Archivi autore: Giorgio Gagliardi

L’insorgenza di disturbi psichici in persone coinvolte in pratiche pseudo religiose, occulte, esoteriche, cosiddette magiche, satanisteggianti e sataniche (violenza spirituale o ghosting).

 

Premessa

Nel curioso e stimolante libro di Valzelli L’uomo e il rettile (C.G. Edizioni Medico Scientifiche S.r.l., Torino, 1976) l’attuale società è presentata sempre più tesa verso un tecnicismo presuntuosamente “razionalizzato”, verso una disumanizzazione dell’uomo sempre più immerso in una tecnocrazia che lo trasforma in essere solo produttivo, standardizzato, privo di propri poteri, poiché «il concetto del dominio assoluto su tutto e su tutti è alla portata di pochi». Se l’evoluzione (p. 7 nota 31) dell’uomo sta nella conoscenza e nel controllo del comportamento di se stesso e nel controllo delle proprie attività, al contrario oggi si assiste al controllo ed allo sfruttamento dell’ambiente naturale e delle masse umane, non come individui, ma come massa indistinta.

La mente quindi, più che a definire l’uomo nuovo, sta impantanandosi nel patologico supermercato dell’incontrollata fioritura di sette di ogni tipo: esoteriche, occultistiche, distruttive, sataniste e sataniche. Ci si immerge nelle proprie immagini mentali, o vere e proprie allucinazioni, dove la riproposta magia antica, la stregoneria di immigrazione o transculturale produce una regressione sempre più allettante verso i fantasmi mentali che si sostituiscono alla realtà spesso spiacevole e dura, e comandano la camera dei bottoni del cervello rettiliano riemerso e dominante il neocervello.

La propria difesa interiore sembra avviarsi verso sentieri ambigui di un comportamento chiaramente “psicopatologico” di disadattamento, di asocialità, messo in atto quale ribellione ad una società solo penalizzante ed emarginante. Si tratta di comportamenti di derealizzazione e di depersonalizzazione, cioè disturbi francamente patologici in cui l’uomo vive la doppia esperienza contemporanea di essere presente, ma di non appartenere a quel tipo di società e di umanità che si è destinati ad accettare per imposizione altrui: parliamo cioè di un sentirsi fuori dalla realtà pur essendovi presente e questo comportamento è schizofrenico, ma accettato dalla massa.

Il cervello trino

Paul Mac Lean, un neurofisiologo che ha studiato e proposto la teoria dell’evoluzione del cervello umano attraverso le tappe del cervello dal più primitivo a quello più sofisticato, descrive per primo un cervello non suddiviso nei due emisferi di oggi;

– primo cervello, cioè quello del rettile, privo ancora di emozioni, poiché privo di centri emozionali e non suddiviso nei due emisferi;

– il cervello del mammifero non evoluto (con scarsi centri emozionali, complesso k);

– il cervello dell’uomo, ultima tappa attuale dell’evoluzione, in cui è presente la neocorteccia, ovvero lo sviluppo di aree associative emozionali che si integrano con aree associative razionali.

Paul Mac Lean ricorda tuttavia che i vari cervelli si sono sovrapposti gli uni altri ed i più evoluti hanno controllato i meno evoluti. I più primitivi sono ancora funzionanti in modo controllato, ma talvolta (per disfunzione dei centri superiori) possono riprendere il comando della camera dei bottoni dell’uomo, facendolo regredire a reazioni ancestrali distruttive per l’uomo e per la società. Il rettile può ancora minacciosamente dominare “la mostruosa giungla dell’inconscio”: la neurofisiologia e la neuropsicologia attuale parlano di vari livelli di coscienza e di coscienza primaria (Liotti), dove la coscienza primaria è una coscienza che si comporta automaticamente, con un proprio ritmo, senza alcun controllo della coscienza superiore o razionale.

L’arcaico o primitivo cervello rettiliano si trova sistemato nei nuclei della base, nel cervelletto, dove si svolgono le azioni lontane dal controllo della mente, compresi il meccanismo di avvio del sonno e dei sogni, e può trasformare ancora l’uomo in un mostruoso e pericoloso dinosauro o rettile gigante, distruttivo, assassino, violento, senza alcuna emozione, senza organizzazione di gruppo se non quella del branco casuale che esprime comunitariamente la freddezza della distruttività altrui.

Secondo Valzelli (nota 2), oggi il cervello rettiliano dell’uomo ha un peso di 40 g, ovvero 0,6 g per kg/peso corporeo umano medio: detta quantità di cervello rettiliano è venti volte superiore a quella di cui disponevano duecento milioni di anni fa gli antichi dinosauri: quindi il rettile/sauro è acquattato nei profondi meccanismi primordiali dell’uomo.

Ogni chilo (p. 68 nota 2 ) di uomo è comandato da 333 milioni di cellule nervose o neuroni, mentre i dinosauri avevano a disposizione 500.000 neuroni per chilo di peso; i 45 g del cervello rettiliano nell’uomo hanno a disposizione 700 milioni di neuroni di aggressività irritativa improvvisa e possono trascinare nel loro comportamento i 13 miliardi di neuroni neocorticali propri dell’uomo e coinvolgere i restanti 24 miliardi e 300 milioni dell’intero cervello umano.

Controllo del rettile nel cervello trino?

L’uomo dal trono dei suoi neuroni neocorticali dove ci sono le funzioni più sofisticate e che ha in sé tutti i requisiti per essere buono con i suoi simili e migliorarne la specie, continua ad essere “il più spaventoso e gratuito uccisore/tormentatore in circolazione sul globo”; agisce cioè come i suoi predecessori rettili/fossili, che erano fuori dalla legge della necessità, perché azzannavano ed uccidevano ciecamente qualsiasi essere che attirava la loro attenzione. La complessità raggiunta dal cervello neocorticale, per impostare nuovi comportamenti dell’uomo, può improvvisamente liberare una notevole quantità di energia che viene messa a disposizione dei sistemi rettiliani più primitivi e sfociare in una serie di azioni inumane ed antiumane che sembrano caratterizzare il cammino dell’uomo per distruggere l’uomo stesso” (nota 2 pag. 82). “I valori morali sono stati aboliti e sostituiti dalle conquiste tecnologiche più sofisticate (vedasi Internet), ma l’uomo perde giorno per giorno la propria individualità: il processo di spersonalizzazione apre il baratro dell’oscurantismo medioevale, della superstizione, del ritorno del magico, dello spiritico e non del mondo spirituale.

Il supermercato delle pseudoreligioni e pseudoverità religioso/politichesi (polighosting)

L’uomo si sente sempre più nel branco dove non ci sono responsabilità, né principi morali, né saggezza, né soprattutto il mondo spirituale che è continuamente spazzato via da pseudoreligioni emozionali ad effetto immediato, da deliranti affermazioni di personalità psicopatiche che affermano di essere loro Dio, e molti accorrono, credono e seguono queste religioni trasversali che talvolta spingono alla distruzione di loro stessi.

Ma se gli studiosi sulle sette e sui movimenti disquisiscono sulla differenza tra sette, sette distruttive o semplicemente sette che propongono a suon di milioni il controllo della propria mente e poi di quella degli altri, c’è da chiedersi, come scrive D’Arcadia, se ciascuno di coloro che vuole contattare una realtà come le sette non cerchi la propria verità, quella più consona alle proprie immagini mentali e soprattutto alle proprie segrete ambizioni o psicopatologie emergenti.

Per questo ogni setta, distruttiva o semplicemente setta, propone una sua verità che è differente da quella delle altre sette. Si è semplificato in gruppi che possano essere anche applicati al satanismo attuale:

– gruppi che cercano una purificazione e che vogliono avvicinare l’uomo al divino ” loro”;

– gruppi trasgressivi che fondano la loro moralità su canoni personali e condivisi solo da loro;

– gruppi di potere che si vogliono imporre come nuovo ordine mondiale e nuovo potere;

– gruppi che cercano l’illuminazione (snapping) predicata dal loro guru o santone, cioè le immagini mentali più o meno psicopatologiche del capo che predica a suo modo la sua verità.

La violenza psicopatologica e spirituale (ghosting) dei gruppi settari ed anche di cosiddetti (tutt’altro che…) esperti antisette.

Un esempio ormai nella polvere del tempo è quello che esordì nel marzo1997: fratello John, ovvero Marshall Applewhite, autoconvinto di essere l’incarnazione di un alieno, tale Tal, all’arrivo della cometa Hale-Bopp lancia il messaggio funesto ai suoi seguaci della setta non satanica “Fonte Suprema”: il culto della morte nascosto nelle pieghe cerebrali di uno psicopatico paranoico ossessivo, ovvero il rettile nascosto nelle immagini mentali del grave disturbo mentale, costa la vita a trentanove persone tramite suicidio/omicidio.

Un fatto grave è quello che riguarda la situazioni dei bambini nelle sette, scrive il CESAP nel 2011 (tutti i diritti riservati all’autore): «Non esistono statistiche attendibili sui bambini fantasma, vittime delle ossessioni e delle paure dei loro genitori. In Francia, dov´è stata istituita una missione ministeriale per combattere il fenomeno, ci sarebbero 60 mila minori coinvolti» (fonte: http://www.cesap.net/sette-e-nuovi-culti/rasegna-stampa/66-altre-sette/2740-i-figli-delle-sette). «Vittime dimenticate, ignorate, perfino negate» scrive Ginori   Anais nell’articolo I figli delle sette, ostaggi di un falso dio tratto da Repubblica del 02/02/2011, che riflette il pensiero dell’Unadfi, Union nationale des associations de défense des familles et de l’individu victimes de sectes. « Telefono Azzurro ha segnalato alle autorità centinaia di casi. “Sono bambini che rimangono imprigionati e assoggettati al progetto dei genitori e a quello della setta – racconta il presidente Ernesto Caffo – incapaci di liberarsi e uscirne da soli”. Figli di un Dio impostore. Come la scrittrice Amoreena Winkler, nata trentadue anni fa nella setta apocalittica chiamata proprio Bambini di Dio, operativa anche in Italia sotto l’altro nome, The Family. Il suo “papà”, considerato tale perché guidava la setta, le ha fatto scoprire il sesso quando aveva quattro anni. “Sono nata in un mondo parallelo, dove la nostra realtà non doveva trapelare all’esterno” ricorda Winkler nel suo libro appena pubblicato» (fonte: http://www.nicodemo.net/NN/giornali_pop.asp?ID=1052).

Molto più impegnativo è stato il processo di Modena (2000) contro pedocriminali della Bassa Modenese, dove i figli sarebbero stati violentati dai genitori, vicini, amici di casa, e prostituiti ad altri, oltre alle solite riprese video delle scene di violenza su minore. Non sono stati creduti i bambini su alcuni particolari riconoscimenti come i luoghi dove i bambini assicurarono che alcuni bimbi furono macellati ed appesi ai ganci per animali, sebbene quella fabbrica fosse in disuso e chiusa da anni.

Le condanne furono modeste, dopo il balletto delle sostituzioni dei cosiddetti esperti (o meno) contestati poi in seguito (alcuni non in possesso dei requisiti necessari per essere tecnico di tribunale), oltre al suicidio di una madre e alla morte di un prete incriminato e condannato a quattro anni di carcere. Del caso si occupò il senatore A. Cortelloni nel suo libro Pedofilia e satanismo: quel pasticciaccio della Bassa Modenese, Ed. Artestampa, Modena, novembre 2000. Dopo 16 anni i principali accusati, di cui alcuni morti o fuggiti in Francia, sono stati assolti. Per i tecnici del tribunale e privati con i loro riscontri accusatori, nessun rilievo, segnalazione o altro provvedimento.

Nell’Oltrepò Pavese (1998) parte l’indagine “Villa dei crisantemi”: setta satanica indistinta (con a capo un pittore) che potrebbe essere una successione o una propaggine di un’altra setta satanista (1996) operante nei dintorni di chiese sconsacrate di Piacenza e con due “suicidi” poi archiviati (2001) poiché le indagini non hanno riscontrato alcunché, cioè i suicidi o suicidati non fecero scalpore oltre la routine giudiziaria.

La vicenda “Bologna satanica” esplosa sui media a carico di Marco Dimitri si chiude nel 2004 con un nulla di fatto; anzi al signor Dimitri, cui è contestata la possibile e non provata immissione di un bimbo di tre anni in una bara (con tanto di nome a dispetto della normativa sulla privacy), si conclude con una restituzione, da parte del governo italiano, al medesimo di centomila euro – sì, centomila euro: allora lo pseudosatanismo o satanismo rende bene.

Tutte le segnalazioni che compaiono sui quotidiani e sono discussi e sviscerati da opinionisti, amici degli amici, in trasmissioni TV, cosa sono? Fandonie, ragazzate, trovate di giovani annoiati?

No, cari amici e non, il satanismo o le sue scimmiottature (cioè quelle del sabato sera o di connotazione turistica) esistono eccome e il satanista lascia quasi sempre un segnale sul posto per provare quello che è stato fatto, anche se tale segnale non è così facile da localizzare come potrebbe sembrare.

Qui non c’è satanismo etimologicamente corretto. Ci si potrebbe però chiedere cosa si nasconde dietro l’illuminazione (snapping), o il disturbo mentale, o il cervello rettiliano emergente dei vari santoni (molto spesso paranoici o per lo meno mitomani), come il fratello John, che annullava la personalità di ogni seguace abolendone il singolo nome (quasi sempre) e dandogliene uno di propria invenzione, come Tddody, Lvvody, Croody, e che prometteva la rinascita in un mondo stellare migliore per mezzo dell’astronave nascosta dietro la coda della cometa; bisognava però lasciare il corpo sulla terra perché troppo pesante e andare solo con lo spirito sulla cometa, cioè morire (come si legge nella parte finale del Piccolo Principe).

La dottrina auspicata dal rapporto Nastase 1999 ha delle carenze che non prendono in considerazione la vera pseudodottrina più spesso patologica e fuorviante propagandata dai singoli movimenti; e non ci permette di evitare le insidie adottando un approccio solo descrittivo del mondo delle sette, concentrandosi invece non sulla classificazione delle varie credenze, ma sulle azioni commesse in nome o sotto la copertura del presunto credo architettato dal guru del momento.

Giorgio Gagliardi M.D. (Ordine dei Medici di Como n.74)

Bibliografia:

– P. MacLean, Evoluzione del cervello e comportamento umano. Studi sul cervello trino, Einaudi, Torino, 1984).

– L’uomo e il rettile (C.G. Edizioni Medico Scientifiche S.r.l., Torino, 1976).

– http://www.neuroscienze.net/il-cervello-uno-e-trino/

https://www.uaar.it/ateismo/contributi/13.html/

http://nescaf.altervista.org/paul-maclean-cervello-uno-trino/

– Convegno “Attenti al lupo, il fascino dell’occultismo sul mondo giovanile”. Oblati di Rho 25-26/02/2006

– UNA SETTA DI SATANA PER VIP ROMANI – Archivio – la Repubblica (https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/09/05/una-setta-di-satana-per-vip.html – link rimosso).

5 set 1996 – Si parla di una setta denominata A.A.T.S., con sede a Villadossola in provincia di Verbania,  con uno statuto allarmante: stabiliva che gli iscritti dovessero dimostrare il proprio coraggio danneggiando i cimiteri. Tale culto sembrerebbe riesumato in questi anni e culminato ad esempio ad Oropa con il danneggiamento di otto tombe (02.07.2018, Eco di Biella), in Val d’Ossola e anche in altre zone del Piemonte abbastanza distanti tra loro.

– G. Gagliardi, Satanismo in Italia, 2018

Relazione su un evento di Pedro Regis di Anguera (Brasile) a Monza, Hotel Helios, il 20.03.2018

Dottor Giorgio Gagliardi
Medico psicoterapeuta iscritto all’Albo dei Medici Psicoterapeuti (n. 74) della provincia di Como

Sommario
1) Premessa
2) Valutazione psicofisiologica del soggetto e del suo evento del 20.03.2018
3) Riflesso corneale o ammiccamento di Pedro durante il suo evento
4) Conclusioni iniziali
5) Mappa stati di coscienza secondo Roland Fischer
6) Psicografia chiamata anche scrittura automatica
7) Conclusioni
8) Bibliografia

