?

No, cari amici e non, il satanismo o le sue scimmiottature (cioè quelle del sabato sera o di connotazione turistica) esistono eccome e il satanista lascia quasi sempre un segnale sul posto per provare quello che è stato fatto, anche se tale segnale non è così facile da localizzare come potrebbe sembrare.

Qui non c’è satanismo etimologicamente corretto. Ci si potrebbe però chiedere cosa si nasconde dietro l’illuminazione (snapping), o il disturbo mentale, o il cervello rettiliano emergente dei vari santoni (molto spesso paranoici o per lo meno mitomani), come il fratello John, che annullava la personalità di ogni seguace abolendone il singolo nome (quasi sempre) e dandogliene uno di propria invenzione, come Tddody, Lvvody, Croody, e che prometteva la rinascita in un mondo stellare migliore per mezzo dell’astronave nascosta dietro la coda della cometa; bisognava però lasciare il corpo sulla terra perché troppo pesante e andare solo con lo spirito sulla cometa, cioè morire (come si legge nella parte finale del Piccolo Principe).

La dottrina auspicata dal rapporto Nastase 1999 ha delle carenze che non prendono in considerazione la vera pseudodottrina più spesso patologica e fuorviante propagandata dai singoli movimenti; e non ci permette di evitare le insidie adottando un approccio solo descrittivo del mondo delle sette, concentrandosi invece non sulla classificazione delle varie credenze, ma sulle azioni commesse in nome o sotto la copertura del presunto credo architettato dal guru del momento.

Giorgio Gagliardi M.D. (Ordine dei Medici di Como n.74)

Bibliografia:

– P. MacLean, Evoluzione del cervello e comportamento umano. Studi sul cervello trino, Einaudi, Torino, 1984).

– L’uomo e il rettile (C.G. Edizioni Medico Scientifiche S.r.l., Torino, 1976).

– http://www.neuroscienze.net/il-cervello-uno-e-trino/

https://www.uaar.it/ateismo/contributi/13.html/

http://nescaf.altervista.org/paul-maclean-cervello-uno-trino/

– Convegno “Attenti al lupo, il fascino dell’occultismo sul mondo giovanile”. Oblati di Rho 25-26/02/2006

– UNA SETTA DI SATANA PER VIP ROMANI – Archivio – la Repubblica (https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/09/05/una-setta-di-satana-per-vip.html – link rimosso).

5 set 1996 – Si parla di una setta denominata A.A.T.S., con sede a Villadossola in provincia di Verbania,  con uno statuto allarmante: stabiliva che gli iscritti dovessero dimostrare il proprio coraggio danneggiando i cimiteri. Tale culto sembrerebbe riesumato in questi anni e culminato ad esempio ad Oropa con il danneggiamento di otto tombe (02.07.2018, Eco di Biella), in Val d’Ossola e anche in altre zone del Piemonte abbastanza distanti tra loro.

– G. Gagliardi, Satanismo in Italia, 2018

FENOMENOLOGIE RELIGIOSE INUSUALI E LORO IMITAZIONI

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FENOMENOLOGIE RELIGIOSE INUSUALI E LORO IMITAZIONI: L’ipotesi scientifica della fenomenologia straordinaria religiosa e il ruolo delle immagini mentali o immaginative

Interessato da decenni alla ricerca nell’ambito dei fenomeni inusuali che si presentano nel mondo fisicopsichico e ricercatore scientifico nel settore delle apparizioni mariane e di altre fenomenologie straordinarie legate al mondo della religiosità e dell’occulto, Giorgio Gagliardi ha pubblicato diversi libri e relazioni sull’argomento. Ha fatto parte, come Vicedirettore, del Centro Studi e Ricerche sugli Stati di Coscienza di Milano e, come Direttore di Fisiologia degli stati modificati di coscienza de’ “Il Laboratorio di Biopsicocibernetica di Bologna”, in collaborazione con altri esperti e con l’ausilio delle tecnologie che man mano comparivano nel mondo della strumentazione scientifica, anche se non col timbro di istituzioni pubbliche e accademiche. Alla luce delle nuove acquisizioni del mondo della scienza, come le recenti scoperte sui neuroni specchio e le menti interconnesse, e le strabilianti scoperte riguardanti il mondo subatomico, fonte di declino di vecchie leggi statiche, questo opuscolo esamina i meccanismi fisici e psichici alla base di tali fenomenologie, sulla scorta di precedenti tabelle sugli stati di coscienza (Fischer, Lapassade) e di un protocollo redatto e integrato dall’autore e dal suo team di collaboratori, che dovrebbe agire da discriminante tra i vari stati modificati di coscienza, sia in campo religioso che esoterico e occulto, sebbene tali criteri non siano applicati da ricercatori in cerca di pubblicità mediatica piuttosto che di approfondimenti scientifici. La ricerca è stata soprattutto indirizzata allo stato fisico, psicologico e spirituale (metafisico e oltre) dell’uomo, durante gli eventi straordinari o inusuali, eventi non sufficientemente indagati e troppo spesso liquidati da scientisti mediatici come patologie psichiatriche, quali l’isterismo e altro; tale scientismo è tutt’ora presente e vorrebbe ridurre tutto al mondo fisico macroscopico e personalizzato dalla mente propria, non riconoscendo i grandi passi compiuti dalla scienza e le disillusioni rispetto a leggi fisiche che man mano sono superate da altre leggi (specie del mondo subatomico) che mettono gradualmente in luce fenomeni stupefacenti, regolati da leggi tutte loro e contrastanti quelle conosciute finora e considerate (malascienza insegna) intoccabili.

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La Madonna Negata

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Tra le apparizioni Mariane poco conosciute c’è quella di San Sebastián de Garabandal (Santander, Spagna), debitamente sconfessata e inserita nelle false apparizioni dai nove Vescovi di Santander che si sono susseguiti nel tempo, con la dizione “non constat de supernaturalitate” (ovvero “l’origine soprannaturale non può essere provata”), ed abbandonata così ripetutamente negli anni ad un immeritato destino involutivo.

A 55 anni dall’inizio di questo ciclo apparizionale, risoltosi nel giro meno di cinque anni, viene ripresentato in versione aggiornata un classico della saggistica sulla trance estatica (in particolare per quanto riguarda l’estasi cattolica), vista nel suo contesto storico e inquadrata nell’ambito di studi analoghi sulle Apparizioni Mariane, redatto da un ricercatore appassionato che ha al suo attivo lo studio di circa una cinquantina di casi diversi.

Il 18 giugno 1961, 4 ragazzine, andando a spasso, rubano delle mele, sono spaventate da un tuono che interpretano come ammonizione e poco dopo assistono all’apparizione di un Angelo. Quindici giorni dopo appare loro una Signora che si qualifica a loro come la Madonna del Carmelo.

Nel 1961 il paese è piccolo, conta circa 300 anime, ed è difficilmente raggiungibile, visto che il paese più vicino richiede un percorso di 6 km a piedi. Eppure, la serie di eventi che seguirà da quel momento in avanti per diversi anni, attrarrà tantissime persone da tutto il mondo, oltre a esponenti del clero e svariati medici, fra cui due medici, il Dott. Ricardo Purcernau, neuropsichiatra e direttore del Reparto di Neurologia della Clinica Universitaria di Barcellona, e il Dott. Celestino Ortiz Perez di Santander, pediatra specializzato in psicologia infantile, che, presenziando per ben duecento volte quando alle ragazze si manifestava la Visione, ne hanno comprovato lo stato di estasi, secondo le metodiche disponibili all’epoca e con dovizia di dettagli, per quello che, negli anni a seguire, si è articolato in circa tremila episodi verificatisi a seguito dell’Apparizione della Signora.

Grande assente, possiamo dirlo, nella fase di analisi e verifica, si è dimostrata la Prima Commissione Diocesana incaricata di verificare i fatti e presentatasi di fatto, durante gli eventi in questione, solo due volte; grande assente anche in occasione del miracolo annunciato per il 18 luglio 1962, documentato non solo da numerosissimi testimoni ma dai flash di un fotoamatore emozionato.

Questo testo, oltre ad essere uno strumento di divulgazione su ciò che la scienza può o meno fare per venire incontro alla fede, e su ciò che lo scientismo paranoicamente attaccato alla fisica classica non è in grado di prendere in esame (quali le nuove aperture offerte dalla fisica quantistica, dal concetto dei neuroni specchio e delle “menti interconesse”) vuole essere un segno di ringraziamento verso tutti coloro che, a dispetto della diffidenza e dell’ignoranza, hanno voluto rendersi partecipi di questi fatti eccezionali.

Non esistono santuari o Grand Hotel a Garabandal, non esistono bancarelle di souvenir. Le veggenti hanno preso ciascuna la propria strada nella vita e il paese si è spopolato per via dell’emigrazione. La Chiesa attende il Grande Miracolo, senza rendersi conto che forse il Grande Miracolo è proprio questo.

Sunto dei risultati cui è pervenuto il Gruppo di Studio italiano “Medjugorje 3” del 1998

Gruppo di Studio italiano “Medjugorje 3” del 1998
RISULTATI *
Su richiesta della parrocchia San Giacomo di Medjugorje, nella persona di P. Slavko Barbaric, un gruppo di ricercatori Italiani coordinati da P. Andreas Resch di Innsbruck (Austria), Coordinatore Generale, e dal sottoscritto Dottor Giorgio Gagliardi, Coordinatore Scientifico, ha incontrato, per una serie di accertamenti, parte del gruppo dei veggenti di Medjugorje che dal 1981 ha la visione della Madonna.
Questa fenomenologia, denominata “visione/apparizione/stato estatico”, è presente tutt’ora sebbene con caratteristiche differenti: il gruppo dei veggenti sperimenta questi fenomeni comunitariamente solo di rado, più spesso individualmente, e le visioni non sono più quotidiane per tutti.
Le precedenti commissioni (francese nel 1984, italiana nel 1985) avevano escluso che si
trattasse:
a)    di patologia fisica o neurologica (epilessia o altro);
b)    di disturbi mentali e neurofunzionali in grado di indurre illusioni (falsa interpretazione di dati sensoriali) o di allucinazioni patologiche (immagini mentali vivide senza dati sensoriali che le producono e che sono sintomo di disturbo mentale);
c)    inganno cosciente e frode.
Esse avevano contestualmente accertato che era presente:
a)  la neuro- e psicofisiologia di uno stato modificato di coscienza di tipo estatico/apparizionale, in accordo con i dati presenti nella letteratura specifica.
Le due commissioni avevano considerato anche la possibilità che si potesse trattare di
fenomeni fisiologici o paranormali non ancora conosciuti, quali le allucinazioni fisiologiche o immagini mentali spontanee, poiché le esperienze transitorie e/o allucinazioni o immagini mentali vivide sono ormai da tempo considerate frequenti (vedi presonno) anche in soggetti che godono di ottima salute psichica e neurologica.
Secondo il più autorevole testo psichiatrico, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV,1996), è ormai stabilito che tali fenomeni non sono da considerarsi patologici: come le esperienze spontanee di immagini mentali vivide e tridimensionali (vedi anche Jaspers), le allucinazioni (non patologiche) o gli stati di trance in ambiente religioso che non provocano disagio individuale, agiscono nel contesto di pratiche culturali o religiose e sono ampiamente accettate dal gruppo culturale o religioso della persona. Tutte queste sono esperienze umane, nella mistica Cattolica, sono classificate come
visioni immaginative, apparizioni o visioni intellettive, a seconda delle loro caratteristiche, anche se psico- e neurofisiologicamente hanno meccanismi di produzione e di
mantenimento dello stato medesimo attivato e sono provocate dall’attivazione dei medesimi sistemi neuroendocrini cerebrali ed interconnessioni neuronali e dalla medesima disattivazione di altri sistemi coinvolti nello stato di veglia.
Le visioni/apparizioni religiose che si definiscono solitamente “vere”, o meglio “degne di fede umana”, hanno una causa presumibilmente non fisica, chiamata parapsicologica e/o Soprannaturale  o Divina, a seconda della religione o corrente metafisica in cui si manifestano.
Questa realtà straordinaria è presente nella storia della Chiesa Cattolica ed è verificabile sia clinicamente, come nel passato, sia strumentalmente. Non è stato compito del Gruppo di Studio 1998 stabilirne le eventuali cause ed escluderne altre, poiché la competenza dello stesso riguardava solo l’ambito scientifico determinabile nella persona e, più precisamente:
a)    l’accertamento dello stato di salute fisica e mentale dei soggetti e quindi l’esclusione di stimoli fisici, psicopatologici, alterazioni funzionali psichicomentali, fenomenologie parafisiologiche non ancora ben conosciute;
b)    la verifica delle condizioni psiconeurofisiologiche dei veggenti (prima), durante, (dopo), la visione o apparizione che di solito si accompagna a (vedi Mappa degli Stati di Coscienza di R. Fischer come riferimento) uno stato modificato di coscienza che differisce dallo stato di veglia ordinaria e dal sogno, ed è chiamato stato di coscienza modificato, trance estatica, estasi.
Nel 1985, nei veggenti di Medjugorje che si erano sottoposti a registrazioni, queste determinavano appunto le  modificazioni delle principali funzioni biologiche che corrispondevano a quanto ci si aspettava in uno stato estatico con attivazione di centri oculari, come visione o apparizione.
Si erano escluse fenomenologie riconducibili a stimoli fisici, psicopatologici, e a fenomenologie paranormali non determinate, anche se ipotizzate: parliamo in quest’ultimo caso di stati di coscienza modificati che fanno parte della conoscenza scientifica (e non scientista) attuale, come gli stati di coscienza già classificati in passato, ma che sono stati superati da nuove più complesse classificazioni degli stati (modificati) attualmente studiati e riconosciuti scientificamente validi quanto quelli della medicina classica, e cioè ipnosi, estasi e altri ottenuti con tecniche di addestramento, quali il sogno lucido, le cosiddette proiezioni extracorporee o O.O.B.E. e altre.
Il gruppo italiano aveva raccolto indagini strumentali tali da confermare ed ampliare la
conoscenza della psico- e neurofisiologia che è presente nello stato modificato di coscienza chiamato estasi “di tipo cattolico”.
In seguito (1985) il sottoscritto aveva impostato una tabella differenziale psico- e neurofisiologica che metteva a confronto diversi stati di coscienza modificati o non studiati psico- e neurofisiologicamente (estasi ed ipnosi, e successivamente estasi, ipnosi, trance medianica e trance da possessione).
Nel 1998 le indagini si sono molto prolungate nel tempo perché i contatti con i vari soggetti da testare si sono rivelati più complicati del previsto: solo in tre sessioni (due a Capiago in provincia di Como e una a Medjugorje, con scarsità di soggetti), si è potuto:
a)    completare il colloquio psicologico/religioso per tutti e sei i soggetti (da parte di un operatore religioso cattolico);
b)    somministrare reattivi mentali (test) di inquadramento della personalità dei soggetti.
A questo proposito va precisato che:
a)    Yakov non si è sottoposto a indagine psicologico-religiosa da parte dei componenti del Gruppo di Studio, con cui non ha mai avuto contatti diretti, ma è stato testato per interposta persona qualificata.
b)    Ivanka si è rifiutata di sottoporsi ai reattivi mentali o test per motivi suoi, anche perché non aveva più quelle fenomenologie.
c)    Marija è stata registrata durante tre stati estatici, uno dei quali assieme a Ivan e Vicka (alcune volte con più strumenti).
d)    Ivan è stato registrato durante due stati estatici (una volta con due strumenti) assieme a Vicka, che era registrata anch’essa con il poligrafo e talvolta anche lei con due strumenti, anche se non partecipava allo stato modificato dell’estasi degli altri.
e)    Vicka è stata registrata
        due volte mentre assisteva a stati estatici di altri due veggenti, Ivan e Marija;
        una volta nell’orario in cui di solito aveva la visione (che in quella circostanza non ha avuto) e successivamente mentre le si proponeva il ricordo di una visione precedente.
Queste registrazioni di Vicka sono  utili nel confronto con eventuali suoi stati estatici e di visione che in quei periodi non ha avuto.
f)     Mirjana è stata registrata durante la rievocazione guidata del ricordo di una sua ultima visione (tecnica di visualizzazione).
g)    Ivan e Vicka sono stati indotti in stato modificato quale l’ ipnosi una volta. Marija è stata indotta in ipnosi due volte.
h)   Yakov, come già precisato, è stato sottoposto ad indagine psicologico/religiosa non da componenti del Gruppo ma da altro operatore psichiatrico slavo.
I test psicologici somministrati dai componenti del Gruppo di Studio (ad esclusione quindi di quelli somministrati a Yakov) ed i colloqui diretti, avvenuti talvolta con l’ausilio del traduttore, sono stati ritenuti abbastanza significativi ai fini dell’esclusione di disturbi fisici e mentali gravi o che provocano fenomenologie allucinatorie patologiche.
Si è peraltro notato che, oltre alla variabili individuali, il disagio di essere al centro di un
fenomeno di risonanza mondiale e di subire continue intrusioni nella vita familiare – altrimenti definito “disturbo cronico da stress” – ha determinato una variabile sintomatologia che ha alterato i tratti della personalità di ognuno dei veggenti, che peraltro mostrano, oltre alla propria personalità, chiare reazioni difensive, disarmoniche e stereotipate.
La decisione di condurre registrazioni di stati ipnotici o di visualizzazione guidata è stata determinata dall’ipotesi già studiata che l’ipnosi non possa provocare uno stato estatico, ipotesi molto in voga nello studio di precedenti fenomenologie apparizionali Mariane di decenni fa o del secolo scorso, quando l’ipnosi faceva più spettacolo che scienza, citata anche da molti autori contemporanei (es. Arieti).
Studi recenti, non ancora totalmente esaurienti, hanno dimostrato la diversa neurofisiologia dei due stati: lo stato estatico e lo stato ipnotico sono tutti e due stati di coscienza modificati con forte componente emozionale, con caratteristiche comuni, ma anche differenti e divergenti, tanto da non potersi identificare in un unico stato.
In queste registrazioni, la rievocazione del ricordo in ipnosi di una precedente visione non ha riprodotto lo stato estatico.
In sintesi, nelle estasi registrate nel 1998 (che si riferiscono specificatamente a Marija e Ivan) era evidente lo stato di iperattivazione emozionale a vari livelli di espressività (iperattivazione del sistema neurovegetativo ortosimpatico) già riscontrato nel 1985. D’altra parte, nel 1998, i soggetti, pur risentendo di una diminuzione degli stimoli esterni,
non hanno mostrato la stessa profondità ed espressività dello stato estatico rilevato nel 1985 e non si sono completamente deafferentati dall’ambiente come nel 1985;
 tuttavia non si trovavano neppure in uno stato di veglia ordinaria o di quotidianità.
Le loro visioni giornaliere o non giornaliere hanno anche fatto registrare un diminuito impatto psiconeurologico: in parole più semplici, l’organismo si è anche abituato (fenomeno di abituazione) a questa esperienza ed entra più facilmente e con minore attivazione dei vari sistemi biologici (minor iperattivazione del sistema neurovegetativo ortosimpatico) nello stato estatico caratterizzante la loro visione.
Dott. Giorgio Gagliardi
Coordinatore Scientifico
Gruppo di Studio Italiano “Medjugorje 3” del 1998

 

* Questa pubblicazione iniziale risale al 24 marzo 1999, periodo intercorrente fra il completamento dello studio e la pubblicazione del libro I Veggenti di Medjugorje, Ricerca Psicofisiologica 1998, Resch Verlag, Innsbruck, 2000, che ne costituisce il resoconto dettagliato [N.d.R.]. Concorde con tali risultati è anche P. Andreas Resch, CSsR.

L’inganno o menzogna, le verità illusorie/Deception or Lies: Misleading Truths

Giorgio Gagliardi

Medico Psicoterapeuta
Ordine medici come n. 74
Reparto Psicofisiologia
Il Laboratorio di Biopsicocibernetica
Bologna
Estrapolato e riadattato da lezione precedente del Laboratorio di Bologna nel 2004/2005 sui medium e/o soggetti sensitivi e/o ciarlatani

1.0 Premessa 

La menzogna è sempre stata una compagna molto ambigua e deleteria dell’uomo e della società che fa uso di questa difesa estrema per avere un proprio tornaconto di qualsiasi genere.
Drammaticamente crudeli e tragiche sono le bugie dette dai politici (vedi abbattimento di aereo civile ad Ustica) , dai presidenti delle Nazioni, dalle istituzioni sociali che dovrebbero difendere i diritti dell’uomo, ma spesso e volentieri li calpestano proprio con bugie, menzogne dette col sorriso, con dati falsi alla mano (esperti di mala scienza che rilasciano false ricerche) , col balletto delle comunicazioni che si contrappongono le une alle altre scandalosamente, ma col sorriso sulle labbra anche in casi di gaffes eclatanti (ed il mondo politico e pubblico attuale ne è pieno).
Menzogna è il modo di interpretare e diffondere un evento reale per difendere se stessi od altri da possibili conseguenze di qualsiasi genere dalla perdita d’attendibilità, dalla perdita della rispettabilità, alla paura di una conseguenza penale o di richiesta di danno.
Il suo equivalente, la bugia è intesa come una consapevole e cosciente affermazione di una verità-asserzione, mentre il soggetto sa che sta affermando il contrario per indurre in errore la controparte che domanda.
I due termini sono sinonimi, sebbene la menzogna abbia un significato più impegnativo.
2.0 I sistemi mentali e cerebrali della menzogna
La psicofisiologia della menzogna è molto complessa, poiché sono attivati più sistemi che poi non trovano una soluzione comune di risposta ed avviano quindi segnali disorganizzati ed incoerenti:
-la parola esprime la menzogna,
-i messaggi non verbali che il corpo invia sono talvolta opposti alla parola,
-i processi comportamentali esprimono la crisi dei processi soprattutto tra il sistema emozionale ed il sistema razionale, hanno tuttavia un loro riscontro psicofisiologico strumentale che dimostra le diverse reazioni e controreazioni interne anche se abbastanza mascherate all’esterno.
I sistemi attivati sono:
-il sistema primordiale o istintuale (rettiliano): trova la sua espressione nel combattere lo stimolo con un’azione che dalla corteccia sottocorticale manda subito comandi ai centri motori o del linguaggio.
-il sistema emozionale che dalla corteccia sottocorticale (corteccia di lavoro, Le Doux) per una via breve raggiunge i centri emozionali più importanti quale l’amigdala attivando una difesa senza sapere il significato dello stimolo ed a cascata attiva gli ormoni dell’attacco (adrenalina e noradrenalina).
-il secondo sistema emozionale che riceve stimoli per vie nervose antiche ma preferenziali e dà risposte aspecifiche di difesa/offesa che poi possono essere rilette dal sistema razionale e così integrate modificare l’azione o non agire.
-il sistema razionale e specialmente le aree prefrontali della corteccia che sono deputate alla valutazione delle emozioni che possono essere bloccate nell’invio di una risposta istintuale/emozionale e quindi attivare le aree preposte al giudizio ed alla critica e poi l’invio di una risposta specifica, che nella menzogna non è inviata ma trattenuta ed ignorata e che determina tutta una serie di scariche neuronali non specifiche e che inviano differenti messaggi.
È ben vero che non tutte le bugie hanno il medesimo valore sociale, condanna morale.
Si possono avere bugie convenzionali che possono essere comuni a determinati popoli, culture o situazioni come il gioco del poker in cui è necessario mentire per vincere e chi sa più fingere, riesce nel suo intento;
la menzogna qui è già scontata perchè si cerca di capire e quindi di comportarsi proprio sulla evidenza o meno dei messaggi non verbali dell’avversario. La bugia può quindi in questi casi di gioco una sfida, un cerimoniale che ci si scambia sapendo che il convincere l’avversario di una presunta possibilità, gratificherà chi dice meglio la menzogna medesima.
Più disonesta è la bugia dell’imbonitore da mercato o del porta a porta che oggigiorno fa affidamento anche su corsi di come capire la psicologia dell’eventuale compratore e poter meglio somministrare il prodotto, questo è già un comportamento valutabile come immorale.
La menzogna moralmente più condannata è quella che è usata in ogni circostanza in cui un innocente che subisce un danno è invece invocato come responsabile del danno medesimo (vedi incidenti stradali ed altro) o non riceve l’adeguato compenso perché si sostituisce alla realtà storica. Una realtà manipolata che tutela la negligenza o la criminalità di chi, colpevole, vuole la ragione e non il torto a qualsiasi livello di potere o istituzione sia esercitata specie poi se subentra una superiorità burocratica quasi a firmare ciò che pretende il trasgressore.
L’inganno o la frode prevede, sempre per un ritorno personale di potere economico o sociale o purtroppo anche scientifico.
La manipolazione di un’azione o altro che è eseguito con un trucco o presentato in un modo falsificato è un altro atto menzognero immorale troppo spesso usato specie in esercizi pubblici che presentano bilanci, nuove “scoperte” non sufficientemente testate, ma garantite da esperti corrotti e poco esperti.
Jacques Simon de Plancy nel suo libro “Dizionario delle reliquie “ (nota 4) descrive il culto feticistico dei secoli passati circa reliquie, vale a dire resti di cristiani illustri conservati e venerati che dettero origine ad innumerevoli falsi trafficati per autentici, solo per il guadagno immediato e le aspettative non criticate per i compratori delle medesime, compratori che volevano a tutti i costi un futuro emozionale della massa ed anche economico sull’esposizione delle medesime.
Numerose sono le controversie nate all’interno della Chiesa Cattolica che in numerosi sinodi si pronunciò contro questo commercio, Lutero e Calvino si scagliano contro questi falsi e contro i culti connessi.
L’inganno e la frode sono perpetrati in ogni campo sociale e non ne poteva essere esente nemmeno la Biopsicociberneticao le fenomenologie inusuali come i cosiddetti grandi isterici dell’Ospedale di Parigi “La Salpetriere” dove dominava lo psichiatra Charcot (che faceva uso d’ipnosi, ma con un ipnotista da piazza. In questo modo, riusciva ad avere delle trance spettacolari che richiamavano anche esponenti del mondo scientifico di allora. I suoi clienti diventavano sempre più accondiscendenti ad assumere le pose che Charcot voleva, soggiornando così gratuitamente nei suoi reparti e con reciproca gratificazione. (molte volte quindi l’ Inganno è una metodica immorale per diventare famosi ed avere quindi “potere” millantato, indubbiamente più pseudoscientifico che scientifico, ma economico).