1) Premessa
Su richiesta del Dott. Luigi Farina, già presidente dell’ A.R.PA. (Associazione Regina della Pace) ci si è recati all’Hotel Helios di Monza il 20.03.2018 dove alle ore 20:30 il Sig. Pedro Regis, brasiliano di Anguera, avrebbe tenuto un incontro di catechesi cattolica e avrebbe avuto una visione dell’Entità della Madonna di Anguera da Cui riceverebbe messaggi per l’umanità.
Siccome è la prima volta che si incontra il Sig. Regis e si sono visionate registrazioni di precedenti sue adunanze in Italia, dalle quali si è osservato il suo comportamento motorio e si evince che parla in lingua portoghese, d’accordo con il Dott. Farina, si è deciso di non portare il poligrafo, né altro strumento clinico. Il soggetto, infatti, ha le mani sempre occupate o dalla corona del Rosario o dal microfono o dal blocco per appunti su cui scrive il messaggio che riceverebbe: ciò significa che i sensori collegati al poligrafo registrerebbero artefatti notevoli. Un’altra motivazione alla base di questa scelta è il fatto che non si conosceva la sala dove sarebbe stato tenuto l’incontro e non era pertanto possibile valutare l’ambiente e l’influenza che avrebbe potuto avere sul soggetto.
Si ricorda che nel settembre del 1987 Pedro Regis soffrì di una serie di svenimenti (lipotimie) che preoccuparono la sua famiglia, per cui fu portato a Feira de Santana, città principale della regione, per sottoporlo ad esami clinici vari riguardanti per esempio le sue condizioni cardiologiche, neurologiche e psichiatriche, esami di cui non si conoscono gli esiti, ma che non avrebbero portato al riscontro di alcuna malattia evidente. Si presume che in seguito le lipotimie sarebbero cessate ed è iniziato il ciclo dei suoi eventi con visione. Alcuni commenti, di cui non si conosce la fonte, hanno ipotizzato che ci potrebbe essere un nesso causale tra la patologia precedentemente accusata dal soggetto e l’insorgenza delle visioni quali “allucinazioni”, o meglio “immagini mentali” (si veda Richardson ), che possono far parte dello stato confusionale del soggetto durante le lipotimie. Si tratta di un’affermazione non provata neppure in senso temporale, sebbene le lipotimie o svenimenti potrebbero portare il soggetto in uno stato confusionale con allucinazioni negative, ma anche con immagini gratificanti (positive).
La “lipotimia” comporta un’insorgenza graduale della perdita di coscienza, con durata breve: questo termine è impreciso e si usa l’aggettivo “pre-sincopale” per esprimere i sintomi prodromici alla sincope.
Ai fini della valutazione del fenomeno in esame, non vi sono in effetti differenze sostanziali tra le patologie che causano perdita di coscienza in modo graduale, con sintomi premonitori (per es. sudorazione, malessere, pallore, senso di incombente svenimento) e quelle che causano perdite di coscienza improvvisa senza prodromi.
Anche i termini “malore” e “svenimento”, utilizzati come sinonimi, sono considerati inesatti nell’attuale terminologia medica. Molti soggetti che hanno sofferto di lipotimie o di episodi similari hanno poi descritto stati allucinatori o una serie di immagini mentali che hanno ritenuto reali senza valutare lo stato in cui si trovavano. Infatti, anche l’immagine mentale insorgente in quei momenti può successivamente portare il soggetto a concludere che la stessa si riferisca a un fatto accaduto realmente e non a un prodotto della mente in quello stato confusionale.
Le visioni/apparizioni a Pedro Regis di una figura femminile identificata in Nostra Signora Regina della Pace, sarebbero iniziate nel settembre del 1987 e sarebbero continuate negli anni, verificandosi tuttora. Il vescovo locale attuale, che è il terzo ad alternarsi dall’inizio di tali episodi, è Don Zanoni Demet Castro, ed ha costituito una commissione diocesana composta da sacerdoti e laici per esaminare i fatti: tale commissione non si è ancora espressa.
Pedro Regis sarebbe stato sottoposto a perizia psichiatrica che non avrebbe fatto rilevare segni di neurosi o di psicosi (tale perizia sarebbe stata eseguita da membri della Commissione con qualifiche di ordine scientifico).
Con l’autorizzazione del Vescovo (che ha rilasciato anche interviste su Regis), Pedro svolge una missione di catechesi cristiano-cattolica in Brasile, in paesi vicini e all’estero.
Il comitato diocesano è presieduto da Monsignor Francisco Daltro; altri membri sono Padre John Peter Conrad, lo psichiatra Dott. Carlos Kruschevsky, uno psicologo e altri.
Durante una delle sue visite in Italia, dove si ferma per circa tre giornate alla settimana (i giorni in cui ha il suo evento sono martedì, sabato e un altro giorno variabile della settimana), la sua fenomenologia è stata registrata interamente il 20.03.2018.
In tale occasione si è osservato che Pedro inizia con una catechesi, cui segue la recita del Rosario, della preghiera Salve Regina, e poi cade in ginocchio guardando in alto in un punto fisso; dopo circa 2’ in cui muove le labbra in modo non comprensibile, inizia a scrivere dei frammenti di parole in portoghese e riempie all’incirca 5/6 fogli formato A4. La sua scrittura è veloce e dipendente da frasi intermittenti che riceverebbe dalla sua visione. Ogni tanto infatti rivolge gli occhi in alto, sempre verso il punto già indicato, per 10’’, poi scrive molto velocemente e con scrittura allargata, poi per altri secondi (50” circa) guarda ancora verso quel punto muovendo le labbra, fa il segno di Croce, si alza in piedi e spiega quanto ha scritto sui fogli, che sarebbe il messaggio ricevuto. Durante tutta la soggettiva visione non sorride mai, come pure durante la sua catechesi, ma il suo tono di voce è deciso per sottolineare determinate frasi o parole che intende mettere in risalto. Sorriderà alla fine quando parla con le persone.

2) Valutazione psicofisiologica del soggetto e del suo evento del 20.03.2018
Pedro è un soggetto di altezza superiore alla norma in ortostasi, si muove normalmente, non ha movimenti stereotipati o involontari, ma è conforme all’ambiente. Il suo viso è disteso e sorridente, i suoi occhi mobili ed orientati verso le persone che avvicina. Non mostra particolari arie di superiorità, ma mantiene un atteggiamento rispettoso verso le persone che gli sono presentate. Necessita dell’interprete che gli è vicina per colloquiare e rispondere ad eventuali domande. Veste con decoro, non ha movimenti manierati o ricercati, ma nella norma.
Il 20.03.2018 è restato in piedi per tutto il tempo della catechesi, della recita del Rosario, dell’evento di visione e scrittura intermittente, muovendosi di qualche passo ogni tanto rivolgendo il suo sguardo verso l’auditorio e il suo libretto di messaggi. Non si discute sul contenuto della sua relazione religiosa in quanto non competenti.
Si è iniziato a riprendere il soggetto con una telecamera quando, dopo aver abbandonato il microfono sul tavolo, si è voltato a destra, lasciandosi alla sinistra la raffigurazione della Madonna che era dietro le spalle. Durante la videoregistrazione si sono osservate le seguenti variazioni:
2’ 44” Cade in ginocchio a mani giunte con lo sguardo verso la parete che ora ha di fronte: il suo sguardo è fisso, non nistagmo, né movimenti saccadici. Per tutto il tempo del suo stato modificato di coscienza e della scrittura non cambia mai espressione, che è fissa, senza movimenti facciali e/o degli occhi, fatta eccezione per qualche volta che si inumidisce le labbra. Non si osservano altre espressioni se non quella di restare fisso e di guardare alternativamente il punto e il notes su cui scrive la frase o parte di essa.
2’ 45” / 3’ 07” Fa un ampio segno di Croce con la mano destra, poi alza in alto la corona del Rosario, lasciandola poi scivolare lungo il braccio destro.
3’ 41” Alza la mano sinistra per ricevere il notes: in questi minuti del suo stato modificato di coscienza (SMC) si osservano 8 riflessi corneali quasi mai completi, ma a metà della congiuntiva.
4’ 05” Inizia a scrivere: la scrittura è rapida con lettere molto grandi; le lettere sono leggibili come parole portoghesi tronche, che non sono scarabocchi come sono stati definiti da qualcuno.
4’ 20” Quando guarda fisso senza scrivere si immette luce di un telefonino nell’occhio sinistro per due volte (2”ogni volta). Le pupille sono isocoriche con diametro medio per l’illuminazione della sala, non reagiscono alla luce immessa: in entrambi i casi lo stimolo luminoso non provoca ammiccamento, né provoca nistagmo o movimenti saccadici.

9’ 50” Guarda ancora verso lo stesso punto senza scrivere; riprende a scrivere dopo i 10’ 41”. Mentre lo sguardo è rivolto in alto si immette ancora la luce nell’occhio sinistro (2”) le pupille non variano il diametro, non c’è riflesso corneale, né nistagmo o movimenti saccadici; scrive ancora.
11’ 38” Fa un ampio segno di Croce, poi a 11’ 55” scrive ancora.
12’ 11” Scrive ancora e guarda in alto: il punto è sempre lo stesso.
12’ 11” È a mani giunte con gli occhi rivolti verso l’alto.
12’ 50” Fa un ampio segno di Croce e guarda in alto ancora verso lo stesso punto: nessun sorriso, muove solo le labbra.
13’ 26” Non guarda più in alto e si alza in piedi.
23’ 59” Con l’ausilio del Sig. Giovanni Ristuccia vuole far vedere che la scrittura durante il suo stato di coscienza modificato non è uguale a quando scrive normalmente (sorride). Mentre ascolta la frase nello stato ordinario di coscienza scrive molto più lentamente e la scrittura differisce per ampiezza e regolarità. Poi spiega il messaggio.

3) Riflesso corneale o ammiccamento di Pedro durante il suo evento
In medicina il riflesso corneale o ammiccamento è la chiusura rapida, bilaterale degli occhi, parziale o totale, per sopravvenuta secchezza oculare, e subitanea riapertura; è quasi sempre bilaterale.
Pedro, durante la fase iniziale (prima della catechesi) ha all’incirca 18/20 ammiccamenti al minuto che si riducono a 8 ammiccamenti al minuto durante e dopo la caduta in ginocchio e rimarranno tali fino a quando inizia a scrivere, attività che comporta guardare in alto per ricevere meglio le parole e poi scrivere abbassando gli occhi e le palpebre (si è osservata una leggere discordanza nell’abbassamento delle due palpebre). Poi quando fa l’ultimo segno di Croce e guarda fisso di nuovo in alto il riflesso corneale diminuisce ancora a 6 ammiccamenti al minuto. Riprende poi a 18 quando parla con le persone.
Durante il riflesso fotomotore ottico (luce negli occhi per 2”) non si è osservato alcun riflesso corneale e il diametro pupillare è rimasto costante anche nell’occhio non illuminato (ev. riflesso consensuale): quindi non c’è miosi, ovvero accomodamento alla luce.

4) Conclusioni iniziali
Le condizioni della sala riguardano soprattutto la luminosità della medesima che influirà poi parecchio sulla possibilità di osservare il riflesso pupillare, poiché il soggetto per il suo evento si inginocchia in mezzo alla sala, vicino al tavolo, con lo sguardo rivolto alla sinistra del tavolo stesso, in direzione della parete di fronte. Non si è potuto prevedere il punto dove sarebbe caduto in ginocchio e nella videoregistrazione del riflesso pupillare si osservano artefatti dovuti alle luci provenienti dal soffitto della sala, perché il soggetto guarda in alto (in genere 6/8 puntini luminosi per occhio).
Le pupille mantengono un’apertura media come prima di inginocchiarsi ed il riflesso ottico nell’occhio di sinistra influisce poco su tale diametro, che non presenta la midriasi di chi è di fronte ad un’immagine gioiosa e neppure una miosi durante il riflesso ottico nelle tre stimolazioni effettuate durante il suo stato modificato (SRMC) o “discreto” di coscienza (si veda Tart ). Secondo la dizione usata da Tart, si fa qui riferimento allo stato discreto di coscienza (SdC) e non modificato perché il soggetto, per la continuità ripetitiva dell’evento negli anni, ha acquisito una facilità neurofisiologica maggiore nel gestire tale attività e quindi per variare più profondamente lo stato di coscienza di realtà iniziale necessiterebbe di uno stimolo maggiore.
Lo stato modificato di coscienza (SRMC) che sarebbe solitamente presente in questi aventi sarebbe l’estasi, che è una modificazione del sistema neurovegetativo con prevalenza ortosimpatica (si veda qui di seguito lo schema di R. Fischer). Negli studi effettuati precedentemente su più soggetti la variazione neurovegetativa in senso ergotrofico od ortosimpatico inizia molto prima della comparsa dell’immagine e si manifesta come gruppetti di onde (nel sistema CAM o Cardio Activity Monitoring) di frequenza aumentata e di altezza dell’onda che si riduce e si alterna al tracciato principale fino a che, avvicinandosi l’eventuale momento della visione dell’immagine, sono molto lunghe e di altezza sempre più ridotta. Scatterebbe a questo punto l’input dell’immagine con il massimo previsto del complesso CAM, per riprendere, dopo che è iniziata la visione dell’immagine, una minore riduzione della frequenza e un aumento dell’altezza dell’onda. Quando il soggetto ritorna allo stato di realtà ordinaria (definito SCO, che sta per “stato di coscienza ordinaria”) compare un ennesimo gruppetto di onde orto dovuto al fatto che il soggetto si accorge che è finito l’evento ed è nella realtà ordinaria.
Non è questo il solo parametro da monitorare durante un evento di stato estatico e/o visione, ma è un esempio per spiegare che l’estasi non coincide con la visione, ma inizia molto prima ed è un fenomeno del sistema neurovegetativo che prepara l’organismo umano alla visione (durante la recita del Rosario, che precede quasi sempre una Visione/Apparizione religiosa, i gruppetti di onde orto intercalati iniziano già alla seconda decina di Ave Marie).
Dopo questo controllo clinico e non strumentale non si è ancora in grado di stabilire, col supporto della mappa di R. Fischer, in quale punto della variazione ergotrofica si trovava il soggetto durante l’evento. Il riscontro attuale più significativo ci sarebbe stato se avesse superato la prova di realtà che si trova tra la creatività e iperattivazione ortosimpatica. Di tale prova di realtà si danno indicazioni più precise qui di seguito.

5) Mappa stati di coscienza secondo Roland Fischer

Nella mappa qui di seguito presentata, il simbolo di infinito che riunisce tra loro l’estasi e il samadhi (stato terminale dello yoga) rappresenta la possibilità di passaggio dall’uno all’altro stato senza dover passare per le tappe dei continua ergotrofici (energia) o trofotrofici (materia); i numeri da 35 a 7 sono coefficienti di variabilità dell’elettroencefalogramma secondo Goldstein ed indicano che l’aumento dell’attivazione ergotrofica si accompagna ad una netta diminuzione della variabilità EEG. I numeri da 26 a 4 sul continuo trofotrofico esprimono le frequenze in Hertz che predominano negli stati beta, alfa e theta.

Molto importante è il riflesso di orientamento (OR od Orienting Reflex) per cui il soggetto, in seguito a uno stimolo esterno, si volgerebbe verso la provenienza del medesimo e/o comunque percepirebbe la stimolazione esterna. Sul poligrafo tale riflesso è determinato da un tocco, puntura delle cute, e il soggetto (se fosse in una realtà ordinaria di coscienza) reagirebbe sul tracciato EDA (che sta per Electrodermal Activity), già GSR, con un’alta onda fasica, mentre se si trovasse in uno stato di coscienza modificato o alterato non reagisce più (non c’è onda fasica) perché è andato oltre la prova di realtà che è compresa tra l’ansietà (vedi mappa) e l’ipereccitazione. La mappa di Fischer è ancora oggi un punto di riferimento, sebbene potrebbe essere modificata, in quanto ad esempio non prevede l’ipnosi: tuttavia è una base di partenza per la determinazione degli stati di coscienza.

6) Psicografia chiamata anche scrittura automatica
La scrittura automatica è il processo di scrittura di frasi che non arrivano dal pensiero cosciente dello scrittore. Può avvenire in stato di trance (SMC che sta per “stato modificato di coscienza” o ASC, che in inglese sta per Altered State of Consciousness), oppure in maniera cosciente se il soggetto sta mentendo (si può mentire anche inconsciamente), ma senza la consapevolezza di quello che si sta scrivendo (stato discreto o di passaggio tra SCO e SMC o ASC). È stata a volte utilizzata in psicoanalisi come possibile strumento per fare emergere conflitti inconsci (si veda M.H. Erickson ). È uno degli strumenti più importanti della tecnica di scrittura “paranormale”. A parte i casi di frode, la scrittura automatica avviene spesso in buona fede: gli psicologi e psicoterapeuti la interpretano come il frutto dei cosiddetti “automatismi”, comportamenti guidati da associazioni inconsce in quanto l’automatismo è lo stato mentale in cui il soggetto scrive ciò che il suo inconscio/subconscio gli suggerisce, senza esserne consapevole.

7) Conclusioni
Spesso la produzione parapsicologica e/o di stato modificato di coscienza è stata avvicinata al disturbo mentale più o meno importante (sindrome dissociativa, personalità schizoide, personalità paranoide, sindrome polimorfa del lobo temporale, crisi parziali complesse psichiche). Tuttavia, il testo DSM IV T.R. di Psichiatria consiglia sempre di valutare che, quando una determinata fenomenologia rientra in un comportamento deviante, in culti, credenze, manifestazioni che appartengono a determinate culture o sottoculture, costituisce una “sindrome culturalmente caratterizzata” che può, e spesso è diagnosticata scorrettamente come disturbo psicotico o neurologico.
Pertanto lo studioso non è un giudice, o un poliziotto, che deve ricondurre nei ranghi e nei limiti previsti dall’attuale società: i pregiudizi personali, retaggi di anacronistiche prese di posizione, vanno ridotti con l’approccio transculturale, di valutazione etnica, religiosa e soprattutto con la disponibilità ad ascoltare, accettare e discutere serenamente le esperienze degli altri (si veda Thomas Szasz ).
Continua il DSM IV T.R.: «Il clinico che non ha familiarità con le sfumature della cornice culturale di riferimento del soggetto può erroneamente giudicare come psicopatologia quelle normali variazioni di comportamento, convinzioni o esperienze peculiari della cultura dell’individuo» . A questo riguardo, si veda anche G. Gagliardi, in Metapsichica 1996, The Active Mind: The Activity of the So-Called Mental Images in Parapsychology, edito da A.I.S.M. (Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica) . Ciò detto, si tenga anche conto che tale tecnica, quando adottata da medium e simili, prevede una preparazione specifica e anche la frequenza di scuole e/o corsi ad hoc per apprendere tale modalità espressiva, che viene più dal subconscio o inconscio, e che può essere sostenuta da un’attività mentale cosciente, come nei casi di frode abbastanza frequenti.
Inoltre la Società di Parapsicologia inglese Society for Psychical Research o SPR , fondata nel 1882, già nel secolo scorso ha emanato la cosiddetta legge di Donchin, secondo la quale non è il censo dei presenti che conta, ma la qualità degli esperti. Secondo Holt, quando queste immagini “immaginative” insorgono in assenza di stimoli sensoriali (cui A. Antonietti fa riferimento quali “allucinazioni paranormali”), esse sono ben distinte dalle allucinazioni patologiche (che si presentano sempre con carattere di negatività manifesta) e riguardano i fantasmi, apparizioni di qualunque entità, visioni mistiche e/o religiose che sono comunque di pertinenza del sistema emozionale e/o del cervello emozionale . Quest’ultimo ha sede nell’emisfero destro e nei centri sottocorticali o mesencefalici nell’emisfero sinistro (vedi cervello limbico), ove hanno sede specializzazioni funzionali prevalenti, che tuttavia devono essere sempre integrate dall’emisfero sinistro, se no il cervello destro balbetta o parla molto male, scrive peggio o non scrive per niente, o parla un altro linguaggio come nei commissurotomizzati, che presentano taglio, mancanza o trauma del corpo calloso, che unisce i due emisferi cerebrali.
Quindi il tema delle immagini mentali a carattere spiritico/religioso non era disdegnato da quegli autori, che ben si guardarono dal dare una connotazione patologica alla parapsicologia, e ad eventi della religione o agli stati modificati di coscienza.
Secondo Peter Mac Kellar , la mente potrebbe elaborare gli elementi offerti dai sensi in modalità indipendenti da quanto offerto, e fonderebbe ed elaborerebbe tali elementi:
– dando loro forme nuove e riorganizzandoli in modo da produrre risultati nuovi.
In seguito, col cognitivismo e la costruzione di una mente attiva:
– la percezione e l’immaginazione sarebbero forme della medesima attività mentale o psichica fondamentale, per cui ci sarebbe un continuum (avvicinamento o non distacco) tra queste due attività mentali che sono all’estremo della medesima attività psichica. Queste ipotesi sono state in seguito confermate
– dall’effetto Perky (Segal 1972 ), secondo cui uno stimolo esterno può introdurre un’immagine nel flusso ideativo senza che il soggetto sia di ciò consapevole.
Questo effetto è molto importante perché si ha una immagine mentale derivante da uno stimolo esterno/interno non meglio specificato, che si chiama anche “spontaneo” (il termine “allucinazione” tende ad avere una connotazione negativa ).
Molti altri autori si sono interessati all’argomento e le loro conclusioni confermano sempre di più che i limiti tra percezione e immaginazione possono essere sempre più sfumati, quando non è possibile (Berlyne) tracciare distinzioni precise, per cui si hanno pure comportamenti differenti.
Nel 1985 Kitamura sottolinea il fatto che, mentre le percezioni sono legate allo stimolo esterno, le immagini mentali possono essere modificate dalla mente (attiva) poiché possono essere modificate a piacimento dalla mente stessa (Arieti 1967). Altri autori, come Neisser (1976), difendono la novità delle immagini mentali come costruzioni di nuovi modelli e non riesumazione di ricordi passati: quindi percezione e immaginazione possono costruire anche immagini nuove che la mente non aveva nei suoi scaffali (si veda G. Gagliardi, blog Apparizioni e Pseudoapparizioni ).

8) Bibliografia
– A. Richardson, Mental Imagery, Routledge & Kegan Paul, Londra 1969.
– C. Tart, Stati di coscienza, Astrolabio, 1977
– M.H. Erickson, Opere. Vol. 3: L’Indagine ipnotica dei processi psicodinamici, Astrolabio Ubaldini, 1987
– AA. VV., DSM-IV-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Text revision. ICD-10/ICD-9-CM. Classificazione parallela a cura di V. Andreoli, G. B. Cassano, R. Rossi, Elsevier Masson, 2007
– T. Szasz, Il mito della malattia mentale, Il Saggiatore; Prima edizione (1900)
– U. Neisser, Cognition and Reality, W.H.Freeman & Co Ltd (Dec. 1976)
– S. Arieti, Interpretazione della schizofrenia, Feltrinelli, Milano 1978 (Vol. I, p. 378)
– S. Kitamura, Similarities and Differences between Perception and Mental Imagery, Journal of Mental Imagery 9(2), 83-92, 1985
– G. Gagliardi, Metapsichica 1996, The Active Mind: The Activity of the So-Called Mental Images in Parapsychology, edito da A.I.S.M. Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica
– G. Gagliardi, Medium, channeling e paragnosti. Valutazione clinica e laboratoristica delle caratteristiche neuropsicofisiologiche. Lezione multimediale, parte del Corso biennale di Biopsicocibernetica, Anno II – Lezione n. 2, Laboratorio Interdisciplinare di Ricerca Biopsicocibernetica di Bologna (2003).

La spettacolarizzazione mediatica, quale quella proposta in TV, spesso non aiuta a fare chiarezza negli animi di chi chiede alla scienza una risposta ai propri dubbi sui fenomeni religiosi come le Epifanie Mariane…/The Media (TV) Trend to Turn Everything into a Show often Does NOT Offer Clarity to the Minds of Those Who Expect Science to Provide an Answer to Their Doubts Concerning Religious Phenomena, such as Marian Epiphanies…

Oltre a riproporre questo articolo sempre attuale, originariamente pubblicato il 5 febbraio 2016, si anticipa la prossima pubblicazione del paper Evoluzione degli studi scientifici su alcune Epifanie Mariane, come anche la pubblicazione della Nuova Edizione Aggiornata del libro La Madonna Negata – Storia e dossier medico-scientifico sulle apparizioni alle quattro ragazzine di Garabandal. Di tale opera si anticipa anche la pubblicazione in lingua inglese nel corso dell’anno 2018. Per i lettori interessati all’argomento, si comunica infine un imminente promozione sulla versione e-book FENOMENOLOGIE RELIGIOSE INUSUALI E LORO IMITAZIONI: L’ipotesi scientifica della fenomenologia straordinaria religiosa e il ruolo delle immagini mentali o immaginative, che, compatibilmente con la piattaforma di autopubblicazione di riferimento partirà al più presto.

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Ci si riferisce ai disparati programmi televisivi e radiofonici mandati in onda sia in Italia che all’estero, che nel corso degli anni hanno ripetutamente divulgato in modo parziale le dichiarazioni degli esperti (compreso il sottoscritto) che hanno partecipato di persona alla registrazione strumentale digitale circa l’attività di ricerca scientifica sulle apparizioni Mariane e su altre apparizioni/visioni attribuite a fonte  “chiamata” soprannaturale. Alcuni degli esperti hanno registrato e pubblicato non su riviste internazionali le loro registrazioni; ma secondo le norme, i principi e il codice deontologico (http://www.spr.ac.uk/page/guidelines-members) della Società Inglese di Parapsicologia (British Society for Psychical Research, http://www.spr.ac.uk/), non contano i titoli della società, ma la capacità di far funzionare strumenti (le cui registrazioni sono tutt’ora circolanti o reperibili), e di interpretarne i risultati.

Si fa particolare riferimento alle apparizioni di Medjugorje e ad altre contemporanee (rintracciabili sul vol. 16 di Riza Scienze, anno 1987), e alla metodica di decontestualizzare le affermazioni rilasciate da scienziati e ricercatori dalle interviste da loro rilasciate e dal materiale da loro fornito alle emittenti, che diffondono indicazioni molte volte imprecise sui ruoli svolti dagli interessati nell’ambito della varie Commissioni di Studio, con particolare riguardo a quelle italiane del 1985 e 1998: questo tipo di spettacolarizzazione mirato all’audience e al sensazionalismo ha spesso il fine, indipendentemente dalle dichiarazioni rilasciate e dal materiale fornito dagli studiosi, di fomentare ambigui dibattiti e/o supportare tesi del tutto contrapposte fra di loro circa la veridicità della natura cosiddetta soprannaturale di tali fenomenologie; tale spettacolarizzazione arriva talora addirittura ad insinuare la posizione di “giudice super partes” di chi si interroga, tra i cosiddetti “opinionisti” chiamati ad intervenire in studio, in modo talora del tutto irrispettoso e deontologicamente scorretto, se non  offensivo, nei confronti dei professionisti interessati che da qualche ventennio si interessano ai risultati ottenuti, elaborando tabelle consequenziali sconosciute, sembra, a quei “sapienti frequentatori dei salotti TV”, circa l’opportunità che la scienza si interessi alla ricerca e allo studio di determinati eventi.

Si ritiene quindi opportuno e doveroso offrire a chi si interessa a questi studi, e in particolare al controverso “caso Medjugorje”, alcuni chiarimenti sul lavoro svolto e sul contesto nell’ambito del quale esso è stato portato avanti negli anni, analizzando questa novità scientifica riguardante le modificazioni psicofisiologiche che si verificano nel soggetto prima, durante e dopo l’evento auto-segnalato.

Premetto che il 25 febbraio 1978 la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato le nuove “Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni”, revisionando quelle precedentemente in vigore che risalgono a Benedetto XV. Prima di citare il documento in toto, consultabile al link http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19780225_norme-apparizioni_it.html, desidero puntualizzare che scopo della ricerca scientifica in questi casi NON è appurare se un presunto veggente veda o meno la Madonna, o altra figura mistica e venerata dalla Chiesa Cattolica, ma solo verificare, tramite test e strumentazioni non somministrabili/disponibili prima di un certo periodo del XX secolo, in che stato di coscienza si trovi il soggetto presunto veggente quando dichiara di avere le visioni/apparizioni: se si trova cioè in uno stato cosiddetto ordinario di coscienza, oppure in uno stato modificato (si veda la Mappa degli Stati di Coscienza di

  1. Fischer, come riferimento, che in casi come Medjugorje ha permesso di rilevare stati di trance estatica, senza studiare l’eventuale immagine percepita, i messaggi e i miracoli, che rientrano nell’area di competenza di altri studiosi).

Pertanto, prima che questi test/strumentazioni venissero impiegati, ci sono stati casi di Apparizione ufficializzati dalla Chiesa Cattolica e dichiarate “degne di fede umana” indipendentemente da questi studi. Si pensi a:

1) Rue du Bac, Francia (1830)

2) Roma, Italia (1842)

3) La Salette, Francia (1846)

4) Lourdes, Francia (1858)

5) Pont-main, Francia (1871)

6) Pellevoisin, Francia (1876)

7) Gietrzwald, Polonia (1877)

8) Knock, Irlanda (1879)

9) Castelpetroso, Italia (1888)

10) Fatima, Portogallo (1917)

11) Beauring, Belgio (1932)

12) Banneaux, Belgio (1933)

13) Amsterdam, Olanda (1945)

14) Siracusa, Italia (1953)

15) Akita, Giappone (1973)

16) Finca Betania Venezuela (1976) (casi in cui è stato permesso culto, ma non vi è stata ufficializzazione)

17) San Nicolàs, Argentina (1983)

18) Kibeho, Ruanda (1981-1989)

19) Laus, Francia (1664)

20 ) Champion, Wisconsin,  Stati Uniti d’America (1859).

Questi ultimi due casi sono stati ufficializzati solo di recente, fra il 2008 e il 2010.

Anche prima dell’avvento degli strumenti tecnologici/digitali attualmente in uso, ci sono stati casi, come nell’Epifania di di Beauring, Belgio (1932), che hanno attratto la presenza di circa duecento medici nel corso della stessa giornata, al fine di vagliare e verbalizzare i fatti alla luce delle metodiche disponibili all’epoca. A Medjugorje le consulenze furono molte, alcune non reperibili, altre pubblicate.

«SACRA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

NORME PER PROCEDERE NEL DISCERNIMENTO
DI PRESUNTE APPARIZIONI E RIVELAZIONI

Nota preliminare 

Origine e carattere delle Norme

Durante la Sessione Plenaria annuale del novembre 1974, i Padri di questa Sacra Congregazione hanno esaminato i problemi relativi alle presunte apparizioni e alle rivelazioni spesso loro connesse, e sono pervenuti alle seguenti conclusioni:

  1. Oggi, più che in passato, la notizia di queste apparizioni si diffonde rapidamente tra i fedeli grazie ai mezzi di informazione (mass media). Inoltre, la facilità degli spostamenti favorisce e moltiplica i pellegrinaggi. L’Autorità ecclesiastica è perciò chiamata a pronunciarsi in merito senza ritardi.
  2. D’altra parte, la mentalità odierna e le esigenze scientifiche e quelle proprie dell’indagine critica rendono più difficile, se non quasi impossibile, emettere con la debita celerità i giudizi che concludevano in passato le inchieste in materia (constat de supernaturalitate,non constat de supernaturalitate) e che offrivano agli Ordinari la possibilità di autorizzare o proibire il culto pubblico o altre forme di devozione tra i fedeli.

Per queste ragioni, affinché la devozione suscitata tra i fedeli da fatti di questo genere possa manifestarsi nel rispetto della piena comunione con la Chiesa e portare frutti, dai quali la Chiesa stessa possa in seguito discernere la vera natura dei fatti, i Padri hanno ritenuto di dover promuovere in materia la seguente procedura.

Quando l’Autorità ecclesiastica venga informata di qualche presunta apparizione o rivelazione, sarà suo compito:

  1. a) in primo luogo, giudicare del fatto secondo criteri positivi e negativi (cfr.infra, n. I);
  2. b) in seguito, se questo esame giunge ad una conclusione favorevole, permettere alcune manifestazioni pubbliche di culto o di devozione, proseguendo nel vigilare su di esse con grande prudenza (ciò equivale alla formula: «pro nunc nihil obstare»);
  3. c) infine, alla luce del tempo trascorso e dell’esperienza, con speciale riguardo alla fecondità dei frutti spirituali generati dalla nuova devozione, esprimere un giudiziode veritate et supernaturalitate, se il caso lo richiede.
  4. Criteri per giudicare, almeno con una certa probabilità,
    del carattere delle presunte
    apparizioni o rivelazioni
  5. A)Criteri positivi:
  6. a) Certezza morale, o almeno grande probabilità dell’esistenza del fatto, acquisita per mezzo di una seria indagine.
  7. b) Circostanze particolari relative all’esistenza e alla natura del fatto, vale a dire:
  8. qualità personali del soggetto o dei soggetti (in particolare, l’equilibrio psichico, l’onestà e la rettitudine della vita morale, la sincerità e la docilità abituale verso l’autorità ecclesiastica, l’attitudine a riprendere un regime normale di vita di fede, ecc.);
  9. per quanto riguarda la rivelazione, dottrina teologica e spirituale vera ed esente da errore;
  10. sana devozione e frutti spirituali abbondanti e costanti (per esempio, spirito di preghiera, conversioni, testimonianze di carità, ecc.).
  11. B)Criteri negativi:
  12. a) Errore manifesto circa il fatto.
  13. b) Errori dottrinali attribuiti a Dio stesso, o alla Beata Vergine Maria, o a qualche santo nelle loro manifestazioni, tenuto conto tuttavia della possibilità che il soggetto abbia aggiunto – anche inconsciamente –, ad un’autentica rivelazione soprannaturale, elementi puramente umani oppure qualche errore d’ordine naturale (cfr Sant’Ignazio,Esercizi, n. 336).
  14. c) Una ricerca evidente di lucro collegata strettamente al fatto.
  15. d) Atti gravemente immorali compiuti nel momento o in occasione del fatto dal soggetto o dai suoi seguaci.
  16. e) Malattie psichiche o tendenze psicopatiche nel soggetto, che con certezza abbiano esercitato una influenza sul presunto fatto soprannaturale, oppure psicosi, isteria collettiva o altri elementi del genere.

Va notato che questi criteri positivi e negativi sono indicativi e non tassativi e vanno applicati in modo cumulativo ovvero con una qualche loro reciproca convergenza.

  1. Intervento dell’Autorità ecclesiastica competente
  2. Se, in occasione del presunto fatto soprannaturale, nascono in modo quasi spontaneo tra i fedeli un culto o una qualche devozione, l’Autorità ecclesiastica competente ha il grave dovere di informarsi con tempestività e di procedere con cura ad un’indagine.
  3. L’Autorità ecclesiastica competente può intervenire in base a una legittima richiesta dei fedeli (in comunione con i Pastori e non spinti da spirito settario) per autorizzare e promuovere alcune forme di culto o di devozione se, dopo l’applicazione dei criteri predetti, niente vi si oppone. Si presterà però attenzione a che i fedeli non ritengano questo modo di agire come un’approvazione del carattere soprannaturale del fatto da parte della Chiesa (cfr Nota preliminare, c).
  4. In ragione del suo compito dottrinale e pastorale, l’Autorità competente può interveniremotu proprio; deve anzi farlo in circostanze gravi, per esempio per correggere o prevenire abusi nell’esercizio del culto e della devozione, per condannare dottrine erronee, per evitare pericoli di un misticismo falso o sconveniente, ecc.
  5. Nei casi dubbi, che non presentano alcun rischio per il bene della Chiesa, l’Autorità ecclesiastica competente si asterrà da ogni giudizio e da ogni azione diretta (perché può anche succedere che, dopo un certo periodo di tempo, il presunto fatto soprannaturale cada nell’oblio); non deve però cessare di essere vigile per intervenire, se necessario, con celerità e prudenza.

III. Autorità competenti per intervenire

  1. Spetta innanzitutto all’Ordinario del luogo il compito di vigilare e intervenire.
  2. La Conferenza Episcopale regionale o nazionale può intervenire:
  3. a) se l’Ordinario del luogo, fatta la propria parte, ricorre ad essa per discernere con più sicurezza sul fatto;
  4. b) se il fatto attiene già all’ambito nazionale o regionale, sempre comunque con il consenso previo dell’Ordinario del luogo.
  5. La Sede Apostolica può intervenire, sia su domanda dell’Ordinario stesso, sia di un gruppo qualificato di fedeli, sia anche direttamente in ragione della giurisdizione universale del Sommo Pontefice (cfr.infra, n. IV).
  6. Intervento della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede
  7. a) L’intervento della Sacra Congregazione può essere richiesto sia dall’Ordinario, fatta la propria parte, sia da un gruppo qualificato di fedeli[la seconda commissione italiana, quella del 1998, fu richiesta dall’allora P. Slavko Barbaric della Parrocchia di San Giacomo di Medjugorje, N.d.A]. In questo secondo caso, si presterà attenzione a che il ricorso alla Sacra Congregazione non sia motivato da ragioni sospette (come, per esempio, la volontà di costringere l’Ordinario a modificare le proprie legittime decisioni, a ratificare qualche gruppo settario, ecc.[ricordiamo la legge di Donchin e la mitomania individuale di sostenitori e detrattori, N.d.A.].
  8. b) Spetta alla Sacra Congregazione interveniremotu proprionei casi più gravi, in particolare quando il fatto coinvolge una consistente parte della Chiesa, sempre dopo aver consultato l’Ordinario, e, se la situazione lo richiede, anche la Conferenza Episcopale.
  9. Spetta alla Sacra Congregazione giudicare e approvare il modo di procedere dell’Ordinario o, se lo ritiene possibile e conveniente, procedere ad un nuovo esame del fatto, distinto da quello realizzato dall’Ordinario e compiuto o dalla Sacra Congregazione stessa, o da una Commissione speciale.

Le presenti Norme, deliberate nella Sessione Plenaria di questa Sacra Congregazione, sono state approvate dal Sommo Pontefice Paolo VI, felicemente regnante, il 24 febbraio 1978.

Roma, dal palazzo della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, 25 febbraio 1978.

Firmato: Franjo Cardinale Šeper (Prefetto) e Jérôme Hamer, O.P. (Segretario)» [Citato da http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19780225_norme-apparizioni_it.html]

Dopo l’indagine iniziale, se l’avvenimento risponde ai criteri esposti, si può concedere un primo permesso che in pratica stabilisce quanto segue: “Per il momento, non c’è motivo di opporsi a ciò”. Questo permette la partecipazione pubblica alla devozione alla presunta apparizione.

Alla fine, occorre dare un giudizio e una deliberazione definitiva, con l’approvazione o la negazione, che però supera la valutazione scientifica, poiché trattasi di valutazione religiosa.

È ben vero che in queste nuove linee direttive non si accenna a studi scientifici particolari mirati a constatare evidenze o meno di parametri come stati di coscienza modificati quali lo stato estatico e altri fenomeni raggruppabili in Stati Modificati di Coscienza Religiosi, stigmate o altre fenomenologie sull’uomo stesso, ma solo “Malattie psichiche o tendenze psicopatiche nel soggetto, che con certezza abbiano esercitato una influenza sul presunto fatto soprannaturale, oppure psicosi, isteria collettiva o altri elementi del genere”.