3.0 La paura e l’aggressività tra apprendimento emozionale e risposta già preordinata (fase iniziale della menzogna) 

Un meccanismo primordiale, che l’uomo ha ereditato dagli antichi rettili da cui deriva è la paura e l’aggressività.
Questi antichi rettili non hanno il cervello con due emisferi ben definiti ed i centri emozionali sono compresi in un complesso unico chiamato complesso k che ha molte connessioni col cervelletto e non è ancora in grado di subire emozioni come le intende l’uomo, perché non ha i centri che si attivano.
Molte reazioni incontrollate dell’uomo, non volute, possono modificare tragicamente uno scenario violento che diventa crimine, crimine incontrollato: tra queste la paura che si trasforma in aggressività ed aggressività distruttiva.
A volte scatta un meccanismo difensivo della specie e dell’individuo, meccanismo non meno distruttivo del crimine che è la menzogna o bugia o frode o inganno nell’uomo, mimetismo nelle specie animali che però è un meccanismo di sopravvivenza irrazionale, altamente emozionale od istintuale.
3.1 Le vie neuronali della paura, preliminare umano della bugia
Moltissime sono le situazioni in cui ogni animale, compreso l’uomo dimostra paura e la reazione è sempre attivata dall’istinto di conservazione che predomina e che travolge ogni altra soluzione, Le Doux afferma che l’uomo ha sempre più paura di quella che gli serve.
Questo meccanismo di difesa istintivo e che attiva l’animale alla difesa/offesa è in parte
naturale ed
-in parte fa parte del bagaglio conoscitivo/esperienziale ed è stato perciò appreso nel corso degli anni.
Anche se le risposte agli stimoli poi sono le medesime attivazioni dei sistemi e centri cerebrali interessati alla sopravvivenza dell’individuo, la differenza grande tra le due possibilità di risposte naturali od apprese dipende dal tipo di cervello che l’animale ha e conserva nella scala evolutiva.
Il condizionamento frutto d’esperienze subìte realmente o d’immagini mentali conseguenti ad eventi, o la strategia della risposta attivazione/evocazione della paura segue:
-una vecchia via che arriva ai centri della corteccia sottocorticale chiamata anche “transizionale”, perché non elabora la risposta, ma la “fa”transitare o
 – verso le aree superiori dove sarà integrata dai ricordi e riconosciuta nella sua vera realtà,
– o partirà una risposta che è già preordinata dai centri emozionali inferiori, e che non sarà possibile fermare, poiché è stata avviata un’escalation cieca ed istintiva, esito di ricordi emozionali non integrati dalla coscienza esperienziale o critica.
-ed una nuova via più raffinata, che organizza meglio la risposta dal centro di smistamento talamico ai centri cerebrali superiori di valutazioni ed integrazione e la risposta in uscita sarà una risposta proporzionata allo stimolo.
Studi recenti di Risonanza Magnetica per Immagini hanno dimostrato che per la bugia sono attivate nove aeree cerebrali, mentre per la verità solo cinque aree. La bugia quindi è un’attivazione maggiore di più centri antagonisti cerebrali.
3.2 l’area dei lobi frontali come sede preferenziale delle regolazioni emozionali e della bugia?
 Ledoux intitola un suo capitolo (4, 236) ”paura e odio nell’ansia”, con queste premesse si può spiegare l’avvio di molti crimini, non giustificarli, ma capire l’innesco emozionale.
L’ansia è una paura irrisolta che avvia alle fobie ed agli attacchi di panico, all’odio verso lo stimolo provocatore e se tutto ciò è connesso ad un danno funzionale dei lobi frontali, come nel soggetto nevrotico (nota 4, pag. 258) ; negli esseri umani vi è l’ostinazione, l’incapacità di smettere di fare qualcosa: la regolazione corticale non controlla più l’ostinazione emotiva a proseguire, e potrebbe essere un’ipotesi delle troppe coltellate, dell’infierire inutilmente su un essere umano già cadavere.
Si discute, oggi, sui limiti e sulle effettive funzioni del cervello emozionale, impropriamente chiamato cervello limbico e più impropriamente chiamato cervello od emisfero destro, si è ormai sicuri che una zona importante delle varie forme di comportamento emozionale sono le due amigdale, piccole formazioni a forma di mandorla situate nel prosencefalo e che sono la sede principale di quasi tutte le emozioni (violente, gioiose, ecc) essendo un complesso raggruppamento di nuclei diversi aventi funzioni diverse ed opposte, tra cui dell’:
-aggressività irritativi.
-aggressività competitiva.
-aggressività difensiva indotta dalla paura (Galef 1970).
È ben vero che non è l’unico centro coinvolto nello scatenamento emozionale, ma ne rappresenta un’area primaria.
Questi centri hanno una via diretta di connessione col talamo che è la prima stazione dove arrivano gli stimoli dall’esterno.
È stato anche dimostrato che (Bruce Kapp nota 1) esiste anche una sottoregione della medesima amigdala che ha delle connessioni dirette con i centri del midollo allungato regolatori della frequenza cardiaca e del sistema neurovegetativo responsabile della sudorazione, avvio di meccanismi di difesa o attivatori degli ormoni dello stress, quindi si può notare come ad ogni stimolo si ha inizialmente un’attivazione delle risposte neurovegetative per essere meglio in grado di reagire o di reagire anche esageratamente come appunto nella menzogna.
Vanzelli giustamente osserva che: ”L’insegnare ingannevolmente ai bambini ed ai giovani che essi sono oppressi fin dalla nascita dai genitori, dalla cultura, dalla religione e dalla società e che essi hanno il diritto di comportarsi al di fuori d’ogni ragionevole limitazione, non serve altro che a prepararli deliberatamente e malvagiamente a diventare frustrati e nevrotici e bugiardi………………” (nota 15, p. 161).
3.3 La risposta comportamentale dell’uomo “Attacca o fuggi o resta fermo ed inganna”
Altre osservazioni neuroanatomiche evidenziavano che l’attivazione del nucleo centrale dell’amigdala causava immobilità rientrando quindi nell’avvio generale dell’organismo al controllo generale dei meccanismi di difesa (la catalessia di molti animali di fronte al pericolo, l’immobilità può essere così spiegata: immobilizzarsi per sopravvivere, è noto che molte persone di fronte ad un pericolo, si immobilizzano, non sono più in grado di far gesti o / e nemmeno di invocare aiuto o altro).
Altre risposte, come già descritte:
– l’immobilità (risposta di difesa)
-la soppressione della sofferenza o diminuzione del dolore.
-il rilascio e l’aumento degli ormoni di attacco o di stress,
-il potenziamento dei riflessi che diventano più mirati,
sono attivate da segnali in uscita dal nucleo centrale dell’amigdala (nota 6, pag. 164)
Una rete di connessioni porta gli stimoli dai nuclei laterali dell’amigdala ai nuclei basali che sono connessi al nucleo centrale, ultima stazione di arrivo degli stimoli e stazione di partenza del viaggio della paura.
Questa connessione di reti neuronali scollegate dalla corteccia evoluta dell’uomo è molto suggestiva per la dimostrazione che le risposte emozionali o semplicemente emotive non coinvolgono sempre le aree superiori della coscienza e della conoscenza, e non si servono del pensiero, ragionamento, coscienza per mettere in guardia la persona contro un pericolo esterno.
L’uomo si trova così a comportarsi, spesso, come un mammifero poco evoluto o più ancora un rettile preistorico dotato d’aree corticali rudimentali non simmetriche e non collegate tra loro da connessioni interemisferiche.
Questo meccanismo diretto di immettere l’uomo nelle spire della paura e dell’aggressività non si è disattivato nel corso dell’evoluzione perchè la sua utilità è ancora alcune volte necessaria, anche se carica di contraddizioni che sono bugie, menzogne:
-quando un segnale di allarme arriva al talamo, questo lo manda all’amigdala che inizia la difesa e poi in un secondo tempo alla corteccia che inizia il riconoscimento del pericolo,
poi manderà ai veri centri motori una sollecitazione di risposta più adeguata allo stimolo perturbatore.
Il sistema che coinvolge l’uomo nella paura e dell’aggressività conseguente prevede:
-una prima decisione indiscriminata e massiccia ed
-una decisione successiva più adeguata e risparmiatrice d’energia che si immette anche nella menzogna: una persona percorre una strada di notte, alla luce improvvisa di un faro si butta fuori strada, poi si accorge che è una motocicletta e che la sua reazione è stata eccessiva, ma se il faro acceso apparteneva ad una automobile che aveva un faro non funzionante, la persona ha avuto la vita salvata da quel meccanismo primordiale, rettiliano: si è sopravvissuti grazie ad un meccanismo piuttosto rozzo e poco sofisticato, la persona può intravedere in una risposta un pericolo ed allora innesca gli stessi meccanismi sopra descritti.
3.4 La tecnica di condizionamento istintiva della bugia o menzogna
La persona avrà così instaurato un condizionamento della paura che adesso coinvolgerà non solo lo stimolo diretto come una luce improvvisa, ma anche tutte le condizioni e circostanze come il buio, la strada, eventuali rumori accompagnatori del veicolo, un altro possibile pericolo, tutti questi particolari sono letti e depositati in un altro centro del sistema emozionale che è chiamato ippocampo, molto vicino all’amigdala ed a lei strettamente connesso, ma con compiti divisi.
Il condizionamento della paura e l’istinto di sopravvivenza avvieranno i meccanismi stressanti, ma corticalmente superiori della menzogna.
Darwin (6, pag. 37) prese per primo in analisi il significato delle emozioni agli effetti della sopravvivenza concludendo che la paura è importante agli effetti della preservazione della specie in quanto motiva l’animale alla prudenza, prudenza che non si equilibrerà più se si innesca un’aggressività “rettiliana” incontrollata e non più controllabile: ecco il perché si risponde con una menzogna ad oltranza per difendersi da un possibile pericolo, castigo ecc, mancato riconoscimento, esagerazione della contromisura.
In quei momenti decisionali comanda il cervello viscerale (emisfero emozionale e sistema limbico) rappresentato dall’ippocampo che però è strettamente connesso con il corpo striato (vedi Le Doux, nota 6). Il sistema limbico comprende alcune regioni del diencefalo e del telencefalo che “coordinano le afferenze sensoriali con le reazioni corporee e le necessità viscerali” (Papez 19589) e che “rappresentano il luogo di origine delle emozioni” (Fulton 1951).
“ (Indubbiamente il concetto di Sistema Limbico non è tanto morfologico, quanto fisiologico e psicologico. Tale porzione del Sistema Nervoso Centrale interviene nell’elaborazione di tutto l’insieme dei comportamenti correlati con la sopravvivenza della specie, elabora le emozioni e le manifestazioni vegetative che ad esse si accompagnano ed è coinvolto nei processi di memorizzazione.
Il Sistema Limbico è una formazione filogeneticamente antica)”.
È un deposito dei ricordi assieme alle aree sottocorticali sensoriali che ricevono i vari stimoli dall’ambiente, aree che sono chiamate “transizionali” perché in queste avvengono le varie elaborazioni che poi sono inviate nei vari depositi tra cui l’ippocampo. L’ippocampo e le aree circostanti, quando evocheranno i ricordi, invieranno stimoli all’amigdala per tingere i ricordi con i colori delle emozioni.
Un’area della corteccia frontale sconosciuta nei rettili è l’area mediale prefrontale che, stimolata, avvia all’amigdala i segnali d’estinzione o di cessazione o di soppressione del processo emozionale innescato.
In ogni modo queste due mandorle comuni a tutti i vertebrati determinano la difesa della specie, nei rettili che hanno scarsa corteccia cerebrale non sono presenti le altre vie più raffinate e per questo non sono in grado di optare per più e differenti comportamenti di difesa.
3.5 La lucertola emotiva ovvero l’uomo diventa menzogna
Ledoux definisce l’uomo una lucertola emotiva o meglio un derivato emotivo di un Giurassic Park. (nota 6 pag. 181) e ancora (nota 6, pag. 276) ”Proviamo più paura di quanto ci occorra, e sembra che sia colpa del nostro efficientissimo sistema di condizionamento alla paura, sommato alle potentissime capacità di pensare alle nostre paure e all’incapacità di controllarle. ” E se non si controllano, scatta la menzogna o la frode per riequilibrare l’overdose di paura.
Molti esseri viventi come i rettili si accontentano, anche per la loro stessa biologia, di avere un pilota “emozionale” automatico senza porsi le domande più chiarificatrici e più vantaggiose, ma la sopravvivenza non guarda molto per il sottile e spesso e volentieri la valutazione del rischio (R. e Caroline Blanchard) non può aspettare che la corteccia sottocorticale o l’ippocampo formuli l’avvio alla risposta tramite i centri superiori, l’amigdala li precede nella decisione da prendere.
Quella frazione di tempo che il cervello impiegherebbe per dare una risposta più consona allo stimolo, potrebbe costare la vita della persona stessa, ecco perché le risposte alla paura sono molto spesso non criticate, non elaborate dai centri superiori.
Da quelle aree transizionali sottocorticali dove lo stimolo stesso è subito avvertito come allarme rosso indiscriminato, come tale fa partire risposte di difesa che possono essere troppo imponenti, troppo sproporzionate, troppo aggressive ma conservative per l’individuo e la specie.
L’evoluzione futura dell’uomo dovrà tenere conto delle caratteristiche proprie delle possibilità umane tra cui più importanti la cultura e la tolleranza religiosa (nota 3, 212):
-la cultura aumenta i legami interpersonali con un conseguente diminuire della paura e dell’aggressività e forse anche dei disturbi mentali,
-la tolleranza religiosa contrasta la violenza, aumenta la cooperazione e l’altruismo, aumentando l’autocontrollo dei singoli.
Fino a quando modelli negativi ed incalzanti saranno forniti dai mass media (si pensi alla potenza persuasiva della televisione o di internet) , si assisterà solo ad ambigui poteri che alimentano e favoriscono la menzogna, terrorismo individuale, di gruppo, di nazione che immergeranno l’umanità in paura e aggressività con manifestazioni sempre più tragiche tra cui volentieri “i messaggi a doppio livello” che altro non sono se non una elaborazione più sofisticata della menzogna, ma più distruttivi.
“Quando si comunica, nella maggior parte dei casi non si invia un unico messaggio ma più messaggi contemporaneamente. Ciò accade ancora più spesso quando il mezzo di comunicazione è multimediale e i messaggi possono essere inviati a diversi livelli e attraverso differenti canali: visivi, sonori, nel corso della narrazione, attraverso i movimenti, gli stacchi, la velocità, i colori, le espressioni. La realtà rappresentata – ci ricordano gli esperti della comunicazione – non è la realtà vera, c’è un valore aggiunto di cui bisogna tener conto. Le emozioni, l’estetica, gli effetti speciali, il movimento delle immagini ad alta definizione che si susseguono sullo schermo possono avere il sopravvento e la piacevolezza dell’insieme può oscurare del tutto la razionalità. Questo caso, come molti altri, rivela come sia possibile procedere attraverso compartimenti stagni e come settori diversi che possano seguire logiche opposte ignorandosi a vicenda. ” (11)
4.0 Frode, menzogna, inganno cosciente e non cosciente, falso ricordo
 Nella ricerca scientifica sulle doti reali del sensitivo si devono fare delle importanti considerazioni:
-spesso l’operatore dell’occulto si autodefinisce sensitivo ed è una frode, un inganno per porsi sopra gli altri e richiamarli a sé per soldi o per il gusto del potere.
-altre volte l’operatore dell’occulto è illuso di avere dei poteri che non ha, ma che il suo immaginario gli suggerisce: l’operatore dell’occulto ha quindi un disturbo mentale spesso individuato come paranoia o mitomania e qui l’inganno è spesso non cosciente.
– qualche volta una persona che si trova in stato emozionale particolare ha delle esperienze non comuni e da allora inizia per un determinato tempo ad avere esperienze strane che vive come fenomenologia paranormale come incorporazione spiritica a seconda che si tratta di Entità di un mondo sconosciuto, oppure figure disincarnate che si incorporerebbero in un soggetto che funziona da medium, channelling (fare da canale trasmettitore dal mondo sconosciuto) , tra il mondo transpersonale/spiritico/spirituale e l’uomo nel suo ambiente.
-altre volte esiste uno stretto rapporto emozionale inconscio tra una vicenda storica passata e dimenticata (input) ed il nuovo evento parapsicologico che è chiamato “spontaneo (output, anche se non lo è. La spontaneità non è tale com’è intesa, è frutto di un’attivazione dei centri delle memorie emozionali e dei ricordi razionali o / e falsi ricordi che tuttavia avviano un’esperienza vissuta come reale dal soggetto che ha oltrepassato la prova di realtà ordinaria (entra in trance) ed è entrato in uno stato modificato / alterato della solita coscienza /conoscenza.
Qualche volta il soggetto ha esperienze inusuali, non riconoscibili come conseguenza di eventi passati ed allora si può avere il vero sensitivo, il cui studio potrà anche non dimostrare nulla (ricordiamo la trance che spesso accompagna questi fenomeni) , ricordando che spesso quelle doti improvvise o che possono avere una derivazione di familiarità spesso sono a termine: finiscono improvvisamente come sono arrivate.
La scienza vera che umilmente studia un caso evitando ogni preconcetto scontato, ogni tanto aggiunge qualche tassello al mosaico dell’uomo ed al suo mondo interno: è il caso della premonizione o chiaroveggenza che è stata dimostrata scientificamente come potenzialità umana senza addobbi particolari: tutti l’hanno, chi più e chi meno ed al mondo sconosciuto è stato sollevato un velo, stanno per cadere dei preconcetti sulle facoltà biopsicocibernetiche dell’uomo. 
5.0 C’è un guardiano che apre la porta del subconscio, ma le immagini immaginative mentali del subconscio sono il sostituto esperienziale della realtà fisica
Il guardiano della porta (citato da Jung come un controllo razionale dell’inconscio) controlla il passaggio dal mondo del subconscio (mondo non fisico) al mondo razionale (mondo fisico) nei modi e nei tempi a lui permessi e con tutte le possibilità di evitare attraverso le vie emozionali brevi la corteccia razionale associativa e della cosiddetta critica.
Altre volte il guardiano della porta è stato sostituito da una variegata gamma di disturbo mentale che assume il controllo delle vie neuronali in uscita e le modifica formando delle pseudorealtà molte volte piacevoli e redditizie: Pablo Coelo (nota 3 pag. 84ss) nei suoi libri “il pellegrino di Campostela” ed “Il grande blu”offre soluzioni a portata di mano di ricerca spirituale che coinvolge pratiche esoteriche, ”ma queste soluzioni sono tipiche di certe spiritualità che tali non sono e che sono offerte al fastfood religioso / emozionale e commercializzato come apertura nel misterioso che invece è la base del mondo magico”.
Ernesto Bozzano, sostenitore della scientificità dello Spiritismo, riferisce dei casi interessanti diPersonalità Medianiche che si dichiarano personalità subcoscienti, quindi appartenenti al mondo psichico dell’uomo e nulla di più.
Anche il dottor Osty durante una sperimentazione con personalità medianica comunicante
 (Rev. metapsich. Genn/febbr 1934) si sentì rispondere:
“Io sono voi stessi ed ho il potere di guidarvi”quindi niente poteri magici o connessioni con altri mondi.
Tale personalità “medianica” (ma subconscia) si dimostrò capacissima di scrivere commedie e novelle, prevedere il futuro di vicende domestiche dei due sperimentatori, vicende che si realizzarono nei minimi particolari: e che si manifestarono durante una seduta di spiritismo od occultismo (sempre inizialmente una trance dissociativa).
Harrison già ai primordi del movimento spiritualista (spiritista) aveva già compreso che buona parte dei fenomeni medianici (esp e pk) ovvero psichici e fisici traessero origine dalla subcoscienza (inconscio) del medium.
Il subcosciente è legato al genere, all’individuo ed alla cultura ed alla sottocultura.
E Calligaris, neurofisiologo, insistentemente afferma che il nostro subconscio possiede un numero maggiore di dati di quanto sia possibile pensare, dati che soltanto in condizioni particolari possono riaffiorare alla superficie, oltre il guardiano della porta della conoscenza razionale. (nota 11, pag. 112)
6.0 L’uomo e le esperienze paranormali
In Luci ed Ombra vol. 99 giugno 1999, un interessante articolo è così intitolato:
“Vecchi errori di nuovo alla ribalta: spiritismo e reincarnazione”.
Gli autori partono dalla ristampa di un libro di Renè Guenon “L’erreur Spirite”ediz. Riviere 1923.    
Guenon, martinista, vescovo gnostico, descrive che lo spiritismo è un errore, tutto è una grande illusione, ma evidentemente non si può gettare via l’acqua sporca con dentro ancora un bambino semipulito, pulito o sporco, ma sempre bambino.
“In ogni luogo, (continua) del resto, i sensitivi così dotati furono sempre considerati dei posseduti e degli ossessi, secondo i casi, e ci si occupò di loro solo per cercare di liberarli e per guarirli.
Gli spiritisti hanno fatto di quest’infermità un privilegio e cercano di mantenerla e coltivarla o addirittura di provocarla artificialmente e fanno segno di un’incredibile venerazione gli infelici (sensitivi) che ne sono afflitti. . . ”.
Ne risulterebbe secondo l’autore e già più sopra descritte che:
-esisterebbero soggetti normali che non sanno di possedere facoltà paranormali, finché un imprevisto non le attiva.
-esisterebbero persone con disturbi mentali tali che s’illudono d’avere doti particolari, questi falsi sensitivi non sono molte volte coscienti di quello che dicono, perché sono convinti di essere tali, come alcuni maghi o operatori dell’occulto.
-esistono persone che volontarizzano le immagini mentali (tecniche orientali ed altro) o si autoipnotizzano ed allora diventano medium, paragnosti, sensitivi di secondo tipo, operatori dell’occulto.
6.1 La trance come stato modificato di coscienza, la trance quotidiana e la frode preordinata
Molte profetesse del passato solevano mettersi (Delfi, Grecia) su sorgenti naturali di gas che le intontivano o sopra fuochi di legni particolari od incensi che bruciavano ed allora inebriate da fumi particolari come allucinogeno, profetavano.
Ricordiamo un responso greco/latino (delfi, regione Focide): “andrai… ritornerai. . . non… morirai in guerra” senza virgola perciò il “non” non si sapeva dove metterlo se vicino al “ritornerai” od invece al “morirai” e ognuno lo metteva dove più lo spingeva l’emozione o la sua convinzione intima.
Recentemente è stato fatto un esperimento con metodo e rigore scientifico: a molti soggetti è stata fatta vedere
– un’immagine a forte emozione ed
– una a debole o nulla emozione.
Tutti in corrispondenza dell’immagine forte avevano una forte reazione registrata come un’onda alta, mentre a quella a debole emozione avevano un’onda più bassa.
Fin qui nulla di strano, ma lo strano registrato era che l’onda non si formava alla vista dell’immagine, ma qualche secondo prima cioè nel futuro, prima del fatto che doveva succedere; e per l’immagine debole l’inizio nel futuro era molto più basso, ma sempre primadella proiezione dell’immagine, e non si sapeva, per regola dell’esperimento quale immagine venisse proiettata, poiché la scelta era stabilità da un computer che agiva a caso, analogicamente.
Quindi perché un inizio più alto per l’immagine forte e un inizio più basso per l’immagine debole prima della proiezione medesima ? La risposta non è stata ancora data per correttezza.
Ciò dimostra, tuttavia, che in ciascuno di noi la premonizione o chiaroveggenza è già presente e l’uomo di scienza non sapeva d’averla, mentre era supervalutata da chi ne faceva un uso improprio, ingannevole. 

La frode (dei visionari, dei sensitivi, dei minigeller, delle coppie di compari, e degli sperimentatori bugiardi) 

Nel 1725 tre giovani si recarono da Adam Beringer, medico personale del Vescovo di Wunzburg e decano della facoltà di medicina e gli portarono degli strani fossili (1).
Sulle pietre, grandi come un palmo della mano si vedevano figure in bassorilievo di ragni antidiluviani che tessevano una ragnatela, api in volo, insetti a quattrordici zampe. Beringer non fiutò l’inganno che era partito da due suoi colleghi che volevano screditarlo Ignaz Roderique e Georg Von Ekart e che avevano fabbricato loro quelle pietre e fatti pervenire attraverso dei loro allievi.
L’inganno aveva il movente dell’odio e dell’invidia, gelosia.
Beringer si accorse dell’inganno solo dopo che aveva pubblicato un libro su quei fossili e gli pervenne persino una tavoletta con scritto, il suo nome in ebraico.
I suoi colleghi, però, furono costretti ad abbandonare la città.
Nel corso delle ricerche di verifica numerosi medium furono sorpresi a falsificare gli effetti psichici stabiliti e di cui si dicevano portatori. Questo successe sia nelle sedute private a pagamento, sia in importanti laboratori.
In più di un’occasione un parapsicologo o ricercatore fu sorpreso dai colleghi, mentre frodava durante gli esperimenti o confutato dopo in base ai risultati manipolati.
Se la frode dei medium e dei paragnosti è già cosa grave, quella degli sperimentatori assume toni maggiori di gravità. Ciò ha indotto molti parapsicologi a fare una ripulitura di tutto il materiale del passato e ad eliminare dalle liste attuali dubbi ricercatori e ciò è molto confortante perché nelle altre branche scientifiche si dà per scontato la lealtà dell’operatore fino a quando non si scopre l’opposto.
In Biopsicocibernetica o parapsicologia lo sradicamento delle frodi è all’ordine del giorno e ciò denota più serietà nell’esposizione degli eventi presentati che invariabilmente sono tacciati d’ERRORE O INGANNO.
Se la metologia applicata, molte volte, da già risultati approssimativi e dubitabili, la frode non ha nessuna giustificazione e compromette anche tutta l’altra sperimentazione seria e il più possibile metodologicamente attendibile.
Comitati scientifici come il CSICOP ed il corrispondente italiano CICAP hanno come obbiettivo l’indagine critica del paranormale e delle asserzioni delle scienze affini, e una divulgazione sui risultati delle loro indagini in merito al mondo scientifico ed al pubblico. 

Ci sono accorgimenti per evitare la frode? 

1.0 La ricerca sul soggetto da controllare
Questo capitolo è troppo impegnativo, nel senso che si dovrebbero riesumare statisticamente tutti gli esperimenti biopsicobibernetici del passato ed osservare attentamente i risultati, Brougton nel suo libro “Parapsicologia” (vedi bibliografia) dice che la biopsicocibernetica, scienza o parascienza, è quella che adotta misure di sicurezza superiori alle altre scienze che pure hanno imponenti smagliature come frode o d inganno, dello stesso parere è pure Hebbs, ma la frode tuttavia è sempre presente e gli accorgimenti devono essere
-Generali.
-Personali per la persona, se c’è, coinvolta nel fenomeno.
-Personali per l’osservatore parapsicologo o biopsicocibernetico.
1. 1 Generali
Ogni evento ha i suoi accorgimenti particolari per evitare l’inganno, gli esempi sottostanti aiuteranno meglio a capire:
a)    Lacrimazione e sanguinamento di statue: (nota 6 in quest’articolo si presenta il caso della “Madonnina di Civitavecchia”) con studio dell’ambiente familiare in cui è avvenuto l’evento, studio allargato anche al parroco di allora, all’ambiente carismatico emozionale, a cosiddette premonizioni dell’evento, al riscontro obbiettivo di DNA maschile su statua femminile, alla mancanza di videoriprese, alle topiche del vescovo che non conosce le dinamiche dell’apparizione di Guadalupe, e dissemina d’errori grossolani il suo libro “Ha pianto nelle mie mani”. ,
b)    all’esorcista di allora di Civitavecchia che col pendolino diagnosticava i fatti veri come quello di Civitavecchia, perché il pendolino si muoveva in un dato modo.
c)    Ad un esorcista molto telepresente di Roma ed ad uno scrittore francese Mariologo che in Tv nazionale italiana affermò che il sanguinamento del volto della Madonnina di Civitavecchia aveva la forma dello stivale dell’Italia è perciò era vero il sanguinamento misterioso, la prima commissione messa assieme dal vescovo non fu concorde: tre membri si pronunciarono contro l’eventualità misteriosa, non ci fu commissione scientifica, ma un solo membro laico.
Queste incredibili affermazioni furono contestate da pochi tra cui il sottoscritto, ma ciò che è stato più grave come ERRORE gia segnalato da DONCHIN nel 1882 è che Mons. Grillo afferma (pag. 40 del suo libro):
“I testimoni furono proprio tanti ed anche qualificati, alcuni molto qualificati come il capo dei vigili urbani ed un colonnello”.
DONCHIN, a seguito delle cantonate prese da colleghi troppo ingenui della Società di Ricerca Psichica Inglese invito a far prevalere il buon senso quindi era perfettamente inutile che gli investigatori si arroccassero nella loro dignità sociale e protestassero la loro buona fede per avallare dei risultati che potevano benissimo essere contestati: i testimoni sono importanti, ma il loro censo non vale un acca; ci vogliono esperti del ramo: il principio di autorità è proprio, in questo campo di più studiosi e che non siano in malafede o vogliano spingere dei risultati, non indagati scientificamente.
Allora lo schema operativo in questo caso prevedeva:
-raccolta preliminare d’ogni informazione sui soggetti coinvolti e collaterali.
-esclusione di frode ed inganno (doppio cieco, prova della falsificazione, ecc.).
-esclusione di fenomeni di protagonismo, mitomania ed altri fenomeni psicopatologici, analisi scientifiche serie e mirate e con strumentazioni idonee.
-identificazione di fenomenologie biopsicocibernetiche da ipotizzare e poi provare.
Qui si ferma l’operatore dell’osservatore scientifico.
I blocchi importanti non studiati, in questo caso ed all’epoca, furono:
-La raccolta preliminare d’informazione sull’ambiente umano coinvolto
-L’esclusione di frode od inganno.
-L’esclusione di fenomeni psicopatologici, che però qualche volta si possono accompagnare a fatti imprevedibili, ma lo studio obbiettivo lo dimostrerà. 
Osservazioni elettro e fonocardiografiche su uno yogi durante le pratiche per fermare il cuore
Nel 1986 il Centro Ricerche di Milano si occupò di un millantato caso di yogi che si reclamizzava come soggetto capace di fermare il cuore.
Tale Gyanander Kumar 35 anni dette spettacolo di sé a Riva del Garda ed ospite presso vari centri esoterici
Per le cosiddette sue capacità di risvegliare la kundalini, ed il samadhi per seppellimento ed appunto esibizioni sul come si “ferma il cuore”.
Incuriositi da questa reclame si accettò l’invito di partecipare ad una sua esibizione in Milano con strumentazione cardiologia: un fonoelettrocardiografo, minimo indispensabile in una riunione pubblica.
Si era già letto in letteratura quanto avevano scritto autori come Bagchi, Anand, Brosse, Wenger e di cui si rimanda al testo (pag. 92). La registrazione dimostrò che Kumar durante le sue dimostrazioni:
-sovraccarico atriale destro e sinistro
-variazione asse elettrico cardiaco,
-compressione e riduzione del volume cardiaco
-notevole tachicardia durante i “Kumbaka”altrimenti chiamati manovra del Valsalva ovvero espirazione a glottide chiusa o iperpressione toracica,
segni d’anossia / ischemia cardiaca.
Durante i kumbaka, scompariva il polso registrato con fono ai polsi periferici e si affievoliva il rumore centrale, ma non scomparivano i segni elettrocardiografici dell’attività cardiaca che diventa patologica.
Perciò il cuore NON si fermava, ma succedeva quanto insegnano i manuali di fisiologia durante la manovra di iperpressione toracica e cioè scomparsa del polso e rumore periferico.
Da questo secondo esempio constatato sul campo si traggono due regolette:
-leggere la letteratura in merito.
-usare strumentazione adeguata. Se ci si fosse fermati all’uso del fonocardiografo si sarebbe presa un’ennesima e deleteria cantonata.
-Nel 1993 il sottoscritto ha iniziato a studiare un caso apparizionale con manifestazioni di stigmate su D. M. i/M. di Manduria, ed il fenomeno accompagnatorio e il sanguinamento di statue religiose e la materializzazione d’olio d’oliva in provette o contenitori, chiusi, sigillati e firmati da presenti.
Era accompagnata da un certo Don P. e da altri sacerdoti che credevano nelle sue manifestazioni. (il caso è stato pubblicato vedi nota 8 pag. 5).
Erano state notate incongruenze del tipo, prima di sanguinare una statua, lei stava da sola in chiesa o in camera e poi diceva che sanguinava quella statua.
Il fatto più eclatante era il controllo della “materializzazione” dell’olio d’oliva profumato, che però in un caso a Roma risultò essere olio di semi.
Per primo si prepararono due contenitori contenenti un ramoscello d’oliva, sigillati e controfirmati, uno fu trattenuto presso la casa del sottoscritto e l’altro consegnato a P: V. che lo portò a Manduria. Qualche giorno dopo gridano al miracolo, poiché il contenitore, esternamente intatto si era riempito d’olio, quello a casa de sottoscritto no. Si fece un’altra prova in accordo col CICAP (prof. Piazzoli, prof. Garlaschelli) che inviarono per tramite nostro delle fialette chiuse alla fiamma a Manduria dicendo che non era necessario chiuderle in contenitori sigillati od altro, ma a Manduria furono chiuse in un contenitore, sigillato, con firme dei presenti. Poi il solito miracolo: si chiede di portare a Pavia il contenitore. A Pavia con presenti il sottoscritto, P. C. e gli operatori del CICAP si apre il contenitore e si nota che diverse fialette contenevano olio, erano annerite, bucate a caldo e malamente chiuse, una non c’era perché Dh aveva detto che la Madonnane aveva trattenuta una, (si era rotta invece nella manomissione). Così si confermò l’inganno che il contenitore era stato aperto, (cosa abbastanza semplice) , per far entrare l’olio nelle fiale che si erano riscaldate, bucate e malamente chiuse, le foglioline di olivo era tutte bruciate. Ma i sostenitori della materializzazione non credettero all’evidenza dell’inganno e sostenevano che era stato il calore del loro soprannaturale a provocare tutto quello. In una visita a Manduria, chiamati dal vescovo locale, quando i vari sorveglianti si accorsero della nostra presenza, dopo ore di preghiera delle persone presenti tra cui personaggi come vescovi vagantes ed altri sacerdoti molto dubbi che confessavano ed assolvevano dicendo “ti benedico”, arrivò un messaggio di Dh “ La Madonnami ha detto che ci sono diversi non credenti che sono venuti per spiarci ed allora non comparirò lì, ma a casa “fine del rituale.
– nel 1988 a Ponti sul Mincio un uomo dichiara che gli compare la madonna giovanissima.
Non si possono fare indagini psicologiche, poiché quel giorno era presente anche una televisione nazionale. Ci si accontenta di registrare il cosiddetto evento apparizionale: da subito ci si accorge che il soggetto presenta una frequenza cardiaca e tono vascolare in vasocostrizione ben prima dell’evento ed anche dopo molto tempo dell’evento stesso: quindi il fatto è perlomeno volontarizzato anche se era saltuariamente isolato dall’ambiente, ma anche durante l’attesa, dava ordini al suo comitato e controllava l’andamento del tutto. Non si è più potuto seguire il caso per non disponibilità della persona.
 
L’iperattivazione emozionale riscontrata ore prima dell’evento ed un’ora dopo depongono non per un evento immediato ed esterno alla persona, ma per una sua preparazione e perciò non si è potuto superare il primo gradino della frode, menzogna, imbroglio cosciente o non cosciente. (più realtà fantasticata vedi nota 9 pag. 78)
-Altri casi smaccatamente fraudolenti sono stati diversi sanguinamenti di statue religiose relazionate nella nota 9 pag. 13. In particolare una statua della Madonna a Tabiago Como con riscontro di sangue maschile (vedi anche Civitavecchia). L’inganno emerse dallo studio del sanguinamento lungo la statua: era stato spruzzato del sangue nell’occhio sinistro della madonna e lasciato colare lungo il corpo fino ai piedi, poi si era passati all’occhio di destra, ma colui che compiva il gesto non aveva diminuito la pressione sulla siringa usata per cui si vedeva nettamente un filo di sangue tra l’occhio sinistro e destro e poi il rigagnolo anche qua che scendeva per caduta fino ai piedi. L’altra particolarità che si è già detta una statua femminile che piange sangue maschile.
 
Da questi esempi seguiti personalmente emerge la necessità di una conoscenza appropriata dell’evento tanto più se è già noto in letteratura e di com’è stato classificato secondo criteri rigorosamente scientifici ed appropriati.
 
Perciò ogni caso singolo eclatante deve essere inserito in quelli già noti e studiati e preparare la metodologia per seguirlo ed escludere frodi consce ed inconsce del soggetto o dei vari comitati sorti attorno, psicopatologia del soggetto, volontarizzazione del fenomeno tenendo ben presenti le varie tappe identificative che è necessario seguire come le tappe consigliate da Centro di Milano.
Schema di studio proposto dall’ex Centro Studi di Milano (Gagliardi, Margnelli)
Dunque ogni caso è un caso a se stante e necessita di una prevalutazione non già direzionata.
Quindi uno studio di fenomenologie biopsicocibernetiche necessita di (nota 7, pag. 41):
Primo stadio: raccolta informazioni preliminari
– Storiche, personali, medicopsichiatriche, circostanziali.
– Studio letteratura specifica.
Secondo stadio: esclusione di frode, inganno, simulazione da parte del soggetto coinvolto
– Coinvolto nell’evento, osservatori, sperimentatori (costituzione commissione scientifica).
Terzo stadio: analisi scientifiche, verifiche strumentali, verifiche psicologiche, ecc.
(studio ripetitività, fenomeno ritualizzato, fenomeno con ambiente preparatorio)
Quarto stadio: identificazione e classificazione del fenomeno biopsicocibernetico
– studio fenomeni collaterali, come contagio emozionale, ecc.
– eventi particolari accompagnatori studiati sempre scientificamente
Quinto stadio: ipotesi o giudizio finale, studio eventuali carenze informative o di controllo,
integrazioni.
Ora i protocolli di studio proposti dal “Il Laboratorio di Bologna” rappresentano un miglioramento di questo schema di studio che era abbastanza semplice, ma comprensivo delle caratteristiche fondamentali della ricerca, messo a punto dal centro ricerche di Milano nel 1985.
   
Ricerche psicologiche e psicofisiologiche sul soggetto umano
Eckman nel suo libro “I volti della menzogna” (nota 1) elenca una serie d’errori strategici (nota 1 pag. 30).
che sono le basi per scoprire e poi evitare la frode:
-1) si possono scoprire accidentalmente le prove dell’inganno.
-2) chi inganna è tradito da un collega invidioso, da un informatore apposito,
-3) chi inganna manifesta indizi di falso o segni rivelatori come cambiamento di espressione del volto, movimenti involontari del corpo, cambiamento di voce, deglutire la saliva, respirazione più profonda od accelerata, lunghe pause tra una parola e l’altra, lapsus, microespressioni del viso specie asimmetrici, gesti involontari. Perchè il mentitore può tradirsi? Perché il pensiero viaggia in un senso e l’emozione dà un comportamento contraddittorio e tutta una psicofisiologia consona alla lotta tra pensiero ed emozione.
Non sempre chi mente può prevedere quando si presenterà la necessità di mentire, non sempre c’è il tempo per preparare una strategia, ripassarla, ma si sa che il medium, sensitivo, paragnosta che inganna è un soggetto già preparato ad evitare che la sua frode venga scoperta per cui se gli accorgimenti del n. 3 possono ancora essere “letti”nel comportamento, il professionista si è abituato alla frode ed ha acquisito una notevole capacità di diminuire od addirittura sopprimere molti indizi della sua frode.
In altre parole c’è in atto un piano strategico con tutta una serie d’eventuali spiegazioni per alcuni errori non previsti o prevedibili che ha come base:
-la paura di essere scoperto e la fine o declino della carriera, il non riconoscimento di errori o metodiche inefficaci al problema e normalissime nella ricerche che procede a tentoni.
-la soddisfazione di continuare a beffare sia i presenti che gli osservatori.
Quindi le loro due abilità accentuate sono:
-quella necessaria ad ideare la strategia basata sull’inganno.
-la strategia indispensabile a sviare i sospetti dei presenti, ma soprattutto degli osservatori, che molte volte sono sprovveduti o non conoscitori dell’argomento, ma appartengono alla schiera degli amici degli amici (fenomeno diffusissimo specie in politica e istituzioni, ma sottaciuto dai manovratori della rispettabilità fasulla.
A questa categoria appartengono appunto quelli che si possono chiamare gli “attori nati” che conoscono le loro capacità e si fidano delle loro capacità, non provano apprensione all’atto della frode od inganno, sebbene tale sicurezza è un segno di “personalità psicopatica” (nota 1 pag. 42) , i cui segnali sono difetti di giudizio, autoconvinzione di fascino superficiale, mancanza di rimorsi, comportamento antisociale come piacere della beffa, egocentrismo accentuato, mitomania e senso di superiorità manifesto che attinge alla posta in gioco che agisce da una competitività ad oltranza ed al prestigio professionale.
A questo punto si deve chiarire che è quasi impossibile distinguere:
-la paura di essere scoperto dell’ingannatore dalla paura di non essere creduto di un sensitivo vero, dato che i segni del timore o paura saranno gli stessi. (pag. 37, ibid. )
Anche l’osservatore ha delle difficoltà non indifferenti a smascherare l’inganno se in passato ha dimostrato di non credere a chi diceva la verità ed ha la reputazione di essere sospettoso e diffidente:
la fiducia in se stessi è una cattiva consigliera che fa abbassare il livello di attenzione.
Se il problema si fa sempre più complesso, maggiori devono essere le precauzioni perché il medium, channeling, produttore di materializzazioni ha o collaboratori o lui stesso sorveglia e controlla il pubblico presente cercando di rendersi conto di chi è un osservatore, se è solo, e di quali tecniche dispone.
Molte volte il medium nell’esibirsi e nel sorvegliare gli eventuali sorveglianti, non controlla più in modo ottimale sia il linguaggio o la mimica facciale, ma soprattutto non riesce più a controllare i movimenti del corpo ed il corpo invece lascia sfuggire molto, proprio perché viene ignorato: ciò avviene “perché i movimenti degli arti ad esempio come di altra muscolatura non sono direttamente collegate a vie nervose ed a centri cerebrale direttamente coinvolti nella produzione e repressione di emozioni” (ibid. pag. 65).
Ricerche sugli sperimentatori od osservatori “qualificati” “Quis custodem custodiet?”
Si è letto che numerosi premi Nobel si sono interessati alle fenomenologie biopsicocibernetiche, ma si ricordi sempre la legge di Donchin che non sono i gradi o riconoscimenti accademici che designano l’esperto: nel 1949 Egas Moniz fu insignito nei Nobel nella neurochirurgia per la lobotomia frontale che provocò su 40000 casi trattati, 40000 soggetti ridotti a vegetali (nota 10).
Karl Pribram fu il primo ad opporsi a questo mostruoso intervento, ma fu quasi cacciato dall’Università di Yale per aver sostenuto che i lobi frontali dell’uomo erano d’importanza fondamentale per la coscienza dell’uomo stesso.
Paul Mac Lean inseguito sostenne che i lobi frontali erano il “cuore”della corteccia e la parte più importante della neocorteccia (nota 10 pag. 60) ….
Il premio Nobel per il dolore prof. Melzack (1965, Pain mechanism: a new teory science n. 150, 971/79) fu insignito dal Nobel, anni dopo si scoperse che i suoi studi erano stati copiati da lavori dei suoi studenti…………
Perciò i riconoscimenti accademici non sempre vanno di pari passo con la scientificità dei lavori.
Dall’Associazione Principessa de Croy, Bruxelles 12/09/2005: Effetto Pinocchio.
Il Pubblico Ministero nasconde delle prove: un innocente condannato a 18 anni di prigione
Il 22 giugno, Nienke Kleiss, di 10 anni, è violentata sessualmente ed assassinata nel parco di Schiedam, mentre il suo amico Maikel, allora di 11 anni, è picchiato e lasciato per morto. Uscendo dal coma, il ragazzo fa una descrizione dell’assassino. Questa non corrisponde a quella di Kees Borsboom, pertanto la polizia olandese, lo manovra in modo tale da ottenere una deposizione contro di lui, racconta questi ora.
L’uomo era stato condannato precedentemente ad una pena modesta per fatti indecenti. Interrogatori ben pesanti lo invitarono a confessare il crimine che non aveva commesso. Lui ritrattò, ma era troppo tardi: fu condannato a 18 anni di prigione.
Dopo aver fatto quattro anni di prigione, un altro uomo confessò di essere il vero assassino. Apparve chiaro che il magistrato che rappresentava il pubblico ministero aveva nascosto al tribunale che i ricercatori dell’istituto medico/legale avevano scoperto tracce di DNA che non erano quelle di Kees Borsboom: erano quelle di Wik H. che poi confessava il delitto. (http://groups.msn com/Fondazione Principessa de Croy)
Come si può leggere anche nella scienza ufficiale e sue applicazioni sono frodi, inganni coscienti, non ci si meravigli quindi di Premi Nobel ed altri riconoscimenti fasulli.
La legge di Donchin dovrebbe essere scritta e ricordata sempre a caratteri cubitali
È ben vero che numerosi scienziati che studiarono e sperimentarono eventi paranormali come William Crookes, fisico e membro della Royal Society, quando pubblicò i risultati ottenuti di psicocinesi con Daniel Douglas Home nato nel 1833, fu deriso dai suoi colleghi, ma i suoi esperimenti utilizzavano apparecchiature sempre più sofisticate e con registrazione automatica.
Fu anche accusato di diventare vecchio con perdita della conoscenza scientifica ed infatti alcuni anni dopo progettò il tubo catodico chiamato col suo nome che era di importanza fondamentale per la scoperta dei raggi X (nota 3, pag 64).
La superbia di colleghi più ignoranti, gelosi e presuntuosi non riuscì però ad inficiare gli esperimenti di Home.
Si ricordi che Sidgwick, fondatore della Society for Psychical Research aveva per statuto come obbiettivo:
“Indagare il vasto campo dei fenomeni designati come mesmerici, psichici, spiritici e ciò svolto
-senza pregiudizio o prevenzione d’alcun tipo,
-nello stesso spirito d’esatta e imparziale indagine che caratterizza la scienza nel risolvere i problemi.
a volte meno oscuri e meno dibattuti”.
E da subito tale ricerca divenne scienza, metodologia scientifica disciplinata a o con sistema descrittivo standardizzato.
Quando la Blavatskyvenne a Londra per far esaminare da un comitato della SPR le sue manifestazioni,
La SPR descrisse Madame Blavatsky come”uno dei migliori, più ingegnosi ed interessanti impostori della storia”La legge di Donchin non badava alla risonanza mondiale di un nome, ma alla sperimentazione scientifica metodologica.
Robert Jhan, (nota 3 pag. 76) preside della scuola di ingegneria di Princetown e con vasta esperienza nella NASA quando decise che i problemi parapsicologici erano “degni”di essere indagati, molti suoi colleghi lo considerarono pazzo e fu aperta un’inchiesta di supervisione su tutta la sua ricerca.
La frode e l’inganno sono un”pericolo costante” (nota 3 pag. 82)
“in più occasioni lo parapsicologo è stato sorpreso dai suoi colleghi a frodare, in qualche caso l’esame dei risultati ha dato la certezza che lo stesso sperimentatore avesse manomesso i dati.
Recenti casi di frode nelle scienze ortodosse dimostrano che i parapsicologi sono ben più avanti dei loro colleghi in altre branche scientifiche nello sradicamento delle frodi.
I protocolli nuovi della parapsicologia o biopsicocibernetica dimostrano che
-i dubbi di frode sono naturalmente anche supportati
-dai dubbi di metodologia significativamente approssimativa, perciò queste due fonti di dubbio debbono essere eliminate in partenza nello studio della biopsicocibernatica e per questo gli sperimentatori non devono essere dei tuttologi, ma specialisti del proprio ramo, onesti umili, che non si facciano forti di titoli accademici o diplomi di merito.
Altri invece, come lo psicologo Hansel (membro del CSICOP, il predecessore del CICAP) 1966 pieno di pregiudizi, pubblicava un libro “ Esp and Parapsychology” dove non faceva mistero che per lui indagare un esperimento significa cercare il trucco e scoprire la frode.
Hansel fu severamente criticato dallo psicologo Ray Hyman dell’Università dell’Oregon che affermò che l’approccio di Hansel alla parapsicologia nella ricerca delle frodi non è né scientifico, né utile. (nota 3 pag. 84).
L’approccio alle frodi da parte di parapsicologi deve prevedere anche un prestigiatore o in ogni modo uno specialista che possa indurre gli esperimenti da controllare e soprattutto controlli non emozionali come videocamere (da oltre 400 fotogrammi il secondo, come quell’usata per il caso Zhang in Cina 1982) ad alta velocità di ripresa e risoluzione e grandangolo nota 3 pag. 171, recentemente 2008 il prof G. Sartori con la misurazione computerizzata dei tempi di reazione 2010 ovvero studiare «il cervello bugiardo», e come sbugiardare chi mente sapendo di mentire).
James Randi del Csicop indisse una conferenza con esperimenti “sociologici” per testare quanto i parapsicologi potevano essere in grado di scoprire delle frodi, conferenza che aveva più lo scopo di introdurre dei prestigiatori nel cast degli osservatori di fenomeni biopsicocibernetici.
Un passo gigante nello studio della biopsicocibernetica fu condotto da Smith nel 69 (nota 3 pag. 127) , per ridurre la possibilità della frode ed automatizzare gli strumenti della ricerca ESP.
Smith utilizzò, dopo varie tecnologie, un processo casuale diffuso in natura: il decadimento dell’atomo radioattivo che secondo la fisica subatomica, è impossibile predire il momento esatto del decadimento del medesimo e l’espulsione dell’elettrone (contatore geiger): era l’attività dell’elettrone che i soggetti tester dovevano predire. Poi in progetti più avanzati sostituì una componente elettronica, ma basata sempre sul principio analogico dell’elettrone che compare: Tali strumenti sono noti come generatori di numeri casuali (Random Event Generators)  (nota 3 pag. 130) , strumenti sempre in evoluzione.
La Parapsicologia e la Biopsicocibernetica si sono avvalse di scoperte della fisica subatomica che fa passi da gigante come dal protone” neutro” di Majorana chiamato poi neutrone, ai neutrini di Pauli (ce ne sono almeno tre varianti oltre alla ipotesi/ teoria ultima che il neutrino sarebbe materia e materia oscura di sé) ipotizzati anche da Fermi/ Majorana ed anche le forze di scambio di natura quantistica interatomiche sempre intuite da Majorana. Dette scoperte sono state applicate alla strumentazione di ricerca parapsicologica con successo.
Quindi si può ipotizzare che altre scoperte della fisica subatomica potranno dare strumenti e chiarimenti su molte fenomenologie che ancora suscitano perplessità ed incognite tra gli studiosi stessi dell’argomento.
 Si stanno modificando molte teorie che soppiantano le precedenti e teorie ipotizzate che troveranno indubbiamente applicazione pratica anche in parapsicologia e biopsicocibernetica (La teoria sistemica generale dell’evoluzione, il vuoto sub-quantistico e il campo psi di Ervin Laszlo).
Perciò è conveniente accettare le intuizioni e scoperte serie ed accreditate del futuro imminente già diventato passato prossimo per riaggiornare anche le modalità di affrontare i fenomeni parapsicologici sulla scia della scienza della fisica subatomica (Il dualismo interazionista di John Eccles).
Le continue scoperte mettono in crisi le leggi fisiche ritenute immutabili del passato e spiegano quello che prima era ipotizzato da pochi e disprezzato da molti che poi si sono dovuti ricredere sulle loro teorie ormai nello sfondo preistoriche.
Anche lo studio dell’inganno e menzogna si sta evolvendo con la nuova strumentazione computerizzata di studio delle neuroscienze cognitive, della plasticità sinaptica, della neuropsicofisiologia attuale (es. neuroni specchio ecc. ) , e della medicina quantistica.
5.0 Bibliografia generale delle due lezioni
1) G. Lapassade, Trance e dissociazione, Ediz. Sensibili alle foglie, 1996
2) J. Hooper, D. Teresi, L’universo della mente, Ediz. Fabbri 1987
3) Jean Vernette, Nuove spiritualità e nuove saggezze, pag. 196, Ediz. Messaggero di Padova 2001
4) A. De Saint Exupery, Le Petit Prince, ediz. A. Signorelli Roma 1993
5) D. Goleman, L’intelligenza emotiva, Bur edizioni 1995
6) J. Le Doux, Il cervello emotivo, Ediz. Baldini Castaldi, 1996
7) W. Felzer, Immagini creative, Sperling e Kupfner edizioni 1992
8) Francesco Ferretti, Pensare vedendo, Carocci 1998
9) G. Mosconi, Erickson la trance ipnotica come terapia, ediz Mef. 2004
10) O. Gonzales Quevedo, La faccia occulta della mente, ediz. Astrolabio 1972
11) Calligaris G. Le meraviglie della metafisiologia, Brescia 1944
12) Bierman D. , Radin D. (1997) “Anomalous anticipatory response on randomized future conditions”, Perceptual and Motor Skill, 84, 689-690.
13) Bierman D. , Radin D. (2003?) “Anomalous unconscious emotional responses: Evidence for a reversal of the arrow of time”. To appear in Tuscon III: Towards a science of consciousness, MIT Press.
14) KappB. S., AAVV, The amigdala, a neuroanatomical system approach to avversive conditioning, in Neurophisiology of memory, Guilford, N. Y 1984, p. 473ss
15) L. Vanzelli, Psicobiologia dell’aggressività e della violenza, Faenza Ediz. 1989
16) J. Simon Collin de Plancy, Dizionario delle reliquie e delle immagini miracolose, ediz. New Compton 1982
6.0 Bibliografia aggiuntiva (della relazione attuale)
1) P. Ekman, I volti della menzogna, Ediz. Giunti 1989
2) G. Gagliardi, Paura di Magia e magia di paura, Ediz. Centro Ricerche Vallassinesi, Asso (Como), 1993
3) R. S Broughton, Parapsicologia, ediz. Sperling e Kupfer, Milano 1994
4) G. Gagliardi, L’esperienza storica del passato quale database del subconscio per l’avvio della biopsicocibernetica del futuro. Relazione per Il Laboratorio di Bologna 2004
5) G. Gagliardi, Sensitivi e falsi sensitivi. Relazione per il simposio della mostra “L’occulto potere della magia” Modena 26/02/2005.
6) G. Gagliardi, Lacrimazione e sanguinamento di statue: inganno, trance, reato, mistero?
In Quaderni di Parapsicologia vol. XXXI ott. 2000 n. 2 pag. 19
7) G. Gagliardi, M. Margnelli, Osservazioni elettro e fonocardiografiche su uno yogi durante pratiche per fermare il cuore. Quaderni di parapsicologia, Bologna”atti del convegno da Vizio privato a pubblica virtù” – Vol. XXVI, marzo 1995 n. 1
8) G. Gagliardi, Controlli su presunti PK e relazioni medicoscientifiche sulle fenomenologie straordinarie di Deborah Moscongiuri di Manduria. pag. 5 vol XXVIII 1997, Quaderni di parapsicologia, CPB Bologna
9) G. Gagliardi, L’esame di realtà delle esperienze paranormali tra realtà immediata, conoscenza mediata o criticata, realtà fantasticata. Quaderni di Parapsicologia, volXXIX, n. 1, 1998 CPB Bologna.
10) J. Hooper, D. Teresy; L’universo della mente, ediz. 1986 CDE Milano

 

11) Tratto da: A. Oliverio Ferraris La sindrome Lolita, Rizzoli, 2008

Fenomenologie religiose inusuali e loro imitazioni/Unusual Religious Phenomenology and Imitation Thereof

http://www.amazon.it/FENOMENOLOGIE-RELIGIOSE-INUSUALI-LORO-IMITAZIONI-ebook/dp/B00P4YAA20/ref=sr_1_1_ku?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1415098387&sr=1-1

Book title in English: Unusual Religious Phenomena and Imitations Thereof
Subtitle: The Scientific Hypothesis Concerning Extraordinary Religious Phenomena (Ecstasies, Stigmata, Apparitions/Visions, Lacrimations, Bleeding of Statues of Religious/Catholic Entities) and the Role Plaid by Mental or Imaginative Pictures)

SINOSSI

Questo opuscolo è scritto da un esperto medico psicoterapeuta, che si interessa da decenni alla ricerca dei fenomeni inusuali che si presentano nel mondo fisicopsichico. Ricercatore scientifico nel settore delle apparizioni mariane e altre fenomenologie straordinarie legate al mondo della religiosità e dell’occulto, ha pubblicato diversi libri e relazioni sull’argomento.
 
Ha fatto parte, come Vicedirettore, del Centro Studi e Ricerche sugli Stati di Coscienza di Milano e, come Direttore di Fisiologia degli stati modificati di coscienza, de’ “Il Laboratorio di Biopsicocibernetica di Bologna”, in collaborazione con altri esperti e con l’ausilio delle tecnologie che man mano comparivano nel mondo della strumentazione scientifica, anche se non col timbro di istituzioni pubbliche e accademiche.
 
Alla luce delle nuove acquisizioni del mondo della scienza, come le recenti scoperte sui neuroni specchio e le menti interconnesse, e le strabilianti scoperte riguardanti il mondo subatomico, fonte di declino di vecchie leggi statiche, questa pubblicazione esamina i meccanismi fisici e psichici alla base di tali fenomenologie, sulla scorta di precedenti tabelle sugli stati di coscienza (Fischer, Lapassade) e di un protocollo redatto e integrato dall’autore e dal suo team di collaboratori, che dovrebbe agire da discriminante tra i vari stati di modificati coscienza, sia in campo religioso che esoterico e occulto, sebbene tali criteri non siano applicati da ricercatori in cerca di pubblicità mediatica piuttosto che di approfondimenti scientifici.
 
La ricerca è stata soprattutto indirizzata allo stato fisico, psicologico e spirituale (metafisico e oltre) dell’uomo, durante gli eventi straordinari o inusuali, eventi non sufficientemente indagati e troppo spesso liquidati da scientisti mediatici come patologie psichiatriche, come l’isterismo e altro; tale scientismo è tutt’ora presente e vorrebbe ridurre tutto al mondo fisico macroscopico e personalizzato dalla mente propria, non riconoscendo i grandi passi e le disillusioni di leggi fisiche che man mano sono superate da altre leggi, specie del mondo subatomico, che mettono gradualmente in luce fenomeni stupefacenti di leggi tutte loro e contrastanti quelle conosciute finora e considerate (malascienza insegna) intoccabili.
 

 

Il sogno premonitore (10.12.2009)/Premonitory Dreams (10 December, 2009)

Autore:
Dr. Giorgio Gagliardi

Titolo relazione:
IL SOGNO PREMONITORE: ANALISI PSICOFISIOLOGICA, PSICOLOGICA E BIOPSICOCIBERNETICA.
IL SUPERAMENTO DEGLI ATTUALI CONCETTI DI SPAZIO E DI TEMPO.

1. Premessa
2. Presupposti storici del sogno premonitore
3. Lo studio dello stato di coscienza modificato del sonno/sogno
4. Il programma biologico genetico del sonno/sogno
5. Ancora scoperte sui meccanismi del riposo
6. La premonizione come “output” (risposta) ordinario della mente/cervello
7. Ci sono basi neurofisiologiche del sogno premonitore?
8. Bibliografia consultata

1. Premessa

Per sogno premonitore s’intende comunemente una sequenza di immagini di eventi che succederanno in un futuro più o meno definito cronologicamente e spazialmente, che il cervello/mente riceve come dispercezione (non verosimilmente attraverso i sensi) durante il programma biologico che si attua nell’uomo ed è legato al ciclo giorno/notte.

Questo avviene quindi non nello stato di realtà o di veglia, ma durante lo stato modificato di coscienza che si alterna durante la notte e si chiama sonno/sogno. Questi due stati di coscienza (di realtà o di veglia da una parte e di sonno/sogno dall’altra) hanno centri di attivazione e di disattivazione differenti e tra loro antagonisti, per cui sono indipendenti l’uno dall’altro. I sistemi neuronali di stimolazione (input) che sono attivati durante la veglia sono bloccati durante il sonno o non sono ricevuti dai centri superiori che li dovrebbero analizzare.

Gli input che sopraggiungono per attivare il sonno/sogno insorgono quasi sempre da aree cerebrali proprie del programma biologico, e quindi genetico, di quello stato modificato di coscienza, che sono antagoniste di quelle preposte allo stato di veglia. Tale concetto si può spiegare con una metafora: durante il giorno l’uomo è attore, mentre durante il sonno/sogno è spettatore od osservatore di se stesso e di quei dati che i centri del sonno/sogno gli forniscono con una sequenza e modalità ben definite.

Il periodo del riposo dell’uomo corrisponde all’inizio col periodo dello stato ipnagogico, che precede i periodi propri del sonno e del sogno (chiamato anche sonno REM) che si alterano tra loro più volte per poi terminare nello stato ipnopompico che precede il risveglio, ovvero il riattivarsi dei centri dello stato di realtà, mentre si disattivano i centri del sonno/sogno.

Il sogno premonitore non è un sogno comune e non si può ancora stabilire, come per il sogno, se questo avviene nel periodo comunemente inteso come sogno oppure durante i vari periodi del sonno in cui si hanno pure dei sogni, oppure ancora durante quel brevissimo periodo in cui i quattro stadi del sonno raggiungono la loro fase terminale, che è l’innesco del sogno, ma si ha un avvicinamento allo stato di veglia, peraltro non avvertito, se non con comandi particolari (sogno lucido).

2. Presupposti storici del sogno premonitore

2.1 Le prime testimonianze

La prima testimonianza scritta del sogno premonitore è riportata in uno dei primi libri prodotti dal genere umano, l’Epopea di Gilgamesh, composta intorno al 2000 a.C. su tavolette di creta asciugata al sole e rinvenute nella biblioteca di Assurbanipal, a Ninive nel 1852. Gilgamesh sogna di incontrare Enkidu, con il quale dapprima ingaggia una lotta, ma poi, riconosciutane la forza, lo porta davanti alla madre e lo adotta come gemello. Quando Gilgamesh racconta questo sogno alla madre Ninsun, lei lo interpreta poiché è una dea sacerdotessa.

Presso i Sumeri, ed i Greci esistevano dei templi che disponevano di lunghi corridoi dove la gente poteva dormire e quindi sognava, ma i sacerdoti operavano durante la notte con dei suggerimenti continui, per cui la gente al mattino narrava ai medesimi sacerdoti i propri sogni che erano interpretati dai sacerdoti stessi. Anche nella mitologia nordica esistevano i sognatori e chi li interpretava.

2.2 Da Senofonte, Anabasi (nota 1) Un sogno raccontato dallo stesso Senofonte. Ateniese. nasce nel 430 a.C. Nel 402 sognò l’Asia. Dimenticata Atene, corse ad arruolarsi fra i mercenari che il tebano Prosseno andava radunando per sostenere la causa del principe Ciro, Cavaliere di ventura fra diecimila soldati di ventura, si mise agli ordini del generale spartano Clearco e raggiunse l’armata di Ciro in Mesopotamia. Qui, poco lontano dall’attuale Baghdad, i due eserciti fratricidi vennero a battaglia campale nell’autunno del 401. Coi suoi compagni si era battuto così valorosamente che quella sera tornò al campo convinto di aver vinto e solo l’indomani, giacché la sorte delle battaglie è ignota a chi le ha combattute, scoprì di aver perso. Qui cominciava davvero il suo viaggio, la tortuosa ritirata che doveva condurlo fino al mar Nero e da lì a casa. Alla fine in Grecia ritornò, solo per raccontare dove era stato.

2.2a Un incubo notturno (Anabasi, III, 1 11-13, nota 1)
Poiché lo scoraggiamento era diffuso, Senofonte si affliggeva assieme agli altri e non riusciva a dormire. Ma, preso sonno per qualche tempo, fece un sogno: gli parve che, scoppiato un tuono, un fulmine cadesse sulla casa di suo padre, e che essa ne finisse completamente bruciata. Si svegliò quindi all’improvviso in preda al panico, e da un lato pensava che il sogno fosse positivo, perché gli parve di vedere, mentre si trovava tra fatiche e pericoli, una grande luce inviata da Zeus; dall’altro, però, temeva – dato che il sogno gli sembrava inviato da Zeus sovrano, e gli sembrava che il fuoco ardesse tutto attorno – di non poter allontanarsi dalla terra del re, ma di essere circondato da ogni parte da qualche difficoltà.

L’interpretazione del sogno (Anabasi, III, 1 13-14)

Cosa mai significasse aver fatto tale sogno, è possibile argomentarlo dai fatti che accaddero dopo il sogno. Accadde, infatti, questo episodio: appena si svegliò, subito gli viene un pensiero: “Perché mai sto qui a dormire? La notte avanza: è evidente che i nemici arriveranno allo spuntare del giorno. Se poi cadremo nelle mani del re, cosa impedirà che finiamo uccisi di morte violenta, dopo aver visto ogni genere di atroce spettacolo ed aver subito le torture più terribili? Nessuno inoltre è preparato per difenderci, né se ne dà pensiero, anzi dormiamo come se fosse lecito rimanere tranquilli.

2.3 Due sogni rivelano il futuro di Falaride e Ciro (Cic.)

Eraclide del Ponto, discepolo di Platone, scrisse alla madre di Falaride che gli sembrò in sogno di vedere le statue degli dei, che lei stessa aveva consacrato in casa sua; tra questi sembrava che Mercurio versasse dalla coppa, che teneva con la mano destra, del sangue, che, quando toccava terra ribolliva a tal punto che tutta la casa grondava sangue. La crudeltà del disumano figlio confermò questo sogno della madre.

Nei libri persiani di Dinone è stato scritto “a Ciro che dormiva che il sole fosse ai suoi piedi, egli cercò invano di afferrarlo con le mani per tre volte, mentre il sole, facendo il suo giro, svaniva e si allontanava. I magi dissero, basandosi sul triplice tentativo di afferrare il sole, che Ciro avrebbe regnato per trent’anni, ciò che avvenne.”

2.4 Marco Tullio Cicerone, Della Divinazione,
Dal Libro primo (nota 1)

I 1 È un’opinione antica, risalente ai tempi leggendari che vi siano uomini dotati di una sorta di divinazione, cioè capaci di prevedere il futuro e di acquisirne la conoscenza! Siccome noi romani ci esprimiamo molto meglio dei greci, così anche a questa straordinaria dote i nostri antenati dettero un nome tratto dalle divinità, mentre i greci, come spiega Platone, derivarono il nome corrispondente dalla follia.
I 2 Non conosco, in verità, alcun popolo, che non creda che il futuro si manifesti con segni premonitori, e che esistano persone capaci di comprenderli e di spiegarli in anticipo.
I 3 E la Grecia inviò mai dei propri abitanti a fondar colonie in Eolia, in Ionia, in Asia, in Sicilia, in Italia senza aver prima consultato l’oracolo di Delfi o quello di Dodona o quello di Ammone?
III 5 Gli antichi, a mio parere, credettero alla verità della divinazione più perché impressionati dall’avverarsi delle profezie che per argomentazioni razionali. Ma quanto ai filosofi, sono stati raccolti i loro sottili ragionamenti per dimostrare che la divinazione corrisponde al vero. Tra essi Senofane di Colofone fu il solo che, pur credendo all’esistenza degli dèi, negò ogni fede nella divinazione. Invece il peripatetico Dicearco considerò veritieri soltanto i sogni e le profezie gridate in accessi di follia, negò fede a ogni altro genere di divinazione e il mio intimo amico Cratippo, egualmente credette a questi due tipi di profezie, ripudiò tutti gli altri.
III 6 Un uomo d’ingegno acutissimo, Crisippo, espose tutta la dottrina della divinazione in due libri, e poi in un altro libro trattò degli oracoli, in un altro ancora dei sogni.
XXII
Tarquinio il Superbo, egli stesso narra nel Bruto di Accio di un suo sogno.
44 “Dopo che, al cadere della notte, ebbi abbandonato il corpo al sonno, rilasciando nel sopore le membra stanche, mi apparve in sogno un pastore che spingeva verso di me un gregge lanoso di straordinaria bellezza; mi pareva che da quel gregge venissero scelti due arieti consanguinei e che io immolassi il più imponente dei due; poi il fratello dell’ucciso puntava le corna, si avventava per colpirmi e con quell’urto mi abbatteva. Io allora, prostrato a terra, gravemente ferito, alzavo supino gli occhi al cielo e vedevo un fatto immenso e straordinario: il disco fiammeggiante del sole, effondendo i suoi raggi, si dileguava verso destra invertendo il suo cammino nel cielo.”
45 Ebbene, vediamo quale fu l’interpretazione di quel sogno da parte degl’indovini: “O re, le cose che nella vita gli uomini sogliono fare, le cose che pensano, curano, vedono, e che da svegli compiono e alle quali s’affaccendano, non c’è da meravigliarsi se accadono a qualcuno in sogno; ma in una circostanza così straordinaria non senza motivo le visioni si presentano. Sta dunque attento, che colui che tu stimi sciocco al pari di una bestia, non abbia una mente munita di ingegno, al di sopra del gregge, e non ti sbalzi dal trono.”
XXIX
60 “Ma molti sogni son falsi.” Piuttosto, forse, sono per noi di difficile comprensione. Ma ammettiamo che ve ne siano di falsi: contro quelli veri che cosa diremo? E risulterebbero veri molto più spesso se ci disponessimo al sonno in perfette condizioni. Ora, ripieni di cibo e di vino, vediamo in sogno cose alterate e confuse. Rammenta le parole di Socrate nella Repubblica di Platone. Egli dice: “Poiché nel sonno quella parte dell’anima che appartiene alla sfera razionale è assopita e debole, quella invece in cui risiede un istinto ferino e una rozza violenza è abbrutita dal bere e dal cibo eccessivo, questa si sfrena e si esalta smoderatamente mentre dormiamo. Ad essa, perciò, si presentano visioni d’ogni genere, prive di senno e di ragionevolezza: si ha l’impressione di unirsi carnalmente con la propria madre o con qualsiasi altro essere umano o divino, spesso con una bestia; di trucidare addirittura qualcuno e di macchiarsi empiamente le mani di sangue; di fare molte altre cose impure e orrende, senza ritegno né pudore.
61 Ma chi, conducendo una vita e una dieta salubre e moderata, si lascia andare al sonno quando quella parte dell’anima che partecipa della ragione è attiva e vigorosa e saziata dal cibo dei buoni pensieri, e l’altra parte dell’anima che è alimentata dai piaceri non è né sfinita dalla fame né gravata da troppa sazietà (l’una e l’altra di queste due condizioni, o che l’organismo sia privo di qualcosa o che ne sovrabbondi, suole offuscare l’acutezza della mente), e infine anche la terza parte dell’anima, nella quale risiede l’ardore delle passioni, è calma e smorzata, – allora accadrà che, essendo tenute a freno le due parti intemperanti dell’anima, la terza parte, quella del senno e della ragionevolezza, rifulga e si disponga a sognare piena di vigore e di acume: quel tale, allora, avrà nel sonno apparizioni tranquille e veritiere.” Ho tradotto proprio le parole di Platone.
XI
27 Il genere naturale, invece, opinavi che fosse prodotto e, per così dire, prorompesse o dall’esaltazione della mente o dall’anima svincolata dai sensi e dalle preoccupazioni durante il sonno. Hai poi fatto derivare la divinazione in generale da tre principi: dalla divinità, dal fato, dalla natura. Ma, non riuscendo a spiegare nulla di tutto ciò, ti sei difeso adducendo una mirabile quantità di esempi immaginari.

2.5 Da “La via del sogno nella Bibbia” (nota 2)

-“Ma Iddio apparve di notte in sogno ad Abimelec e gli disse: “Ecco tu morirai a causa della donna che hai preso, perché essa è già sposata”. (Genesi, 20,3)
-“E sognò: gli apparve una scala, che, appoggiata sopra la terra, con la cima arrivava al cielo; e per essa gli angeli di Dio salivano e scendevano”. (Genesi 28, 12) È la famosa visione avuta da Giacobbe.
-“Ma Iddio apparve in sogno di notte a Labano, l’Arameo, e gli disse: “Guardati dal parlare a Giacobbe né in male né in bene”. (Genesi, 31, 24)
-“Ora Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai suoi fratelli. Egli disse loro: “State a sentire il sogno che ho fatto: noi eravamo in mezzo al campo a legare i covoni, quand’ecco il mio covone si alzò e stette ritto; i vostri covoni invece gli si misero intorno e s’inchinavano al mio…Fece poi un altro sogno e lo raccontò ai suoi fratelli, con queste parole: “Ecco, ho avuto un altro sogno: il sole e la luna e undici stelle s’inchinavano dinanzi a me”. Lo raccontò poi anche a suo padre (Giacobbe), come aveva fatto ai suoi fratelli” (Genesi, 37, 5-7),
-“Abbiamo fatto un sogno e non c’è chi lo sappia interpretare. E Giuseppe disse loro: “Le interpretazioni non appartengono a Dio? Deh, raccontami il sogno. E allora il capo coppiere raccontò il suo sogno a Giuseppe…”
(Genesi 40, 8-9). È il sogno del capo coppiere del Faraone.
-“Due anni dopo Faraone ebbe un sogno: gli pareva di essere in riva al Nilo; e dal fiume salivano sette vacche di bell’aspetto e grasse che si misero a pascolare nella giuncaia. Dopo di esse, altre sette vacche salire dal Nilo brutte e magre e si fermarono accanto alle prime sulla riva del fiume” (Genesi, 41, 1-3)
-“E (Dio) disse loro: “Ascoltate bene le mie parole: se vi è tra di voi un profeta, Io mi faccio conoscere a lui in visione, Io parlo con lui in sogno” (Numeri 12, 6).
-Ora gli anziani di Moab vennero da Baalam ed egli disse di restare quella notte per avere la risposta. Ora Dio venne da Baalam di notte (alcune versioni dicono in sogno) e gli disse di non andare con loro, né di maledire quel popolo perché è benedetto. E anche una delle notti successive (in sogno??) Dio disse nuovamente a Baalam di andare con gli inviati del re Moab, ma di fare solo quello che Lui gli dirà. (Numeri 22,8-20)
-“Gedeone sentì un tale che narrava al compagno un sogno e diceva: “Ebbi un sogno e mi pareva che un pane di orzo, cotto sotto la cenere, rotolasse nel campo di Madian. Arrivato alla tenda, la colpì ed essa si rovesciò a terra in disordine”. Il compagno gli rispose: “Questo non significa altro che la spada di Gedeone, figlio di Joas, l’israelita, nelle cui mani Dio ha dato Madian e tutto il suo esercito” (Giudici, 7, 13-14)
-“A Gabaon il Signore apparve di notte in sogno (a Salomone) e gli disse: “Chiedimi qualunque cosa vuoi Io ti dia”…Svegliatosi, Salomone comprese che era un sogno” (I Libro dei Re, 3, 4, 15)
-“…ma Tu m’atterrisci con sogni e con spettri mi spaventi” (Giobbe, 7, 14)
-“Dio parla in un modo e poi in un altro e l’uomo non se ne rende conto: in sogno, in visione notturna, quando il sonno discende sugli uomini” (Giobbe, 33, 14-15)
-“Nel secondo anno del suo regno Nabucodonosor ebbe un sogno che turbò il suo spirito al punto
di non lasciargli più prendere sonno… ” (Daniele, 2, 1 e ss)
Deuteronomio 13:1-5 Quando sorgerà in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti annunzia un segno o un prodigio, e il segno o il prodigio di cui ti avrà parlato si compie, ed egli ti dice: «Andiamo dietro a dèi stranieri, che tu non hai mai conosciuto, e serviamoli», tu non darai retta alle parole di quel profeta o di quel sognatore, perché il SIGNORE, il vostro Dio, vi mette alla prova per sapere se amate il SIGNORE, il vostro Dio, con tutto il vostro cuore e con tutta l’anima vostra.