È altresì evidente che dai singoli studi psicofisiologici condotti nel XX e XXI secolo dai singoli ricercatori sono emersi dati importanti che attestano non solo le ipotesi iniziali, ma tutta una serie di sintomi o comportamenti che hanno fatto variare i parametri stessi della psicofisiologia umana, soprattutto  a confronto di altre fenomenologie similari più o meno auto- o eteroindotte e che quindi devono essere valutate e descritte per una diagnosi differenziale da una prima commissione scientifica che poi invierà i dati alla Commissione Religiosa.

Queste conclusioni hanno spesso attirato contestazioni di “opinionisti” o “osservatori” presenti nei salotti televisivi, che, essendo scientificamente digiuni sull’argomento, ritengono di essere nella posizione di poter sparare sentenze che, complice le già citate presentazioni di documenti decontestualizzati e di informazioni imprecise date in pasto al pubblico, hanno l’infelice effetto di disinformare e confondere gli spettatori che genuinamente si interessano all’argomento.

Quindi i vari studi scientifici sono un supporto non indifferente nella valutazione di:

  • controllo di base psichiatrico e psicofisiologico del soggetto supportato da test della personalità e altro, provati statisticamente (MMPI 2, Test di Rorschach, ecc.);
  • variazione dei  parametri di base del soggetto, prima, durante e dopo l’evento e con quale strumentazione;
  • registrazione dei parametri fisico-psicofisiologici durante gli eventi  in questione ed eventuali ipotesi più o meno accertate su cause fisiche, fisiologiche, psicologiche o paranormali che li determinano o ne siano stati una concausa, che va chiarita scientificamente e non scientemente o emozionalmente, come fanno certi commentatori apparentemente onniscienti. Si ricordi sempre quanto afferma Thomas S. Szasz, che dietro a ogni strumento scientifico c’è sempre il cervello/mente del ricercatore che non dovrebbe avere pregiudizi o convinzioni personali emozionali.

Detto questo si sottolinea come la scienza ufficiale sia stata coinvolta in diversi casi di apparizioni/visioni giudicate di volta in volta dalla Chiesa Cattolica come:

  • constat de supernaturalitate”;
  • “ constat de non supernaturalitate”;
  • non constat de supernaturalitate”;

mentre altre sono ancora “sub judice”.

 

FENOMENOLOGIE RELIGIOSE INUSUALI E LORO IMITAZIONI

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FENOMENOLOGIE RELIGIOSE INUSUALI E LORO IMITAZIONI: L’ipotesi scientifica della fenomenologia straordinaria religiosa e il ruolo delle immagini mentali o immaginative

Interessato da decenni alla ricerca nell’ambito dei fenomeni inusuali che si presentano nel mondo fisicopsichico e ricercatore scientifico nel settore delle apparizioni mariane e di altre fenomenologie straordinarie legate al mondo della religiosità e dell’occulto, Giorgio Gagliardi ha pubblicato diversi libri e relazioni sull’argomento. Ha fatto parte, come Vicedirettore, del Centro Studi e Ricerche sugli Stati di Coscienza di Milano e, come Direttore di Fisiologia degli stati modificati di coscienza de’ “Il Laboratorio di Biopsicocibernetica di Bologna”, in collaborazione con altri esperti e con l’ausilio delle tecnologie che man mano comparivano nel mondo della strumentazione scientifica, anche se non col timbro di istituzioni pubbliche e accademiche. Alla luce delle nuove acquisizioni del mondo della scienza, come le recenti scoperte sui neuroni specchio e le menti interconnesse, e le strabilianti scoperte riguardanti il mondo subatomico, fonte di declino di vecchie leggi statiche, questo opuscolo esamina i meccanismi fisici e psichici alla base di tali fenomenologie, sulla scorta di precedenti tabelle sugli stati di coscienza (Fischer, Lapassade) e di un protocollo redatto e integrato dall’autore e dal suo team di collaboratori, che dovrebbe agire da discriminante tra i vari stati modificati di coscienza, sia in campo religioso che esoterico e occulto, sebbene tali criteri non siano applicati da ricercatori in cerca di pubblicità mediatica piuttosto che di approfondimenti scientifici. La ricerca è stata soprattutto indirizzata allo stato fisico, psicologico e spirituale (metafisico e oltre) dell’uomo, durante gli eventi straordinari o inusuali, eventi non sufficientemente indagati e troppo spesso liquidati da scientisti mediatici come patologie psichiatriche, quali l’isterismo e altro; tale scientismo è tutt’ora presente e vorrebbe ridurre tutto al mondo fisico macroscopico e personalizzato dalla mente propria, non riconoscendo i grandi passi compiuti dalla scienza e le disillusioni rispetto a leggi fisiche che man mano sono superate da altre leggi (specie del mondo subatomico) che mettono gradualmente in luce fenomeni stupefacenti, regolati da leggi tutte loro e contrastanti quelle conosciute finora e considerate (malascienza insegna) intoccabili.

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La Madonna Negata

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Tra le apparizioni Mariane poco conosciute c’è quella di San Sebastián de Garabandal (Santander, Spagna), debitamente sconfessata e inserita nelle false apparizioni dai nove Vescovi di Santander che si sono susseguiti nel tempo, con la dizione “non constat de supernaturalitate” (ovvero “l’origine soprannaturale non può essere provata”), ed abbandonata così ripetutamente negli anni ad un immeritato destino involutivo.

A 55 anni dall’inizio di questo ciclo apparizionale, risoltosi nel giro meno di cinque anni, viene ripresentato in versione aggiornata un classico della saggistica sulla trance estatica (in particolare per quanto riguarda l’estasi cattolica), vista nel suo contesto storico e inquadrata nell’ambito di studi analoghi sulle Apparizioni Mariane, redatto da un ricercatore appassionato che ha al suo attivo lo studio di circa una cinquantina di casi diversi.

Il 18 giugno 1961, 4 ragazzine, andando a spasso, rubano delle mele, sono spaventate da un tuono che interpretano come ammonizione e poco dopo assistono all’apparizione di un Angelo. Quindici giorni dopo appare loro una Signora che si qualifica a loro come la Madonna del Carmelo.

Nel 1961 il paese è piccolo, conta circa 300 anime, ed è difficilmente raggiungibile, visto che il paese più vicino richiede un percorso di 6 km a piedi. Eppure, la serie di eventi che seguirà da quel momento in avanti per diversi anni, attrarrà tantissime persone da tutto il mondo, oltre a esponenti del clero e svariati medici, fra cui due medici, il Dott. Ricardo Purcernau, neuropsichiatra e direttore del Reparto di Neurologia della Clinica Universitaria di Barcellona, e il Dott. Celestino Ortiz Perez di Santander, pediatra specializzato in psicologia infantile, che, presenziando per ben duecento volte quando alle ragazze si manifestava la Visione, ne hanno comprovato lo stato di estasi, secondo le metodiche disponibili all’epoca e con dovizia di dettagli, per quello che, negli anni a seguire, si è articolato in circa tremila episodi verificatisi a seguito dell’Apparizione della Signora.

Grande assente, possiamo dirlo, nella fase di analisi e verifica, si è dimostrata la Prima Commissione Diocesana incaricata di verificare i fatti e presentatasi di fatto, durante gli eventi in questione, solo due volte; grande assente anche in occasione del miracolo annunciato per il 18 luglio 1962, documentato non solo da numerosissimi testimoni ma dai flash di un fotoamatore emozionato.

Questo testo, oltre ad essere uno strumento di divulgazione su ciò che la scienza può o meno fare per venire incontro alla fede, e su ciò che lo scientismo paranoicamente attaccato alla fisica classica non è in grado di prendere in esame (quali le nuove aperture offerte dalla fisica quantistica, dal concetto dei neuroni specchio e delle “menti interconesse”) vuole essere un segno di ringraziamento verso tutti coloro che, a dispetto della diffidenza e dell’ignoranza, hanno voluto rendersi partecipi di questi fatti eccezionali.

Non esistono santuari o Grand Hotel a Garabandal, non esistono bancarelle di souvenir. Le veggenti hanno preso ciascuna la propria strada nella vita e il paese si è spopolato per via dell’emigrazione. La Chiesa attende il Grande Miracolo, senza rendersi conto che forse il Grande Miracolo è proprio questo.

Sunto dei risultati cui è pervenuto il Gruppo di Studio italiano “Medjugorje 3” del 1998

Gruppo di Studio italiano “Medjugorje 3” del 1998
RISULTATI *
Su richiesta della parrocchia San Giacomo di Medjugorje, nella persona di P. Slavko Barbaric, un gruppo di ricercatori Italiani coordinati da P. Andreas Resch di Innsbruck (Austria), Coordinatore Generale, e dal sottoscritto Dottor Giorgio Gagliardi, Coordinatore Scientifico, ha incontrato, per una serie di accertamenti, parte del gruppo dei veggenti di Medjugorje che dal 1981 ha la visione della Madonna.
Questa fenomenologia, denominata “visione/apparizione/stato estatico”, è presente tutt’ora sebbene con caratteristiche differenti: il gruppo dei veggenti sperimenta questi fenomeni comunitariamente solo di rado, più spesso individualmente, e le visioni non sono più quotidiane per tutti.
Le precedenti commissioni (francese nel 1984, italiana nel 1985) avevano escluso che si
trattasse:
a)    di patologia fisica o neurologica (epilessia o altro);
b)    di disturbi mentali e neurofunzionali in grado di indurre illusioni (falsa interpretazione di dati sensoriali) o di allucinazioni patologiche (immagini mentali vivide senza dati sensoriali che le producono e che sono sintomo di disturbo mentale);
c)    inganno cosciente e frode.
Esse avevano contestualmente accertato che era presente:
a)  la neuro- e psicofisiologia di uno stato modificato di coscienza di tipo estatico/apparizionale, in accordo con i dati presenti nella letteratura specifica.
Le due commissioni avevano considerato anche la possibilità che si potesse trattare di
fenomeni fisiologici o paranormali non ancora conosciuti, quali le allucinazioni fisiologiche o immagini mentali spontanee, poiché le esperienze transitorie e/o allucinazioni o immagini mentali vivide sono ormai da tempo considerate frequenti (vedi presonno) anche in soggetti che godono di ottima salute psichica e neurologica.
Secondo il più autorevole testo psichiatrico, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV,1996), è ormai stabilito che tali fenomeni non sono da considerarsi patologici: come le esperienze spontanee di immagini mentali vivide e tridimensionali (vedi anche Jaspers), le allucinazioni (non patologiche) o gli stati di trance in ambiente religioso che non provocano disagio individuale, agiscono nel contesto di pratiche culturali o religiose e sono ampiamente accettate dal gruppo culturale o religioso della persona. Tutte queste sono esperienze umane, nella mistica Cattolica, sono classificate come
visioni immaginative, apparizioni o visioni intellettive, a seconda delle loro caratteristiche, anche se psico- e neurofisiologicamente hanno meccanismi di produzione e di
mantenimento dello stato medesimo attivato e sono provocate dall’attivazione dei medesimi sistemi neuroendocrini cerebrali ed interconnessioni neuronali e dalla medesima disattivazione di altri sistemi coinvolti nello stato di veglia.
Le visioni/apparizioni religiose che si definiscono solitamente “vere”, o meglio “degne di fede umana”, hanno una causa presumibilmente non fisica, chiamata parapsicologica e/o Soprannaturale  o Divina, a seconda della religione o corrente metafisica in cui si manifestano.
Questa realtà straordinaria è presente nella storia della Chiesa Cattolica ed è verificabile sia clinicamente, come nel passato, sia strumentalmente. Non è stato compito del Gruppo di Studio 1998 stabilirne le eventuali cause ed escluderne altre, poiché la competenza dello stesso riguardava solo l’ambito scientifico determinabile nella persona e, più precisamente:
a)    l’accertamento dello stato di salute fisica e mentale dei soggetti e quindi l’esclusione di stimoli fisici, psicopatologici, alterazioni funzionali psichicomentali, fenomenologie parafisiologiche non ancora ben conosciute;
b)    la verifica delle condizioni psiconeurofisiologiche dei veggenti (prima), durante, (dopo), la visione o apparizione che di solito si accompagna a (vedi Mappa degli Stati di Coscienza di R. Fischer come riferimento) uno stato modificato di coscienza che differisce dallo stato di veglia ordinaria e dal sogno, ed è chiamato stato di coscienza modificato, trance estatica, estasi.
Nel 1985, nei veggenti di Medjugorje che si erano sottoposti a registrazioni, queste determinavano appunto le  modificazioni delle principali funzioni biologiche che corrispondevano a quanto ci si aspettava in uno stato estatico con attivazione di centri oculari, come visione o apparizione.
Si erano escluse fenomenologie riconducibili a stimoli fisici, psicopatologici, e a fenomenologie paranormali non determinate, anche se ipotizzate: parliamo in quest’ultimo caso di stati di coscienza modificati che fanno parte della conoscenza scientifica (e non scientista) attuale, come gli stati di coscienza già classificati in passato, ma che sono stati superati da nuove più complesse classificazioni degli stati (modificati) attualmente studiati e riconosciuti scientificamente validi quanto quelli della medicina classica, e cioè ipnosi, estasi e altri ottenuti con tecniche di addestramento, quali il sogno lucido, le cosiddette proiezioni extracorporee o O.O.B.E. e altre.
Il gruppo italiano aveva raccolto indagini strumentali tali da confermare ed ampliare la
conoscenza della psico- e neurofisiologia che è presente nello stato modificato di coscienza chiamato estasi “di tipo cattolico”.
In seguito (1985) il sottoscritto aveva impostato una tabella differenziale psico- e neurofisiologica che metteva a confronto diversi stati di coscienza modificati o non studiati psico- e neurofisiologicamente (estasi ed ipnosi, e successivamente estasi, ipnosi, trance medianica e trance da possessione).
Nel 1998 le indagini si sono molto prolungate nel tempo perché i contatti con i vari soggetti da testare si sono rivelati più complicati del previsto: solo in tre sessioni (due a Capiago in provincia di Como e una a Medjugorje, con scarsità di soggetti), si è potuto:
a)    completare il colloquio psicologico/religioso per tutti e sei i soggetti (da parte di un operatore religioso cattolico);
b)    somministrare reattivi mentali (test) di inquadramento della personalità dei soggetti.
A questo proposito va precisato che:
a)    Yakov non si è sottoposto a indagine psicologico-religiosa da parte dei componenti del Gruppo di Studio, con cui non ha mai avuto contatti diretti, ma è stato testato per interposta persona qualificata.
b)    Ivanka si è rifiutata di sottoporsi ai reattivi mentali o test per motivi suoi, anche perché non aveva più quelle fenomenologie.
c)    Marija è stata registrata durante tre stati estatici, uno dei quali assieme a Ivan e Vicka (alcune volte con più strumenti).
d)    Ivan è stato registrato durante due stati estatici (una volta con due strumenti) assieme a Vicka, che era registrata anch’essa con il poligrafo e talvolta anche lei con due strumenti, anche se non partecipava allo stato modificato dell’estasi degli altri.
e)    Vicka è stata registrata
        due volte mentre assisteva a stati estatici di altri due veggenti, Ivan e Marija;
        una volta nell’orario in cui di solito aveva la visione (che in quella circostanza non ha avuto) e successivamente mentre le si proponeva il ricordo di una visione precedente.
Queste registrazioni di Vicka sono  utili nel confronto con eventuali suoi stati estatici e di visione che in quei periodi non ha avuto.
f)     Mirjana è stata registrata durante la rievocazione guidata del ricordo di una sua ultima visione (tecnica di visualizzazione).
g)    Ivan e Vicka sono stati indotti in stato modificato quale l’ ipnosi una volta. Marija è stata indotta in ipnosi due volte.
h)   Yakov, come già precisato, è stato sottoposto ad indagine psicologico/religiosa non da componenti del Gruppo ma da altro operatore psichiatrico slavo.
I test psicologici somministrati dai componenti del Gruppo di Studio (ad esclusione quindi di quelli somministrati a Yakov) ed i colloqui diretti, avvenuti talvolta con l’ausilio del traduttore, sono stati ritenuti abbastanza significativi ai fini dell’esclusione di disturbi fisici e mentali gravi o che provocano fenomenologie allucinatorie patologiche.
Si è peraltro notato che, oltre alla variabili individuali, il disagio di essere al centro di un
fenomeno di risonanza mondiale e di subire continue intrusioni nella vita familiare – altrimenti definito “disturbo cronico da stress” – ha determinato una variabile sintomatologia che ha alterato i tratti della personalità di ognuno dei veggenti, che peraltro mostrano, oltre alla propria personalità, chiare reazioni difensive, disarmoniche e stereotipate.
La decisione di condurre registrazioni di stati ipnotici o di visualizzazione guidata è stata determinata dall’ipotesi già studiata che l’ipnosi non possa provocare uno stato estatico, ipotesi molto in voga nello studio di precedenti fenomenologie apparizionali Mariane di decenni fa o del secolo scorso, quando l’ipnosi faceva più spettacolo che scienza, citata anche da molti autori contemporanei (es. Arieti).
Studi recenti, non ancora totalmente esaurienti, hanno dimostrato la diversa neurofisiologia dei due stati: lo stato estatico e lo stato ipnotico sono tutti e due stati di coscienza modificati con forte componente emozionale, con caratteristiche comuni, ma anche differenti e divergenti, tanto da non potersi identificare in un unico stato.
In queste registrazioni, la rievocazione del ricordo in ipnosi di una precedente visione non ha riprodotto lo stato estatico.
In sintesi, nelle estasi registrate nel 1998 (che si riferiscono specificatamente a Marija e Ivan) era evidente lo stato di iperattivazione emozionale a vari livelli di espressività (iperattivazione del sistema neurovegetativo ortosimpatico) già riscontrato nel 1985. D’altra parte, nel 1998, i soggetti, pur risentendo di una diminuzione degli stimoli esterni,
non hanno mostrato la stessa profondità ed espressività dello stato estatico rilevato nel 1985 e non si sono completamente deafferentati dall’ambiente come nel 1985;
 tuttavia non si trovavano neppure in uno stato di veglia ordinaria o di quotidianità.
Le loro visioni giornaliere o non giornaliere hanno anche fatto registrare un diminuito impatto psiconeurologico: in parole più semplici, l’organismo si è anche abituato (fenomeno di abituazione) a questa esperienza ed entra più facilmente e con minore attivazione dei vari sistemi biologici (minor iperattivazione del sistema neurovegetativo ortosimpatico) nello stato estatico caratterizzante la loro visione.
Dott. Giorgio Gagliardi
Coordinatore Scientifico
Gruppo di Studio Italiano “Medjugorje 3” del 1998

 

* Questa pubblicazione iniziale risale al 24 marzo 1999, periodo intercorrente fra il completamento dello studio e la pubblicazione del libro I Veggenti di Medjugorje, Ricerca Psicofisiologica 1998, Resch Verlag, Innsbruck, 2000, che ne costituisce il resoconto dettagliato [N.d.R.]. Concorde con tali risultati è anche P. Andreas Resch, CSsR.