2.6 Nuovo Testamento: i sogni premonitori

– Ecco che a Giuseppe apparve in sogno un Angelo che gli disse: – Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere in sposa Maria, perché Quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Lei partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù (Matteo 1, 18).
– Un Angelo apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: -Alzati e fuggi in Egitto e resta là finché non ti avverto, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo (Matteo 2,13).
– Un Angelo apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse – Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va nel paese di Israele, perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino (Matteo 2, 20).
 Giuseppe ebbe paura di Archelao al posto del padre Erode. Avvertito poi in sogno si ritirò nelle regioni della Galilea ed andò ad abitare a Nazareth (Matteo 2, 22).

2.7 Sogni premonitori attraverso i secoli

I sogni hanno ispirato anche importanti progressi scientifici. Il più celebre fra tutti è la scoperta della struttura molecolare del benzene da parte del chimico Kekulé, che in uno stato di dormiveglia vide gruppi di atomi di grandezze diverse contorcersi come serpenti. L’esatta natura della struttura del benzene sfuggiva finché una sera, quando si addormentò, il suo subconscio prese il sopravvento.

Kekulé afferma di aver smesso di scrivere e di assopirsi. Vide atomi che danzavano vorticosamente attorno a lui. Gli atomi poi hanno cominciato ad organizzarsi in lunghe file e a muoversi come un serpente. Mentre osservava la danza del serpente, vide un’immagine che aveva visto anni prima in un anello nel 1850: il serpente che divorava la propria coda.

Kekulé si svegliò come colpito da un fulmine. Si rese conto in un attimo che il problema su cui aveva lavorato per anni non era stata risolto attraverso lo studio, ma con un sogno.

2.8 Don Bosco ed i sogni premonitori

Don Bosco fece sogni premonitori dai 9 ai 70 anni. Le caratteristiche dei suoi sogni li differenziano in modo importante da altri sogni premonitori, in quanto non avevano necessità di essere interpretati, perché riguardavano eventi di morte dei suoi allievi o di guarigioni, di cui veniva indicata la data precisa dell’evento, oppure previsione di fatti occulti e futuri.

E ben vero che alcuni sogni premonitori di Don Bosco erano una metafora. Ma, a differenza di altri sogni premonitori laici, questi avevano una sequenza logica ed ordinata, ciò che nel sogno non c’è quasi mai; poi li narrava ai suoi allievi durante la preghiera serale oppure lo diceva solo all’interessato per dar modo a questi di prepararsi all’evento preannunciato.

In una sua descrizione di tali sogni si legge che lui stesso era molto semplice nell’esposizione dei medesimi e non assumeva mai toni tali da far cadere dall’alto quanto diceva; cioè non era un esaltato, ma un soggetto umile e che si diceva lui stesso “(…) inetto ed indegno come il falso profeta Baalam, che poi disse eventi veri agli Israeliti. Potrei essere anch’io come lui.” Quindi non abbandonò mai le cautele necessarie ad esternare i suoi “sogni”. La veridicità degli eventi corrispondenti ai sogni premonitori era un sostegno per la sua comunità e per una larga fascia della popolazione. Ricevette anche il consiglio del suo Superiore Papa Pio IX, che gli disse di scrivere i suoi sogni e di pure dirli a chi pensava fosse giusto riferire (nota 9).

Si riporta solo il primo sogno che Don Bosco ebbe all’età di nove anni: “Gesù e la Vergine gli preannunziano la sua missione: era vicino a casa sua in mezzo ad una moltitudine di ragazzi che si divertivano. Alcuni ridevano, altri invece bestemmiavano. Lui si scagliò in mezzo con pugni e parole per farli tacere. Gli apparve un uomo con una faccia luminosa che gli disse di mettersi a capo di quei ragazzi aggiungendo: “Non con le percosse, ma con la mansuetudine e la carità dovrai guadagnare questi tuoi amici. Parla loro della bruttezza del peccato e sulla preziosità della virtù.” Giovannino tutto confuso rispose che non lo sapeva fare. Improvvisamente risa, schiamazzi e bestemmie finirono ed I ragazzi si raccolsero attorno a Don Bosco. L’uomo luminoso gli ricordò che queste cose non erano possibili con l’obbedienza e con l’acquisto della scienza, e che Lui gli avrebbe dato un maestro, sotto la cui guida diventerà sapiente. Chiese quindi chi era e Lui gli rispose: Io sono il figlio di Colei che tua Madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno. Io non posso parlare con la gente che non conosco e Quello gli rispose di domandare il suo nome alla mamma. In quel momento vide accanto a lui una Donna di aspetto maestoso che gli prese la mano e lo fece guardare attorno: tutti i ragazzi erano scomparsi; al loro posto c’erano capretti, cani, gatti, orsi ed altri animali. Ecco il tuo campo in cui dovrai lavorare, e vide che al posto degli animali feroci comparvero animali mansueti come gli agnelli che correvano intorno. Lui chiese alla Signora di spiegargli tutto perché non capiva e voleva capire e Lei mettendogli una mano sulla testa disse che a suo tempo avrebbe capito. Lui si svegliò con le mani dolenti per i pugni che aveva dato (nota 10).

2.9 Testi di parapsicologia

Numerosi sono pure i sogni premonitori riportati dai testi di parapsicologia (nota 11). È citato nel testo il racconto di una giovane donna rimasta vedova che, dopo due anni dal sogno premonitore, si decise a raccontare l’esperienza conturbante che aveva preceduto un evento mortale: aveva sognato il marito che era andato ad una partita di caccia ed era rimasto ucciso. Siccome era un sogno molto vivido, lo ricordò bene tutta impaurita e chiese al marito se aveva intenzione di andare a caccia, questo gli disse che non aveva in programma una uscita di quelle, oltre al resto la donna aveva paura a dirglielo. Dopo una quindicina di giorni il marito le disse che andava a caccia e lei fu presa dall’ansia di dirglielo o no, aveva paura, implorò anche il marito di non andare a caccia, ma lui la rassicurò che sarebbe stato prudente. Ma il marito fu ucciso dall’amico in un incidente simile a quello sognato.

3. Lo studio dello stato di coscienza modificato del sonno/sogno

Numerose sono state le ipotesi sia scientifiche sia psicologico/interpretative dei sogni, già avanzate da filosofi o cultori delle scienze delle varie epoche e con i mezzi che non andavano oltre l’osservazione e la descrizione dei medesimi e le ipotesi conseguenti, per cui il filone interpretativo ebbe il sopravvento sul filone scientifico fino a quando ci fu la strumentazione idonea ad indagare scientificamente il fenomeno, che però ha ancora alcune lacune soprattutto sul piano interpretativo e psicologico.

Per Cartesio nel 1637 il sonno/sogno rappresenta un luogo dell’irrazionale, delle illusioni; tuttavia queste non sono completamente avulse dalla realtà dell’uomo, che ha vissuto esperienze e poi le ha distorte nel sogno. Nel sogno infatti entrano esperienze recenti e passate come stimolo ambientale cui si aggiunge lo stimolo inconscio e quello proprio del programma biologico medesimo.

Secoli dopo (1900), Freud nell’interpretazione dei sogni parte proprio ancora da questi retaggi; dichiara però che la base da cui emergono i sogni avrebbe quasi sempre una connotazione sessuale, che però non si può esprimere così come si forma: allora sopravviene la coscienza o il censore che dà connotazioni differenti, distorte dalla forma contenuto originari. Queste teorie furono superate ed anche contestate, sebbene durante il sogno dell’umano si abbia l’erezione degli organi erettili.

Nel caso specifico dei sogni premonitori, la Dott.ssa Luise Rhine (1930) del Parapsychology Laboratory di Duke University scoprì che la maggior parte delle esperienze inusuali o paranormali avveniva durante il sogno, piuttosto che non nello stato di veglia, e con una percentuale del 60% della collezione del laboratorio. Suddivise poi questi sogni in

– Sogni realistici: quelli che rappresentavano realisticamente quello che sarebbe successo, e

– Sogni simbolici: quelli in cui l’evento è trasformato in un racconto fantasticato o metafora o informazione figurativa o drammatizzata, tale che richiede poi un’interpretazione (da cui in passato i sognatori e gli interpreti dei sogni).

Questa suddivisione binaria dei sogni premonitori è anche quella dei sogni comuni senza contenuto premonitore.

Nel 1953, Eugene Aserinsky scoprì la fase REM o sogno.

Nel 1976, J. Allan Hobson e Robert McCarley proposero una nuova teoria che cambiò radicalmente il sistema di ricerca, sfidando la precedente visione Freudiana dei sogni come desideri del subconscio che dovrebbero essere interpretati. La teoria di attivazione di sintesi asserisce che le esperienze sensitive sono fabbricate dalla corteccia cerebrale come un mezzo per interpretare i segnali caotici provenienti dalla zona bulbo pontina, da dove partirebbe lo stimolo del dormire.

Le ricerche di Hobson e McCarley nel 1976 suggerirono che i segnali interpretati come sogni hanno origine nel tronco del cervello durante la fase REM.

Comunque, la ricerca di Mark Solms suggerisce che i sogni sono generati nel romboencefalo, e che la fase REM e i sogni non sono direttamente correlati. Solms arrivò a queste conclusioni lavorando su soggetti ospedalizzati e con vari danni al cervello. Scoprì che chi aveva danni al lobo parietale avevano smesso di sognare; questa scoperta era in linea con la teoria di Hobson del 1977.

Mettendo assieme le ricerche di Hobson e Solms, la teoria della continual-activation del sognare di Jie Zhang propone che sognare è un risultato dell’attivazione del cervello e della sintesi allo stesso tempo, poiché il sogno e la fase REM del sonno sono controllati da differenti meccanismi celebrali. Zhang ipotizza che, durante la fase REM, la parte inconscia del cervello è occupata nell’elaborazione della memoria procedurale; nel frattempo, il grado di attività nella parte consapevole del cervello scenderà ad un livello molto basso, come i contributi dal sensorio, che risulterà fondamentalmente disconnesso. Questo spiega perché i sogni hanno ambo le caratteristiche della continuità (all’interno di un sogno) e cambi improvvisi (tra due sogni o nel sogno stesso).

Sulla scia di Aristotele e di vari testi mistici, Stephen La Berge della Stanford University ipotizzò un’interferenza o comunicazione tra i due programmi biologici attivati e disattivati da centri differenti e chiamò sogno lucido il sogno in cui si poteva intervenire con un meccanismo voluto e quindi non appartenente alla fisiologia del sogno: l’idea gli era stata suggerita nel 1970 da un monaco tibetano, che asseriva di poter mantenere vigile la coscienza durante il sonno.

Nel 1942 in Russia il Dottor Vasili Kasatkin iniziò a studiare i sogni dei ricoverati civili e militari in ospedale: registrava i sogni di chi moriva di fame e constatava che chi sognava di mangiare cibi succulenti, ma non riusciva ad assimilarli sempre nel sogno, dopo qualche giorno moriva. Allo stesso modo, chi sognava qualche metafora di una malattia, dopo poco tempo vedeva manifestarsi la malattia prevista.

Dunque c’era una prevalenza dei sogni premonitori di morte o malattia o quant’altro.

Scrisse un libro, “Teoria dei sogni”, sulla base di più di 10.000 sogni registrati e studiati nel suo laboratorio. Nel sogno si “afferma l’avvertimento di quanto succederà; si trasforma in un sogno vivido che indirettamente avverte il soggetto dell’approssimarsi dell’evento stesso.”

“Ritengo possibile la telepatia inconscia, sebbene non ci sono fatti che la dimostrano. In questo momento sono più impegnato coi sogni (premonitori) che possono salvare delle vite umane piuttosto che coi sogni che trasmettono notizie.” Dichiara anche: “il livello della nostra coscienza è dopo il raggiungimento della comunicazione telepatica al nostro subconscio.”

Voleva addestrare i medici a farsi descrivere dai loro pazienti i propri sogni premonitori per individuare se c’era qualche malattia in corso: un allarme rosso lanciato dalla nostra mente che si accendeva durante il dormire.

Nel 1950 Michel Jouvet dimostrò l’indipendenza reciproca dei centri che regolano il sonno ed il sogno.

Ma le teorie sul perché si sogna furono stravolte da Francis Crick e Graeme Mitchinson, che partirono dal presupposto di studiare una rete neurale che si trovava troppo carica di informazioni ricevute che si accavallavano. Un computer impazzirebbe e così anche il nostro cervello/mente deve essere selettivo nell’immagazzinare ed eliminare il sovrappiù, poiché quasi tutte le sinapsi delle reti neurali sono eccitatorie con conseguente instabilità bioelettrica; quindi la soluzione migliore è la disattivazione o il disapprendimento notturno di quanto si è diffuso lungo le reti neurali: i sogni sarebbero le “ombre fuggenti” di reti neurali che disfano quanto sovraccaricato durante la veglia.

Nel 1983, Crick e Mitchinson scrivono che “non si dovrebbe incoraggiare il tentativo di ricordare i sogni poiché in quei frangenti l’organismo tenta di eliminare strutture di pensiero che non servono.” Cadeva così la teoria di Freud e dell’interpretazione dei sogni.

Ma tutto questo doveva subire una radicale smentita: non si sogna solo durante il sogno, ma anche durante il sonno ed anche durante lo stato ipnagogico o pre-sonno. Come dire, voltiamo pagina e riscriviamo tutto daccapo (Bosinelli e Cicogna ed altri, 1991).

Ma già nelle prime edizioni del DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) al paragrafo 307.47 è descritto il
-“Disturbo da incubo” e il “Disturbo da ansia collegato ai sogni”, in cui compaiono sogni terrificanti soprattutto durante il sonno REM, ma anche nel
“disturbo post-traumatico da stress” questi sogni /incubi si manifestano durante la fase 2 del sonno Non Rem. Il “disturbo da terrore nel sonno” con sogni e risvegli insorge durante lo stadio 3 e 4 del sonno Non Rem.

Quindi si può sognare da quando ci si addormenta a quando ci si sveglia, indipendentemente dal fatto che il ciclo sia sincronizzato o non sincronizzato.

La domanda, dopo tutte queste nuove acquisizioni scientifiche, è se si può prevedere o dedurre in quale periodo del dormire può avvenire un sogno premonitore.

4. Il programma biologico genetico del sonno/sogno

Gli esseri umani hanno una caratteristica genetica che li eleva al di sopra della fisiologia degli altri animali: la differenziazione evolutiva più raffinata è il ciclo circadiano del sonno/sogno e veglia sono programmi biologici ben definiti che si susseguono l’uno all’altro, ed il loro funzionamento ha un andamento particolare su tutte le funzioni dell’organismo, funzioni che sono in gran parte “automatiche” o neurovegetative e che seguono appunto un loro ritmo.

Il significato ancora non è ben chiaro, tant’è vero che le teorie sul sonno/sogno sono molte ed in contraddizione le une con le altre. Si conoscono però le varie fasi che staccano il soggetto dallo stato di coscienza della veglia per immergerlo fase su fase nel presonno o stato ipnagogico, sonno, sogno, fino a ritornare allo stato di veglia o stato ordinario di realtà.

Non è stato chiarito se quest’orologio interno che scandisce la variazione di programma è dovuto al cambiamento dell’ambiente, o ad esigenze metaboliche in particolare del cervello, o se è programmato per il secondo, ma risente anche del secondo.

Si sa che esiste un sonno base per molti animali, e persino insetti, ed anche per l’uomo nella prima fase dell’accrescimento uterino, che è:

– il sonno sismico, ovvero sonno a scosse, che non dipende (sembrerebbe) da un particolare programma interno, ma da influenze dell’ambiente esterno.

Poi nell’uomo si vanno differenziando:

– le due fasi principali del sonno/sogno, che sono appunto:

• il sonno o sonno ad onde lente o non-REM e
• sogno o sonno desincronizzato o sonno REM

Quest’ultimo è una fase in cui si ha la successione di immagini mentali che caratterizzano il sogno, ovvero l’uomo visualizza se stesso come attore o partecipe alle sequenze allucinatorie, che dispercepisce con movimenti, ambienti ed altro.

Queste due fasi si succedono per cinque o sei volte nel periodo di riposo ed il sogno diventa sempre più lungo fino a raggiungere il periodo più lungo nel sogno prima della veglia.

4.1 Le fasi del sonno e del sogno: ovvero la fase non-REM o a onde lente e la fase REM o a onde rapide

L’uomo, come molti altri esseri viventi, ha incorporati dei ritmi di funzionamento di molte sue funzioni, soprattutto autonome.

Tali ritmi hanno diversi cicli temporali, a seconda delle funzioni che sono attivate.

I ritmi principali sono detti circadiani, ovvero seguono il ritmo del giorno-notte, ma esistono altri ritmi come quelli ultradiani che si attivano più volte nell’arco della giornata.

I ritmi ultradiani cambiano ogni 90’ e dipendono dalla prevalenza emisferica destra, ovvero dal sistema emozionale, o sinistra, ovvero sistema razionale; questi due sistemi si attivano e disattivano anche durante il sonno/sogno con gli stessi tempi. Il sistema emozionale prevale nel sogno o sonno REM, mentre il sistema razionale prevale nel sonno e le funzioni neurovegetative e contrali si adeguano a seconda della prevalenza emisferica.

Un altro fattore importante è l’ambiente in cui si è immessi: sono stati studiati i ritmi circadiani negli ambienti confinati, come le grotte profonde, e si è constatato un raddoppiamenti dei tempi normali, cioè come se un giorno corrispondesse a 48 ore.

4.2 Lo studio del sonno è abbastanza recente

Nel 1936 si scoprì che l’EEG presentava notevoli variazioni durante il sonno. Infatti, si alternavano delle onde ampie lente ad onde rapide e di basso voltaggio, simili a quelle della veglia e si chiamò il primo caso ritmo ad onde lente ed il secondo ritmo desincronizzato (cioè ritmo beta, come nella veglia).

Nel 1953 si scoprì che nel sogno c’erano onde frequenti e a basso voltaggio, gli occhi dei soggetti si muovevano, al di sotto delle palpebre, con movimenti rapidi (Rapid Eye Movements). Questa fase del riposo, e cioè il sogno, prese il nome di sonno REM.

Nel 1962 venne fatta un’altra scoperta relativa al sonno REM. In questa fase, infatti, si notava un blocco dell’attività motoria prevalentemente dei muscoli facciali. Durante una notte di sonno (che precede il sogno o sonno REM) l’EEG di un soggetto mostra 5 stadi differenti che si alternano più volte e con tempi differenti:

stadio 0: la fase della veglia tranquilla. In una situazione di tranquillità e rilassamento, il tracciato EEG di un soggetto con le palpebre abbassate mostrerà onde a bassa ampiezza ed alta frequenza che denotano la veglia, che verranno interrotte dalle cosiddette “onde alfa” più ampie e più lente; tale stadio è anche chiamato stato ipnagogico, in cui si manifestano immagini mentali, che si riconoscono per tali.

stadio 1: il soggetto si sta addormentando, è nella fase di dormiveglia. Le onde sono a bassa ampiezza e alta frequenza. Viene mantenuto il tono muscolare e gli occhi presentano movimenti lenti.

stadio 2: questo stadio è detto anche sonno medio. È caratterizzato da un abbassamento della frequenza e da leggero incremento dell’ampiezza delle onde e dalla presenza dei cosiddetti “complessi K”. I complessi K presentano un cambiamento di direzione verso l’alto, seguito da una deflessione verso il basso dell’onda. Essi vengono anche chiamati per la loro forma “fusi del sonno”.

stadio 3: questa fase del sonno si caratterizza per la presenza delle “onde delta”, le onde più lente. Le onde delta sono presenti in una percentuale che varia dal 20 al 50 per cento. È un sonno molto profondo dal quale è difficile risvegliarsi.

stadio 4: questa è la fase più profonda del sonno. Le onde delta sono presenti in una percentuale che supera il 50 per cento. Dopo aver passato qualche minuto nello stadio 4 il tracciato dell’EEG mostra un percorso inverso.

I soggetti tornano infatti alla fase 3, alla 2 e alla 1.

Quest’ultimo stadio è però diverso dallo stadio 1 sopradescritto (stadio 1 iniziale). È infatti, caratterizzato dai rapidi movimenti oculari (REM) e da perdita del tono muscolare (stadio 1 emergente o sonno REM). Un ciclo di sonno che va dall’inizio dello stadio 1 iniziale all’inizio dello stadio 1 emergente ha la durata di 90 minuti. Ogni ciclo dura circa 90 minuti, ma all’interno di ciascun ciclo la durata degli stadi è variabile. Durante la notte i cicli presentano una maggior durata dello stadio 1 emergente e una minor durata degli stadi 3 e 4 (chiamati anche sonno delta).

Il sonno dell’adulto: la prima fase è di “sonno lento’; prima leggero, poi sempre più profondo, e dura da settanta a novanta minuti. Poi si entra nella fase di sonno REM, quella “chiamata “dei sogni” (il tracciato encefalografico risulta molto simile a quello di un soggetto sveglio); si potrebbe quasi dire che il corpo, ad eccezione di qualche muscolo del viso e degli occhi, sia “scollegato” dal cervello.

La prima fase di sonno REM è breve (circa 12 minuti); poi c’è una fase di sonno “lento” (settanta/novanta minuti). Man mano che trascorre la notte, le fasi di sonno REM si allungano e il sonno “lento” diventa sempre meno profondo. Queste fasi si rinnovano ogni due ore.

A volte tra le due fasi c’è un breve risveglio di cui non ci si accorge nemmeno, ma che rappresenta una “zona fragile” in quanto basta una leggera stimolazione per svegliarsi.

Il sonno REM rappresenta il 20/25% del totale.

Il risveglio arriva quasi sempre dopo una fase REM ed è stato chiamato stato o stadio ipnopompico.

4.3 Il sonno REM e il sogno

Il sonno REM viene definito anche “sonno paradosso”, in quanto in un organismo profondamente addormentato l’attività della corteccia cerebrale è simile a quella della veglia.

Il consumo di ossigeno nel cervello cresce, aumenta il ritmo respiratorio e la pressione cardiaca, il battito cardiaco è meno regolare. Nonostante la mancanza di tono muscolare, possono esserci delle contrazioni al livello delle estremità del corpo. Tutte queste caratteristiche hanno fatto pensare al sonno REM come legato ad eventi emozionali. Proprio sulla base di queste ipotesi sono stati fatti i primi esperimenti per indagare la relazione tra sonno REM e sogni.

5. Ancora scoperte sui meccanismi del riposo

Secondo John Searle, benché il cervello causi gli stati di coscienza, qualsiasi identificazione di tali stati con le attività cerebrali è errata.

Un approccio neurobiologico riduzionista può, al massimo, giungere a trovare “correlazioni” tra stati soggettivi e stati cerebrali, che possono essere in relazione di causalità, ma non di identità. Secondo Searle siamo coscienti esclusivamente della realtà, che giunge alla nostra consapevolezza, sebbene sia il substrato neurobiologico a causare questa consapevolezza.

Grazie ai lavori sul processo onirico effettuati da Solms (1995, 1997) e da Kaplan-Solms (2000), oggi sappiamo che il sonno REM e l’attività onirica appartengono a differenti strutture anatomiche e che i meccanismi fondamentali del sognare non sono regolati dalle strutture cerebrali profonde del tronco encefalico, le quali invece regolano i meccanismi fisiologici del sonno REM, ma da aree del cervello anteriore ed in particolare della parte inferiore dei lobi parietali e di quella medio-basale dei lobi frontali.

Le strutture anatomiche del cervello anteriore interessate al fenomeno della costruzione del sogno sono quelle impegnate nelle funzioni delle emozioni e della memoria: il sistema limbico, comprese le componenti limbiche delle aree frontali e temporali, cioè la giunzione occipito-temporo-parietale, e il sistema delle aree visive.

Quanto esposto vuol dire che il controllo del sogno REM è appannaggio di strutture filogeneticamente più antiche, mentre l’attività onirica ha sede in aree del cervello di più recente sviluppo filogenetico.

Successivamente si è appurato che una certa attività onirica esiste anche in fase Non-REM.

I lavori di Bosinelli (1982), Bosinelli e Cicogna (1991) e Foulkes (1962, 1985) hanno dimostrato la presenza di un’attività mentale del tutto comparabile a quella che si registra in fase REM anche nelle fasi NREM e nell’addormentamento.

Sono sogni che si ricordano meno, o che lasciano talvolta il ricordo di un pensiero piuttosto che di azioni e situazioni complesse come quelle dei sogni in REM.

Secondo questi autori le modalità elaborative nei due tipi di sonno (REM e NREM) sono del tutto simili, il che suggerisce un unico sistema di produzione dell’attività onirica, attivo anche se in misura diversa durante tutte le fasi del sonno.

6. La premonizione come “output” (risposta) ordinario della mente/cervello

Nel 2004 sono stati riportati numerosi studi che riguardavano un’anomala attivazione cerebrale che precedeva uno stimolo emozionale (nota 4).

Le diverse relazioni avvenute presso laboratori differenti avevano un’importanza psicofisiologica non indifferente, in quanto tale attivazione non era giustificata da nessun parametro che la potesse giustificare o spiegare. In questa sperimentazione non c’era nessun accenno al paranormale o alla biopsicocibernetica, sebbene si comprendeva che tale anticipazione era nel futuro dell’evento programmato e quindi le implicanze con la premonizione erano altrettanto evidenti e confermate, anche se necessitano di ulteriori conferme più allargate.

Nella relazione citata si possono seguire i vari passaggi di questa dimostrazione.

In anni recenti, diversi studi hanno osservato un effetto anomalo di tipo anticipatorio in relazione alla presentazione di stimoli emozionali neutri, oppure molto coinvolgenti, a persone (soggetti) qualsiasi. L’effetto in discussione è stato cioè trovato nell’ambito di esperimenti di psicofisiologia “classica”, senza nessun riferimento al paranormale, ed è stato successivamente confermato in diversi studi.

Questi studi sono stati effettuati per esempio da Bierman & Sholte (2003), Bierman & Radin (1998, 2000), Radin (1996), Globish et al. (1999), ed in Italia da Tressoldi (2003). Tutta la letteratura di questi autori è disponibile in inglese.

In un tipico setup sperimentale, ad una persona veniva presentata tramite il monitor di un PC una sequenza di circa 30 immagini, suddivise fra 10 immagini molto stimolanti (emozionali) e 20 neutre, con un ordine di presentazione del tutto casuale.

Contemporaneamente, erano registrati dati psicofisiologici quali la Resistenza Cutanea, la Frequenza Cardiaca, ed eventualmente altre (esempio: l’attività cerebrale, tramite EEG).

La presentazione dello stimolo neutro o emozionale era preceduta da un breve periodo di presentazione di un pre-stimolo molto semplice, per esempio un puntino luminoso sullo schermo del computer, cui seguiva dopo qualche secondo la presentazione di un’immagine emozionalmente neutra oppure molto stimolante, in modalità del tutto casuale.

I parametri psicofisiologici relativi alla frequenza cardiaca, oppure la resistenza elettrica cutanea, erano registrati in modo continuo tramite un opportuno software, che gestiva anche la presentazione delle immagini.  Lo schema di ogni singola prova è qui sotto rappresentato.

Ogni soggetto vedeva 30 immagini con un intervallo complessivo fra ogni immagine di circa 20 secondi.

Schema singola prova (detto trial, in inglese)

Quello che si ottiene normalmente, è una ovvia maggiore attivazione emozionale (centrale e periferica) per gli stimoli emozionali forti rispetto a quelli neutri, ma si osserva anche una inaspettata anomalia: cioè la baseline (la zona) che precede la presentazione dello stimolo non è uguale per i due tipi di stimoli, in particolare questa baseline è significativamente maggiore per gli stimoli emozionali forti, nonostante che la scelta del tipo di stimolo sia effettuata in modo del tutto casuale immediatamente prima della sua presentazione (gli stimoli che danno l’effetto maggiore, sia assoluto che anticipatorio, sono di tipo erotico).

Questa anomalia suggerisce la possibilità di una forma di precognizione (del tutto inconscia) che modifica in anticipo la risposta emozionale nei circa 3-4 secondi che precedono la presentazione dello stimolo.

Le implicazioni di questa osservazione, se confermata in ulteriori ed indipendenti studi, sono di grande importanza scientifica, poiché un effetto anticipatorio di questo tipo non può essere spiegato nell’ambito delle attuali teorie psicofisiologiche della Coscienza, ma richiede lo sviluppo di nuovi paradigmi che ammettono la possibilità di funzioni precognitive, chiaroveggenti, telepatiche ecc. abbinate al fenomeno della Coscienza, così come sostenuto da molti studi effettuati da anni nel campo della Psicofisiologia, della Parapsicologia e della Biopsicocibernetica.

Lo studio proposto è una replica sostanziale di questo tipo di sperimentazione, da effettuarsi utilizzando circa 30 soggetti, e con uno strumento che consente di registrare tre parametri (resistenza cutanea, frequenza cardiaca, EEG) ed un software sviluppato ad hoc per gestire tutti gli esperimenti e la loro analisi statistica.

Un’analisi accurata delle condizioni sperimentali, della randomicità della presentazione degli stimoli, ed altri possibili artefatti di analisi dei dati, sono stati tutti ragionevolmente esclusi; pertanto al momento questo tipo di fenomeno inatteso manca di una convincente spiegazione nell’ambito della formulazione standard delle teorie neurofisiologiche.

Le implicazioni per la parapsicologia ed anche per la biopsicocibernetica sono importanti: potrebbe essere un tipo di esperimento che dimostra l’esistenza di effetti precognitivi a breve termine, del tutto inconsci, e con uno schema sperimentale del tutto diverso dagli esperimenti classici di precognizione basati su carte Zener o consimili ed anche randomizzati.

7. Ci sono basi neurofisiologiche del sogno premonitore?

Michel Jouvet si pone una domanda molto profonda ed ancora senza una solida spiegazione scientifica: perché durante il sonno compare il sogno? E si potrebbe anche aggiungere: che rapporti hanno i sogni con la coscienza o la consapevolezza?

Jouvet ipotizza che il sogno sia una modalità del nostro corpo/mente per cancellare o archiviare le esperienze della giornata, secondo un codice genetico ben preciso che ci scollega completamente dal sistema nervoso e muscolare dello stato di veglia, non risponde più agli stimoli dell’ambiente, abbassa il metabolismo ed attiva aree cerebrali diverse da quelle della veglia; segue dei ritmi precisi che sono sempre quelli, ma riguardo ai contenuti del sogno le spiegazioni sono molteplici, non hanno un supporto neurobiologico e sembrano dipendere unicamente dalla mente.

Nell’esposizione del ciclo del sonno/sogno e nelle varie forme dei sogni “modificati” e studiati ultimamente da studiosi, come

– il sogno lucido ed
– il sogno premonitore od
– il sogno ad occhi aperti od
– altre varianti

emergono delle considerazioni molto importanti, che potrebbero restare ancora nell’ombra, per quanto riguarda una spiegazione scientifica e sono le seguenti.

Nel sogno lucido, mediante addestramento (MILD, Mnemonic Induction of Lucid Dreaming oppure WBTB, induzione per risveglio e riaddormentamento, oppure ancora Wake Back To Bed, che sembrerebbe il metodo più semplice), si possono inserire dei dati che ad un esame clinico strumentale si evidenziano durante il sogno (La Berge): dunque, sebbene il sonno/sogno sia un programma biologico ben preciso, esso è suscettibile di essere in qualche modo guidato da un addestramento e quindi si può entrare nel sogno con dei segnali prestabiliti.

Come dunque si possono inserire dei dati prestabiliti, ci può essere un inserimento di dati “spontanei” o che sfuggono attualmente ad ogni nostra ipotesi o tesi?

Questi dati appartengono al mondo fisico psichico e le proprietà interpretative dell’uomo li leggono durante l’assenza della nostra coscienza vigile, o almeno quando la nostra coscienza vigile si interfaccia con i vari periodi del sonno e del sogno, nelle fasi di affioramento dello stato di coscienza reale e tali da poter svegliare il soggetto e renderlo partecipe dei dati stessi; ciò avverrebbe appunto perché tali dati non appartengono ai meccanismi genetici del sonno/sogno e c’è stato invece un messaggio o un allarme rosso messo in atto dal nostro organismo sulla base di messaggi interumani, che possono viaggiare con le connessioni tra i neuroni specchio dei soggetti che li inviano e che li ricevono.

Rimane poi un dubbio: i sogni di Don Bosco non erano di questo tipo; erano chiari, erano poi raccontati alla sera ai ragazzi per loro edificazione e meditazione e non ingigantivano per nulla il ruolo di don Bosco. Si può affermare che provenivano da altre fonti, di cui un sensitivo non può disporre, ma che Qualcun Altro usa nei riguardi del soggetto ricevente con una specie di neuroni specchio non ancora identificati e che potremo anche non scoprire?

Si vogliono qui ricordare i sogni premonitori già citati in relazione agli studi condotti negli anni ’40 dallo scienziato russo Vasili Kasatkin: il medico che durante la guerra curava gli ammalati di vari reparti dell’ospedale. Nel suo diario troviamo scritto “oggi ho registrato 485 sogni di fame riferiti da 102 persone che sono tutte morte. In base all’intensità del sogno sono in grado di stabilire se uno sopravviverà o morirà.” In un suo libro, il medico Kasatkin, oltre ai sogni di fame, descrisse, come già anticipato, anche degli altri strani sogni: alcune persone gli raccontavano dei sintomi lampanti o meno evidenti di malattie, che poi effettivamente subentravano in quelle persone. A quel punto il medico si chiese se quell’allarme rosso, che sembrava essere inviato da centri non meglio specificati alla memoria della coscienza durante il sonno/sogno, era una realtà da studiare.
Il già citato libro di Kasatkin, “Teoria dei sogni”, era usato negli allora istituti di psichiatria e psicologia locali. Egli cercò anche di addestrare i medici ad ascoltare i sogni dei loro pazienti che riportavano delle premonizioni senza stimolare in loro tale proprietà. Definì quei sogni premonitori “sentinelle dell’organismo che sorvegliano la nostra salute e che mentre noi dormiamo hanno un ruolo difensivo importante”.

Certo questi sogni non corrispondono in nessun modo a quelli riportati nella Bibbia o da Don Bosco, in quanti questi, per il loro contenuto e la loro definizione, non ammettevano interpretazioni particolari e riguardavano situazioni importanti non per la vita del singolo sognatore ma di altri.

I sogni dell’antichità, e sogni riportati anche attuali a contenuto laico e non religioso, alcune volte devono essere interpretati, poiché lo stimolo ricevuto attraversa vie cerebrali che danno una risposta analogica che va ridimensionata.

Quindi c’è sogno premonitore e sogno premonitore: si tratta comunque sempre di un allertare il soggetto su circostanze che sono ancora nel futuro, anche se immediato.

Se poi si confrontano queste caratteristiche con quanto affermato da Crick e Mitchinson sul significato dei sogni emergono stridenti differenze.

Questi autori operano sulla scia di D. Hebb, che postulava che quanto più forti sono le connessioni interneurali (nota 12) tanto più forte è l’engramma che codifica o immagazzina.

Come già anticipato, gli autori sottolineano che, siccome esiste un limite all’immagazzinamento, l’uomo, che durante la veglia è in stato quasi continuo di eccitazione e di sovraccarico informativo, può risentire di un tilt delle strutture cerebrali. Degli esperimenti eseguiti con un computer dimostrarono che il computer impazziva, il che suggerisce che le reti neurali non possono ricevere un sovrappiù di informazioni, per cui si rende necessaria una cancellazione delle informazioni superflue che, come già detto essi chiamarono “disapprendimento o apprendimento inverso” durante il riposo. Di qui la definizione dei sogni quali “le ombre sfuggenti di reti neurali che disfano invece che mettere assieme e di immagazzinare e quindi strutture che l’organismo sta tentando di cancellare”. Di qui anche l’invito, negli articoli pubblicati nel 1983, a non ricordare i sogni, se no le nostre reti si sovraccaricano, vanno in tilt.

Con la caduta delle le strutture costruite da Freud e collaboratori, venivano rinforzate teorie di J. Allan Hobson e R. W. Mc Carley, secondo le quali i sogni non sono lo spettacolo principale del sonno/sogno, ma un riempitivo di scarsa importanza per tenere tranquillo l’uomo, mentre avvengono delle importanti modificazioni a livello di memorie neuronali.

In breve Freud aveva torto perché, oltre al resto, i sogni traggono la loro energia dalla scarica spontanea di neuroni e non da una “libido” repressa.

Oltre al resto, rimarcò R.W. McCarley, i sogni hanno la tendenza a frammentarsi e a non finire la storia cominciata, e questo perché, quando dei neuroni si sono scaricati, un altro gruppo di neuroni si appresta a scaricarsi e quindi si avvia un altra sequenza del teatro mentale.

Sfuggiva però, in tutte queste teorie, un elemento che faceva quasi da osservatore nascosto (Hilgard): la coscienza.

Nel 1980, Gordon Globus si occupò della coscienza durante il sonno/sogno e dichiarò che l’oggetto dei sogni non è una versione scadente di messaggi sensoriali depositati nella sottocorteccia di lavoro, o “sporca”, ma una versione originaria, per cui la percezione dello stato di veglia e quella del sogno non sono sostanzialmente diverse. Egli dice: “È biologicamente assurdo che l’evoluzione si biforchi bruscamente in due forme distinte con meccanismi diversi al suo vertice: la coscienza umana e quindi la percezione diurna, e la dispercezione notturna. Si tratta di un fenomeno assai più complesso; diamo sempre per scontato che il nostro cervello può trasformare e analizzare lo stimolo, mantenendo il messaggio originario, mentre invece non è così.”

Come Husserl ricercava una conoscenza trascendentale, assolutamente certa, per spiegare la mente, così il duo inscindibile è il cervello/mente. Uno non funziona senza l’altra, e l’attuale neuroscienza ha una concezione molto povera o troppo fisica della coscienza. Così la sua teoria è che tutti i mondi che noi percepiamo potrebbero già esistere nel cervello/mente a priori, cioè provenire da una biblioteca infinita, ed il cervello sotto input può scegliere un particolare libro che però è già incorporato nel nostro patrimonio genetico.

Bergson afferma che il nostro cervello è come un imbuto o rubinetto che regola gli stimoli, ma tutte queste semplificazioni ed ottime spiegazioni per non passare dallo scientismo allo spiritualismo sono ancora in cammino.

Molte culture che definiremmo del “terzo mondo” vedono nei sogni una realtà separata dalla vita di ogni giorno: durante la notte si comunica con gli dei, con gli spiriti, con gli antenati defunti.

Potemmo concludere dicendo che quindi siamo ancora con Alice nel Paese delle Meraviglie, dove Alice si chiedeva se avesse sognato il Re Rosso o se fosse lei a trovarsi nel sogno del Re Rosso.

8. Bibliografia consultata

1) Traduzione di Senofonte, Anabasi (©Studentville.it)
Traduzione di Cicerone, Della Divinazione (©Studentville.it)
2) Nicola Michele Campanozzi – Articoli
Il sogno premonitore … La ‘Via del Sogno’ nella Bibbia
Il sogno e la sua interpretazione Biopsicocibernetica.
I limiti della conoscenza umana/2
www.campanozzi.netsons.org/index.php?
3) William Giroldini, progetto di ricerca “Anomala attivazione cerebrale anticipatoria dopo stimolo emozionale”14/12 / 2004
4a) Bierman D., Radin D. (1997) “Anomalous anticipatory response on randomized future conditions”, Perceptual and Motor Skill, 84, 689-690
4b) Bierman D., Radin D. (2003) “Anomalous unconscious emotional responses: Evidence for a reversal of the arrow of time”. To appear in Tuscon III: Towards a science of consciousness, MIT Press.
4c) Globisch J., Hamm A.O., Estevez F., Ohman A. (1999) “Fear appears fast: temporal course of startle reflex potentiation in animal fear subjects”, Physiology, 36, 66-75.
4d) Radin D. (1997) “Unconscious perception of future emotions: an experiment in presentiment”, Journal of  Scientific Exploration, 11(2), 163-180.
4e) Radin D. (2000) “Evidence for an anomalous anticipatory effect in the autonomic nervous system”, Boundary Institute
5) Mauro Mancia (2009) “Psicoanalisi e Neuroscienze: un dibattito attuale sul sogno”
www.psychiatryonline.it/ital/mancia.htm
6) A di Quirino Zangrilli (2005) Il sogno: memoria filogenetica del modello cibernetico della mente, Estratto della Relazione tenuta dall’Autore al Convegno “Alle Origine del Sogno” tenutosi a Frosinone nei giorni 10-11 marzo 2005
6b) BOSINELLI M., CICOGNA P.C. (a cura di): Sogni: figli di un cervello ozioso, Bollati Boringhieri, Torino, 1991
7) JOUVET M.: La natura del sogno, Theoria, Roma, 1991
8) HOBSON J.A.: La macchina dei sogni, Giunti, Firenze, 1992
9) Pietro Zerbino, I sogni di Don Bosco, edizioni Elledici 1988
10) B.Lemoyne ed AAVV, Memorie Biografiche di Don Bosco, ediz 1898/1948
11) J.LeDoux, Il cervello emotivo, Mondadori 1996
12) J Hooper, D.Teresi, L’universo della mente, CDE Milano 1986
13) R. Broughton, Parapsicologia, Ediz. Sperling e Kupfer, 1994
14) H.Gris, William Dick, La parapsicologia in URSS, Rizzoli 1981
15) AAVV, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Text Revision, Masson 2000
16) Stephen La Berge, Sogni coscienti (1988), Armenia editore

Le immagini mentali che accompagnano le trance estatiche (14.12.2010)/Mental Imagery Accompanying Ecstatic Trance (14 December, 2010)

Rievocazione con registrazione poligrafica delle sue esperienze estatiche alle Ghiaie di Bonate di Adelaide Roncalli a. 50 a Milano – P.zza San Nazzaro, il 04/05/1988

1. Incontro a casa di Adelaide Roncalli a Milano

In data 04/05/1988 di mattino mi sono recato alla chiesa di San Nazzaro a Milano, dove a Mons. Giacometti e Don Sessa, consacrati Cattolici già conosciuti e con cui si collaborava per le fenomenologie apparizionali, ho chiesto di poter incontrare la sig.ra Adelaide Roncalli che abitava, all’epoca, in quella piazzetta di fianco alla Chiesa.

Avevo portato con me un poligrafo (Lafayette Ambassador) per ogni evenienza, volendo applicarlo, se la signora Adelaide permetteva, per una registrazione psicofisiologica circa la rievocazione dei fatti apparizionali del 1944 avvenuti presso la frazione Ghiaie di Bonate (BG) nel 1944, all’età di sette anni.
La signora abitava verso gli ultimi piani di un condominio a fianco alla Chiesa.

Mi ha accolto con una certa perplessità, sebbene sapesse della visita dal parroco della Chiesa di San Nazzaro, ma è stata subito tranquillizzata che era solo una visita di cortesia e che si era interessati a sapere qualcosa circa i suoi attuali ricordi emozionali dei fatti apparizionali del 1944 in cui era stata coinvolta e di tutto quanto era successo anche dopo questi fatti.

Avuto il suo consenso, che mi ha dato dopo aver chiesto anche il parere di sua sorella presente, si è iniziato a chiederle delle informazioni generali sul come viveva ora, e lei ha risposto che faceva l’infermiera all’ospedale vicino con turni giornalieri.

Le si è chiesto se lavorava anche di notte e lei ha detto che di notte, abbastanza spesso, andava ad assistere all’ospedale qualche ammalato grave a titolo di volontariato.

Al che le ho chiesto quando dormiva, poiché aveva anche una famiglia che la impegnava, e quindi non era indifferente anche l’attività casalinga oltre al lavoro, e lei mi ha risposto che cercava di assolvere anche ai suoi doveri familiari.

Il suo parlare era molto modesto, come pure il suo atteggiamento; non si dava alcun contegno di superiorità e rispondeva alle domande con sveltezza, senza pensarci molto e senza cambiare tono di voce, che era normale; anche la sua mimica facciale era consona ai discorsi, quasi sempre con un mezzo sorriso su tutto il volto, cioè non asimmetrico; i suoi occhi erano sempre rivolti verso il proprio interlocutore anche se talvolta si spostavano in alto a destra, per ricordare meglio quanto stava esponendo; la postura non era rigida, né flessa, ma abbastanza diritta, il mento non in estensione.

Le ho chiesto se permetteva di farle delle domande inerenti ai fatti del 1944 e se potevo registrare con lo strumento che avevo portato le sue risposte; lei ha acconsentito chiedendo anche cosa ne pensava a sua sorella, che ha dato anche il suo benestare.

Si sono messe a ridere perché, non si aspettavano questa registrazione, che però Adelaide ha accettato di buon grado.


2. La definizione di immagini mentali

La definizione di immagine mentale non è mai stata univoca. Diversi autori hanno dato riscontri differenti, ma si è d’accordo sulla loro natura, e cioè che non sono una rappresentazione del percepito sensoriale (vedi Holt, e poi Pribram, Galanter, Miller, nota 19), ma una rappresentazione mentale anche a carattere parapsicologico (Holt 1964), riferiti anche in particolari stati di stress o, se si vuole, anche biopsicocibernetici. Antonelli descrive 13 tipologie di immagini mentali, tra cui introduce anche l’immagine allucinatoria; secondo Holt quando queste insorgono in assenza di stimoli sensoriali, circostanza a cui Antonelli fa riferimento, nel caso cioè delle “allucinazioni paranormali”, queste sono ben distinte dalle allucinazioni patologiche e che riguardano fantasmi, apparizioni, visioni mistiche. Quindi il tema delle immagini mentali a carattere spiritico o religioso non era disdegnato da quegli autori, che ben si sono guardati dal dare un connotato patologico alla parapsicologia, alla religione e agli stati modificati di coscienza religiosi o laici ed alla biopsicocibernetica.

Secondo Mac Kellar la mente potrebbe elaborare gli elementi offerti dai sensi in modalità indipendenti da quanto offerto e fonderebbe ed elaborerebbe tali elementi dando forme nuove e riorganizzandoli in modo da produrre risultati nuovi (nota 19, pag 5).

In seguito, col cognitivismo e la costruzione di una mente attiva, la percezione e l’immaginazione sarebbero forme della medesima attività mentale o psichica fondamentale, per cui ci sarebbe un continuum (avvicinamento o non distacco) tra queste due attività mentali che sono all’estremo della medesima attività psichica. Queste ipotesi sono state in seguito confermate dall’effetto Perky (Segal 1972), in cui uno stimolo esterno può introdurre un’immagine nel flusso ideativo senza che il soggetto sia consapevole di questo. Molti altri autori si sono interessati all’argomento e le loro conclusioni confermano sempre di più che i limiti tra percezione ed immaginazione possono essere sempre più sfumati, quando non è possibile (Berlyne) tracciare distinzioni precise, per cui si hanno pure comportamenti differenti. Nel 1985 Kitamura accentua il fatto che, mentre le percezioni sono legate allo stimolo esterno, le immagini mentali possono essere modificate dalla mente (attiva) poiché possono essere modificate a piacimento dalla mente stessa (Arieti 1967).

Altri autori, come Neisser (1976), difendono la novità delle immagini mentali come costruzioni di nuovi modelli e non di riesumazione di ricordi passati; quindi percezione e immaginazione possono costruire anche immagini nuove che la mente non aveva nei suoi scaffali.

Esiste, quindi, una certa interdipendenza tra l’immagine mentale e il pensiero, e Piaget riconosce all’immagine non solo una funzione cognitiva, probabilmente anticipatoria del pensiero, ma parla di una polivalenza della medesima in cui le dinamiche emotive si esprimono appunto in un codice immaginativo e che quindi ha un suo ruolo ben preciso nel processo cognitivo ed organizzato, o abilità cognitive superiori (Lorenz,nota 19. pag.30).

E così il pensiero logico matematico è diventato uno strumento primo del sapere, a scapito di altri codici mentali come le immagini mentali, cui è stato attribuita solo una complementarietà accessoria. Ciononostante, questa attività mentale è stata reintrodotta nella psicologia e psichiatria attraverso le varie tecniche psicoterapeutiche che si basano appunto sulla produzione di immagini mentali.

Inoltre l’immagine mentale avrebbe la proprietà di simulare più velocemente, di dare informazioni nuove (Ahsen 1982) e di interpretare in modo più strutturale il materiale cognitivo della realtà percettiva e quindi di precedere la rappresentazione della realtà esterna e le varie soluzioni operative che poi il processo cognitivo attua.

Si è preferito adottare una soluzione semplificata delle immagini mentali proposta da Richardson ad altre più elaborate, ma più dettagliate e quindi più dispersive, per la questione apparizionale, in quanto (Shepard) conferma che “una delle sorgenti esterne al cambiamento del pensiero sono appunto le immagini mentali ed i processi mentali che comportano”.

Si ricordi che Holt, tra le immagini mentali inserisce quelle “parapsicologiche, di Entità religiose ed altro.

Il quesito personale del sottoscritto era di sapere:

– quale tipo di immagine mentale corrispondesse sia al ricordo degli eventi del 1944 e susseguenti conseguenze dei medesimi.
– sia all’interferenza di tutta quella sequela di soprusi di ogni genere da lei subita in seguito all’Apparizione e
– che differenziazione si sarebbe potuto fare nei riscontri psicofisiologici che sarebbero emersi dal tracciato e quelli di allora di cui esisteva qualche controllo solo clinico, ma non strumentale.

Il quesito scaturiva dalla differenziazione effettuata da Richardson, che aveva dato una classificazione abbastanza esaustiva delle immagini mentali stesse, e cioè (1983):

– Immagini persistenti. Sono le immagini che permangono dopo, cioè quando la stimolazione esterna si esaurisce, come il guardare il sole e dopo guardare una parete su cui apparirà il sole in altri colori o nei medesimi.

– Immagini eidetiche. Un tempo identificate nell’abilità del soggetto di vedere un’immagine mentale che è l’esatta copia di un’esperienza sensoriale originale e quindi un ricordo vivido. Attualmente si preferisce impiegare tale termine per descrivere un’immagine creata volontariamente dal soggetto. Sono più frequenti nei bambini che negli adulti.

– Immagini del pensiero. L’immagine del pensiero è quella che si accompagna alla vita, in quanto si rievoca nella esperienza di tutti i giorni come elemento di ricordi passati, nei processi mentali e verbali della quotidianità ed accompagna anche le azioni anticipatrici del futuro. È cioè quel tipo di immagine mentale che l’uomo ha vissuto esperienzialmente durante l’apprendimento, trasformandola poi in pensiero e nome proprio o categoria di immagini e che quindi rievoca anche in modo inconscio quando dice nomi o categorie di immagini definite appunto con un nome.

– Immagini dell’immaginazione. Queste immagini compaiono quando si ha una diminuzione dell’attenzione verso l’ambiente esterno ed allora le immagini del pensiero cedono il posto al flusso di immagini dell’immaginazione, in cui il soggetto è sempre più assorbito nel contenuto dei nuovi fenomeni che diventano quasi percettivi (prima quindi stati di coscienza discreti – SdC – intermedi tra lo stato di realtà e l’altro, cioè quello modificato di coscienza – SMC -), ed il soggetto diventa sempre meno attivo verso il mondo esterno che non lo sollecita più ed inoltre i centri che attivano lo stato di realtà tendono a disattivarsi ed si attivano altri centri.

Il contenuto delle immagini immaginative può assumere emozioni molto forti, assume caratteri di novità ed originalità fino a che l’immagine può apparire addirittura come fisicamente presente anche su tutti i canali sensoriali.

Se poi il soggetto s’immedesima sempre più in questo tipo d’immagine, si abbassa la consapevolezza esterna (diminuzione dell’OR ovvero riflesso di orientamento), ed il soggetto vive l’esperienza nell’immaginazione come nella realtà esterna sensoriale, per cui:

– il riflesso di orientamento si abbassa fino a scomparire ed
– emergono altre possibilità psicofisiche particolari, come l’anestesia al momento e postuma, la mancata risposta dell’ attività elettrica cutanea (EDA) a stimoli tattili, dolorifici ed altro, ed anche fenomenologie inusuali, come la fotostimolazione retinica, che diminuisce la sua risposta, ed una diminuzione generale e non patologica di tutte le risposte sensoriali, senza peraltro alterare i relativi recettori.

Questa classificazione ha il merito di differenziare i tipi di immagine cui va soggetta la mente/cervello umani con i riscontri psicofisiologici che li accompagnano e misurabili qualitativo/quantitativamente sui tracciati poligrafici e strumentali vari.

Si può quindi concludere che le varie trance, tra cui la trance estatica, rientrano in quest’ultima categoria di immagini, i cui contenuti del resto sono spesso assimilabili alle stimolazioni percettive, pur non essendo tali ma ritrovandosi sullo stesso continuum percezione immaginazione.


2.1 Le immagini guida della nostra mente e delle nostre esperienze

Con alcune tecniche immaginative guidate o insegnate si può accedere ad immagini immaginative consapevolizzate, che emergono dal racconto del soggetto che si apre al flusso delle immagini che scorre nella nostra mente/cervello e si sintonizza su di esso ed introduce elementi nuovi, ovvero nuove immagini.

Tale fenomeno, da alcuni autori (Pope e Singer 1978) è ritenuto un fenomeno neuronale, che appunto può essere attivato da tecniche di immaginazione guidata o no ed, in quest’ ultimo caso, si hanno immagini inconsapevoli, chiamate anche spontanee, anche se provengono dai ricordi del subconscio o sono appunto nuove acquisizioni del processo cognitivo.

Alcuni soggetti hanno anche caratteristiche psicofisiologiche da verbalizzatori piuttosto che da visualizzatori.
I primi sono coloro che sono abituati a definire le loro emozioni con simboli o parole specifiche, e quindi meno preparati alle emozioni vissute come tali, mentre i visualizzatori sono coloro che elaborano gli stimoli emozionali che ricevono in modo più diretto ed efficiente. I visualizzatori potrebbero essere i soggetti denominati sensitivi, coloro che cioè hanno maggiore sensibilità verso stimoli anche sotto la soglia considerata minima della stimolazione medesima e che quindi elaborano informazioni che gli altri non ricevono; questi soggetti sono anche definiti a “bassa soglia” per il medesimo motivo. A tali abbassamenti delle soglia emozionale possono corrispondere manifestazioni esterne che tendono a deconcentrare il soggetto dal mondo esterno, come ad esempio tuoni, lampi ed altri stimoli, che predispongono il soggetto a ricezione emozionale non controllata dalla coscienza; la coscienza che guiderà il soggetto sarà quella dell’esperienza che sopravviene e che G. Lapassade chiama l’Io della trance (anche se considerata differente: transe).

Da diverso tempo sono state avviate terapie cognitivo comportamentali con le immagini mentali, tali da riprodurre situazione del passato e descrivere così le emozioni provate a suo tempo con la loro psicofisiologia dell’epoca; poi subentra l’addestramento ad immettersi in quelle situazione e le strategie per superarle con nuove soluzioni mediate appunto dalle immagini mentali stimolate.

E’ ben vero che tutte queste tecniche riguardano situazioni stressanti, ma possono essere anche applicate per “produrre nuove immagini che ovviamente non sono più spontanee”, cioè senza evidente stimolo esterno, ma provocate.

Ad esempio, tra le numerose psicoterapie si vuole ricordare gli esercizi superiori del training autogeno (Schultz,1935 e modifiche successive) in cui i processi “meditativi” si basano sulle capacità del soggetto di visualizzare colori, immagini, oggetti concreti ed astratti, scene, persone, entità, ed ecco che la visualizzazione assume un ruolo centrale e si può psicofisiologicamente scivolare dal passaggio della prova di realtà in stati modificati o alterati di coscienza, dove persone, entità immaginate assumono un ruolo principale della visualizzazione stessa.

Tutto questo fa parte della mente attiva, che si trova aldilà della prova di realtà ed è come se stesse vivendo realmente ciò che succede esperienzialmente.

A questo punto è lecito introdurre nelle immagini immaginative anche

– quelle che non riconoscono uno stimolo tra quelli descritti, ma provengono da altre fonti chiamiate “spirituali” e che nel mondo delle religioni si identificano nelle varie Entità ivi presenti (già citato Holt).

E’ logico a questo punto supporre che tali Entità abbiano un altro tipo di approccio con la mente dell’uomo che le trasferisce negli stessi centri sensoriali per comprenderle, e quindi lo stato di coscienza dell’uomo non è quello della realtà ordinaria, ma di uno stato modificato di coscienza di cui si possono testare pure i parametri psicofisiologici e statisticamente costruire tabelle differenziali con lo stato base della coscienza o realtà ordinaria ed altri stati modificati o alterati.

Si tenga poi presente che ad esempio la Madonna, nel mondo Cattolico, è stata un essere umano reale e storico e, secondo la stessa Chiesa, ancora attualmente reale, sebbene con un corpo “modificato” che stimola sempre la mente umana che la percepisce come se fosse sui canali recettivi sensoriali o più propriamente (come dimostrato) nei centri associativi dei medesimi.

Quindi, se questa Entità reale si manifesta a qualcuno ed ad altri presenti no, è perché nello stato in cui è adesso non cadrebbe sotto l’informazione sensoriale, ma stimolerebbe lo stesso i centri sensoriali che l’accolgono come se fosse reale, e quindi per il soggetto che la dispercepisce è esperienzialmente reale (il cervello/mente non ha altri centri per decodificare ed inquadrare gli stimoli dalla realtà esterna o da realtà che possono manovrare come un interruttore gli stessi centri).

Più sotto la mappa degli stati di coscienza di R. Fischer spiega il ruolo del sistema neurovegetativo a seconda della stimolazione dei suoi due componenti: l’ortosimpatico o sistema di allerta, eccitazione, ed il parasimpatico, o sistema di stato o di diminuzione degli stimoli.

Fig 1. Mappa della varietà degli stati di coscienza dalla percezione all’allucinazione; meglio immagine mentale in un continuum di attivazione ergotrofica (ortosimpatica), a sinistra, e percezione meditazione o ipoattivazione per attivazione parasimpatica in aumento a destra.

La prova di realtà tra lo stato di coscienza della realtà inizia dopo l’ansietà a sinistra e dopo la tranquillità a destra, dove hanno inizio gli stati di coscienza alterati o modificati.

3. Registrazione poligrafica di Adelaide

La registrazione è avvenuta in salotto; Adelaide era seduta su una cassapanca/divano; temperatura ambiente sui 22°. Le si è detto che poteva restare lì dove si era seduta: le sarebbero stati applicati dei sensori che avrebbero registrato le sue funzioni di base, come il respiro costale e diaframmatico, l’attività cardiaca come frequenza e tono vascolare, l’attività elettrica della pelle di base e fasica (cioè di risposta a stimoli di vario tipo, come anche a stimoli interni, cioè ricordi emergenti).

La registrazione è durata all’incirca 16 minuti primi.

Non si avevano ancora dei rotoli di carta millimetrata per detto poligrafo convenzionale a scrittura termica; comunque la registrazione è avvenuta su carta termosensibile.

Dopo circa 2′ di stabilizzazione degli elettrodi si è iniziato a farle delle domande nel seguente ordine e lasciando che le risposte potessero essere completate da Adelaide.

Le domande fatte sono state:

– nome e cognome
– quanti anni aveva
– se poteva tornare indietro nel tempo per ricordare quello che era successo ad occhi chiusi
– al paese che era le Ghiaie di Bonate
– l’anno era il 1944
– lei dice di essere agitata perché quei ricordi la agitano per tutto quello che è successo dopo
– le si suggerisce di chiudere gli occhi cosicché può ricordare meglio
– le si chiede della Madonna
– quando l’ha vista
– se la ricorda
– lei dice di ricordare la chiesa di San Giuseppe
– le si chiede se riesce a visualizzarla (le avevo spiegato prima cosa era la visualizzazione), proprio sul sasso dove lei stava in piedi o se si vedeva tale)
– lei dice che riesce a “percepirla con la mente” proprio come la vedeva allora
– rievoca la folla che le fa paura ora come allora
– (se ricorda che è stata portata in braccio dai militari)
– molti si spaventavano
– mi sembrava
– non mi sono mai chiesta nulla (se era tutto vero o cosa)
– mi dice la visione che ricomparirà quando lei sarebbe morta (apparizione del 31/05/1944)
– questo ha detto in una apparizione.
– lei fuma durante la notte
– le sue due figlie di 14 e 12 anni
– chiedono spesso se l’apparizione è vera
– riguardo a don Cortesi
– nessuna colpa neanche se ha esagerato.

Fine delle domande con risposta registrata.


2. Il tracciato poligrafico

Baseline pre domande:

– Respirazione costale: assente.
– Respirazione diaframmatica: 16′ a picchi aguzzi da 25 mm a 8 mm
– Attività elettrodermica: onde fasiche 5 al ‘ da 35 mm a 5 mm a punta arrotondata, larghezza da 8 a 5 mm
– Attività cardiaca periferica (CAM): la frequenza non è misurabile per artefatti, pletismo o tono vascolare sui 5 mm

Si ricalibrano i sensori con sensibilità a 4 ed a 6:

Respirazione costale assente
Respirazione diaframmatica: treni d’onda puntute larghe da 5 mm a 2 mm in aumento e diminuzione
Frequenza respiratoria sulle 18 onde ‘, da 25 mm a 15 mm il picco più alto

Fig n. 2 Registrazione poligrafica.

Attività cardiaca periferica: quarta traccia
Attività elettrodermica terza traccia
Respirazione diaframmatica seconda traccia
Respirazione costale non presente traccia lineare

La prima domanda: come si chiama nome e cognome e anni.

– Attività elettrodermica:

L’onda fasica più alta è come sopra al nome, 60 mm larga 10 mm, poi le onde decrescono e diminuiscono di frequenza, si attestano su 25,15, 5mm molto larghe. Un’altra onda sui 15 mm alla domanda quanti anni ha.

– L’attività cardiaca periferica è irregolare per alta sinuosità del baseline che raggiunge curve alte e strette alle varie domande, ma in diminuendo; la frequenza è sui 96′, pletismo medio sui 5 mm. Quindi il soggetto è molto in ansia.

– La registrazione si sta stabilizzando, manca sempre la respirazione costale.

Per altri due ‘

– Respirazione diaframmatica,frequenza 15 ‘ onde fasiche ampiezza quasi stabile sui 5mm, altezza media da 25 a 15mm; le domande riguardano il paese e il ricordo dell’anno 1944.

– Attività elettrodermica, onde prevalentemente di base sui 6 mm 16 al ‘; alle due domande corrispondono due onde fasiche di 20 mm e 30 mm e larghe sugli 8/12 mm con sopraslivellamento del baseline.

– CAM frequenza cardiaca media sui 78′ che arrivano a 96’ alla richiesta di ricordare il 1944, pletismo da 7 mm a 10/15 alla domanda del 1944.

Fig. n. 3 Registrazione poligrafica

Attività respiratoria costale non registrata
Attività respiratoria diaframmatica seconda traccia
Attività elettrodermica terza traccia
Attività cardiaca periferica quarta traccia

Sente di essere agitata e lo dice:

Respirazione diaframmatica sui 17′ onde pressoché stabili h 20 mm, larghezza sui 5 mm.

Attività elettrodermica -EDA- due onde di 10 e 20 mm h, larghe 8 e 5 mm.

– CAM baseline arcuato convesso 25 mm, frequenza cardiaca 90′, pletismo da 5 a 10 mm.

Al suggerimento di chiudere gi occhi: respirazione due profonde inspirazioni che poi si attesta sui 14′, attività elettrodermica onda sui 45 mm arcuata larga 8 mm. CAM pletismo 12 mm, frequenza cardiaca 84′.

Fig. n. 4 Registrazione poligrafica: si varia l’apertura del segnale, continua la registrazione con le parole chiave inserite più sotto il tracciato

1 traccia registrazione respiro costale non presente
2 traccia respirazione diaframmatica
3 traccia attività elettrodermica
4 traccia attività cardiaca periferica.

Alle parole per “percepire meglio il ricordo della Madonna quando l’hai vista”:

– Respirazione diaframmatica: inspirazioni molto alte 6/8 in un minuto e larghe 6 mm alla parola “vista”; 2 onde fasiche in 15” alte 25 mm e larghe sui 7/8 mm arrotondate in punta; EDA pressoché nulla; CAM baseline concavo appuntito sui 30 mm; pletismo 15mm; frequenza 90′ e sempre baseline ondulato.


Fig. n. 5 Registrazione poligrafica

Prima traccia non rilevata respiro costale
Seconda traccia respiro diaframmatico
Terza traccia attività elettrodermica
Quarta traccia attività cardiaca periferica

Più sotto le parole dette in tempo reale.

Alle parole da lei dette che la ricorda nella “chiesa di san Giuseppe”, respirazione diaframmatica sempre con onde appuntite alte, EDA pressoché ondulata con una sola onda fasica sui 15 mm, CAM pletismo 18 mm, frequenza cardiaca sui 90/96′. Alla parola “Chiesa” sopraslivellamento sui 10 mm.

Fig. n. 6 Registrazione poligrafica

Sempre quattro tracce, manca l’attività respiratoria costale e qualche artefatto nel tracciato quarto dell’attività cardiaca periferica.

Si chiede di visualizzare la Madonna o lasciare arrivare alla mente la di Lei immagine: respirazione diaframmatica, 12′ onde alte appuntite da 25 mm a 10mm, EDA con onde piccole baseline mosso, CAM baseline ondulato costante, frequenza cardiaca 84′, pletismo 15/20 mm stabile.

– “Riesco a vederla mentalmente” quindi non la visualizza, ma la ricorda: respirazione diaframmatica. Baseline sopraslivellato, tre onde in crescendo, un’onda pluricrota di 10 mm di ampiezza e 50 mm di altezza, poi il baseline ritorna normale, le onde fasiche sui 25//30 mm di altezza, larghe circa 4 mm, e questo fino a paura per la folla.

EDA dopo una prima onda larga 10 mm ed alta 25 mm e per 60” il baseline resta quasi piatto, CAM baseline ondulato con escursioni sui 10mm, frequenza cardiaca 84′, pletismo sui 15 mm ,dopo 30′ il baseline è a lieve ondulazione, la frequenza cardiaca sugli 84′ ed il pletismo su 15 mm.

– Paura folla durante l’apparizione

La respirazione diaframmatica diminuisce in altezza, piccole onde arrotondate sui 5/10 mm, frequenza 12 ‘, EDA “folla” onda alta 30 mm larga 8 mm arrotondata e lo stesso durante la parola “apparizione”, CAM pletismo sui 10 mm, frequenza cardiaca sugli 84/90′.

– “Fuma durante la notte” Respirazione diaframmatica molto diminuita onde fasiche 5/10 mm h, larghe da 4 a 3 mm, sui 18’.

EDA un’alta onda fasica 55 mm (la più alta del tracciato), poi il baseline è ondulato, CAM 84′ frequenza pletismo 10/112 mm, baseline quasi piatto. Artefatti.

Fig. n. 7 Registrazione poligrafica: si può notare che inizia a comparire l’attività respiratoria costale, mentre nella seconda traccia le onde si allargano perché Adelaide risponde (onda e sega), l’attività elettrodermica non ha più onde fasiche alte, se non alla domanda su don Cortesi.