La spettacolarizzazione mediatica, quale quella proposta in TV, spesso non aiuta a fare chiarezza negli animi di chi chiede alla scienza una risposta ai propri dubbi sui fenomeni religiosi come le Epifanie Mariane…/The Media (TV) Trend to Turn Everything into a Show often Does NOT Offer Clarity to the Minds of Those Who Expect Science to Provide an Answer to Their Doubts Concerning Religious Phenomena, such as Marian Epiphanies…

 
Ci si riferisce ai disparati programmi televisivi e radiofonici mandati in onda sia in Italia che all’estero, che nel corso degli anni hanno ripetutamente divulgato in modo parziale le dichiarazioni degli esperti (compreso il sottoscritto) che hanno partecipato di persona alla registrazione strumentale digitale circa l’attività di ricerca scientifica sulle apparizioni Mariane e su altre apparizioni/visioni attribuite a fonte  “chiamata” soprannaturale. Alcuni degli esperti hanno registrato e pubblicato non su riviste internazionali le loro registrazioni; ma secondo le norme, i principi e il codice deontologico (http://www.spr.ac.uk/page/guidelines-members) della Società Inglese di Parapsicologia (British Society for Psychical Research, http://www.spr.ac.uk/), non contano i titoli della società, ma la capacità di far funzionare strumenti (le cui registrazioni sono tutt’ora circolanti o reperibili), e di interpretarne i risultati.
Si fa particolare riferimento alle apparizioni di Medjugorje e ad altre contemporanee (rintracciabili sul vol. 16 di Riza Scienze, anno 1987), e alla metodica di decontestualizzare le affermazioni rilasciate da scienziati e ricercatori dalle interviste da loro rilasciate e dal materiale da loro fornito alle emittenti, che diffondono indicazioni molte volte imprecise sui ruoli svolti dagli interessati nell’ambito della varie Commissioni di Studio, con particolare riguardo a quelle italiane del 1985 e 1998: questo tipo di spettacolarizzazione mirato all’audience e al sensazionalismo ha spesso il fine, indipendentemente dalle dichiarazioni rilasciate e dal materiale fornito dagli studiosi, di fomentare ambigui dibattiti e/o supportare tesi del tutto contrapposte fra di loro circa la veridicità della natura cosiddetta soprannaturale di tali fenomenologie; tale spettacolarizzazione arriva talora addirittura ad insinuare la posizione di “giudice super partes” di chi si interroga, tra i cosiddetti “opinionisti” chiamati ad intervenire in studio, in modo talora del tutto irrispettoso e deontologicamente scorretto, se non  offensivo, nei confronti dei professionisti interessati che da qualche ventennio si interessano ai risultati ottenuti, elaborando tabelle consequenziali sconosciute, sembra, a quei “sapienti frequentatori dei salotti TV”, circa l’opportunità che la scienza si interessi alla ricerca e allo studio di determinati eventi.
Si ritiene quindi opportuno e doveroso offrire a chi si interessa a questi studi, e in particolare al controverso “caso Medjugorje”, alcuni chiarimenti sul lavoro svolto e sul contesto nell’ambito del quale esso è stato portato avanti negli anni, analizzando questa novità scientifica riguardante le modificazioni psicofisiologiche che si verificano nel soggetto prima, durante e dopo l’evento auto-segnalato.
Premetto che il 25 febbraio 1978 la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato le nuove “Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni”, revisionando quelle precedentemente in vigore che risalgono a Benedetto XV. Prima di citare il documento in toto, consultabile al link http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19780225_norme-apparizioni_it.html, desidero puntualizzare che scopo della ricerca scientifica in questi casi NON è appurare se un presunto veggente veda o meno la Madonna, o altra figura mistica e venerata dalla Chiesa Cattolica, ma solo verificare, tramite test e strumentazioni non somministrabili/disponibili prima di un certo periodo del XX secolo, in che stato di coscienza si trovi il soggetto presunto veggente quando dichiara di avere le visioni/apparizioni: se si trova cioè in uno stato cosiddetto ordinario di coscienza, oppure in uno stato modificato (si veda la Mappa degli Stati di Coscienza di
R. Fischer, come riferimento, che in casi come Medjugorje ha permesso di rilevare stati di trance estatica, senza studiare l’eventuale immagine percepita, i messaggi e i miracoli, che rientrano nell’area di competenza di altri studiosi).
Pertanto, prima che questi test/strumentazioni venissero impiegati, ci sono stati casi di Apparizione ufficializzati dalla Chiesa Cattolica e dichiarate “degne di fede umana” indipendentemente da questi studi. Si pensi a:
1) Rue du Bac, Francia (1830)
2) Roma, Italia (1842)
3) La Salette, Francia (1846)
4) Lourdes, Francia (1858)
5) Pont-main, Francia (1871)
6) Pellevoisin, Francia (1876)
7) Gietrzwald, Polonia (1877)
8) Knock, Irlanda (1879)
9) Castelpetroso, Italia (1888)
10) Fatima, Portogallo (1917)
11) Beauring, Belgio (1932)
12) Banneaux, Belgio (1933)
13) Amsterdam, Olanda (1945)
14) Siracusa, Italia (1953)
15) Akita, Giappone (1973)
16) Finca Betania Venezuela (1976) (casi in cui è stato permesso culto, ma non vi è stata ufficializzazione)
17) San Nicolàs, Argentina (1983)
18) Kibeho, Ruanda (1981-1989)
19) Laus, Francia (1664)
20 ) Champion, Wisconsin,  Stati Uniti d’America (1859).
Questi ultimi due casi sono stati ufficializzati solo di recente, fra il 2008 e il 2010.
Anche prima dell’avvento degli strumenti tecnologici/digitali attualmente in uso, ci sono stati casi, come nell’Epifania di di Beauring, Belgio (1932), che hanno attratto la presenza di circa duecento medici nel corso della stessa giornata, al fine di vagliare e verbalizzare i fatti alla luce delle metodiche disponibili all’epoca. A Medjugorje le consulenze furono molte, alcune non reperibili, altre pubblicate.

«SACRA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
NORME PER PROCEDERE NEL DISCERNIMENTO
DI PRESUNTE APPARIZIONI E RIVELAZIONI

Nota preliminare 
Origine e carattere delle Norme
Durante la Sessione Plenaria annuale del novembre 1974, i Padri di questa Sacra Congregazione hanno esaminato i problemi relativi alle presunte apparizioni e alle rivelazioni spesso loro connesse, e sono pervenuti alle seguenti conclusioni:
1. Oggi, più che in passato, la notizia di queste apparizioni si diffonde rapidamente tra i fedeli grazie ai mezzi di informazione (mass media). Inoltre, la facilità degli spostamenti favorisce e moltiplica i pellegrinaggi. L’Autorità ecclesiastica è perciò chiamata a pronunciarsi in merito senza ritardi.
2. D’altra parte, la mentalità odierna e le esigenze scientifiche e quelle proprie dell’indagine critica rendono più difficile, se non quasi impossibile, emettere con la debita celerità i giudizi che concludevano in passato le inchieste in materia (constat de supernaturalitatenon constat de supernaturalitate) e che offrivano agli Ordinari la possibilità di autorizzare o proibire il culto pubblico o altre forme di devozione tra i fedeli.
Per queste ragioni, affinché la devozione suscitata tra i fedeli da fatti di questo genere possa manifestarsi nel rispetto della piena comunione con la Chiesa e portare frutti, dai quali la Chiesa stessa possa in seguito discernere la vera natura dei fatti, i Padri hanno ritenuto di dover promuovere in materia la seguente procedura.
Quando l’Autorità ecclesiastica venga informata di qualche presunta apparizione o rivelazione, sarà suo compito:
a) in primo luogo, giudicare del fatto secondo criteri positivi e negativi (cfr.infra, n. I);
b) in seguito, se questo esame giunge ad una conclusione favorevole, permettere alcune manifestazioni pubbliche di culto o di devozione, proseguendo nel vigilare su di esse con grande prudenza (ciò equivale alla formula: «pro nunc nihil obstare»);
c) infine, alla luce del tempo trascorso e dell’esperienza, con speciale riguardo alla fecondità dei frutti spirituali generati dalla nuova devozione, esprimere un giudizio de veritate et supernaturalitate, se il caso lo richiede.
I. Criteri per giudicare, almeno con una certa probabilità,
del carattere delle presunte
 apparizioni o rivelazioni

A) Criteri positivi:
a) Certezza morale, o almeno grande probabilità dell’esistenza del fatto, acquisita per mezzo di una seria indagine.
b) Circostanze particolari relative all’esistenza e alla natura del fatto, vale a dire:
1. qualità personali del soggetto o dei soggetti (in particolare, l’equilibrio psichico, l’onestà e la rettitudine della vita morale, la sincerità e la docilità abituale verso l’autorità ecclesiastica, l’attitudine a riprendere un regime normale di vita di fede, ecc.);
2. per quanto riguarda la rivelazione, dottrina teologica e spirituale vera ed esente da errore;
3. sana devozione e frutti spirituali abbondanti e costanti (per esempio, spirito di preghiera, conversioni, testimonianze di carità, ecc.).
B) Criteri negativi:
a) Errore manifesto circa il fatto.
b) Errori dottrinali attribuiti a Dio stesso, o alla Beata Vergine Maria, o a qualche santo nelle loro manifestazioni, tenuto conto tuttavia della possibilità che il soggetto abbia aggiunto – anche inconsciamente –, ad un’autentica rivelazione soprannaturale, elementi puramente umani oppure qualche errore d’ordine naturale (cfr Sant’Ignazio, Esercizi, n. 336).
c) Una ricerca evidente di lucro collegata strettamente al fatto.
d) Atti gravemente immorali compiuti nel momento o in occasione del fatto dal soggetto o dai suoi seguaci.
e) Malattie psichiche o tendenze psicopatiche nel soggetto, che con certezza abbiano esercitato una influenza sul presunto fatto soprannaturale, oppure psicosi, isteria collettiva o altri elementi del genere.
Va notato che questi criteri positivi e negativi sono indicativi e non tassativi e vanno applicati in modo cumulativo ovvero con una qualche loro reciproca convergenza.
 II. Intervento dell’Autorità ecclesiastica competente
1. Se, in occasione del presunto fatto soprannaturale, nascono in modo quasi spontaneo tra i fedeli un culto o una qualche devozione, l’Autorità ecclesiastica competente ha il grave dovere di informarsi con tempestività e di procedere con cura ad un’indagine.
2. L’Autorità ecclesiastica competente può intervenire in base a una legittima richiesta dei fedeli (in comunione con i Pastori e non spinti da spirito settario) per autorizzare e promuovere alcune forme di culto o di devozione se, dopo l’applicazione dei criteri predetti, niente vi si oppone. Si presterà però attenzione a che i fedeli non ritengano questo modo di agire come un’approvazione del carattere soprannaturale del fatto da parte della Chiesa (cfr Nota preliminare, c).
3. In ragione del suo compito dottrinale e pastorale, l’Autorità competente può interveniremotu proprio; deve anzi farlo in circostanze gravi, per esempio per correggere o prevenire abusi nell’esercizio del culto e della devozione, per condannare dottrine erronee, per evitare pericoli di un misticismo falso o sconveniente, ecc.
4. Nei casi dubbi, che non presentano alcun rischio per il bene della Chiesa, l’Autorità ecclesiastica competente si asterrà da ogni giudizio e da ogni azione diretta (perché può anche succedere che, dopo un certo periodo di tempo, il presunto fatto soprannaturale cada nell’oblio); non deve però cessare di essere vigile per intervenire, se necessario, con celerità e prudenza.
III. Autorità competenti per intervenire
1. Spetta innanzitutto all’Ordinario del luogo il compito di vigilare e intervenire.
2. La Conferenza Episcopale regionale o nazionale può intervenire:
a) se l’Ordinario del luogo, fatta la propria parte, ricorre ad essa per discernere con più sicurezza sul fatto;
b) se il fatto attiene già all’ambito nazionale o regionale, sempre comunque con il consenso previo dell’Ordinario del luogo.
3. La Sede Apostolica può intervenire, sia su domanda dell’Ordinario stesso, sia di un gruppo qualificato di fedeli, sia anche direttamente in ragione della giurisdizione universale del Sommo Pontefice (cfr. infra, n. IV).
 IV. Intervento della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede
1. a) L’intervento della Sacra Congregazione può essere richiesto sia dall’Ordinario, fatta la propria parte, sia da un gruppo qualificato di fedeli [la seconda commissione italiana, quella del 1998, fu richiesta dall’allora P. Slavko Barbaric della Parrocchia di San Giacomo di Medjugorje, N.d.A]. In questo secondo caso, si presterà attenzione a che il ricorso alla Sacra Congregazione non sia motivato da ragioni sospette (come, per esempio, la volontà di costringere l’Ordinario a modificare le proprie legittime decisioni, a ratificare qualche gruppo settario, ecc. [ricordiamo la legge di Donchin e la mitomania individuale di sostenitori e detrattori, N.d.A.].
b) Spetta alla Sacra Congregazione intervenire motu proprio nei casi più gravi, in particolare quando il fatto coinvolge una consistente parte della Chiesa, sempre dopo aver consultato l’Ordinario, e, se la situazione lo richiede, anche la Conferenza Episcopale.
2. Spetta alla Sacra Congregazione giudicare e approvare il modo di procedere dell’Ordinario o, se lo ritiene possibile e conveniente, procedere ad un nuovo esame del fatto, distinto da quello realizzato dall’Ordinario e compiuto o dalla Sacra Congregazione stessa, o da una Commissione speciale.
Le presenti Norme, deliberate nella Sessione Plenaria di questa Sacra Congregazione, sono state approvate dal Sommo Pontefice Paolo VI, felicemente regnante, il 24 febbraio 1978.
Roma, dal palazzo della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, 25 febbraio 1978.
Firmato: Franjo Cardinale Šeper (Prefetto) e Jérôme Hamer, O.P. (Segretario[Citato da http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19780225_norme-apparizioni_it.html]

Dopo l’indagine iniziale, se l’avvenimento risponde ai criteri esposti, si può concedere un primo permesso che in pratica stabilisce quanto segue: “Per il momento, non c’è motivo di opporsi a ciò”. Questo permette la partecipazione pubblica alla devozione alla presunta apparizione.
Alla fine, occorre dare un giudizio e una deliberazione definitiva, con l’approvazione o la negazione, che però supera la valutazione scientifica, poiché trattasi di valutazione religiosa.
È ben vero che in queste nuove linee direttive non si accenna a studi scientifici particolari mirati a constatare evidenze o meno di parametri come stati di coscienza modificati quali lo stato estatico e altri fenomeni raggruppabili in Stati Modificati di Coscienza Religiosi, stigmate o altre fenomenologie sull’uomo stesso, ma solo “Malattie psichiche o tendenze psicopatiche nel soggetto, che con certezza abbiano esercitato una influenza sul presunto fatto soprannaturale, oppure psicosi, isteria collettiva o altri elementi del genere”.
È altresì evidente che dai singoli studi psicofisiologici condotti nel XX e XXI secolo dai singoli ricercatori sono emersi dati importanti che attestano non solo le ipotesi iniziali, ma tutta una serie di sintomi o comportamenti che hanno fatto variare i parametri stessi della psicofisiologia umana, soprattutto  a confronto di altre fenomenologie similari più o meno auto- o eteroindotte e che quindi devono essere valutate e descritte per una diagnosi differenziale da una prima commissione scientifica che poi invierà i dati alla Commissione Religiosa.
Queste conclusioni hanno spesso attirato contestazioni di “opinionisti” o “osservatori” presenti nei salotti televisivi, che, essendo scientificamente digiuni sull’argomento, ritengono di essere nella posizione di poter sparare sentenze che, complice le già citate presentazioni di documenti decontestualizzati e di informazioni imprecise date in pasto al pubblico, hanno l’infelice effetto di disinformare e confondere gli spettatori che genuinamente si interessano all’argomento.
Quindi i vari studi scientifici sono un supporto non indifferente nella valutazione di:
·         controllo di base psichiatrico e psicofisiologico del soggetto supportato da test della personalità e altro, provati statisticamente (MMPI 2, Test di Rorschach, ecc.);
·         variazione dei  parametri di base del soggetto, prima, durante e dopo l’evento e con quale strumentazione;
·         registrazione dei parametri fisico-psicofisiologici durante gli eventi  in questione ed eventuali ipotesi più o meno accertate su cause fisiche, fisiologiche, psicologiche o paranormali che li determinano o ne siano stati una concausa, che va chiarita scientificamente e non scientemente o emozionalmente, come fanno certi commentatori apparentemente onniscienti. Si ricordi sempre quanto afferma Thomas S. Szasz, che dietro a ogni strumento scientifico c’è sempre il cervello/mente del ricercatore che non dovrebbe avere pregiudizi o convinzioni personali emozionali.
Detto questo si sottolinea come la scienza ufficiale sia stata coinvolta in diversi casi di apparizioni/visioni giudicate di volta in volta dalla Chiesa Cattolica come:
·         constat de supernaturalitate”;
·         constat de non supernaturalitate”;
·          “non constat de supernaturalitate”;
mentre altre sono ancora “sub judice”.