– “le sue figlie di 14 e 12 anni le chiedono se l’apparizione era vera”

Respirazione diaframmatica quasi regolare, tre onde alte 12 mm larghe 5 mm, poi piccole e medie onde, frequenza 18′, EDA baseline leggermente ondulato per 60”, CAM baseline ondulato all’inizio convesso, pletismo sui 12/15′, frequenza cardiaca 84′.

Ricordare “don Cortesi”: compare respirazione costale con un’onda medio alta ed un’ onda diaframmatica oltre 50 mm, EDA onda larga 10 mm, alta 25 mm a punta arrotondata, incremento e decremento allargato, CAM sobbalzo del baseline, il pletismo resta sui 12 mm la frequenza sui 78′. Artefatti specie nel CAM.

Fig. n. 8 Registrazione poligrafica

Le parole “don Cortesi” suscitano allerta in tutte le tracce, mentre poi c’è un ritorno ad un tracciato meno emozionale alle parole “neanche se ha esagerato”.

– Nessuna colpa neanche se ha esagerato –
– Respirazione diaframmatica dopo un’onda pluricrota alta 50 mm e larga 25 minuti secondi seghettata, poi riprende respiro regolare con onde alte 8 mm; riprende anche la registrazione delle onde costali molto basse; EDA improvvisa di 25 mm e larga 8 minuti secondi con due piccole onde fasiche di 10 e 5 mm dopo 12 “, baseline CAM acuto sopraslivellamento 40 mm della durata di 5 minuti secondi, poi si stabilizza, frequenza cardiaca 90′ poi 72′, pletismo 15,10,12 mm.


4. Commento conclusivo del tracciato e conclusioni del medesimo

E’ molto importante per una lettura emozionale dei ricordi e quindi anche di come viveva nel 1988 gli eventi del 1944 Adelaide Roncalli, ricordare quanto scrisse davanti ad un notaio assolutamente convinta di aver “percepito” la Madonna, Entità della religione Cattolica.

Il 20 febbraio 1989 dichiarò quanto segue:

“Io sottoscritta Roncalli Adelaide nata a Ghiaie di Bonate Sopra (Bg) il 23 aprile 1937, nel quarantacinquesimo anniversario torno a dichiarare, come già più volte ho fatto in occasioni precedenti, che sono assolutamente convinta di aver avuto le Apparizioni della Madonna a Ghiaie di Bonate dal 13 al 31 Maggio 1944 quando avevo sette anni.

Le vicende da me dolorosamente vissute da allora, le offro a Dio ed alla legittima Autorità della Chiesa, alla quale sola appartiene di riconoscere o no quanto in tranquilla coscienza e in sicuro possesso delle mie facoltà mentali ritengo essere verità.

In fede, Adelaide Roncalli

20 febbraio 1989.”

Se leggiamo con attenzione quanto scritto dopo 45 anni, si notano parole molto importanti per i vissuti emozionali e le esperienze di stati modificati di coscienza di Adelaide Roncalli all’epoca.

“Sono assolutamente convinta”: non ci sono incertezze di aver vissuto un’esperienza particolare e di aver percepito la Madonna, che le parlava e le dava messaggi da riferire. I suoi ricordi sono sempre gli stessi: non ha dubbi o ripensamenti volontari o distorsioni dei ricordi medesimi.

“Le vicende da me dolorosamente vissute (…)”: si apre qui il capitolo che accompagna molte volte queste persone con esperienze di stati modificati di coscienza: non sono credute, le istituzioni non vogliono saperne.

Subentrano esperti che non sono esperti, come il prete Don Cortesi che la tallonava sempre e che voleva mettere tutto a tacere al più presto, con l’aiuto di suore manesche che l’hanno picchiata, con un finto funerale vissuto sotto un sudario e tutta quella sequela che ha dovuto subire sempre nell’ambito religioso cattolico. Il dolore c’è ancora, il sopruso del biglietto imposto da scrivere sotto dettatura è ancora presente ed anche verosimilmente alcuni atteggiamenti del medesimo (la risposta poligrafica alla menzione di Don Cortesi è la massima di tutto il tracciato).

Si sa che queste persone, dal momento che auto-affermano di dispercepire un’Entità come la Madonna, finiscono la loro vita privata e sono esposte a qualsiasi giudizio positivo o negativo, oltre a comportamenti dello stesso calibro; diventano personaggi pubblici e quindi suscettibili di subire qualsiasi “vicenda” emozionale positiva o negativa.

“In tranquilla coscienza e in sicuro possesso delle mie facoltà mentali”: è una continuazione della prima affermazione. Ha subito ingiustizie di ogni tipo: violenze psicologiche e fisiche. Perciò la sua coscienza è tranquilla, non ha nessuna emozione causata da angosce per “aver visto” non completamente bene (riferimenti molto comuni anche nei veggenti ufficializzati dalla medesima Chiesa cattolica) e quindi aggiunge che è in possesso delle sue facoltà mentali: la logica del suo pensiero è coerente, precisa, non falsificabile e la conseguenza di tutto quanto scritto è che per lei sono realtà sensoriale tutti gli eventi apparizionali del 1944, fino all’allontanamento notturno dal convento dove voleva dedicarsi alla vita religiosa.

Adelaide vive ancora quei momento “dolorosi” che ancor all’atto notarile fanno male, sebbene siano trascorsi 45 anni.

4.1 Screening della registrazione e valutazione delle risposte psicofisiologiche

La registrazione è stata eseguita all’improvviso, senza una richiesta preventiva ad Adelaide, che non se l’aspettava di sicuro; sapeva solo di una visita che le era stata preannunciata da don Sessa della vicina Chiesa di San Nazzaro.

Non è una prova conclusiva come potrebbe essere una registrazione col poligrafo usato come lie detector, anche perché non si è soliti usare questo tipo di registrazione (Prova delle bugie) su chi ha subito un evento, perché solo una menzogna volontaria darebbe dei risultati attendibili.

D’altro canto, anche chi può aver subito un evento che non rientra in determinati ambiti religiosi/emozionali (come attivazione emozionale specifica da Entità), può essere attivato anche da stimoli psicofisiologici di immagini mentali che possono sembrare “spontanee”, o sono attivate da pregressi ricordi che danno in seguito e in particolari circostanze uno stato modificato di coscienza con immagini che il soggetto percepisce (dispercepisce) come esperienziali e per lui/lei “reali” della realtà esterna, poiché proiettate all’esterno dal cervello/mente.

In altri stati modificati di coscienza come i sogni, il soggetto è programmato per un particolare stato fisiologico (già geneticamente programmato) che contempla anche la partecipazione attiva nel teatrino mentale del soggetto stesso, dopo essere passato attraverso un altro stato modificato della coscienza che è il sonno, dove potrebbe avere una serie immagini mentali attivate dai ricordi recenti e passati, come nel sogno che è distinto dal sonno.

Adelaide stava giocando e raccogliendo fiori con tre amichette, poi (innesco dell’evento)

– non rispondeva più, assente, immobile, pallida non giocava più, non rispondeva alle chiamate (entra nello stato modificato di coscienza con attivazione ortosimpatica perlomeno media o iper)

o e l’amichetta Palmina corse dalla mamma di lei gridando che Adelaide era: “morta in piedi”, cioè isolata dall’ambiente esterno,con evidente assenza dell’OR, ovvero riflesso di orientamento; non c’erano più stimoli dell’ambiente esterno e verosimilmente in iperestensione della postura con rigidità muscolare.
o (e che viveva una sua esperienza soggettiva che aveva oggettivizzato cioè proiettato nell’ambiente esterno per il comportamento che aveva assunto).

Non si vuole in questo contesto poligrafico rievocare i vari passaggi ambientali e comportamentali da un
pre-evento all’evento e dopo, con quanto è già stato scritto da storiografi citati in bibliografia contemporanei o successivi agli eventi.

TABELLA REGISTRAZIONI FREQUENZA CARDIACA DURANTE GLI STATI DI TRANCE ESTATICA
DI ADELAIDE RONCALLI ALLE GHIAIE DI BONATE (Bergamo) 1994

GIORNI BASALE 1 PROTO ESTASI DURANTE ESTASI DOPO ESTASI BASALE 2
19/05/1944 70 85 72 72 72
20/05/1994 70 88 70 70 70
21/05/1994 70 80 70 72 –
29/05/1994 70 80 70 70 –
30/05/1994 84 120 84 75 75
31/05/1994
(ril. Maggi) 110 116 107 74 74
31/05/1994
(ril.Cazzamalli) 100 118 108/74 74 74

Si sono già citati, in diversi testi, alcuni riscontri psicofisiologici osservati allora nelle successive apparizioni/visioni come

– l’anestesia prima, durante e dopo (testi in bibliografia) desunti dall’esame clinico in situ eseguito dalla dott.ssa Eliana Maggi:

o alla frequenza cardiaca clinicamente accertata ed in parte assieme al dottor G. Loglio (quest’ultimo ha fatto soprattutto parte anche della Prima Commissione medica per la documentazione dei “miracoli” avvenuti alle Ghiaie), quasi sempre presente sul campo;
o A differenza dello Psichiatra Cazzamalli, che presenziò una sola volta alle apparizioni/visioni e scrisse una lunga relazione medico psichiatrica dove nel paragrafo Vita Affettiva descrive le tendenze etiche della bambina ed
o al paragrafo E (Giudizi Morali) dà parere professionale in una disciplina non di sua pertinenza, cioè un campo non suo, trattando di giudizi morali, non di pertinenza di uno psichiatra, ma di un operatore spirituale, e quindi deontologicamente poco corretti.

Le due tabelle mostrano la frequenza cardiaca di Adelaide durante i vari momenti delle su trance estatiche: nella seconda è stata fatta una doppia registrazione da due medici in contemporanea (Maggi, Cazzamalli).

4.2 Valutazione della registrazione poligrafica

Si sono ristretti i tempi di registrazione per non approfittare di quel consenso un po’ estorto, e per avere qualche conferma che il poligrafo potesse avallare il ricordo emozionale di allora e quindi la sincerità di Adelaide e le eventuali immagini mentali attuali del ricordo di allora:

– La registrazione ha dato dei risultati significativi, come emozioni rievocate e tutt’ora presenti, sia di paura che di tranquillità emozionale, in quanto riscontriamo la paura della folla, la paura ancora viva del ricordo di Don Cortesi, la calma emozionale nel rispondere ai quesiti delle ragazze che non provoca modificazioni del tracciato, per cui l’immagine mentale suscitata non è di paura o di ansia che prima aveva.

– La registrazione è stata carente e non perfetta dal punto di vista di registrazione a penna calda.

– La registrazione della respirazione costale non è stata registrata, le penne non ritornavano sempre sull’isoelettrica e questo depone per una non perfetta messa a terra dell’impianto elettrico dell’appartamento; di qui interferenze nel tracciato, a cui si sono aggiunti anche artefatti.

– E’ stata usata una carta termica senza le suddivisioni previste dallo strumento stesso,

– La lettura poi è avvenuta riportando sulla carta millimetrata specifica il tracciato, che è anche visibile sull’originale fotocopiato nel 1988.

4.3 Le interpretazioni psicofisiologiche del tracciato

Adelaide mostra inizialmente un’ansia, cioè un’attivazione emozionale che è supportata da un’attivazione ortosimpatica evidente in tutte le derivazioni poligrafiche, come del resto c’era da aspettarsi da una visita improvvisa e dallo strumento.

La registrazione dell’attività elettrodermica fasica (PH-EDA) mostra le due onde più alte del tracciato alla domanda di come si chiama e del paese di origine, cioè domande non dirette ai fatti delle Ghiaie.

Anche l’attività cardiaca periferica registra un tracciato quasi illeggibile per l’escursione del baseline, mentre poi il tracciato si normalizza tranne che nel baseline dell’attività cardiaca, che non assume più quelle escursioni, anche se il baseline spesso è ondulato, mentre il tono capillare oscillerà sempre con ampiezza maggiore della registrazione preliminare.

Anche il respiro diminuirà di frequenza ed assumerà dei treni di onda in crescendo e diminuendo e si stabilizzerà, meno che in qualche momento particolare, su un ampiezza con scarse oscillazioni; quando parlerà l’onda fasica mostrerà una fase discendente caratteristica seghettata e propria di chi sta parlando.

Anche l’anno 1944 suscita in lei un’emozione che trova riscontro in quanto ha scritto nell’atto notarile; tale emozione non è eccessiva, poiché si ha una modesta ondulazione del baseline dell’attività cardiaca senza aumento della frequenza medesima. La sua stessa ammissione di essere agitata trova dei riscontri poligrafici, come all’inizio della registrazione, e prova la sincerità del momento.

Il chiudere gli occhi non le causa agitazione, mentre il suggerirle di ricordare quando ha visto la Madonna le causa un’attivazione emozionale intensa, che trova due onde medio-alte sull’attività elettrica cutanea e sul pattern respiratorio, 6 profondi sospiri, oltre ad una negativizzazione concavo/acuta nel baseline cardiaco iniziale ed un’oscillazione del baseline abbastanza vivace, mentre la frequenza del medesimo non subisce aumenti; quindi c’è una forte emozione e Adelaide è nello stato di realtà.

Pertanto a questo momento Adelaide mostra un’ “agitazione” alta, ma improvvisa, poiché la frequenza cardiaca non cambia e quindi non ci sono incrementi ormonali di stress da menzogna (si ricordi che mentre nella verità dichiarata si attivano cinque aree cerebrali, nella menzogna se ne attivano nove). Il suggerimento di visualizzarla ed invece – riesco a vederla mentalmente – (secondo lei vuole dire che ha un ricordo intenso, ma solo ricordo nel cervello/mente, non che si ripresenti – e nulla vieta che potrebbe succedere – l’immagine mentale spontanea della medesima). (Richardson).

Tuttavia si consideri anche l’approccio improvviso con Adelaide, che riceve informazioni sul poligrafo solo al momento, e quindi l’ansia e quanto proposto, escluso la frode cosciente.

Si tenga presente, sempre in accordo con Richardson (1983), che c’è una correlazione tra immagini mentali evocate e risposte psicofisiologiche e quindi relazionale:

– Relazione tra l’immagine mentale suscitata e le attività psicofisiologiche che possono accompagnarla.

– Relazione di tipo funzionale relativa al rapporto tra contenuto dell’esperienza immaginativa e le eventuali conseguenze fisiologiche.

E’ ben vero che lo studio sui correlati psicofisiologici delle immagini mentali in genere, e quindi anche di quelle ricordate, riguarda il fatto se esistono delle modificazioni psicofisiologiche specifiche che accompagnano le immagini mentali che possono essere distinte da quelle di altri eventi mentali accompagnatori sia del fatto primario, sia del ricordo.

Sempre Richardson (1984) ricorda che:

– Per aver un effetto psicofisiologico paritario, l’immagine mentale dovrebbe presentare delle caratteristiche simili all’esperienza primaria, cioè il contenuto dell’immagine; a questo punto tanto più i contenuti dell’immagine mentale sono vicini all’esperienza primaria, tanto più si evidenzieranno i riscontri psicofisiologici.

– Tali immagini primarie e rievocate presentano caratteristiche specifiche che rivestono un’importanza fondamentale nell’ attivazione dei vari processi biologici che possono essere testati.

Quindi anche i sospiri testé descritti depongono per la considerazione critica che la risposta psicosomatica all’immagine mentale da rievocare non esclude lo stato mentale del soggetto all’epoca e successivi tempi; resta da includere che l’immagine mentale è sempre un’immagine mentale emozionale, che attiva anche la componente cognitiva (Lang 1979), che fa riemergere i vissuti accompagnatori di allora e del dopo, assieme all’immagine stessa (“immagine mentale immaginativa”).

Il sottoscritto non ha termini di paragone con riscontri psicofisiologici dell’epoca o successivi, in quanto le uniche osservazioni in mio possesso sono solo quelle della dott.ssa Eliana Maggi, che ha controllato manualmente le pulsazioni dell’arteria radiale, e quindi si sono costruite delle tabelle sulla base dei riscontri effettuati e che si possono controllare qui di seguito.

Altri medici hanno constatato soprattutto l’anestesia cutanea, meglio definita come O.R ., ovvero Riflesso di Orientamento, molto importante nel definire se si è già in uno stato modificato di coscienza, oltre la prova di realtà e debitamente relazionato.(“Oltre ad essi erano presenti anche studiosi e professori che volevano verificare se Adelaide fosse veramente in estasi. Per questo la chiamarono per nome, la scossero, la punsero con degli spilloni sulle guance e negli occhi, accesero un fiammifero e lo fecero bruciare sotto al suo naso; ma tutto questo non servì a niente, Adelaide rimase sempre impassibile”, bibliografia L. Iblani).

Il ricordo di don Cortesi è per lei fonte di paura rievocata con le modificazioni psicofisiologiche accompagnatorie e descritte, mentre la domanda delle figlie se “ha realmente visto la Madonna ” non le causa alcuna variazione, specie sull’attività elettrica cutanea EDA, e quindi la sua esperienza del 1944 è stata vissuta allora e ricordata poi, nel 1988, come reale, cioè in uno stato modificato di coscienza di tipo estatico, con attivazione iper ortosimpatico trofica e oltre la prova di realtà, cioè con abolizione pressoché totale del OR, ovvero riflesso di orientamento (vedi eventualmente mappa degli stati modificati di coscienza di Fischer).

Con questa relazione si vuole,

o in parte sulle dinamiche generali della trance estatica,
o ma soprattutto sulla dinamiche psicofisiologiche di Adelaide e suoi ricordi

affermare che Adelaide non ha mentito circa l’esperienza delle sue apparizioni/visioni; inoltre si vuole affermare che è stata lei a descrivere la rievocazione della Madonna. Il suo “riesco a vederla mentalmente” è un ricordo molto vivido, e quindi l’immagine immaginativa appartiene al contesto della trance estatica medesima e non è differente dall’immagine immaginativa del 1944; é perciò credibile e scevra da falso ricordo, inganno inconscio mentale, mentre la frode conscia si esclude da sé dal tracciato medesimo.

Durante le prove psicofisiche subite dai medici di allora, Adelaide era all’epoca in uno stato di profonda trance, soprattutto per l’assenza del riflesso di orientamento, anche se la frequenza cardiaca (il pletismo non è stato accertato) non dimostra elevati picchi di ingresso della trance medesima, come dimostrano le tabelle elaborate sui riscontri clinici. Il ricordo di Don Cortesi, invece, è molto problematico, poiché a distanza di 44 anni è vissuto ancora dolorosamente, anche se cerca in parte di scusarlo: questo va ad onore di Adelaide, che tenta di smorzare quel ricordo e quell’esperienza che invece internamente vive ancora molto male, trattandosi pertanto non di una ferita cicatrizzata, ma ancora dolente.


5. Bibliografia

1) G. Giacometti, P. Sessa, Verrà a visitarci dall’alto, edito in proprio nel 1988, pag 301/302
G. Gagliardi “Considerazioni sullo stato di coscienza modificato di Adelaide Roncalli durante l’Epifania Mariana di Bonate”

2) Anna Maria Turi, Pourquoi la Vierge apparait encore, Edition Felin Paris 1988, pag. 371/381
G. Gagliardi, M. Margnelli per la definizione dello stato estatico

3) M. Margnelli, G. Gagliardi, le Apparizioni della Madonna, Riza Scienze, 1987, Le Ghiaie di Bonate pag.64/66

4) Attilio Goggi, Sarò riconosciuta, Apostolato Mariano di Milano, Edizione f.C. del 1983 riguardo Dott.ssa Maggi pag.47/50.

5) F. Cazzamalli, La Madonna di Bonate, Fratelli Bocca editori, Milano 1951.

6) Poli Ermenegilda, La fede della gente a Bonate, Edizione Artigrafica Stella di Verona, 1988

7) Bortolan Severino, Le Apparizioni a Ghiaie di Bonate, Edizione fuori commercio, 1987

8) Angelo Cantaluppi, Riflessioni sulle apparizioni di Bonate, Edizioni Toroselle, 1999

9) A. Ballini, Una fosca congiura contro la storia, Edizioni Ars Grafica Roma, 1954

10) A. Ballini, L’inutile e falsa questione storica delle apparizioni di Bonate del 1944, Fatima e Le Ghiaie,
Edizioni grafiche Carrara di Bg 1971

11) A. Ballini, Che avvenne alla Ghiaie nel 1944, Opuscolo Boltiere 1952

12) P. Cipriano Casella, Ubbidienti sì, stupidi no, dal settimanale “Il nostro tempo di Torino”, dicembre 1951

13) G Sacco, I giochi della mente, Edizioni Melusina 1994

14) A. Richardson, Mental Imagery, N Y Springher, 1969

15) Fischer, R.: A Cartography of Ecstatic and Meditative States. Science, 174, N. 4012, 1971

16) Ludwig, A.M.: Altered States of Consciousness. Arch Gen Psychiatr, 15, 225234, 1966

17) Tart, C.: Stati di coscienza. Astrolabio, 1977

18) AA.VV.: La fenomenologia della coscienza normale e alterata, Theta Pubblicazioni 2000,
Centro Studi sulla Psicofisiologia degli Stati di Coscienza di Milano.

19) A. Antonietti, Le immagini, Formato file: PDF/Adobe Acrobat, www.erickson.it/erickson/repository/pdf/doc_cre_7.1.1.pdf

20) G. Lapassade, L’io nella transe, Edizioni Feltrinelli 1984

“Alcune Esperienze di visualizzazione volontarizzata. Esperimenti di visualizzazione della Madonna come Entità fisica e spirituale – 24/12/1998”/“Analysis of a Few Experiences of Intentionally Achieved Visualisation. Experiments Aimed at Visualising the Virgin Mary as a Physical and Spiritual Entity – 24 December, 1998”

Dottor Giorgio Gagliardi
Già Docente presso Amisi Milano
Medico Psicoterapeuta (n. 74 O. M. Como)
Relazione: “Alcune Esperienze di visualizzazione volontarizzata. Esperimenti di visualizzazione della Madonna come Entità fisica e spirituale – 24/12/1998”
Paper: “Analysis of a Few Experiences of Intentionally Achieved Visualisation. Experiments Aimed at Visualising the Virgin Mary as a Physical and Spiritual Entity – 24 December, 1998”
*  *  *
1. Premessa

Nelle prime registrazioni poligrafiche degli stati modificati di coscienza religiosi (SMCR), soprattutto della trance estatica, o meglio dell’estasi apparizionale di tipo Cattolico, come poi è stato riportato e discusso in “Da Lourdes a Mediugorjie” (nota 13) e “Studi scientifici su Mediugorije” ci si erano riproposte le seguenti osservazioni:
La conferma neurofisiologica che tale stato modificato di coscienza religioso era corrispondente a quanto enunciato nella mappa di Ronald Fischer degli stati di coscienza e cioè uno stato di iperattivazione del sistema ortosimpatico o ergotrofico (Hess) (e dalla letteratura clinica, descrittiva, religiosa), che nella medesima mappa è all’estrema destra dopo l’eccitamento e l’ipereccitamento.
– L’ipotesi che tale stato estatico fosse riproducibile con una sequenza preordinata di tappe comportamentali che immettessero nell’attivazione emozionale necessaria per produrre quelle variazioni dei sistemi somatocomportamentali e psicobiologici che innescano lo stato di coscienza modificato religioso quale l’estasi apparizionale.Tale ipotesi prevedeva l’uso dell’ipnosi con una progressione fenomenologica descrittiva dei singoli passaggi fino ad innescare la variazione di stato.
La possibilità che esistessero più variabili del medesimo stato estaticoapparizionale, per cui fosse possibile documentare differenti modalità per innescare questo stato modificato e quindi per poter anche avvalorare stati più o meno sovrapponibili ad altri stati di coscienza e differenziare stati estatici spontanei da stati estatici indotti.
La prima stesura di una tabella riepilogativa delle principali caratteristiche comportamentali e biologiche differenziali tra vari stati di coscienza.
– La proposta di una scheda tecnica delle principali osservazioni fenomenologiche per un confronto eventualmente computerizzato, adottando terminologie standardizzate, tra i vari cicli estaticoapparizionali.
Le registrazioni effettuate permisero la costruzione di una Tabella Differenziale (nota 12, 13, 14), l’approntamento di una scheda tecnica e di una nomenclatura relativa ai medesimi fenomeni, simile al test di Rorschach, e la proposta di raggruppare gli stati estatici in diversi tipi a seconda delle caratteristiche più o meno comuni ad altri stati definiti di coscienza.
Questa relazione è un supporto all’ipotesi che lo stato estatico apparizionale di tipo cattolico
ha più variabili o tipi ed un sottotipo è
– la volontarizzazione o meglio
– la tecnica di visualizzazione dell’immagine mentale spontanea (in senso religioso mediata dal Soprannaturale, in senso scientifico senza spiegazione documentabile) o
– provocata della figura umana più comune delle Apparizioni Religiose Cattoliche e cioè della Madonna. 


2. Visualizzazione, stimolazione a produrre immagini mentali o immagini immaginative

Il profilo scientifico del fenomeno seguito è stato il seguente:
Primo evento baseline
A  Attivazione
B  Incremento
C  Prefase immagine mentale
D  Visualizzazione immagine mentale
E  Fine visualizzazione
F  Dopo


3. Osservazione scientifica dell’immagine mentale spontanea, e attribuita al Soprannaturale

Una cospicua bibliografia neuropsicologica e cognitivista generata negli ultimi decenni ha iniziato coraggiosamente a individuare e a differenziare il comportamento del cervello inteso come elaboratore di stimoli e risposte e il comportamento autonomo della mente di cui si conoscono tracce molto sfuggenti che scandiscono gran parte del lavoro che si svolge in noi stessi, silenziosamente, in modo molto preciso, creativo e spesso inconsapevole. (Si citano alcuni autori, come Kosslyn, Imagery, 1983; Polany, La conoscenza inespressa, 1979; Miller, La teoria generale dei sistemi viventi, 1965; Lazarus, In the Mind’s Eye; Kosslyn, Image and Mind,1980; Gardner, La nuova scienza della mente, 1988; Chiari, Cervello e mente, 1987; Mandler, Mind and Emotion, 1975; Mandler, Mind and Body, 1984; Richardson, Mental Imagery, 1969; Sacco, I giochi della mente, 1994, ecc.).
La scienza aveva catalogato l’uomo in funzione dell’ambiente esterno e l’aveva quindi abituato e immesso nel mondo esterno come un “responder”; la scienza cognitivista ha dimostrato abbondantemente (Hebb, teoria degli assembramenti neuronali in Mente e Pensiero 1992) che noi umani possiamo aver orientato il nostro mondo interno con i mattoni con cui costruiamo la nostra percezione esterna, ma è altrettanto reale che il mondo interno non corrisponde proprio ai mattoni del mondo esterno o, forse meglio, non lo sappiamo con esattezza.
La nostra rappresentazione interna avviene per cosiddette “immagini mentali” che (secondo la scienza cognitiva) non sono le figure degli oggetti dentro la testa, ma “qualcosa”, una conoscenza bi- o tridimensionale che ci richiama un qualcosa di conosciuto e che rappresentiamo come meglio ci pare- soprattutto sotto la soggettiva stimolazione emozionale del momento- che ne cambia i connotati e ogni particolare dettaglio.
Questo “qualcosa” di conosciuto improvvisamente ci avvisa che siamo spettatori/attori di quello che fuori da noi non c’è, ma è proprio come se ci fosse, cioè una sensazione non derivante dalla periferia del nostro corpo puntualmente portata al cervello dai nostri trasmettitori sensoriali o scaricata da qualche centro emozionale che si attiva, ma prodotta dalla prodigiosa macchina/non macchina che abbiamo chiamato mente, e che proietta su uno schermo che non è schermo e si anima in un teatrino che non è teatrino, ma sembra verosimilmente tale; figure immateriali e non fisiche (Eccles, Il mistero uomo, 1981) si materializzerebbero lungo le varie sequenze neurochimiche dei filamenti e cellule nervose che sono l’unico mezzo disponibile di conoscenza e che chiamiamo, non avendo a disposizione termini più comprensibili, ma anche più confusionari) i nostri occhi interni.
Il tema della visualizzazione mentale tanto di moda e di gergo comune, diventa improvvisamente uno sconosciuto conosciuto, un detonatore che esplode improvvisamente, uno specchio che non è affatto specchio: forse si tratta di più specchi o meglio di una realtà oltre lo specchio, aldilà o al di qua dell’immagine.
Allora tutte queste parole suscitano più perplessità, ma anche immagini mentali vere e proprie (Kulpe, 1900). Una domanda fondamentale potrebbe essere come comprendere, come avvicinarci a questo affascinante mondo interiore che viviamo quotidianamente con l’etichetta di reale e che vive in noi come realtà esperienziale piacevole o disturbante (Hillgard e Marquis, Conditioning and Learning, 1940), comunque di vita vissuta anche se solo nell’affascinante groviglio specializzato dei circuiti e assembramenti, neuronali chiusi, rientranti, aperti, monodirezionali, paralleli (Lorent de No, Hebb 1949, Von Seden 1960).
La visualizzazione, o immagini mentali spontanee o evocate con tecniche idonee, talvolta spontanee, hanno molta importanza nell’ambiente religioso che attualmente lascia più spazio alla mente emozionale, all’emisfero non dominante o emozionale, solitamente il destro, al sistema limbico o emozionale, dove il richiamo della figura/forma è dominante sulla nuda sequenza delle terminologie e delle parole, che sono una differente conoscenza (propositiva, Polany, La conoscenza inespressa, 1979).
Non dimenticando che le parole sono una condensazione di figure mentali che il cervello ha ormai assimilato e trascritto in simboli o insiemi di punti spazialmente significativi (Miller, Pribram, Plans and the Structure of Behavior, 1960).
Se la parola Madonna suscita la figura dolce e delicata della Mamma di Gesù’, quando la nostra mente ispeziona ben bene le varie memorie a breve, medio e lungo termine si accorge che ci sono altre madonne niente affatto dolci e delicate; questa relazione vuole separare decisamente le varie figure che sono raggruppate sotto una medesima terminologia a più significati, e a immagini mentali sovrapponibili, ma niente affatto uguali, anche se le molteplici teorie più integrate (Hinton, Some Demonstrations of the Effects of Structural
Descriptions in Mental Imagery, 1979; Shepard, Internal Representation: Studies in Perception, Imagery and Cognition, 1981) ci presentano definizioni, classificazioni, principi teorici di base e poi riconoscono una non fisicità della mente, lasciando i soliti punti oscuri e le solite spiegazioni avvincenti, ma non del tutto convincenti (Paivio 1986, in I giochi della Mente, Sacco, 1994).

Sacco fa notare come la contraddizione dell’uomo affetto da una mente in continua espansione, ma intrappolata in un corpo caduco e fragile, si senta sempre più piccolo e decentrato in un universo che lo avvolge, sente sempre più bruciante la consapevolezza dell’inevitabilità della morte, ma non cessa di produrre continue frustranti e meravigliose scoperte. “Ciononostante gli adulti umani presentano un flusso continuo di eventi immaginativi che scorrono internamente” (Pope e Singer, 1978); solo in appropriate condizioni ognuno di noi può sintonizzarsi con quel flusso e osservarlo (Richardson, 1983, p. 14) e le appropriate condizioni sono l’apertura di determinate porte della nostra mente che Haynes definisce “bicamerale”, ma che sembra avere più camere, tutte ispezionabili “in determinate condizioni” di coscienza.

4.  Visioni, Apparizioni: terminologia scientifica

La diffusione delle fenomenologie apparizionali religiose, che in termini scientifici vengono chiamate Stati Modificati di Coscienza Religiosi (RSMC), ha sempre suscitato interesse nel mondo scientifico anche ufficiale per le possibili dimostrazioni o per la non dimostrabilità dei limiti della scienza che l’uomo si è costruita a propria misura e per l’interpretazione non allarmante che l’uomo, in base ai suoi elaborati, dà a quanto succede.
Quando una persona segnala con suo convincimento che è entrata in contatto con entità, figure, visioni, apparizioni, nelle modalità stesse con cui avverte il mondo/ambiente che la circonda, e cioè i sensi e le immagini mentali conseguenti, e queste persone, entità, visioni, apparizioni non sono presenti nell’ambiente esterno, la scienza fa quadrato, alza gli scudi della conoscenza e col supporto dei suoi principi afferma che:
1) La persona ha una modificazione funzionale neurofisiologica anche spontanea, per cui proietta nell’ambiente o non (Neisser, Conoscenza e realtà,1981), con un meccanismo simile al sogno, quelle determinate  figure e si dirà allucinazione o immagine mentale (reattiva), o meglio “immagine mentale immaginativa”.
2) La persona ha visto qualcosa di fisico, e lo ha interpretato e immedesimato in quella  persona, entità, apparizione, visione con un suo schema di riconoscimento talvolta “automatico ” (Beck, 1976) e si dirà “illusione”.
3) La persona ha uno squilibrio del sistema mente/cervello per cui ha una alterazione biochimica, organica, come un disturbo dissociativo grave, una sindrome del lobo temporale, e allora queste persone, entità, visioni, apparizioni saranno il prodotto della sua disfunzione cerebro mentale (Hubel e Weiss, 1963) e l’allucinazione sarà “un’allucinazione patologica, cioè il prodotto di un ambiente neuronale che è riconosciuto come uno sconosciuto o un estraneo”.
4) La persona ha imparato a sognare a occhi aperti con tecniche di addestramento, per cui ha addestrato la sua memoria fotografica (chiamata anche eidetica o iconica, che peraltro è una memoria sviluppata nell’uomo soprattutto in età infantile – Paivio, Mental Representation, 1986) a suscitare nei suoi centri associativi corticali quelle attivazioni che danno poi la proiezione di una fotografia animata, bi- o tridimensionale- nell’ambiente esterno medesimo o comunque fuori dal proprio corpo e in differenti condizioni del sogno, poiché il soggetto assumerà posizioni statiche coerenti alla figura che “visualizza” e sarà ancora “un’ immagine mentale più o meno elaborata o più o meno movimentata”.
5) Paivio (vedi nota precedente) nella descrizione delle rappresentazioni mentali introduce un livello di uso interessante e cioè ‘rappresentazioni mentali che sono “psicologicamente” reali, le quali sono espresse come eventi pubblicamente o privatamente osservabili’.
Questa rappresentazione figurale è molto significativa anche perché si basa su una costruzione neuropsicofisiologica frutto di molteplici ricerche (Head 1920, Piaget 1926, Lorent de No 1938, Hebb 1966, Minsky 1979, Abelson 1977, Guidano e Liotti, 1983) che con Popper, Pribram, Eccles, Sperry, Festinger Weimer hanno costituito le teorie motorie della mente, o teoria della mente attiva, dove è la mente stessa dell’individuo che ricerca e costruisce i propri dati sensoriali (Sacco p. 73).
Si è qui introdotto il termine “visualizzazione”, che in termini scientifici significa (R. Shone):
– tutti i mezzi atti a rendere percepibile un fenomeno che in quel momento è solo presente nella mente della persona;
– percezione mentale di un immagine visiva e quindi immagine mentale non proiettata in nessun schermo interno del cervello, ma che scatta lungo i circuiti e nei centri neuronali
con la richiesta stessa di realtà, anche se rappresentata conoscitivamente in modo astratto, come con una parola o una serie di parole.
Tale spiegazione soddisfa sufficientemente quanto si vuole intendere in questa relazione per cui la proposta di spiegazione del termine “visualizzare” è:
–  Adottare tutti i mezzi atti a rendere “reale” una complessa attività di centri o aree emozionali che, nella loro attivazione danno anche origine a un’immagine più o meno complessa riconosciuta dal soggetto come già nota; questa immagine, che scaturisce dall’attivazione dei neuroni e delle loro reti chiuse, rientranti (Sacco p. 82), potrà anche animarsi ed assumere facoltà pari a quelle sensoriali, come il movimento, il parlare e altri comportamenti che l’uomo ha nell’ambiente esterno, perché la mente “attiva” intesa come “produzione immaginativa pura” è in grado di far muovere le sue rappresentazioni (Kosslyn, 1989). 


5.  I mezzi, le tecniche, i condizionamenti per la visualizzazione
Veniamo a tutti i mezzi atti a rendere visibile o a tradurre in termini sensoriali l’attivazione di centri, aree associative ecc..
Il fenomeno visionario/apparizionale accompagna da sempre l’uomo, che fedelmente ha scritto fin dall’antichità aneddoti, libri, fiabe, romanzi, interviste, inchieste, questionari per rendersi conto, per spiegarsi questo improvviso uscire dalla quotidianità giornaliera per accedere ad un mondo passato, se compare qualche persona disincarnata, a un mondo diverso superiore, se compaiono entità fuori dalla nostra conoscenza, a un mondo di sensazioni/allucinazioni che però non sono totalmente fuori dalla realtà,in quanto queste visioni/apparizioni possono dare all’uomo una piacevole o spiacevole emozione (teoria dell’immagine emozionale di Lang, 1979), degli avvertimenti, degli indirizzi, dei messaggi banali, dei messaggi assurdi o dei messaggi stimolanti.
Hebb per coerenza non ammette che esistono mondi immateriali che possono influire sul fisico, sul cervello, perché queste comunicazioni rivoluzionerebbero le scienze fisiche e biologiche (Hebb, nota p. 233) e, secondo lui, non esistono prove talmente concrete per fare un tale passo da capovolgere la fisica, la neurofisiologia e la legge di conservazione della massa/energia; ma la Madonna è un personaggio storico accertato e quindi c’è un principio di autorità che va oltre la mente attiva singola: il problema sta nel fatto se la Madonna attualmente viene percepita come reale e se è Lei o il suo deposito nelle varie memorie che riaccende i circuiti neuronali del “Sacro” o verosimilmente simile al sacro.
Molte di queste esperienze sono indubbiamente state spontanee, dove per spontanee si intende la non ricerca volontaria di queste percezioni; altre possono essere state non intenzionalmente consce, ma il soggetto era un soggetto con capacità (più o meno inconsce) di “produrre” (memoria eidetica o “iconica”); alcune sono state prodotte con l’aiuto di sostanze idonee a produrre visioni, e cioè estratti di vegetali o sostanze comunque “Allucinogene”, cioè in grado di produrre allucinazioni.
Quest’ultima categoria non verrà trattata, in quanto il nuovo squilibrio biochimico provocato nei circuiti cerebrali è la causa diretta di allucinazioni chiamate anche visioni, apparizioni.
Diverso è il domandarsi perché queste visioni/apparizioni
possano prodursi spontaneamente, anche se il termine non è del tutto esatto, perché “spontaneo” significa senza una causa precisa e determinabile, il che non fa altro che spostare di nuovo il problema che si è già spiegato, almeno nei suoi tratti principali;
-oppure possano ottenersi con tecniche o addestramento a produrre visioni o apparizioni.
Nell’uomo esistono delle condizioni fisiologiche in cui si producono immagini mentali vivide?
La psicofisiologia classica (Dsm IV T. R. ci propone un quadro molto ristretto in cui l’uomo avrebbe queste immagini mentali e cioè:
1) Nel presonno, o allucinazioni ipnagogiche, cioè nella fase di destrutturazione di uno stato di coscienza.
2) Nel passaggio tra il sonno e la veglia, durante il dormiveglia, cioè nella fase transizionale di ristrutturazione dello stato di veglia.
3) Nel sogno o sonno REM.
E in queste tre condizioni si può già notare una differenza notevole: la prima e seconda condizione si realizzano durante una fase intermedia di stato non ancora definito, di passaggio, mentre la terza condizione si realizza durante uno stato di coscienza già definito e strutturato come il sogno o sonno REM.
Inoltre, nella psicopatologia organica, cerebrale si hanno allucinazioni visive durante l’inizio o l’intero episodio epilettico (DSM IV T R nota 15) e di solito queste allucinazioni provengono da scariche neuronali delle aree associative sensitive.
Ma la psicologia cognitiva (Sacco) ci propone tutta una serie di condizioni psicoterapeutiche in cui le immagini mentali hanno un ruolo preponderante e decisivo:
– Tecniche di “Sogno da svegli guidato”, Desoille, 1961.
– Oniroterapia o guided affective imagery, Fretigny e Virel, 1968
– Psicoterapia eidetica (Ashen, in Sacco, p. 180), composta dall’immagine, dall’aspetto somatico o risposta fisiologica dell’immagine, dall’aspetto verbale del riconoscimento dell’immagine.
– Psicoterapie comportamentali e cognitiviste, quali la desensibilizzazione sistemica,
 le tecniche di immersione o implosione (Stampyl, Levis, Rachman) o tecniche di rinforzo positivo, negativo, estinzione e modellamento di J. Cautela, 1977, nel training della gestione dell’ansia, di Richardson, 1971.
– Tecniche cognitive di Beck, 1985, di Sacco,1989 e nelle più recenti, in cui il contesto è di focalizzazione sensomotoria immaginativa (Guidano, 1988).
Il mondo dell’immaginario è ormai ricchissimo di potenziali che possiedono la capacità di organizzare le informazione secondo delle fasi in cui sono presenti:
– proprietà elaborative dell’informazione interna o esterna;
– proprietà che producono informazione conoscitiva della medesima;
– proprietà di autoconsapevolezza di quanto viene prodotto;
– proprietà auto-organizzativa, nel senso che il significato che viene attribuito è specifico di sistemi altamente specializzati a questa funzione (Sacco p. 251).
Grosse parole che nascondono più domande ancora che risposte, ma arrivano al gradino dualistico mente-corpo inadeguato e pericoloso (Chiari 1987); chissà poi perché, anche la psicologia cognitivista non riconosce, umilmente, come Eccles e Popper, uno spirito o un’anima altrettanto immateriale quanto la mente (almeno sembra) e da cui si potrebbero avere informazioni proprio come nell’interazione mente-cervello: ma ricordiamo che si sconvolgerebbero le leggi della psicofisiologia e di altre scienze più o meno hard, e questo per molti non è lecito.
Ma la statistica, scienza riconosciuta, continua ad accumulare fenomenologie apparizionali che sconvolgono o sembrano sconvolgere anche la psicologia cognitivista e le teorie delle immagini mentali.
La fenomenologia apparizionale è soprattutto presente in stati modificati di coscienza che la psicofisiologia ha già definito, quali gli stati modificati di coscienza religiosi o le fenomenologie spontanee apparizionali descritte come parapsicologiche, o comunque non religiose; per queste ultime, siccome la fenomenologia non può attuarsi come per uno stato di coscienza religioso, è lecito chiedersi se per caso, anche per le cosiddette apparizioni non religiose o parapsicologiche, innescate da qualsiasi impulso, le persone si trovino in uno stato modificato di coscienza che mima lo stato modificato riferibile allo stato estatico.
Tuttavia, non sempre le persone che dicono di trovarsi in estasi secondo lo schema di R. Fischer lo sono realmente, proprio perché nella loro mente compare un’immagine immaginativa che può far loro sembrare di essere in estasi, mentre invece possono trovarsi in un altro stato modificato o alterato di coscienza, in cui prevalgono immagini immaginative. Questa modalità dispercettiva riconosciuta in molte tecniche di psicoterapia immaginativa può anche manifestarsi per motivazioni loro proprie o del gruppo in cui il soggetto è inserito o si inserisce.
In base alla mappa degli stati di coscienza di Fischer, lo stato estatico è lo stato all’estremo dell’attivazione continua del sistema neurovegetativo ortosimpatico, mentre lo stato di coscienza ad esempio dei medium, che non compare sulla mappa di Fischer, è sovrapponibile a quello dell’attivazione del sistema neurovegetativo parasimpatico e perciò in netta opposizione allo stato religioso estatico.
Quindi la fenomenologia dell’imagery mentale non ha un unico correlato neurovegetativo particolare che Fischer chiama più o meno propriamente “innesco”, ma dipende da attivazioni, collegamenti, scariche neuronali di sistemi superiori più complessi, associati, collegati, antagonisti.
6. L’esperienza con soggetti sensitivi per la fenomenologia apparizionale
Hillgard nel 1977 dimostrò che in ipnosi la persona ha più possibilità di avere nello stesso momento esperienze differenti: seguire quello che propone l’ipnotista, essere anche consapevole di tutto quello che succede intorno a sé, anche se ha ricevuto la suggestione di non sentire nulla, avere delle fantasticherie proprie. Tutte queste attività sono attività coscienti, che però non comunicano tra loro; sono indipendenti l’una dall’altra e, per portarle al livello della coscienza ordinaria, si devono adottare delle tecniche particolari che aprono le varie camere della coscienza, altrimenti l’esperienza principale potrà sembrare l’unica esperienza e le altre ugualmente valide verranno magari “a galla” in particolari stati o livelli
della coscienza medesima, che, opportunamente stimolata, ricorda gli eventi paralleli che ha vissuto in ipnosi.
Hillgard afferma che non tutte le persone riescono a ricordare gli eventi paralleli, ma distinti. Questa possibilità di distinguere un soggetto che si dissocia facilmente e ha una coscienza A, B, C suggerisce l’idea che la possibilità di far emergere gli Osservatori Nascosti, ma vigili, che affiancano sempre l’attore del momento potrebbe, oltre che essere frutto di un addestramento specifico, essere una predisposizione innata o un apprendimento spontaneo a usare questa predisposizione, e quindi costituire una facilità di accesso a stati modificati di coscienza, dove più osservatori nascosti, anche se non sollecitati, mandano segnali conoscitivi, aprono canali di informazione cosiddetta “spontanea”.
Molti neurofisiologi hanno fornito prove psicofisiologiche e anatomofunzionali che l’emisfero destro, ovvero non dominante, emozionale, di una percentuale del 25% della popolazione normale non subisce le modificazioni che riducono la popolazione neuronale del lobo temporale, per cui detto lobo, in quelle persone, ha più assembramenti neuronali e connessioni interemisferiche (Cazzaniga), che potrebbero essere la base neurofisiologica delle persone sensitive che hanno flash, immagini mentali che affiorano “spontaneamente”, senza la necessità di particolari stimoli, e che sono le basi delle fenomenologie esp e forse pk (Eccles).
Se queste affermazioni possono suscitare scompiglio nelle attuali leggi scientifiche, venga dimostrata la falsificabilità di queste affermazioni e venga soprattutto spiegato cosa ci stanno a fare quegli assembramenti neuronali nel lobo temporale destro di queste persone e perché hanno un numero di connessioni interemisferiche superiore alla norma.
All’emisfero destro viene riconosciuta la particolarità di avere assembramenti neuronali specifici che determinano il flusso continuo di immagini automatiche; il flusso di queste immagini spontanee, automatiche, ha il compito di allertare i vari sistemi prima ancora della loro operatività e anche la possibilità di ottenere immagini mentali da un limitato numero di stimoli o condizioni ottimali per determinare un’informazione sufficientemente significativa e quindi l’esperienza soggettiva (Kosslyn, p. 60), anche se spontanea (Cazzaniga, 1988). Quindi non necessariamente le visioni o apparizioni devono avere stimoli sufficientemente significativi per affiorare al livello di coscienza in cui il soggetto ha la consapevolezza della visione o apparizione medesima: possono restare su un flusso informativo parallelo e in tempi cronologicamente più lunghi sintonizzare sul canale della consapevolezza e dare l’informazione “spontanea”.
L ‘esistenza provata di soggetti sensitivi (secondo quanto recita il DSM IV riconosciuti tali da una cultura di cui esprimono alcune variabili) afferma che tali soggetti:
– Sono in possesso di una bassa soglia in relazione ad un dato parametro di stimolo fisico.
– sono in possesso di una responsività rapida e acuta, spesso implicante una percezione rapida od abnorme.
– sono responsivi anche agli stimoli minimi.
I soggetti sensitivi quindi potranno meglio attivare il processo della loro mente attiva o sistemi di assembramento neuronali della visualizzazione e non è nemmeno escluso che tutti noi umani possiamo trovarci in particolari momenti in cui possiamo diventare dei soggetti sensitivi, e cioè avere temporaneamente alta responsività a stimoli minimi, non necessariamente esterni, ed essere quindi a “bassa soglia” rispetto al manifestarsi di un dato evento fisiologico, come una sequenza di processi o scene allucinatorie per attivazione di quei centri, aree associative o sistemi coordinati che di solito fanno scattare tali sequenze solo durante fasi di passaggio (presonno o preveglia) o fasi di stati particolari (sonno REM). 
 
7. Gli stati di coscienza

Lo studio degli stati di coscienza (SCA; SMC; SMC Religiosi), le loro mappe (Fischer), la loro descrizione (Ludwing, Lapassade), la descrizione dei sistemi di passaggio o dei sottosistemi che si attivano hanno sempre rimandato il concetto di cosa si intende per coscienza, e questo è abbastanza logico, poiché lo studio di questi stati alterati, modificati, è quasi sempre avvenuto con la somministrazione di sostanze psicoattive, che modificano profondamente la biochimica dei neurotrasmettitori e dei neuromodulatori facendo venire quindi a mancare quella spontaneità del dato fisiologico che, se non patologico, è però mediato, tipo “scarica “neuronale”; i lavori anche di Groff, Cluver e Crick, che individuano allucinazioni di tipo 1 o geometriche o simboliche, e allucinazioni di tipo 2, tipo scene e quindi complesse, hanno la loro spiegazione in una disattivazione chimica dello stato di coscienza inteso come elaboratore dello stimolo/riconoscimento/elaboratore risposta all’ambiente, qualunque sia la coscienza residua.
I requisiti della coscienza proposti da William James sono:
– La personalità della medesima: cioè l’hanno sia gli individui che il loro sé.
– La mutevolezza, perché la coscienza è un di processo di continuo aggiornamento su cose ed eventi anche esterni.
– La facoltà di volere: non si tratta cioè di uno specchio dell’esperienza che si integra, ma va oltre l’integrazione; non procede neppure con immagini mentali per guidare il comportamento. 


7.1 Conclusioni?

G. Hedelman ha proposto, sulla base dei concetti espressi di William James, due tipi di coscienza:
– una coscienza primaria;
– una coscienza di ordine superiore, dove per ordine superiore Hedelmann non tiene affatto conto, come lui dice, di “spiriti o fantasmi”, cioè di un ordine superiore “spirituale”, fuori dalle nostre leggi fisiche o biologiche.
La coscienza primaria è lo stato di consapevolezza mentale dell’ambiente che ci circonda, in cui si hanno immagini mentali dell’ambiente.
La coscienza superiore comporta il riconoscimento dei propri atti, dei propri sentimenti, incorpora il modello di identità personale, dà valutazioni del proprio passato, futuro e presente, è consapevole di modelli mentali senza il coinvolgimento degli organi di senso:
cioè l’uomo è cosciente di essere cosciente.
G. Hedelman, a differenza di altre proposte dell’organizzazione della coscienza, spiega che queste sue due categorizzazioni sono basate su espliciti modelli neuronali ed esprime l’ipotesi che molte funzioni specifiche della specie umane avvengano senza che la coscienza ne venga interessata, come la sensazione della continuità spaziotemporale della veglia usuale e le varie esperienze personali e soggettive di consapevolezza, cioè di sensazioni e di sentimenti; la capacità di correlare e di riferire il campo esperienziale mentre viene elaborato presuppone l’esistenza di meccanismi superiori, quali forme di categorizzazione che noi possediamo e possiede chi è simile a noi. Le forme di categorizzazione che ci distinguono sono elaborazioni classiche percettive, concettuali, riferite ai valori e alla memoria individuale, che gli scienziati scientisti imputano alle loro conoscenze ormai superate dalla fisica subatomica, dimenticando che esistono i cosiddetti “campi PK” o “fenomeni psichici” e il fenomeno delle “menti interconnesse” (nota 17) che segue la teoria quantistica attualmente accettata da tutta la comunità scientifica, anche se questa ha dovuto cambiare non poche leggi che precedentemente erano giudicate fondamentali. 

Nel tronco/encefalo ci  sono e si integrano due principali sistemi neuronali:
– il troncoencefalo, e
– il sistema limbico: sistema basato sui valori in arrivo, connesso anche agli organi del corpo; ha dei circuiti con tempi di reazione variabili, adeguati ai sistemi riceventi e ai segnali in arrivo, talvolta limitando il gran numero di segnali inusuali che possono provenire dal mondo esterno e mandando in crisi alcuni centri di ricezione come amigdala/ippocampo.
L’altra forma di organizzazione trasmettitrice dal tronco è il talamo/corteccia, formato da nuclei che connettono e smistano segnali sensoriali in arrivo e altri segnali cerebrali diretti alle aree della corteccia: il sistema è sviluppato per ricevere segnali e poi rimodularli in  comandi, risposte molto veloci, benché le varie connessioni sinaptiche subiscano mutamenti che continuano per tutta la vita a modificare quelle strutture funzionalmente.
I due sistemi sono collegati e quello superiore è funzionale per l’apprendimento di adattamenti sempre più complessi, in modo che avvengano delle decodificazioni che separate non servono, ma che, collegate e assemblate, possono ricostruire un evento, cioè un insieme ordinato dal punto di vista spaziotemporale con riordino e smistamento di eventi conosciuti e sconosciuti da codificare, alcuni legati a coeventi della scena da connessioni fisiche, causali o correlate, o senza legami di questo tipo.
– La capacità di ricostruire una scena offre il vantaggio di mettere assieme eventi nuovi con eventi esperienziali passati molto importanti, che avranno depositi mnemonico/emozionali comuni, e quindi con elementi comuni nella rievocazione dei medesimi e anche intercambiabili per alcune loro caratteristiche.
– La capacità di realizzare queste scene è quanto ci si aspetta dalla coscienza primaria integrata e dislocata nelle aree corticali interpretative e rievocative, ma con connessioni implicite col sistema limbico, che di solito precedono e modulano la dislocazione secondaria nelle aree corticali. 


7. 2 Sperimentazioni sul campo e/o documentate

La difficoltà nell’affrontare l’esperienza di un soggetto che si autodefinisce veggente di una Entità disincarnata o di Entità non incarnate prevede tutta una serie di accertamenti fisici, psicologico-psichiatrici e fenomenologici, con riscontri clinici e strumentali tutt’altro che trascurabili per non incappare in errori di valutazione, che sono più di danno che di vantaggio.
Diverse volte si sono fatte registrazioni sperimentali sul campo con tecniche non invasive, come la trance ipnotica indotta (nota 11, 12, 13) in varie persone autonominatesi veggenti/visionari, e gli esiti strumentali hanno dato risultati, come era prevedibile, di uno stato di trance ipnotica, cioè non paragonabili alle registrazioni in stato di realtà ordinaria, ma piuttosto prevalenti di uno stato modificato discreto o modificato di tipo ipoattivato (rispetto all’eventuale reale o di trance estatica). Diverse sono le interpretazioni non strumentali antropologiche e culturali, ma ipotizzate, come dalla Bourguignon (1968) ed altri, come Lapassade (nota 11, pag. 66). Gli esperimenti di visualizzazione invece, hanno dato risultati discordanti, sebbene incoraggianti per uno studio futuro strumentale, più svincolato da collegamenti a strumenti, ma in wireless.
Gli esperimenti in ipnosi (nota 11, 12) hanno confermato uno stato di ipoattivazione rispetto alla trance estatica, mentre un soggetto in stato di realtà ordinaria ha evidenziato una corrispondenza con la trance da visualizzazione suggerita (“ricorda l’ultimo tuo episodio”, nota 12, pagg. 173 ss) e con oscillazioni neurofisiologiche e caratteriali della realtà ordinaria e culturale personologica.
Interessanti sono state anche le esperienze di induzione di trance ipnotica a Sofferetti, dove, oltre a due soggetti ritenuti visionari che rivelavano uno stato di non superamento della soglia di realtà e di iperventilazione e con un soggetto sperimentale non sensitivo né autodefinitosi veggente/visionario, si è constatato come l’aumento del sistema ortosimpatico è anche, oltre alla trance estatica, segnale di ansietà spinta all’estremo, cioè iperortosimpatico, non da quanto previsto nella tabella della trance estasi (pag 248, nota 12) e che era accompagnato da squilibrio neurovegetativo in arousal (nota 13 pag. 75) senza i parametri che si sono riscontrati in chi si avvia a una trance estatica e che hanno dato origine alla tabella differenziale di quattro stati di coscienza (nota 12, pag 251, nota 13 pag. 91; vedasi anche nota 14, pag. 79). 
8. 0 Bibliografia
(1) Churchill Medical Dictionary, pag. 2103
(2 ) Sacco, I giochi della mente, Melusina, 1994
(3 ) D. Hebb, Mente e pensiero, Il saggiatore, 1980
(4) R. Shone, La visualizzazione creativa, Astrolabio 1984
(5) S. Kosslyn, Le immagini nella mente, Giunti 1989
(6) Hillgard, Divided consciousness: Multiple Controls in Human Thought and Action, Wiley 1977
(7) M. Cazzaniga, Aspetti cognitivi e neurologici della disconnessione emisferica nel    cervello umano, Discussions in Neurosciences vol VI, n. 4 1990
( 8) S. Kosslin, Le immagini nella mente, Giunti 1989
(9 ) Haynes, Il crollo della mente bicamerale e la nascita della coscienza,
(10 ) G. Gagliardi, “La rinascita della mente bicamerale”, in Yerebatan, Collana di Psicologia dell’Immaginario, Thema Editore Bologna, 1988
(11) AAVV, la fenomenologia della coscienza normale ed alterata, Ed. Theta, pag. 44, 66, 121, Theta pubblicazione 1994
(12) A. Resch, G. Gagliardi, I veggenti di Mediugorije, ricerca psicofisiologica 1998 Ediz. Resch
13) G. Gagliardi, M. Margnelli, Le Apparizioni della Madonna, da Lourdes a Mediugorije, Edizioni Riza Scienze, luglio 1987
 (14) G. Gagliardi, La Madonna Negata, E-book 2011 (http://giorgiogagliardi.beepworld.it/)
(15) AAVV, D S M IV T R, Edizioni Masson 2006
(16) Gerald Hedelman, Darwinismo neurale: la teoria della selezione dei gruppi neuronale, Edizioni Einaudi 1995  

(17) Dean Radin, Menti interconnesse, Ediz. Med., 2006

Variabili psicofisiologiche delle Apparizioni/Visioni di tipo Cattolico con Immagini Immaginative 2013, G. Gagliardi/Psychophysiological Variables with Regards to Catholic-Type Apparitions/Visions with Imaginative Imagery. A Comment on Two “Catholic-Type Ecstasies” Occurring in March 1986. (Update. First version published in Madonna di Ghiaie, Documents).



Dottor Giorgio Gagliardi
Medico Psicoterapeuta (OMC 74)
Direttore Sezione Psicofisiologia
De “Il Laboratorio” di Bologna
  
Variabili psicofisiologiche delle Apparizioni/Visioni
di tipo Cattolico con Immagini Immaginative 
Commento su due “estasi di tipo cattolico” avvenute nel marzo 1986
(Aggiornamento, 2013 – Prima versione pubblicata in “Madonna di Ghiaie”, Documenti)
Novara, 2013


1.            Premessa
2.            La prova di realtà o riflesso di orientamento
3.            Le immagini immaginative durante lo stato di trance estatica (SMC)
4.            Conclusioni dell’indagine suppletiva del 2012
5.            Bibliografia consultata
1.         Premessa
È già stato documentato e affermato (nota 2) che i cosiddetti “veggenti” non hanno, tutte le volte che affermano di dispercepire la Madonna, le medesime risposte psicofisiologiche che si dovrebbero riscontrare seguendo la mappa di Fischer, e cioè con iperattivazione iperadrenergica; come si legge più avanti, ciò era stato detto fin dal 1988.
1.1         Visionari e veggenti con riscontri neurofisiologici differenti
Molte quindi sono le ipotesi già avanzate circa i vari riscontri strumentali (circa una ventina su oltre 10.000 eventi dichiarati a Medjugorje, e oltre un centinaio di tracciati durante le visioni/apparizioni registrate e relative ipnosi a Bolzano, Gorizia, Sofferetti, Oliveto Citra, Pescara, Borgosesia, di cui molti pellegrinaggi in ogni sito apparizionale come Scarpapè, Genova, Lugano, Giubiasco, Milano, Svizzera Italiana, Schio, Case private svizzere ed italiane).
Sono stati studiati soggetti attuali o passati avvenimenti, come Ghiaie di Bonate, Gimigliano, per circa una cinquantina di soggetti autodefinitisi “veggenti” (solo nella diocesi di Spalato e Mostar, Mons Janic mi fece accompagnare da Mons. Solic in più di un centinaio di posti dove qualcuno si proclamava veggente, siti non tutti visitati anche se descritti perché conosciuti da Solic).
Sono state fatte circa un centinaio di registrazioni poligrafiche già pubblicate in varie riviste e libri di apparizioni religiose e riscontrabili nei vari curriculum dei due cofondatori del Centro Ricerche di Psicofisiologia sugli SMC di Milano (M. Margnelli e G. Gagliardi) e come pubblicato in “Verrà a visitarci dall’alto” di Giacometti e Sessa.
Sono state recentemente avanzate, nel 2011, contestazioni, già presentate da noi come variabili riscontrabili nello stato di coscienza estatico fin dal 1988, da parte di medici che hanno affermato documentalmente  quanto da noi già asserito e riscontrato strumentalmente 13 anni prima (nota 2), secondo cui non sempre è presente lo stato iperortosimpatico previsto da R. Fischer per giustificare variabili dello stato di coscienza, presentato da soggetti autodefiniti “veggenti” o “visionari”.
Verosimilmente tali medici  non avevano consultato le nostre dichiarazioni in merito e non erano a conoscenza di tutta la mole di lavoro effettuata e pubblicata. È ben vero che i nostri studi erano iniziali, senza termini di paragone precedenti di una certa rilevanza strumentale, ma solo clinica e/o semeiologica (v. Lourdes e casistica citata in bibliografia); si partiva tuttavia da studi che attestavano componenti similari allo stato estatico stesso, successivamente definito ed inquadrato meglio, anche se non in via definitiva, nella mappa degli stati di coscienza di R. Fischer, che ha iniziato a ipotizzare le progressioni dallo stato di coscienza di realtà ordinaria verso stati di coscienza modificati, che si aggiungevano agli stati di coscienza classici riconosciuti dalla medicina ufficiale (stato veglia, sonno, sogno, coma). Si prende atto, in ogni caso, che, contemporaneamente e successivamente a Fischer, sono state avanzate altre classificazioni degli stati coscienza ordinari e non ordinari.
 