 

Nel prossimo post evidenzierò a titolo riassuntivo le conclusioni del Gruppo di Studio denominato “Medjugorje 3”, di cui sono stato Coordinatore Scientifico, ricerca descritta per esteso nel libro:
 

 

 
e illustrata nel video/documentario:
 

 
 

L’inganno o menzogna, le verità illusorie/Deception or Lies: Misleading Truths

Giorgio Gagliardi

Medico Psicoterapeuta
Ordine medici come n. 74
Reparto Psicofisiologia
Il Laboratorio di Biopsicocibernetica
Bologna
Estrapolato e riadattato da lezione precedente del Laboratorio di Bologna nel 2004/2005 sui medium e/o soggetti sensitivi e/o ciarlatani

1.0 Premessa 

La menzogna è sempre stata una compagna molto ambigua e deleteria dell’uomo e della società che fa uso di questa difesa estrema per avere un proprio tornaconto di qualsiasi genere.
Drammaticamente crudeli e tragiche sono le bugie dette dai politici (vedi abbattimento di aereo civile ad Ustica) , dai presidenti delle Nazioni, dalle istituzioni sociali che dovrebbero difendere i diritti dell’uomo, ma spesso e volentieri li calpestano proprio con bugie, menzogne dette col sorriso, con dati falsi alla mano (esperti di mala scienza che rilasciano false ricerche) , col balletto delle comunicazioni che si contrappongono le une alle altre scandalosamente, ma col sorriso sulle labbra anche in casi di gaffes eclatanti (ed il mondo politico e pubblico attuale ne è pieno).
Menzogna è il modo di interpretare e diffondere un evento reale per difendere se stessi od altri da possibili conseguenze di qualsiasi genere dalla perdita d’attendibilità, dalla perdita della rispettabilità, alla paura di una conseguenza penale o di richiesta di danno.
Il suo equivalente, la bugia è intesa come una consapevole e cosciente affermazione di una verità-asserzione, mentre il soggetto sa che sta affermando il contrario per indurre in errore la controparte che domanda.
I due termini sono sinonimi, sebbene la menzogna abbia un significato più impegnativo.
2.0 I sistemi mentali e cerebrali della menzogna
La psicofisiologia della menzogna è molto complessa, poiché sono attivati più sistemi che poi non trovano una soluzione comune di risposta ed avviano quindi segnali disorganizzati ed incoerenti:
-la parola esprime la menzogna,
-i messaggi non verbali che il corpo invia sono talvolta opposti alla parola,
-i processi comportamentali esprimono la crisi dei processi soprattutto tra il sistema emozionale ed il sistema razionale, hanno tuttavia un loro riscontro psicofisiologico strumentale che dimostra le diverse reazioni e controreazioni interne anche se abbastanza mascherate all’esterno.
I sistemi attivati sono:
-il sistema primordiale o istintuale (rettiliano): trova la sua espressione nel combattere lo stimolo con un’azione che dalla corteccia sottocorticale manda subito comandi ai centri motori o del linguaggio.
-il sistema emozionale che dalla corteccia sottocorticale (corteccia di lavoro, Le Doux) per una via breve raggiunge i centri emozionali più importanti quale l’amigdala attivando una difesa senza sapere il significato dello stimolo ed a cascata attiva gli ormoni dell’attacco (adrenalina e noradrenalina).
-il secondo sistema emozionale che riceve stimoli per vie nervose antiche ma preferenziali e dà risposte aspecifiche di difesa/offesa che poi possono essere rilette dal sistema razionale e così integrate modificare l’azione o non agire.
-il sistema razionale e specialmente le aree prefrontali della corteccia che sono deputate alla valutazione delle emozioni che possono essere bloccate nell’invio di una risposta istintuale/emozionale e quindi attivare le aree preposte al giudizio ed alla critica e poi l’invio di una risposta specifica, che nella menzogna non è inviata ma trattenuta ed ignorata e che determina tutta una serie di scariche neuronali non specifiche e che inviano differenti messaggi.
È ben vero che non tutte le bugie hanno il medesimo valore sociale, condanna morale.
Si possono avere bugie convenzionali che possono essere comuni a determinati popoli, culture o situazioni come il gioco del poker in cui è necessario mentire per vincere e chi sa più fingere, riesce nel suo intento;
la menzogna qui è già scontata perchè si cerca di capire e quindi di comportarsi proprio sulla evidenza o meno dei messaggi non verbali dell’avversario. La bugia può quindi in questi casi di gioco una sfida, un cerimoniale che ci si scambia sapendo che il convincere l’avversario di una presunta possibilità, gratificherà chi dice meglio la menzogna medesima.
Più disonesta è la bugia dell’imbonitore da mercato o del porta a porta che oggigiorno fa affidamento anche su corsi di come capire la psicologia dell’eventuale compratore e poter meglio somministrare il prodotto, questo è già un comportamento valutabile come immorale.
La menzogna moralmente più condannata è quella che è usata in ogni circostanza in cui un innocente che subisce un danno è invece invocato come responsabile del danno medesimo (vedi incidenti stradali ed altro) o non riceve l’adeguato compenso perché si sostituisce alla realtà storica. Una realtà manipolata che tutela la negligenza o la criminalità di chi, colpevole, vuole la ragione e non il torto a qualsiasi livello di potere o istituzione sia esercitata specie poi se subentra una superiorità burocratica quasi a firmare ciò che pretende il trasgressore.
L’inganno o la frode prevede, sempre per un ritorno personale di potere economico o sociale o purtroppo anche scientifico.
La manipolazione di un’azione o altro che è eseguito con un trucco o presentato in un modo falsificato è un altro atto menzognero immorale troppo spesso usato specie in esercizi pubblici che presentano bilanci, nuove “scoperte” non sufficientemente testate, ma garantite da esperti corrotti e poco esperti.
Jacques Simon de Plancy nel suo libro “Dizionario delle reliquie “ (nota 4) descrive il culto feticistico dei secoli passati circa reliquie, vale a dire resti di cristiani illustri conservati e venerati che dettero origine ad innumerevoli falsi trafficati per autentici, solo per il guadagno immediato e le aspettative non criticate per i compratori delle medesime, compratori che volevano a tutti i costi un futuro emozionale della massa ed anche economico sull’esposizione delle medesime.
Numerose sono le controversie nate all’interno della Chiesa Cattolica che in numerosi sinodi si pronunciò contro questo commercio, Lutero e Calvino si scagliano contro questi falsi e contro i culti connessi.
L’inganno e la frode sono perpetrati in ogni campo sociale e non ne poteva essere esente nemmeno la Biopsicociberneticao le fenomenologie inusuali come i cosiddetti grandi isterici dell’Ospedale di Parigi “La Salpetriere” dove dominava lo psichiatra Charcot (che faceva uso d’ipnosi, ma con un ipnotista da piazza. In questo modo, riusciva ad avere delle trance spettacolari che richiamavano anche esponenti del mondo scientifico di allora. I suoi clienti diventavano sempre più accondiscendenti ad assumere le pose che Charcot voleva, soggiornando così gratuitamente nei suoi reparti e con reciproca gratificazione. (molte volte quindi l’ Inganno è una metodica immorale per diventare famosi ed avere quindi “potere” millantato, indubbiamente più pseudoscientifico che scientifico, ma economico).

3.0 La paura e l’aggressività tra apprendimento emozionale e risposta già preordinata (fase iniziale della menzogna) 

Un meccanismo primordiale, che l’uomo ha ereditato dagli antichi rettili da cui deriva è la paura e l’aggressività.
Questi antichi rettili non hanno il cervello con due emisferi ben definiti ed i centri emozionali sono compresi in un complesso unico chiamato complesso k che ha molte connessioni col cervelletto e non è ancora in grado di subire emozioni come le intende l’uomo, perché non ha i centri che si attivano.
Molte reazioni incontrollate dell’uomo, non volute, possono modificare tragicamente uno scenario violento che diventa crimine, crimine incontrollato: tra queste la paura che si trasforma in aggressività ed aggressività distruttiva.
A volte scatta un meccanismo difensivo della specie e dell’individuo, meccanismo non meno distruttivo del crimine che è la menzogna o bugia o frode o inganno nell’uomo, mimetismo nelle specie animali che però è un meccanismo di sopravvivenza irrazionale, altamente emozionale od istintuale.
3.1 Le vie neuronali della paura, preliminare umano della bugia
Moltissime sono le situazioni in cui ogni animale, compreso l’uomo dimostra paura e la reazione è sempre attivata dall’istinto di conservazione che predomina e che travolge ogni altra soluzione, Le Doux afferma che l’uomo ha sempre più paura di quella che gli serve.
Questo meccanismo di difesa istintivo e che attiva l’animale alla difesa/offesa è in parte
naturale ed
-in parte fa parte del bagaglio conoscitivo/esperienziale ed è stato perciò appreso nel corso degli anni.
Anche se le risposte agli stimoli poi sono le medesime attivazioni dei sistemi e centri cerebrali interessati alla sopravvivenza dell’individuo, la differenza grande tra le due possibilità di risposte naturali od apprese dipende dal tipo di cervello che l’animale ha e conserva nella scala evolutiva.
Il condizionamento frutto d’esperienze subìte realmente o d’immagini mentali conseguenti ad eventi, o la strategia della risposta attivazione/evocazione della paura segue:
-una vecchia via che arriva ai centri della corteccia sottocorticale chiamata anche “transizionale”, perché non elabora la risposta, ma la “fa”transitare o
 – verso le aree superiori dove sarà integrata dai ricordi e riconosciuta nella sua vera realtà,
– o partirà una risposta che è già preordinata dai centri emozionali inferiori, e che non sarà possibile fermare, poiché è stata avviata un’escalation cieca ed istintiva, esito di ricordi emozionali non integrati dalla coscienza esperienziale o critica.
-ed una nuova via più raffinata, che organizza meglio la risposta dal centro di smistamento talamico ai centri cerebrali superiori di valutazioni ed integrazione e la risposta in uscita sarà una risposta proporzionata allo stimolo.
Studi recenti di Risonanza Magnetica per Immagini hanno dimostrato che per la bugia sono attivate nove aeree cerebrali, mentre per la verità solo cinque aree. La bugia quindi è un’attivazione maggiore di più centri antagonisti cerebrali.
3.2 l’area dei lobi frontali come sede preferenziale delle regolazioni emozionali e della bugia?
 Ledoux intitola un suo capitolo (4, 236) ”paura e odio nell’ansia”, con queste premesse si può spiegare l’avvio di molti crimini, non giustificarli, ma capire l’innesco emozionale.
L’ansia è una paura irrisolta che avvia alle fobie ed agli attacchi di panico, all’odio verso lo stimolo provocatore e se tutto ciò è connesso ad un danno funzionale dei lobi frontali, come nel soggetto nevrotico (nota 4, pag. 258) ; negli esseri umani vi è l’ostinazione, l’incapacità di smettere di fare qualcosa: la regolazione corticale non controlla più l’ostinazione emotiva a proseguire, e potrebbe essere un’ipotesi delle troppe coltellate, dell’infierire inutilmente su un essere umano già cadavere.
Si discute, oggi, sui limiti e sulle effettive funzioni del cervello emozionale, impropriamente chiamato cervello limbico e più impropriamente chiamato cervello od emisfero destro, si è ormai sicuri che una zona importante delle varie forme di comportamento emozionale sono le due amigdale, piccole formazioni a forma di mandorla situate nel prosencefalo e che sono la sede principale di quasi tutte le emozioni (violente, gioiose, ecc) essendo un complesso raggruppamento di nuclei diversi aventi funzioni diverse ed opposte, tra cui dell’:
-aggressività irritativi.
-aggressività competitiva.
-aggressività difensiva indotta dalla paura (Galef 1970).
È ben vero che non è l’unico centro coinvolto nello scatenamento emozionale, ma ne rappresenta un’area primaria.
Questi centri hanno una via diretta di connessione col talamo che è la prima stazione dove arrivano gli stimoli dall’esterno.
È stato anche dimostrato che (Bruce Kapp nota 1) esiste anche una sottoregione della medesima amigdala che ha delle connessioni dirette con i centri del midollo allungato regolatori della frequenza cardiaca e del sistema neurovegetativo responsabile della sudorazione, avvio di meccanismi di difesa o attivatori degli ormoni dello stress, quindi si può notare come ad ogni stimolo si ha inizialmente un’attivazione delle risposte neurovegetative per essere meglio in grado di reagire o di reagire anche esageratamente come appunto nella menzogna.
Vanzelli giustamente osserva che: ”L’insegnare ingannevolmente ai bambini ed ai giovani che essi sono oppressi fin dalla nascita dai genitori, dalla cultura, dalla religione e dalla società e che essi hanno il diritto di comportarsi al di fuori d’ogni ragionevole limitazione, non serve altro che a prepararli deliberatamente e malvagiamente a diventare frustrati e nevrotici e bugiardi………………” (nota 15, p. 161).
3.3 La risposta comportamentale dell’uomo “Attacca o fuggi o resta fermo ed inganna”
Altre osservazioni neuroanatomiche evidenziavano che l’attivazione del nucleo centrale dell’amigdala causava immobilità rientrando quindi nell’avvio generale dell’organismo al controllo generale dei meccanismi di difesa (la catalessia di molti animali di fronte al pericolo, l’immobilità può essere così spiegata: immobilizzarsi per sopravvivere, è noto che molte persone di fronte ad un pericolo, si immobilizzano, non sono più in grado di far gesti o / e nemmeno di invocare aiuto o altro).
Altre risposte, come già descritte:
– l’immobilità (risposta di difesa)
-la soppressione della sofferenza o diminuzione del dolore.
-il rilascio e l’aumento degli ormoni di attacco o di stress,
-il potenziamento dei riflessi che diventano più mirati,
sono attivate da segnali in uscita dal nucleo centrale dell’amigdala (nota 6, pag. 164)
Una rete di connessioni porta gli stimoli dai nuclei laterali dell’amigdala ai nuclei basali che sono connessi al nucleo centrale, ultima stazione di arrivo degli stimoli e stazione di partenza del viaggio della paura.
Questa connessione di reti neuronali scollegate dalla corteccia evoluta dell’uomo è molto suggestiva per la dimostrazione che le risposte emozionali o semplicemente emotive non coinvolgono sempre le aree superiori della coscienza e della conoscenza, e non si servono del pensiero, ragionamento, coscienza per mettere in guardia la persona contro un pericolo esterno.
L’uomo si trova così a comportarsi, spesso, come un mammifero poco evoluto o più ancora un rettile preistorico dotato d’aree corticali rudimentali non simmetriche e non collegate tra loro da connessioni interemisferiche.
Questo meccanismo diretto di immettere l’uomo nelle spire della paura e dell’aggressività non si è disattivato nel corso dell’evoluzione perchè la sua utilità è ancora alcune volte necessaria, anche se carica di contraddizioni che sono bugie, menzogne:
-quando un segnale di allarme arriva al talamo, questo lo manda all’amigdala che inizia la difesa e poi in un secondo tempo alla corteccia che inizia il riconoscimento del pericolo,
poi manderà ai veri centri motori una sollecitazione di risposta più adeguata allo stimolo perturbatore.
Il sistema che coinvolge l’uomo nella paura e dell’aggressività conseguente prevede:
-una prima decisione indiscriminata e massiccia ed
-una decisione successiva più adeguata e risparmiatrice d’energia che si immette anche nella menzogna: una persona percorre una strada di notte, alla luce improvvisa di un faro si butta fuori strada, poi si accorge che è una motocicletta e che la sua reazione è stata eccessiva, ma se il faro acceso apparteneva ad una automobile che aveva un faro non funzionante, la persona ha avuto la vita salvata da quel meccanismo primordiale, rettiliano: si è sopravvissuti grazie ad un meccanismo piuttosto rozzo e poco sofisticato, la persona può intravedere in una risposta un pericolo ed allora innesca gli stessi meccanismi sopra descritti.
3.4 La tecnica di condizionamento istintiva della bugia o menzogna
La persona avrà così instaurato un condizionamento della paura che adesso coinvolgerà non solo lo stimolo diretto come una luce improvvisa, ma anche tutte le condizioni e circostanze come il buio, la strada, eventuali rumori accompagnatori del veicolo, un altro possibile pericolo, tutti questi particolari sono letti e depositati in un altro centro del sistema emozionale che è chiamato ippocampo, molto vicino all’amigdala ed a lei strettamente connesso, ma con compiti divisi.
Il condizionamento della paura e l’istinto di sopravvivenza avvieranno i meccanismi stressanti, ma corticalmente superiori della menzogna.
Darwin (6, pag. 37) prese per primo in analisi il significato delle emozioni agli effetti della sopravvivenza concludendo che la paura è importante agli effetti della preservazione della specie in quanto motiva l’animale alla prudenza, prudenza che non si equilibrerà più se si innesca un’aggressività “rettiliana” incontrollata e non più controllabile: ecco il perché si risponde con una menzogna ad oltranza per difendersi da un possibile pericolo, castigo ecc, mancato riconoscimento, esagerazione della contromisura.
In quei momenti decisionali comanda il cervello viscerale (emisfero emozionale e sistema limbico) rappresentato dall’ippocampo che però è strettamente connesso con il corpo striato (vedi Le Doux, nota 6). Il sistema limbico comprende alcune regioni del diencefalo e del telencefalo che “coordinano le afferenze sensoriali con le reazioni corporee e le necessità viscerali” (Papez 19589) e che “rappresentano il luogo di origine delle emozioni” (Fulton 1951).
“ (Indubbiamente il concetto di Sistema Limbico non è tanto morfologico, quanto fisiologico e psicologico. Tale porzione del Sistema Nervoso Centrale interviene nell’elaborazione di tutto l’insieme dei comportamenti correlati con la sopravvivenza della specie, elabora le emozioni e le manifestazioni vegetative che ad esse si accompagnano ed è coinvolto nei processi di memorizzazione.
Il Sistema Limbico è una formazione filogeneticamente antica)”.
È un deposito dei ricordi assieme alle aree sottocorticali sensoriali che ricevono i vari stimoli dall’ambiente, aree che sono chiamate “transizionali” perché in queste avvengono le varie elaborazioni che poi sono inviate nei vari depositi tra cui l’ippocampo. L’ippocampo e le aree circostanti, quando evocheranno i ricordi, invieranno stimoli all’amigdala per tingere i ricordi con i colori delle emozioni.
Un’area della corteccia frontale sconosciuta nei rettili è l’area mediale prefrontale che, stimolata, avvia all’amigdala i segnali d’estinzione o di cessazione o di soppressione del processo emozionale innescato.
In ogni modo queste due mandorle comuni a tutti i vertebrati determinano la difesa della specie, nei rettili che hanno scarsa corteccia cerebrale non sono presenti le altre vie più raffinate e per questo non sono in grado di optare per più e differenti comportamenti di difesa.
3.5 La lucertola emotiva ovvero l’uomo diventa menzogna
Ledoux definisce l’uomo una lucertola emotiva o meglio un derivato emotivo di un Giurassic Park. (nota 6 pag. 181) e ancora (nota 6, pag. 276) ”Proviamo più paura di quanto ci occorra, e sembra che sia colpa del nostro efficientissimo sistema di condizionamento alla paura, sommato alle potentissime capacità di pensare alle nostre paure e all’incapacità di controllarle. ” E se non si controllano, scatta la menzogna o la frode per riequilibrare l’overdose di paura.
Molti esseri viventi come i rettili si accontentano, anche per la loro stessa biologia, di avere un pilota “emozionale” automatico senza porsi le domande più chiarificatrici e più vantaggiose, ma la sopravvivenza non guarda molto per il sottile e spesso e volentieri la valutazione del rischio (R. e Caroline Blanchard) non può aspettare che la corteccia sottocorticale o l’ippocampo formuli l’avvio alla risposta tramite i centri superiori, l’amigdala li precede nella decisione da prendere.
Quella frazione di tempo che il cervello impiegherebbe per dare una risposta più consona allo stimolo, potrebbe costare la vita della persona stessa, ecco perché le risposte alla paura sono molto spesso non criticate, non elaborate dai centri superiori.
Da quelle aree transizionali sottocorticali dove lo stimolo stesso è subito avvertito come allarme rosso indiscriminato, come tale fa partire risposte di difesa che possono essere troppo imponenti, troppo sproporzionate, troppo aggressive ma conservative per l’individuo e la specie.
L’evoluzione futura dell’uomo dovrà tenere conto delle caratteristiche proprie delle possibilità umane tra cui più importanti la cultura e la tolleranza religiosa (nota 3, 212):
-la cultura aumenta i legami interpersonali con un conseguente diminuire della paura e dell’aggressività e forse anche dei disturbi mentali,
-la tolleranza religiosa contrasta la violenza, aumenta la cooperazione e l’altruismo, aumentando l’autocontrollo dei singoli.
Fino a quando modelli negativi ed incalzanti saranno forniti dai mass media (si pensi alla potenza persuasiva della televisione o di internet) , si assisterà solo ad ambigui poteri che alimentano e favoriscono la menzogna, terrorismo individuale, di gruppo, di nazione che immergeranno l’umanità in paura e aggressività con manifestazioni sempre più tragiche tra cui volentieri “i messaggi a doppio livello” che altro non sono se non una elaborazione più sofisticata della menzogna, ma più distruttivi.
“Quando si comunica, nella maggior parte dei casi non si invia un unico messaggio ma più messaggi contemporaneamente. Ciò accade ancora più spesso quando il mezzo di comunicazione è multimediale e i messaggi possono essere inviati a diversi livelli e attraverso differenti canali: visivi, sonori, nel corso della narrazione, attraverso i movimenti, gli stacchi, la velocità, i colori, le espressioni. La realtà rappresentata – ci ricordano gli esperti della comunicazione – non è la realtà vera, c’è un valore aggiunto di cui bisogna tener conto. Le emozioni, l’estetica, gli effetti speciali, il movimento delle immagini ad alta definizione che si susseguono sullo schermo possono avere il sopravvento e la piacevolezza dell’insieme può oscurare del tutto la razionalità. Questo caso, come molti altri, rivela come sia possibile procedere attraverso compartimenti stagni e come settori diversi che possano seguire logiche opposte ignorandosi a vicenda. ” (11)
4.0 Frode, menzogna, inganno cosciente e non cosciente, falso ricordo
 Nella ricerca scientifica sulle doti reali del sensitivo si devono fare delle importanti considerazioni:
-spesso l’operatore dell’occulto si autodefinisce sensitivo ed è una frode, un inganno per porsi sopra gli altri e richiamarli a sé per soldi o per il gusto del potere.
-altre volte l’operatore dell’occulto è illuso di avere dei poteri che non ha, ma che il suo immaginario gli suggerisce: l’operatore dell’occulto ha quindi un disturbo mentale spesso individuato come paranoia o mitomania e qui l’inganno è spesso non cosciente.
– qualche volta una persona che si trova in stato emozionale particolare ha delle esperienze non comuni e da allora inizia per un determinato tempo ad avere esperienze strane che vive come fenomenologia paranormale come incorporazione spiritica a seconda che si tratta di Entità di un mondo sconosciuto, oppure figure disincarnate che si incorporerebbero in un soggetto che funziona da medium, channelling (fare da canale trasmettitore dal mondo sconosciuto) , tra il mondo transpersonale/spiritico/spirituale e l’uomo nel suo ambiente.
-altre volte esiste uno stretto rapporto emozionale inconscio tra una vicenda storica passata e dimenticata (input) ed il nuovo evento parapsicologico che è chiamato “spontaneo (output, anche se non lo è. La spontaneità non è tale com’è intesa, è frutto di un’attivazione dei centri delle memorie emozionali e dei ricordi razionali o / e falsi ricordi che tuttavia avviano un’esperienza vissuta come reale dal soggetto che ha oltrepassato la prova di realtà ordinaria (entra in trance) ed è entrato in uno stato modificato / alterato della solita coscienza /conoscenza.
Qualche volta il soggetto ha esperienze inusuali, non riconoscibili come conseguenza di eventi passati ed allora si può avere il vero sensitivo, il cui studio potrà anche non dimostrare nulla (ricordiamo la trance che spesso accompagna questi fenomeni) , ricordando che spesso quelle doti improvvise o che possono avere una derivazione di familiarità spesso sono a termine: finiscono improvvisamente come sono arrivate.
La scienza vera che umilmente studia un caso evitando ogni preconcetto scontato, ogni tanto aggiunge qualche tassello al mosaico dell’uomo ed al suo mondo interno: è il caso della premonizione o chiaroveggenza che è stata dimostrata scientificamente come potenzialità umana senza addobbi particolari: tutti l’hanno, chi più e chi meno ed al mondo sconosciuto è stato sollevato un velo, stanno per cadere dei preconcetti sulle facoltà biopsicocibernetiche dell’uomo. 
5.0 C’è un guardiano che apre la porta del subconscio, ma le immagini immaginative mentali del subconscio sono il sostituto esperienziale della realtà fisica
Il guardiano della porta (citato da Jung come un controllo razionale dell’inconscio) controlla il passaggio dal mondo del subconscio (mondo non fisico) al mondo razionale (mondo fisico) nei modi e nei tempi a lui permessi e con tutte le possibilità di evitare attraverso le vie emozionali brevi la corteccia razionale associativa e della cosiddetta critica.
Altre volte il guardiano della porta è stato sostituito da una variegata gamma di disturbo mentale che assume il controllo delle vie neuronali in uscita e le modifica formando delle pseudorealtà molte volte piacevoli e redditizie: Pablo Coelo (nota 3 pag. 84ss) nei suoi libri “il pellegrino di Campostela” ed “Il grande blu”offre soluzioni a portata di mano di ricerca spirituale che coinvolge pratiche esoteriche, ”ma queste soluzioni sono tipiche di certe spiritualità che tali non sono e che sono offerte al fastfood religioso / emozionale e commercializzato come apertura nel misterioso che invece è la base del mondo magico”.
Ernesto Bozzano, sostenitore della scientificità dello Spiritismo, riferisce dei casi interessanti diPersonalità Medianiche che si dichiarano personalità subcoscienti, quindi appartenenti al mondo psichico dell’uomo e nulla di più.
Anche il dottor Osty durante una sperimentazione con personalità medianica comunicante
 (Rev. metapsich. Genn/febbr 1934) si sentì rispondere:
“Io sono voi stessi ed ho il potere di guidarvi”quindi niente poteri magici o connessioni con altri mondi.
Tale personalità “medianica” (ma subconscia) si dimostrò capacissima di scrivere commedie e novelle, prevedere il futuro di vicende domestiche dei due sperimentatori, vicende che si realizzarono nei minimi particolari: e che si manifestarono durante una seduta di spiritismo od occultismo (sempre inizialmente una trance dissociativa).
Harrison già ai primordi del movimento spiritualista (spiritista) aveva già compreso che buona parte dei fenomeni medianici (esp e pk) ovvero psichici e fisici traessero origine dalla subcoscienza (inconscio) del medium.
Il subcosciente è legato al genere, all’individuo ed alla cultura ed alla sottocultura.
E Calligaris, neurofisiologo, insistentemente afferma che il nostro subconscio possiede un numero maggiore di dati di quanto sia possibile pensare, dati che soltanto in condizioni particolari possono riaffiorare alla superficie, oltre il guardiano della porta della conoscenza razionale. (nota 11, pag. 112)
6.0 L’uomo e le esperienze paranormali
In Luci ed Ombra vol. 99 giugno 1999, un interessante articolo è così intitolato:
“Vecchi errori di nuovo alla ribalta: spiritismo e reincarnazione”.
Gli autori partono dalla ristampa di un libro di Renè Guenon “L’erreur Spirite”ediz. Riviere 1923.    
Guenon, martinista, vescovo gnostico, descrive che lo spiritismo è un errore, tutto è una grande illusione, ma evidentemente non si può gettare via l’acqua sporca con dentro ancora un bambino semipulito, pulito o sporco, ma sempre bambino.
“In ogni luogo, (continua) del resto, i sensitivi così dotati furono sempre considerati dei posseduti e degli ossessi, secondo i casi, e ci si occupò di loro solo per cercare di liberarli e per guarirli.
Gli spiritisti hanno fatto di quest’infermità un privilegio e cercano di mantenerla e coltivarla o addirittura di provocarla artificialmente e fanno segno di un’incredibile venerazione gli infelici (sensitivi) che ne sono afflitti. . . ”.
Ne risulterebbe secondo l’autore e già più sopra descritte che:
-esisterebbero soggetti normali che non sanno di possedere facoltà paranormali, finché un imprevisto non le attiva.
-esisterebbero persone con disturbi mentali tali che s’illudono d’avere doti particolari, questi falsi sensitivi non sono molte volte coscienti di quello che dicono, perché sono convinti di essere tali, come alcuni maghi o operatori dell’occulto.
-esistono persone che volontarizzano le immagini mentali (tecniche orientali ed altro) o si autoipnotizzano ed allora diventano medium, paragnosti, sensitivi di secondo tipo, operatori dell’occulto.
6.1 La trance come stato modificato di coscienza, la trance quotidiana e la frode preordinata
Molte profetesse del passato solevano mettersi (Delfi, Grecia) su sorgenti naturali di gas che le intontivano o sopra fuochi di legni particolari od incensi che bruciavano ed allora inebriate da fumi particolari come allucinogeno, profetavano.
Ricordiamo un responso greco/latino (delfi, regione Focide): “andrai… ritornerai. . . non… morirai in guerra” senza virgola perciò il “non” non si sapeva dove metterlo se vicino al “ritornerai” od invece al “morirai” e ognuno lo metteva dove più lo spingeva l’emozione o la sua convinzione intima.
Recentemente è stato fatto un esperimento con metodo e rigore scientifico: a molti soggetti è stata fatta vedere
– un’immagine a forte emozione ed
– una a debole o nulla emozione.
Tutti in corrispondenza dell’immagine forte avevano una forte reazione registrata come un’onda alta, mentre a quella a debole emozione avevano un’onda più bassa.
Fin qui nulla di strano, ma lo strano registrato era che l’onda non si formava alla vista dell’immagine, ma qualche secondo prima cioè nel futuro, prima del fatto che doveva succedere; e per l’immagine debole l’inizio nel futuro era molto più basso, ma sempre primadella proiezione dell’immagine, e non si sapeva, per regola dell’esperimento quale immagine venisse proiettata, poiché la scelta era stabilità da un computer che agiva a caso, analogicamente.
Quindi perché un inizio più alto per l’immagine forte e un inizio più basso per l’immagine debole prima della proiezione medesima ? La risposta non è stata ancora data per correttezza.
Ciò dimostra, tuttavia, che in ciascuno di noi la premonizione o chiaroveggenza è già presente e l’uomo di scienza non sapeva d’averla, mentre era supervalutata da chi ne faceva un uso improprio, ingannevole. 

La frode (dei visionari, dei sensitivi, dei minigeller, delle coppie di compari, e degli sperimentatori bugiardi) 

Nel 1725 tre giovani si recarono da Adam Beringer, medico personale del Vescovo di Wunzburg e decano della facoltà di medicina e gli portarono degli strani fossili (1).
Sulle pietre, grandi come un palmo della mano si vedevano figure in bassorilievo di ragni antidiluviani che tessevano una ragnatela, api in volo, insetti a quattrordici zampe. Beringer non fiutò l’inganno che era partito da due suoi colleghi che volevano screditarlo Ignaz Roderique e Georg Von Ekart e che avevano fabbricato loro quelle pietre e fatti pervenire attraverso dei loro allievi.
L’inganno aveva il movente dell’odio e dell’invidia, gelosia.
Beringer si accorse dell’inganno solo dopo che aveva pubblicato un libro su quei fossili e gli pervenne persino una tavoletta con scritto, il suo nome in ebraico.
I suoi colleghi, però, furono costretti ad abbandonare la città.
Nel corso delle ricerche di verifica numerosi medium furono sorpresi a falsificare gli effetti psichici stabiliti e di cui si dicevano portatori. Questo successe sia nelle sedute private a pagamento, sia in importanti laboratori.
In più di un’occasione un parapsicologo o ricercatore fu sorpreso dai colleghi, mentre frodava durante gli esperimenti o confutato dopo in base ai risultati manipolati.
Se la frode dei medium e dei paragnosti è già cosa grave, quella degli sperimentatori assume toni maggiori di gravità. Ciò ha indotto molti parapsicologi a fare una ripulitura di tutto il materiale del passato e ad eliminare dalle liste attuali dubbi ricercatori e ciò è molto confortante perché nelle altre branche scientifiche si dà per scontato la lealtà dell’operatore fino a quando non si scopre l’opposto.
In Biopsicocibernetica o parapsicologia lo sradicamento delle frodi è all’ordine del giorno e ciò denota più serietà nell’esposizione degli eventi presentati che invariabilmente sono tacciati d’ERRORE O INGANNO.
Se la metologia applicata, molte volte, da già risultati approssimativi e dubitabili, la frode non ha nessuna giustificazione e compromette anche tutta l’altra sperimentazione seria e il più possibile metodologicamente attendibile.
Comitati scientifici come il CSICOP ed il corrispondente italiano CICAP hanno come obbiettivo l’indagine critica del paranormale e delle asserzioni delle scienze affini, e una divulgazione sui risultati delle loro indagini in merito al mondo scientifico ed al pubblico. 

Ci sono accorgimenti per evitare la frode? 

1.0 La ricerca sul soggetto da controllare
Questo capitolo è troppo impegnativo, nel senso che si dovrebbero riesumare statisticamente tutti gli esperimenti biopsicobibernetici del passato ed osservare attentamente i risultati, Brougton nel suo libro “Parapsicologia” (vedi bibliografia) dice che la biopsicocibernetica, scienza o parascienza, è quella che adotta misure di sicurezza superiori alle altre scienze che pure hanno imponenti smagliature come frode o d inganno, dello stesso parere è pure Hebbs, ma la frode tuttavia è sempre presente e gli accorgimenti devono essere
-Generali.
-Personali per la persona, se c’è, coinvolta nel fenomeno.
-Personali per l’osservatore parapsicologo o biopsicocibernetico.
1. 1 Generali
Ogni evento ha i suoi accorgimenti particolari per evitare l’inganno, gli esempi sottostanti aiuteranno meglio a capire:
a)    Lacrimazione e sanguinamento di statue: (nota 6 in quest’articolo si presenta il caso della “Madonnina di Civitavecchia”) con studio dell’ambiente familiare in cui è avvenuto l’evento, studio allargato anche al parroco di allora, all’ambiente carismatico emozionale, a cosiddette premonizioni dell’evento, al riscontro obbiettivo di DNA maschile su statua femminile, alla mancanza di videoriprese, alle topiche del vescovo che non conosce le dinamiche dell’apparizione di Guadalupe, e dissemina d’errori grossolani il suo libro “Ha pianto nelle mie mani”. ,
b)    all’esorcista di allora di Civitavecchia che col pendolino diagnosticava i fatti veri come quello di Civitavecchia, perché il pendolino si muoveva in un dato modo.
c)    Ad un esorcista molto telepresente di Roma ed ad uno scrittore francese Mariologo che in Tv nazionale italiana affermò che il sanguinamento del volto della Madonnina di Civitavecchia aveva la forma dello stivale dell’Italia è perciò era vero il sanguinamento misterioso, la prima commissione messa assieme dal vescovo non fu concorde: tre membri si pronunciarono contro l’eventualità misteriosa, non ci fu commissione scientifica, ma un solo membro laico.
Queste incredibili affermazioni furono contestate da pochi tra cui il sottoscritto, ma ciò che è stato più grave come ERRORE gia segnalato da DONCHIN nel 1882 è che Mons. Grillo afferma (pag. 40 del suo libro):
“I testimoni furono proprio tanti ed anche qualificati, alcuni molto qualificati come il capo dei vigili urbani ed un colonnello”.
DONCHIN, a seguito delle cantonate prese da colleghi troppo ingenui della Società di Ricerca Psichica Inglese invito a far prevalere il buon senso quindi era perfettamente inutile che gli investigatori si arroccassero nella loro dignità sociale e protestassero la loro buona fede per avallare dei risultati che potevano benissimo essere contestati: i testimoni sono importanti, ma il loro censo non vale un acca; ci vogliono esperti del ramo: il principio di autorità è proprio, in questo campo di più studiosi e che non siano in malafede o vogliano spingere dei risultati, non indagati scientificamente.
Allora lo schema operativo in questo caso prevedeva:
-raccolta preliminare d’ogni informazione sui soggetti coinvolti e collaterali.
-esclusione di frode ed inganno (doppio cieco, prova della falsificazione, ecc.).
-esclusione di fenomeni di protagonismo, mitomania ed altri fenomeni psicopatologici, analisi scientifiche serie e mirate e con strumentazioni idonee.
-identificazione di fenomenologie biopsicocibernetiche da ipotizzare e poi provare.
Qui si ferma l’operatore dell’osservatore scientifico.
I blocchi importanti non studiati, in questo caso ed all’epoca, furono:
-La raccolta preliminare d’informazione sull’ambiente umano coinvolto
-L’esclusione di frode od inganno.
-L’esclusione di fenomeni psicopatologici, che però qualche volta si possono accompagnare a fatti imprevedibili, ma lo studio obbiettivo lo dimostrerà. 
Osservazioni elettro e fonocardiografiche su uno yogi durante le pratiche per fermare il cuore
Nel 1986 il Centro Ricerche di Milano si occupò di un millantato caso di yogi che si reclamizzava come soggetto capace di fermare il cuore.
Tale Gyanander Kumar 35 anni dette spettacolo di sé a Riva del Garda ed ospite presso vari centri esoterici
Per le cosiddette sue capacità di risvegliare la kundalini, ed il samadhi per seppellimento ed appunto esibizioni sul come si “ferma il cuore”.
Incuriositi da questa reclame si accettò l’invito di partecipare ad una sua esibizione in Milano con strumentazione cardiologia: un fonoelettrocardiografo, minimo indispensabile in una riunione pubblica.
Si era già letto in letteratura quanto avevano scritto autori come Bagchi, Anand, Brosse, Wenger e di cui si rimanda al testo (pag. 92). La registrazione dimostrò che Kumar durante le sue dimostrazioni:
-sovraccarico atriale destro e sinistro
-variazione asse elettrico cardiaco,
-compressione e riduzione del volume cardiaco
-notevole tachicardia durante i “Kumbaka”altrimenti chiamati manovra del Valsalva ovvero espirazione a glottide chiusa o iperpressione toracica,
segni d’anossia / ischemia cardiaca.
Durante i kumbaka, scompariva il polso registrato con fono ai polsi periferici e si affievoliva il rumore centrale, ma non scomparivano i segni elettrocardiografici dell’attività cardiaca che diventa patologica.
Perciò il cuore NON si fermava, ma succedeva quanto insegnano i manuali di fisiologia durante la manovra di iperpressione toracica e cioè scomparsa del polso e rumore periferico.
Da questo secondo esempio constatato sul campo si traggono due regolette:
-leggere la letteratura in merito.
-usare strumentazione adeguata. Se ci si fosse fermati all’uso del fonocardiografo si sarebbe presa un’ennesima e deleteria cantonata.
-Nel 1993 il sottoscritto ha iniziato a studiare un caso apparizionale con manifestazioni di stigmate su D. M. i/M. di Manduria, ed il fenomeno accompagnatorio e il sanguinamento di statue religiose e la materializzazione d’olio d’oliva in provette o contenitori, chiusi, sigillati e firmati da presenti.
Era accompagnata da un certo Don P. e da altri sacerdoti che credevano nelle sue manifestazioni. (il caso è stato pubblicato vedi nota 8 pag. 5).
Erano state notate incongruenze del tipo, prima di sanguinare una statua, lei stava da sola in chiesa o in camera e poi diceva che sanguinava quella statua.
Il fatto più eclatante era il controllo della “materializzazione” dell’olio d’oliva profumato, che però in un caso a Roma risultò essere olio di semi.
Per primo si prepararono due contenitori contenenti un ramoscello d’oliva, sigillati e controfirmati, uno fu trattenuto presso la casa del sottoscritto e l’altro consegnato a P: V. che lo portò a Manduria. Qualche giorno dopo gridano al miracolo, poiché il contenitore, esternamente intatto si era riempito d’olio, quello a casa de sottoscritto no. Si fece un’altra prova in accordo col CICAP (prof. Piazzoli, prof. Garlaschelli) che inviarono per tramite nostro delle fialette chiuse alla fiamma a Manduria dicendo che non era necessario chiuderle in contenitori sigillati od altro, ma a Manduria furono chiuse in un contenitore, sigillato, con firme dei presenti. Poi il solito miracolo: si chiede di portare a Pavia il contenitore. A Pavia con presenti il sottoscritto, P. C. e gli operatori del CICAP si apre il contenitore e si nota che diverse fialette contenevano olio, erano annerite, bucate a caldo e malamente chiuse, una non c’era perché Dh aveva detto che la Madonnane aveva trattenuta una, (si era rotta invece nella manomissione). Così si confermò l’inganno che il contenitore era stato aperto, (cosa abbastanza semplice) , per far entrare l’olio nelle fiale che si erano riscaldate, bucate e malamente chiuse, le foglioline di olivo era tutte bruciate. Ma i sostenitori della materializzazione non credettero all’evidenza dell’inganno e sostenevano che era stato il calore del loro soprannaturale a provocare tutto quello. In una visita a Manduria, chiamati dal vescovo locale, quando i vari sorveglianti si accorsero della nostra presenza, dopo ore di preghiera delle persone presenti tra cui personaggi come vescovi vagantes ed altri sacerdoti molto dubbi che confessavano ed assolvevano dicendo “ti benedico”, arrivò un messaggio di Dh “ La Madonnami ha detto che ci sono diversi non credenti che sono venuti per spiarci ed allora non comparirò lì, ma a casa “fine del rituale.
– nel 1988 a Ponti sul Mincio un uomo dichiara che gli compare la madonna giovanissima.
Non si possono fare indagini psicologiche, poiché quel giorno era presente anche una televisione nazionale. Ci si accontenta di registrare il cosiddetto evento apparizionale: da subito ci si accorge che il soggetto presenta una frequenza cardiaca e tono vascolare in vasocostrizione ben prima dell’evento ed anche dopo molto tempo dell’evento stesso: quindi il fatto è perlomeno volontarizzato anche se era saltuariamente isolato dall’ambiente, ma anche durante l’attesa, dava ordini al suo comitato e controllava l’andamento del tutto. Non si è più potuto seguire il caso per non disponibilità della persona.
 