                                                                       
1.2         La ricerca di una conferma con la mappa di Fischer           
                                                                         
Tale mappa ha interessato anche la fenomenologia ipnotica, che, agli inizi della ricerca, nel 1984, si pensava potesse produrre quei fenomeni apparizionali. Ipotesi mai dimostrata sperimentalmente da noi, sebbene riscontrata poche volte e con altre note psicofisiologiche in contesti non ancora esenti dall’inganno o indotti ipnoticamente da altri operatori.
Le Visioni si differenziano totalmente dalla psicofisiologia da iperattivazione adrenergica e accompagnata da altri parametri psicofisiologici, come risulta dalla Tabella del Centro sulla Diagnosi Differenziale tra Stato di Estasi ed Ipnosi; si noti che l’ipnosi non è citata nella Mappa di Fischer.
Le conclusioni citate sono ritenute ancora valide; poi i singoli casi citati, secondo la mappa di Fischer, di Apparizioni spontanee o immagini immaginative “spontanee”, devono essere meglio differenziate da quelle volontarizzate, o che possono emergere dal flusso immaginativo costante del cervello del soggetto per modalità sue proprie più avanti elencate.
In tutte le Apparizioni considerate autentiche (secondo il criterio della Chiesa Cattolica) si deve applicare una valutazione e un confronto con la tabella già citata e senz’altro questa tabella iniziale (1986)  deve essere riaggiornata (tabella che segue la tabella pubblicata da E. Rossi, della scuola di Milton Erickson,  nota 21, 22, 23). Quindi la neurofisiologia accompagnatoria prevede:   
        Il soggetto si può trovare in uno stato di coscienza ordinario e quindi non ha le variazioni previste da Fischer per l’estasi, ma può essere ancora ai limiti dello stato ordinario di coscienza (stato discreto C) e avere l’immagine immaginativa guida (senza i riscontri psicofisiologici dell’estasi).
        Il soggetto modifica, nella preparazione dell’evento, il suo stato di coscienza ordinario ed arriva a qualche stato intermedio di attivazione simpatica (stato discreto SdC) senza oltrepassare però la prova di realtà.
        Il soggetto riconosce come esperienziale e quindi per lui “reale” uno stimolo dalla cui esperienza il soggetto è fortemente motivato e può andare oltre la prova di realtà (come nella volontarizzazione, training autogeno 2° stadio).
        Il soggetto può raggiungere l’estasi Cattolica seguendo il modello psicofisiologico di tipo orientale, meglio concomitante all’immagine immaginativa o meno (vedi registrazione del 1986).
        Il soggetto entra in uno stato di estasi Cattolica con caratteristiche psicofisiologiche ben definite e già segnalate in letteratura, e ha modificazioni che agiscono a livello cognitivo comportamentale.
        Il soggetto non sempre segue lo schema di Fischer e/o i riscontri preparatori alla variazione neurofisiologica riscontrata dall’autore.
La mappa di R. Fischer mostra diversi tipi di transizione dallo stato di coscienza di base o della realtà quotidiana agli stati alterati o modificati di coscienza che si susseguono con caratteristiche in crescendo o diminuendo e che precedono quello finale, che sarebbe lo stato estatico (ortosimpatico) ed il samadhi (parasimpatico).
Tali stati finali  (SCA o stato alterato di coscienza o SMC o stato modificato di coscienza) si raggiungono:
        con uno stato di attivazione/iperattivazione del sistema neurovegetativo; tale stato raggiunto fa variare le caratteristiche neuro- e psicofisiologiche dello stato di coscienza ordinario (vedi Mappa di Fischer) e, superati lo stato di ansia o di tranquillità, poi il soggetto supera
        la “prova di realtà”, cioè il soggetta inizia
        presentare una diminuzione della percezione degli stimoli ambientali esterni che non raggiungono più i centri associativi e
        a rispondere solo alla stato modificato in cui entra, per cui è solo dipendente dalle immagini di quello stato e inizia tutta una serie di modifiche dei suoi recettori sensoriali caratteristici;
        ha superato la prova di realtà, sebbene le immagini immaginative dispercepite del momento siano sempre efferenti dai centri sensoriali centrali associativi:
        il sistema è solo in uscita o output,
        il blocco afferenziale o input non segue più le vie ordinarie,
        il sistema di vigilanza/(ARAS) ovvero il Sistema Reticolare Attivatore Ascendente che decifra i segnali esterni è disattivato, perché il soggetto è in un altro stato di coscienza, diverso dallo stato di realtà.
2.         La prova di realtà o riflesso di orientamento
Tale prova di realtà o riflesso di orientamento (OR) si pianifica nei modi più svariati, con terminologia differente, come riflesso tattile, riflesso dolorifico, riflesso termico, riflesso alla luce, riflesso al suono: cioè risposte ai vari stimoli recettoriali; e i recettori dei sensi  risultano completamente incapaci di trasmettere ai centri superiori lo stimolo ricevuto, e conseguentemente non c’è più risposta ambientale esterna, allora si dice che
– si è superata la soglia o prova di realtà, non si è più nello stato di realtà ordinaria, ma in stati modificati di coscienza che variano da discreti a completi (SdC, SMC).
Il soggetto è nella dimensione del suo mondo interiore e assiste a quanto il flusso delle sue immagini mentali (e con queste si intendono non solo quelle stimolazioni del canale visivo, ma di tutti i sensi) proietta in un ambiente che può o meno coincidere con quello esterno ordinario.  
Man mano che si progredisce negli stati modificati di coscienza, si ha  un’ accentuazione  del sistema neurovegetativo prevalente e altre modifiche,  come la diminuzione della fase tonica e fasica dell’attività elettrodermica (EDA).   
La dissociazione dell’uomo che, da attore dello stato di realtà ordinaria, diventa attore/spettatore di altri programmi di attivazione centrale, avviene per uno squilibrio del sistema neurovegetativo a favore di una sua branca prevalente e si osservano qualitativamente e quantitativamente tutte le modificazioni biologiche che detta branca attivata o iperattivata produce, oltre all‘attivazione di altri centri cerebrali e alla disattivazione dei sistemi neuronali e centri della veglia.
Il passaggio dallo stato base o di realtà comporta l’abolizione delle afferenze sensoriali, per cui il soggetto non risponde più agli stimoli dell’ambiente in cui è presente: i suoi centri sensoriali non ricevono più gli stimoli esterni e non avviano la risposta in uscita allo stimolo.
Il sistema implicato nella variazione del riflesso di orientamento è l’ARAS, ovvero il Sistema Reticolare Attivatore Ascendente.
Tale Sistema Reticolare Attivatore ha prevalentemente due funzioni:
           Funziona come sistema di risveglio per la corteccia cerebrale.
           Il suo funzionamento é essenziale per mantenere lo stato di allerta e di coscienza.
Quindi negli stati modificati di coscienza questo sistema si stara, ovvero non funziona più, perché si sono attivati altri sistemi e centri che disattivano l’ARAS, come ad esempio nel sonno-sogno, nello stato ipnagogico e altri.
Tali modificazioni neuronali e centrali attivate/disattivate con la prova o riflesso di orientamento hanno richiesto un’ulteriore revisione di alcuni stati di coscienza e precisamente di alcune trance “estatiche” registrate nel 1986 a Medjugorje durante riprese video di Canale 5 dal Dott. Marco Margnelli.
In ogni stato modificato di coscienza, se si supera la prova di realtà, il riflesso di orientamento non è più presente né controllato dal sistema neurologico (ARAS) ben preciso e definito che dà al soggetto vigilanza, coscienza e consapevolezza. Quindi se il riflesso è presente e sono presenti attività di veglia, lo stato di estasi non è più tale come stato modificato di coscienza previsto (SMC, ma SoC o stato ordinario di coscienza), nonostante le eventuali immagini immaginative accompagnatorie.
3.         Le immagini immaginative durante lo stato di trance estatica (SMC)
Ancora non si è stabilito concordemente se lo stato di attivazione emozionale e conseguente attivazione neurovegetativa preceda o segua le immagini immaginative che poi  polarizzano l’attenzione e l’aspettativa del soggetto visionario/veggente che si dissocia, cioè diventa spettatore di sé stesso ed attore, come succede nel sogno, anche se lo stimolo immaginativo si è introdotto nel flusso immaginativo di base e ne è diventato il leitmotiv del momento.
Le  registrazioni poligrafiche nel corso degli anni si sono affinate; sono attualmente computerizzate, e già dal 1987 si riprendeva, dopo attente osservazioni dei tracciati, tutta la registrazione poligrafica preparatoria all’evento, durante e anche dopo (non è accaduto nel 1985/1986 a Medjugorje):
        introducendo il Riflesso di Orientamento (testato appunto sulla traccia dell’Attività Elettrica Cutanea o EDA) come altezza dell’onda fasica provocata da qualsiasi stimolo usato e determinato come quantità e qualità del medesimo;
        e tale riflesso rappresentava pure il livello di vigilanza testato sulla traccia dell’attività elettrotermica come frequenza delle onde fasiche spontanee nel tempo;
        inoltre attualmente si può estrapolare una seconda attività chiamata tonica (trasformata di Fourier), che è l’attività di base, mentre l’altra è chiamata
        fasica, che è quella provocata dagli stimoli non filtrati e non bloccati dalla disattivazione/staratura del sistema ARAS.
Tali parametri, molto utili, hanno dimostrato che c’è una preparazione all’iperattivazione neurovegetativa  già durante la ritualizzazione, o tempo precedente di pre-apparizione, e questo potrebbe essere sufficiente a stabilire se è    
– l’aspettativa della visione a provocare questa preparazione neurovegetativa oppure          – l’avvicinarsi all’evento apparizionale che provoca quei treni d’onda di ortosimpatico tono sempre più ravvicinati nel tempo, che diventano il trigger o l’innesco della trance estatica medesima (nota 3, pagg. 61, 65, mentre con riferimento alle pagg.79, 80, le reazioni sono meno significative); anche a pag. 168 Cigada, Pagani ecc. giungono alle stesse conclusioni che i soggetti presentano un’attivazione verosimilmente simpatica durante la fase di “estasi”, mentre durante l’ipnosi i tre soggetti testati presentavano piuttosto uno stato di rilassamento con predominanza relativa della componente vagale.
La diminuzione del riflesso di orientamento, in molti casi come stimolo tattile, mostra il passaggio da uno stato di vigilanza e di coscienza/consapevolezza a uno stato sempre meno vigile e a una dissociazione o trance, cioè immersione in uno stato non fisico (SCA SMC) come visualizzazione guidata o variazione del flusso immaginativo con prevalenza di un’immagine guida che si attiva nel flusso immaginativo del soggetto e ne capta la prevalenza cognitiva.
Le varie registrazioni e diagrammi della trance rievocativa ipnotica come visualizzazione guidata mostrano come nella visualizzazione si possano avere anche variazioni che mimano lo stato estatico, come immagini e psicofisiologia (pag 185/196 nota 3).
3.1      La definizione di immagine mentale
Questa non è mai stata univoca: diversi autori hanno dato riscontri differenti, ma si è d’accordo sulla loro natura e cioè che non sono una rappresentazione del percepito sensoriale (vedi Holt, e poi Pibram, Galanter, Miller, nota 7), ma
– una rappresentazione mentale anche a carattere parapsicologico (Holt 1964) e in particolari stati di stress, Antonelli descrive 13 tipologie di immagini mentali, fra cui introduce anche l’immagine “allucinatoria”.
Secondo Holt, quando queste immagini immaginative insorgono in assenza di stimoli sensoriali (cui Antonelli fa riferimento quali “allucinazioni paranormali”), esse sono ben distinte dalle allucinazioni patologiche e  riguardano  i fantasmi, apparizioni di qualunque entità, visioni mistiche e/o religiose emozionali.
Quindi il tema delle immagini mentali a carattere spiritico/religioso non era disdegnato da quegli autori, che ben si guardarono dal dare un connotato patologico alla parapsicologia, a eventi della religione o agli stati modificati di coscienza.
Secondo Mac Kellar, la mente potrebbe elaborare gli elementi offerti dai sensi in modalità indipendenti da quanto offerto, e fonderebbe ed elaborerebbe tali elementi dando loro
        forme nuove e riorganizzandoli in modo da produrre risultati nuovi (nota 19, pag 5).
In seguito col cognitivismo e la costruzione di una mente attiva,
        la percezione e l’immaginazione sarebbero forme della medesima attività mentale o psichica fondamentale, per cui ci sarebbe un continuum (avvicinamento o non distacco) tra queste due attività mentali che sono all’estremo della medesima attività psichica. Queste ipotesi sono state in seguito confermate
        dall’effetto Perky (Segal 1972), in cui uno stimolo esterno può introdurre un’immagine nel flusso ideativo senza che il soggetto sia consapevole di questo.
Questo effetto è molto importante perché si ha una immagine mentale derivante da uno stimolo esterno/interno non meglio specificato, che si chiama anche spontaneo.
Molti altri autori si sono interessati all’argomento e le loro conclusioni confermano sempre di più che i limiti tra percezione e immaginazione possono essere sempre più sfumati, quando non è possibile (Berlyne) tracciare distinzioni precise, per cui si hanno pure comportamenti differenti.
Nel 1985 Kitamura accentua il fatto che, mentre le percezioni sono legate allo stimolo esterno, le immagini mentali possono essere modificate dalla mente (attiva) poiché possono essere modificate a piacimento dalla mente stessa (Arieti 1967).
Altri autori, come Neisser (1976), difendono la novità delle immagini mentali come costruzioni di nuovi modelli e non riesumazione di ricordi passati; quindi percezione e immaginazione possono costruire anche immagini nuove che la mente non aveva nei suoi scaffali.
3.2      Immagini mentali come costruzione di nuovi  modelli cognitivi.
Una nuova informazione.
Esiste una certa interdipendenza tra l’immagine mentale e il pensiero e Piaget riconosce all’immagine non solo una funzione cognitiva, probabilmente anticipatoria del pensiero, ma parla di una polivalenza della medesima, in cui le dinamiche emotive si esprimono appunto in un codice immaginativo, che quindi ha un suo ruolo ben preciso nel processo cognitivo e organizzato o nelle abilità cognitive superiori (Lorenz, nota 19. pag.30).
Tuttavia il pensiero logico matematico è diventato uno strumento primo del sapere, a scapito di altri codici mentali, come le immagini mentali, cui è stata attribuita solo una complementarietà accessoria. Ciononostante, questa attività mentale è stata reintrodotta nella psicologia e psichiatria attraverso le varie tecniche psicoterapeutiche che si basano appunto sulla produzione di immagini mentali.
Inoltre l’immagine mentale avrebbe la proprietà di simulare più velocemente, di dare informazioni nuove (Ahsen, 1982) e di interpretare in modo più strutturale il materiale cognitivo della realtà percettiva e quindi precedere la rappresentazione della realtà esterna e le varie soluzioni operative che poi il processo cognitivo attua.
Si è preferito adottare una soluzione semplificata delle immagini mentali proposta da Richardson ad altre più elaborate, ma più dettagliate e quindi più dispersive per la questione apparizionale, in quanto Shepard conferma che “una delle sorgenti esterne al cambiamento del pensiero sono appunto le immagini mentali e i processi mentali che comportano”.
Si ricordi che Holt, tra le immagini mentali inserisce quelle “parapsicologiche, di Entità religiose e altro”.
Il quesito scaturiva dalla differenziazione effettuata da Richardson, che aveva dato una classificazione abbastanza esaustiva delle immagini mentali stesse, e cioè (1983):
Immagini persistenti, che permangono dopo, cioè quando la stimolazione esterna si esaurisce, come il guardare il sole e poi guardare una parete su cui apparirà il sole in altri colori o nei medesimi.
Immagini eidetiche, un tempo identificate nell’abilità del soggetto di vedere un’immagine mentale che è l’esatta copia di una esperienza sensoriale originale e quindi un ricordo vivido. Attualmente si preferisce impiegare tale termine per descrivere l’immagine di un’immagine creata volontariamente dal soggetto. Sono più frequenti nei bambini che negli adulti.
– Immagini del pensiero. L’immagine del pensiero è quella che si accompagna alla vita, in quanto si rievoca nella esperienza di tutti i giorni come elemento di ricordi passati, nei processi mentali e verbali della quotidianità, e accompagna anche le azioni anticipatrici del futuro. Si tratta cioè di quel tipo di immagine mentale che l’uomo ha vissuto esperienzialmente durante l’apprendimento, trasformandola poi in pensiero e dandogli un nome o categoria di immagini, e che quindi rievoca anche in modo inconscio quando dice nomi di categorie di immagini definite appunto con un nome specifico.
– Immagini dell’immaginazione. Compaiono queste immagini quando si ha una diminuzione dell’attenzione rispetto all’ambiente esterno e allora le immagini del pensiero cedono il posto al flusso di immagini dell’immaginazione, in cui il soggetto è sempre più assorbito dal contenuto dei nuovi fenomeni che diventano quasi percettivi: quindi stati di coscienza discreti (SdC), intermedi tra lo stato di realtà e l’altro, cioè quello modificato di coscienza  (SMC). Il soggetto diventa sempre meno recettivo verso il mondo esterno, che non lo sollecita più e inoltre i centri che attivano lo stato di realtà tendono a disattivarsi e si attivano altri centri cerebrali, mentre se ne disattivano altri che producono ad esempio lo stato di realtà ordinaria.
Il contenuto delle immagini immaginative può assumere emozioni molto forti, assume carattere di novità e originalità fino a che l’immagine può apparire addirittura come fisicamente presente anche su tutti i canali sensoriali.
Se poi il soggetto si immedesima sempre più in questo tipo di immagine
        si abbassa la consapevolezza esterna (diminuzione dell’ OR, ovvero riflesso di orientamento), e il soggetto vive l’esperienza dell’immaginazione come nella realtà esterna sensoriale per cui
        il riflesso di orientamento si abbassa fino a scomparire ed
        emergono altre facoltà  psicofisiche particolari come
        l’anestesia al momento e postuma,
        la mancata risposta dell’attività elettrica cutanea (EDA) a stimoli tattili, dolorifici e altro e anche fenomenologie inusuali come
        la foto-stimolazione retinica che diminuisce la sua risposta e
        una diminuzione generale e non patologica di tutte le risposte sensoriali, senza alterarne i recettori medesimi, che continuano a trasmettere senza arrivare ai centri discriminanti e associativi.
Questa classificazione ha il merito di differenziare i tipi di immagine cui vanno soggetti la mente/il cervello umani con i riscontri psicofisiologici che le accompagnano e misurabili qualitativo/quantitativamente sui tracciati poligrafici e strumentali vari.
Si può quindi concludere che le varie trance, tra cui la trance estatica, rientrano in quest’ultima categoria di immagini, i cui contenuti del resto sono spesso assimilabili alle stimolazioni percettive, pur non essendo tali, poiché rientrano nello stesso continuum percezione/immaginazione.
3.3      Le immagini guida della nostra mente e delle nostre esperienze
Con alcune tecniche immaginative guidate o insegnate si può accedere a immagini immaginative consapevolizzate, che emergono dal racconto del soggetto, che si apre al flusso delle immagini che scorre nella mente/cervello e si sintonizza su di esso introducendo elementi nuovi, ovvero nuove immagini.
Tale fenomeno, da alcuni autori (Pope e Singer, 1978) è ritenuto un fenomeno neuronale, che appunto può essere attivato da tecniche di immaginazione guidata o meno e, in quest’ultimo caso, si hanno immagini inconsapevoli, chiamate anche spontanee, anche se provengono dai ricordi del subconscio, o appunto nuove acquisizioni del processo cognitivo.
Alcuni soggetti hanno anche caratteristiche psicofisiologiche da verbalizzatori piuttosto che da visualizzatori. I primi sono coloro che sono abituati a definire le loro emozioni con simboli o parole specifiche, e sono quindi meno preparati alle emozioni vissute come tali, mentre i visualizzatori sono coloro che elaborano gli stimoli emozionali che ricevono in modo più diretto ed efficiente.
3.4      Visualizzatori e verbalizzatori  
I visualizzatori potrebbero essere i soggetti denominati
        “sensitivi”, cioè soggetti che hanno maggiore sensibilità verso stimoli anche sotto la soglia considerata minima della stimolazione medesima e quindi in grado di elaborare informazioni che gli altri non ricevono; questi soggetti sono anche definiti a “bassa soglia” per il medesimo motivo, perciò non necessariamente il sensitivo è già tale, ma lo può diventare in particolari momenti.
A tali abbassamenti delle soglia emozionale possono corrispondere manifestazioni esterne che tendono a deconcentrare il soggetto dal mondo esterno, come ad esempio tuoni, lampi ed altri stimoli, che predispongono il soggetto a ricezione emozionale non controllata dalla coscienza: la coscienza che guiderà il soggetto sarà quella dell’esperienza che sopravviene e che G. Lapassade chiama l’Io della trance (anche se quest’ultima è da lui chiamata “transe”).
Le immagini nuove che polarizzano e fanno cambiare lo stato di coscienza del soggetto sono, come è stato detto, mediate da qualche evento emozionale che precede la variazione psicofisiologica e immaginativa.
Da diverso tempo sono state avviate terapie cognitivo-comportamentali con le immagini mentali tali da riprodurre situazioni del passato e descrivere così le emozioni provate a suo tempo con la loro psicofisiologia dell’epoca. Con tale addestramento si induce o auto-induce il soggetto ad immettersi in quelle situazioni e ad adottare strategie per superarle con nuove soluzioni mediate dalle immagini mentali stesse, stimolate o modificate.
È ben vero che tutte queste tecniche riguardano situazioni stressanti, ma possono essere anche applicate per “produrre nuove immagini, che ovviamente non sono più spontanee”, cioè senza evidente stimolo “esterno”, ma provocate.
Ad esempio, tra le numerose psicoterapie, si vogliono ricordare gli esercizi superiori del training autogeno (Schultz,1935 e modifiche successive) in cui i processi “meditativi” si basano sulle capacità del soggetto di visualizzare colori, immagini, oggetti concreti e astratti, scene, persone, entità. Ed ecco che
        la visualizzazione assume un ruolo centrale e si può psicofisiologicamente scivolare attraverso il diaframma della prova di realtà in stati modificati o alterati di coscienza, dove persone e/o entità immaginate assumono il ruolo principale della visualizzazione stessa.
Tutto questo fa parte della mente attiva, che, quando si trova aldilà della prova di realtà, è come se stesse vivendo realmente ciò che succede esperienzialmente.
A questo punto è lecito introdurre fra le immagini immaginative anche:
        quelle che non riconoscono uno stimolo tra quelli descritti, ma provengono da altre fonti  chiamiate “spirituali” e che nel mondo delle religioni si identificano nelle varie Entità ivi presenti (già citato Holt), non come immagini “riesumate”, ma con nuove cognizioni e consapevolezza.
È logico a questo punto supporre che tali Entità abbiano un altro tipo di approccio con la mente dell’uomo, che le trasferisce negli stessi centri associativi sensoriali per comprenderle, e quindi lo stato di coscienza dell’uomo non è quello della realtà ordinaria, ma quello di uno stato modificato di coscienza di cui si possono testare pure i parametri psicofisiologici e statisticamente costruire tabelle differenziali non definitive.
Si tenga poi presente che, ad esempio la Madonna, nel mondo Cattolico, è stata un Essere umano reale e storico, e, secondo la stessa Chiesa, ancora attualmente reale, sebbene con un corpo “modificato” che stimola sempre la mente umana che la percepisce come se fosse sui canali recettivi sensoriali o più propriamente (come dimostrato) nei centri associativi dei medesimi, che la ripropongono.
Quindi, se questa Entità si manifesta nel flusso immaginativo di qualcuno e/o non in quello di altri soggetti presenti, è perché, nello stato in cui è adesso, il soggetto che dispercepisce non cade sotto l’informazione sensoriale normalmente intesa, ma sono stimolati nello stesso i centri sensoriali che l’accolgono come se fosse reale e:
        È esperienzialmente reale (il cervello/mente non ha altri centri per decodificare ed inquadrare gli stimoli dalla realtà esterna o interna o da stati modificati di coscienza che possono manovrare come un interruttore gli stessi centri primari).  
        Se è esperienzialmente reale, la Chiesa Cattolica, citata per le Apparizioni Mariane o di altre Entità Religiose già umane o non umane,  ha altri parametri per giudicare come oggettivo un fatto soggettivo oggettivizzato (come se il soggetto vedesse l’Entità).
La mappa degli stati di coscienza di Roland Fischer spiega il ruolo del sistema neurovegetativo a seconda della stimolazione dei suoi due componenti: l’ortosimpatico o sistema di allerta, eccitazione, ed il parasimpatico, o sistema di stato o di diminuzione degli stimoli.


Mappa degli Stati di Coscienza di Roland Fischer

 
 
 
Mappa della varietà degli stati di coscienza dalla percezione all’allucinazione, meglio immagine mentale, in un continuum di attivazione ergotrofica (ortosimpatica) a sinistra e percezione, meditazione o ipoattivazione per attivazione parasimpatica in aumento a destra.
La prova di realtà tra lo stato di coscienza della realtà inizia dopo l’ansietà a sinistra e dopo la tranquillità a destra, dove hanno inizio gli stati di coscienza alterati o modificati.
Il termine allucinazione non si deve intendere solo in senso patologico di disturbo mentale, ma nel senso che detta immagine immaginativa, qualunque ne sia la causa scatenante, si forma nel cervello/mente ed è proiettata all’esterno e vissuta come reale, anche se il soggetto non è più nello stato di realtà ordinaria.
3.5 I due stati estatici di Marjia Paulovic il 16/03/1986 e 18/03/1986.
3.5.1  1 evento – 16/03/1986
 
 
 
Ora è spento il poligrafo, che riprende quando è il soggetto è in ginocchio e inizia stato estatico di Marija (vedi anche note scritte dal medesimo operatore).
 
 
 
Continua la registrazione durante lo stato di “estasi” del soggetto che ha il comportamento oramai abituale dell’ “estasi” stessa.
 
 
 
La registrazione consta di 18’ di tracciato, con la prevalenza della registrazione del sensore vascolare periferico, cui si aggiunge durante l’evento (per motivi tecnici non definiti) la registrazione dell’attività elettrodermica con qualche discontinuità; non sono stati registrati il respiro costale e diaframmatico. È doveroso aggiungere che l’operatore, di sua iniziativa, ha sospeso la registrazione prima dell’evento per ben due volte, eliminando così il dato importante della continuità del tracciato. 
 
        Una prima registrazione di base è avvenuta non vicino all’orario dell’evento. La sua durata è di 2’ e non è registrata l’attività elettrodermica. Mostra un tono vascolare attivo e una frequenza cardiaca tra 90’/84’; nell’ultimo minuto anche il pletismo si mostra meno tonico.
Nella registrazione pre-evento che avviene alle 17:00
        9 minuti prima, Marjia mostra una vivace attività elettrodermica caratterizzata da onde ravvicinate e alte a più cuspidi di h tra i 10/40 mm, raggiungenti anche 50 mm, con treni d’onda decrescenti e crescenti che durano in media 25”, che
        dopo qualche minuto si diradano, restando molto alte e irregolari; dopo 10’ rallentano e se ne evidenziano circa 10 nel tracciato. C’è da aggiungere che l’operatore sospende la registrazione e la riprende solo all’inizio, segnato come “estasi”, dopo aver spento l’apparecchio due volte, come da sue note.
L’evento (estasi) dura circa 3’ e si nota subito sull’EDA un’ incremento di onde anche dicrote alte anche 55 mm e con frequenza 16 al minuto primo di varia ampiezza e altezza,
        nella preghiera l’EDA diminuisce a onde alte dai 10 mm ai 25 mm,
        mentre alla fine dell’evento si hanno due onde oltre 50 mm e larghe 7” e poi, nel dopo, la frequenza dell’EDA diminuisce.
La tabella del CAM (cardio activity monitoring) è già stata segnalata (pag.163 nota 2, Verrà a visitarci dall’alto). Comunque si può constatare che le variazioni del pletismo presentano qualche treno d’onda man mano che si avvicina l’ora dell’evento, non in modo vistoso come in altre registrazioni: anzi l’innesco avviene con pletismo non modificato, cioè con onde ampie registrate, e anche durante tutto l’evento (sebbene ci sia un iniziale innalzamento della frequenza cardiaca a 122’ da 96’, dopo 30” la frequenza cardiaca è 108’, ma il pletismo si è mantenuto non in ortosimpatico tono, ma in parasimpatico tono, con rilassamento e con onde variabili, ma sempre in rilassamento. Nel dopo estasi immediato la f.c. [frequenza cardiaca] si riporta sui 120’ per riportarsi dopo 30” sui 96’. 
Commento: nella registrazione di questo evento (estasi) del 1986
        non ci sono  le caratteristiche dell’iperstimolazione ortosimpatica
        e, in particolare, c’è solo un innalzamento della frequenza cardiaca (22%) che non si accompagna a una riduzione del pletismo o tono vascolare, che è più precoce e che precede l’innalzamento della frequenza cardiaca.
        È ben vero che non è stato definito il riflesso di orientamento (OR) per stabilire se il soggetto ha/o sta cambiando stato di coscienza, e cioè diventa attore/spettatore dissociandosi,
        ma non si hanno neppure la concomitante riduzione dell’attività elettrodermica tonica (riflesso di vigilanza) e fasica (riflesso di orientamento), come dovrebbe esserci nell’hyperarousal ortosimpatico, che non è però (da segnalare) compresa nella tabella di Fischer. Quindi il soggetto potrebbe trovarsi ancora nello stato di “arousal” prima di avere il blocco ascendente degli stimoli esterni/o nella variazione dello stato di quotidianità ed avere un’immagine immaginativa che mimerebbe non con l’intensità delle caratteristiche immaginative dello stato estatico, che ha pure variazioni psicofisiologiche più evidenti.
 
 3.5.2 Secondo evento del 18/03/1986
18/03/1986. Inizio stato “estatico”, quando Marija si mette in ginocchio. 
 
 
Fine secondo episodio stato estatico di Marjia.
 
Questa registrazione ha una durata di circa 4’. Ha un pre-evento di 35” e un evento che dura 2’. La registrazione è incompleta: mancano il respiro costale e diaframmatico: inoltre è discontinua la traccia sia dell’attività elettrodermica che dell’attività cardiaca periferica.
Si nota però che il tono vascolare è ampio, di tipo rilassato: cioè in parasimpatico tono, quando di mette in ginocchio, presenta una breve costrizione del tono vascolare di 3” che si ripete dopo il solito tono rilassato per 5” con diminuzione del 50% del tono medesimo; ma è prevalente un’ampia onda fasica del tono vascolare e una frequenza cardiaca che si innalza 10” prima e 10” dopo. Permangono le alte onde fasiche dell’EDA, che diminuiscono dopo 60”.
La registrazione non è delle migliori e va presa come tale; tuttavia essa fa pensare come nel primo caso che non c’è stata variazione di stato di coscienza, se non un’oscillazione di arousal e non di verosimile iperstimolazione ortosimpatica. Il commento ripete già il dubbio espresso nel primo caso: ovvero che non si tratta di una variazione di stato di coscienza come ingresso in uno stato estatico come iperstimolazione simpatica.
4.         Conclusioni dell’indagine suppletiva del 2012
Il riscontro di due registrazioni, discontinue e senza alcuni parametri, come le respirazioni e la stessa attività elettrodermica discontinua, e la sospensione della registrazione in più punti precedenti l’evento, per motivi che l’operatore M.M. ha ritenuto opportuni, danno un quadro non completo della registrazione del preevento e dell’evento registrato durante una ripresa televisiva  del 1986.
Non dimostra che il soggetto testato si trovasse verosimilmente in uno stato modificato di coscienza come prevedeva la tabella di Fischer per l’estasi e quanto si era soliti registrare durante quegli eventi sia “spontanei” sia di visualizzazione personale o guidata.
Questi sono i riscontri psicofisiologici, che accompagnano e che non studiano l’immagine immaginativa presente in quei momenti a quella persona; si può notare che gli stessi commenti si possono applicare anche alla registrazione del 12/12/1998, quando Marjia mostra un’attivazione emozionale (pletismo) più intensa nel relazionare sulla sua visione che non durante la sua visione.
Le interpretazioni circa la mancanza o presenza di parametri non appartenenti allo stato modificato comportano la difficoltà dello studio di queste fenomenologie e la possibilità che non tutti gli stati modificati di coscienza abbiano le stesse caratteristiche (come dimostrato, non solo in questo studio, ma nell’ampia casistica studiata e riferita in più articoli).
Si potrebbe verosimilmente acclarare una gamma già ipotizzata di tipologie in cui lo stesso evento può appartenere a differenti stati di coscienza, tra cui anche lo stato ordinario di coscienza in via di disattivazione del medesimo (stato discreto) e di attivazione di altri stati intermedi (discreto) rispetto a quelli finali previsti, sebbene sia stata dimostrata, più o meno profondamente,  una correlazione significativa con quanto descritto nella letteratura mistica e ultimamente con l’impostata cartografia neurofisiologica di R. Fischer per il raggiungimento e l’evolversi dello stato Estatico Cattolico. 
A Medjugorje, come in altri centri apparizionali, è già stato documentato e affermato (nota 2) che i cosiddetti “veggenti ufficiali” non hanno, tutte le volte che affermano di “vedere” la Madonna, le medesime risposte psicofisiologiche che si dovrebbero riscontrare seguendo la mappa di Fischer con attivazione iperadrenergica, già presente con le stesse caratteristiche nelle descrizioni cliniche di tali manifestazioni nei secoli scorsi.      
Quindi le ipotesi già avanzate nei vari riscontri strumentali (circa una ventina di registrazione su oltre 10.000 eventi dichiarati per Medjugorje, oltre ad una cinquantina di altri soggetti con circa  un centinaio di registrazioni poligrafiche, soggetti che si erano autoproclamati veggenti/visionari. Quindi si può concludere che (vedi nota 3, pag.163 del 1988):   
        Il soggetto si può trovare in uno stato di coscienza ordinario e quindi non presenta le variazioni previste da Fischer per lo stato estatico, ma può essere ai limiti dello stato ordinario di coscienza (SdC) ed avere lo stesso l’immagine immaginativa guida.
        Il soggetto modifica, nella preparazione dell’evento, il suo stato di coscienza ordinario e arriva a qualche stato intermedio di attivazione simpatica senza oltrepassare però la prova di realtà e avere l’immagine immaginativa.  
        Il soggetto riconosce come esperienziale e quindi “reale” uno stimolo della cui esperienza il soggetto è fortemente motivato e può andare oltre la prova di realtà:
quindi modifica la neurofisiologia vegetativa oltre all’immagine immaginativa.
        Il soggetto può raggiungere uno stato di estasi Cattolica seguendo il modello psicofisiologico di tipo orientale, prevalente o concomitante (vedi registrazione del 1986) o susseguente.
        Il soggetto entra in uno stato di estasi Cattolica psicofisiologica e ha modificazioni   che agiscono a livello cognitivo-comportamentale, e quindi modifica i riscontri psicofisiologici previsti a varia intensità dei medesimi.
        Il soggetto non sempre segue lo schema di Fischer e/o i riscontri preparatori alla variazione psicofisiologica del suo stato di coscienza e riscontrati strumentalmente.    
                                                        
                                                                            
5.         Bibliografia consultata
1)    G. Gagliardi, Le immagini mentali che accompagnano le trance estatiche. Rievocazione con registrazione poligrafica delle esperienze estatiche alle Ghiaie di Bonate di Adelaide Roncalli a. 50 il 04/05/1988, dicembre 2010.
2)    G. Giacometti, P. Sessa, Verrà a visitarci dall’alto,1988, stampato in proprio, pagg. 160-163. Le tabelle della frequenza cardiaca sono a pag. 163
3)    A. Resch, G. Gagliardi, I veggenti di Medjugorje, Ricerca Psicofisiologica 1998, Resch Verlag, Innsbruck, 2000
4)    G. Sacco, I giochi della mente, Edizioni Melusina, 1994
5)    A. Richardson, Mental Imagery, N Y Springher,1969
6)    R.Fischer: A cartography of ecstatic and meditative states. Science, 174, N. 4012, 1971
7)     A.M. Ludwig: Altered States of Consciousness. Arch. Gen. Psychiatr, 15, 225-234, 1966
8)    C.Tart: Stati di coscienza. Astrolabio, 1977
9)    AA.VV.: La fenomenologia della coscienza normale e alterata. Theta Pubblicazioni 2000 del Centro Studi sulla Psicofisiologia degli Stati di Coscienza di Milano
10) A. Antonietti, Le immagini, Formato file: PDF/Adobe Acrobat; www.erickson.it/erickson/repository/pdf/doc_cre_7.1.1.pdf
11) See R. Fischer, Ann. NY Acad. NY Acad. Sci. Vol. Vol. 96 (1962): 44ff.
12) B. Anand at et al, Electroencephalogr. Clin.Clin. Neurophysiol.Vol. 13 (l96l): 452
13) Fischer, “Cartography“, p. 298. 298.
14) Riflesso di orientamento o presenza – Wikibooks; 23 giu 2010… Il riflesso di orientamento (prima soglia) è stato descritto inizialmente da Pavlov in quanto espressione dello stimolo incondizionato… it.wikibooks.org/…/La_prima_soglia:_riflesso_di_orientamento_o_presenza_ nel_mondo -Copia cache
15)  M. Costa,  Utilizzo del riflesso di Startle per lo studio delle attività. Formato file: PDF/Adobe Acrobat – Visualizzazione rapida di riflesso di orientamento e di difesa i quali dipendevano dalle caratteristiche dello stimolo scatenante e potevano essere distinti in base… www.marcocosta.it/gipriflessodistartle.pdf
16)  Le basi neuropsicologiche del movimento; Formato file: PDF/Adobe Acrobat – Visualizzazione rapida; stimolo che provochi il Riflesso di Orientamento (Sokolov, 1973). Quando appare qualcosa, nel nostro caso, una macchina, la nostra attenzione si orienta… www.aikikai.it/quaderni/02/006_Corso1.PDF – Simili
17)  Wundt e la psicologia scientifica: Lo strutturalismo; Formato file: Microsoft Powerpoint – Visualizzazione rapida. Dopo questa serie di studi Pavlov ha parlato del “riflesso di curiosità” che poi verrà chiamato “riflesso di orientamento”, che serve ad indicare la…galileo.cincom.unical.it/corsi/ps_gen07/body…/2_Cenni_storici.ppt – Simili
18)  Il riflesso di orientaménto – Sapere.it
19)  In psicologia, riflesso di orientamento, termine introdotto dallo psicofisiologo russo I. P. Pavlov per indicare una complessa serie di reazioni…www.sapere.it/enciclopedia/orientaménto.html – Copia cache
20) G. Lapassade, L’io nella transe, Edizioni Feltrinelli, 1984
21)  Milton Erickson, Opere complete, vol. I, La natura dell’ipnosi e la suggestione. Edizioni Astrolabio
22)  Milton Erickson, Opere complete, vol. II, Alterazione ipnotica dei processi sensoriali percettivi e fisiologici. Edizioni Astrolabio
23)  Milton Erickson, Opere complete, vol. III, L’indagine ipnotica dei processi psicodinamici.  Edizioni  Astrolabio
24)  Milton Erickson, Opere complete, vol. IV, L’ipnoterapia innovatrice (Astrolabio Roma 1982 1983 1984)
25)  Milton Erickson, Il manuale completo. Edizioni Astrolabio 1985
26)  A scuola d’ipnosi, a cura di.ZEIG (Boringhieri Torino 1983)
27) F. D’Alpa, La scienza e Medjugorje. III IL dossier Gagliardi, Edizioni Laiko 2011