L’iperattivazione emozionale riscontrata ore prima dell’evento ed un’ora dopo depongono non per un evento immediato ed esterno alla persona, ma per una sua preparazione e perciò non si è potuto superare il primo gradino della frode, menzogna, imbroglio cosciente o non cosciente. (più realtà fantasticata vedi nota 9 pag. 78)
-Altri casi smaccatamente fraudolenti sono stati diversi sanguinamenti di statue religiose relazionate nella nota 9 pag. 13. In particolare una statua della Madonna a Tabiago Como con riscontro di sangue maschile (vedi anche Civitavecchia). L’inganno emerse dallo studio del sanguinamento lungo la statua: era stato spruzzato del sangue nell’occhio sinistro della madonna e lasciato colare lungo il corpo fino ai piedi, poi si era passati all’occhio di destra, ma colui che compiva il gesto non aveva diminuito la pressione sulla siringa usata per cui si vedeva nettamente un filo di sangue tra l’occhio sinistro e destro e poi il rigagnolo anche qua che scendeva per caduta fino ai piedi. L’altra particolarità che si è già detta una statua femminile che piange sangue maschile.
 
Da questi esempi seguiti personalmente emerge la necessità di una conoscenza appropriata dell’evento tanto più se è già noto in letteratura e di com’è stato classificato secondo criteri rigorosamente scientifici ed appropriati.
 
Perciò ogni caso singolo eclatante deve essere inserito in quelli già noti e studiati e preparare la metodologia per seguirlo ed escludere frodi consce ed inconsce del soggetto o dei vari comitati sorti attorno, psicopatologia del soggetto, volontarizzazione del fenomeno tenendo ben presenti le varie tappe identificative che è necessario seguire come le tappe consigliate da Centro di Milano.
Schema di studio proposto dall’ex Centro Studi di Milano (Gagliardi, Margnelli)
Dunque ogni caso è un caso a se stante e necessita di una prevalutazione non già direzionata.
Quindi uno studio di fenomenologie biopsicocibernetiche necessita di (nota 7, pag. 41):
Primo stadio: raccolta informazioni preliminari
– Storiche, personali, medicopsichiatriche, circostanziali.
– Studio letteratura specifica.
Secondo stadio: esclusione di frode, inganno, simulazione da parte del soggetto coinvolto
– Coinvolto nell’evento, osservatori, sperimentatori (costituzione commissione scientifica).
Terzo stadio: analisi scientifiche, verifiche strumentali, verifiche psicologiche, ecc.
(studio ripetitività, fenomeno ritualizzato, fenomeno con ambiente preparatorio)
Quarto stadio: identificazione e classificazione del fenomeno biopsicocibernetico
– studio fenomeni collaterali, come contagio emozionale, ecc.
– eventi particolari accompagnatori studiati sempre scientificamente
Quinto stadio: ipotesi o giudizio finale, studio eventuali carenze informative o di controllo,
integrazioni.
Ora i protocolli di studio proposti dal “Il Laboratorio di Bologna” rappresentano un miglioramento di questo schema di studio che era abbastanza semplice, ma comprensivo delle caratteristiche fondamentali della ricerca, messo a punto dal centro ricerche di Milano nel 1985.
   
Ricerche psicologiche e psicofisiologiche sul soggetto umano
Eckman nel suo libro “I volti della menzogna” (nota 1) elenca una serie d’errori strategici (nota 1 pag. 30).
che sono le basi per scoprire e poi evitare la frode:
-1) si possono scoprire accidentalmente le prove dell’inganno.
-2) chi inganna è tradito da un collega invidioso, da un informatore apposito,
-3) chi inganna manifesta indizi di falso o segni rivelatori come cambiamento di espressione del volto, movimenti involontari del corpo, cambiamento di voce, deglutire la saliva, respirazione più profonda od accelerata, lunghe pause tra una parola e l’altra, lapsus, microespressioni del viso specie asimmetrici, gesti involontari. Perchè il mentitore può tradirsi? Perché il pensiero viaggia in un senso e l’emozione dà un comportamento contraddittorio e tutta una psicofisiologia consona alla lotta tra pensiero ed emozione.
Non sempre chi mente può prevedere quando si presenterà la necessità di mentire, non sempre c’è il tempo per preparare una strategia, ripassarla, ma si sa che il medium, sensitivo, paragnosta che inganna è un soggetto già preparato ad evitare che la sua frode venga scoperta per cui se gli accorgimenti del n. 3 possono ancora essere “letti”nel comportamento, il professionista si è abituato alla frode ed ha acquisito una notevole capacità di diminuire od addirittura sopprimere molti indizi della sua frode.
In altre parole c’è in atto un piano strategico con tutta una serie d’eventuali spiegazioni per alcuni errori non previsti o prevedibili che ha come base:
-la paura di essere scoperto e la fine o declino della carriera, il non riconoscimento di errori o metodiche inefficaci al problema e normalissime nella ricerche che procede a tentoni.
-la soddisfazione di continuare a beffare sia i presenti che gli osservatori.
Quindi le loro due abilità accentuate sono:
-quella necessaria ad ideare la strategia basata sull’inganno.
-la strategia indispensabile a sviare i sospetti dei presenti, ma soprattutto degli osservatori, che molte volte sono sprovveduti o non conoscitori dell’argomento, ma appartengono alla schiera degli amici degli amici (fenomeno diffusissimo specie in politica e istituzioni, ma sottaciuto dai manovratori della rispettabilità fasulla.
A questa categoria appartengono appunto quelli che si possono chiamare gli “attori nati” che conoscono le loro capacità e si fidano delle loro capacità, non provano apprensione all’atto della frode od inganno, sebbene tale sicurezza è un segno di “personalità psicopatica” (nota 1 pag. 42) , i cui segnali sono difetti di giudizio, autoconvinzione di fascino superficiale, mancanza di rimorsi, comportamento antisociale come piacere della beffa, egocentrismo accentuato, mitomania e senso di superiorità manifesto che attinge alla posta in gioco che agisce da una competitività ad oltranza ed al prestigio professionale.
A questo punto si deve chiarire che è quasi impossibile distinguere:
-la paura di essere scoperto dell’ingannatore dalla paura di non essere creduto di un sensitivo vero, dato che i segni del timore o paura saranno gli stessi. (pag. 37, ibid. )
Anche l’osservatore ha delle difficoltà non indifferenti a smascherare l’inganno se in passato ha dimostrato di non credere a chi diceva la verità ed ha la reputazione di essere sospettoso e diffidente:
la fiducia in se stessi è una cattiva consigliera che fa abbassare il livello di attenzione.
Se il problema si fa sempre più complesso, maggiori devono essere le precauzioni perché il medium, channeling, produttore di materializzazioni ha o collaboratori o lui stesso sorveglia e controlla il pubblico presente cercando di rendersi conto di chi è un osservatore, se è solo, e di quali tecniche dispone.
Molte volte il medium nell’esibirsi e nel sorvegliare gli eventuali sorveglianti, non controlla più in modo ottimale sia il linguaggio o la mimica facciale, ma soprattutto non riesce più a controllare i movimenti del corpo ed il corpo invece lascia sfuggire molto, proprio perché viene ignorato: ciò avviene “perché i movimenti degli arti ad esempio come di altra muscolatura non sono direttamente collegate a vie nervose ed a centri cerebrale direttamente coinvolti nella produzione e repressione di emozioni” (ibid. pag. 65).
Ricerche sugli sperimentatori od osservatori “qualificati” “Quis custodem custodiet?”
Si è letto che numerosi premi Nobel si sono interessati alle fenomenologie biopsicocibernetiche, ma si ricordi sempre la legge di Donchin che non sono i gradi o riconoscimenti accademici che designano l’esperto: nel 1949 Egas Moniz fu insignito nei Nobel nella neurochirurgia per la lobotomia frontale che provocò su 40000 casi trattati, 40000 soggetti ridotti a vegetali (nota 10).
Karl Pribram fu il primo ad opporsi a questo mostruoso intervento, ma fu quasi cacciato dall’Università di Yale per aver sostenuto che i lobi frontali dell’uomo erano d’importanza fondamentale per la coscienza dell’uomo stesso.
Paul Mac Lean inseguito sostenne che i lobi frontali erano il “cuore”della corteccia e la parte più importante della neocorteccia (nota 10 pag. 60) ….
Il premio Nobel per il dolore prof. Melzack (1965, Pain mechanism: a new teory science n. 150, 971/79) fu insignito dal Nobel, anni dopo si scoperse che i suoi studi erano stati copiati da lavori dei suoi studenti…………
Perciò i riconoscimenti accademici non sempre vanno di pari passo con la scientificità dei lavori.
Dall’Associazione Principessa de Croy, Bruxelles 12/09/2005: Effetto Pinocchio.
Il Pubblico Ministero nasconde delle prove: un innocente condannato a 18 anni di prigione
Il 22 giugno, Nienke Kleiss, di 10 anni, è violentata sessualmente ed assassinata nel parco di Schiedam, mentre il suo amico Maikel, allora di 11 anni, è picchiato e lasciato per morto. Uscendo dal coma, il ragazzo fa una descrizione dell’assassino. Questa non corrisponde a quella di Kees Borsboom, pertanto la polizia olandese, lo manovra in modo tale da ottenere una deposizione contro di lui, racconta questi ora.
L’uomo era stato condannato precedentemente ad una pena modesta per fatti indecenti. Interrogatori ben pesanti lo invitarono a confessare il crimine che non aveva commesso. Lui ritrattò, ma era troppo tardi: fu condannato a 18 anni di prigione.
Dopo aver fatto quattro anni di prigione, un altro uomo confessò di essere il vero assassino. Apparve chiaro che il magistrato che rappresentava il pubblico ministero aveva nascosto al tribunale che i ricercatori dell’istituto medico/legale avevano scoperto tracce di DNA che non erano quelle di Kees Borsboom: erano quelle di Wik H. che poi confessava il delitto. (http://groups.msn com/Fondazione Principessa de Croy)
Come si può leggere anche nella scienza ufficiale e sue applicazioni sono frodi, inganni coscienti, non ci si meravigli quindi di Premi Nobel ed altri riconoscimenti fasulli.
La legge di Donchin dovrebbe essere scritta e ricordata sempre a caratteri cubitali
È ben vero che numerosi scienziati che studiarono e sperimentarono eventi paranormali come William Crookes, fisico e membro della Royal Society, quando pubblicò i risultati ottenuti di psicocinesi con Daniel Douglas Home nato nel 1833, fu deriso dai suoi colleghi, ma i suoi esperimenti utilizzavano apparecchiature sempre più sofisticate e con registrazione automatica.
Fu anche accusato di diventare vecchio con perdita della conoscenza scientifica ed infatti alcuni anni dopo progettò il tubo catodico chiamato col suo nome che era di importanza fondamentale per la scoperta dei raggi X (nota 3, pag 64).
La superbia di colleghi più ignoranti, gelosi e presuntuosi non riuscì però ad inficiare gli esperimenti di Home.
Si ricordi che Sidgwick, fondatore della Society for Psychical Research aveva per statuto come obbiettivo:
“Indagare il vasto campo dei fenomeni designati come mesmerici, psichici, spiritici e ciò svolto
-senza pregiudizio o prevenzione d’alcun tipo,
-nello stesso spirito d’esatta e imparziale indagine che caratterizza la scienza nel risolvere i problemi.
a volte meno oscuri e meno dibattuti”.
E da subito tale ricerca divenne scienza, metodologia scientifica disciplinata a o con sistema descrittivo standardizzato.
Quando la Blavatskyvenne a Londra per far esaminare da un comitato della SPR le sue manifestazioni,
La SPR descrisse Madame Blavatsky come”uno dei migliori, più ingegnosi ed interessanti impostori della storia”La legge di Donchin non badava alla risonanza mondiale di un nome, ma alla sperimentazione scientifica metodologica.
Robert Jhan, (nota 3 pag. 76) preside della scuola di ingegneria di Princetown e con vasta esperienza nella NASA quando decise che i problemi parapsicologici erano “degni”di essere indagati, molti suoi colleghi lo considerarono pazzo e fu aperta un’inchiesta di supervisione su tutta la sua ricerca.
La frode e l’inganno sono un”pericolo costante” (nota 3 pag. 82)
“in più occasioni lo parapsicologo è stato sorpreso dai suoi colleghi a frodare, in qualche caso l’esame dei risultati ha dato la certezza che lo stesso sperimentatore avesse manomesso i dati.
Recenti casi di frode nelle scienze ortodosse dimostrano che i parapsicologi sono ben più avanti dei loro colleghi in altre branche scientifiche nello sradicamento delle frodi.
I protocolli nuovi della parapsicologia o biopsicocibernetica dimostrano che
-i dubbi di frode sono naturalmente anche supportati
-dai dubbi di metodologia significativamente approssimativa, perciò queste due fonti di dubbio debbono essere eliminate in partenza nello studio della biopsicocibernatica e per questo gli sperimentatori non devono essere dei tuttologi, ma specialisti del proprio ramo, onesti umili, che non si facciano forti di titoli accademici o diplomi di merito.
Altri invece, come lo psicologo Hansel (membro del CSICOP, il predecessore del CICAP) 1966 pieno di pregiudizi, pubblicava un libro “ Esp and Parapsychology” dove non faceva mistero che per lui indagare un esperimento significa cercare il trucco e scoprire la frode.
Hansel fu severamente criticato dallo psicologo Ray Hyman dell’Università dell’Oregon che affermò che l’approccio di Hansel alla parapsicologia nella ricerca delle frodi non è né scientifico, né utile. (nota 3 pag. 84).
L’approccio alle frodi da parte di parapsicologi deve prevedere anche un prestigiatore o in ogni modo uno specialista che possa indurre gli esperimenti da controllare e soprattutto controlli non emozionali come videocamere (da oltre 400 fotogrammi il secondo, come quell’usata per il caso Zhang in Cina 1982) ad alta velocità di ripresa e risoluzione e grandangolo nota 3 pag. 171, recentemente 2008 il prof G. Sartori con la misurazione computerizzata dei tempi di reazione 2010 ovvero studiare «il cervello bugiardo», e come sbugiardare chi mente sapendo di mentire).
James Randi del Csicop indisse una conferenza con esperimenti “sociologici” per testare quanto i parapsicologi potevano essere in grado di scoprire delle frodi, conferenza che aveva più lo scopo di introdurre dei prestigiatori nel cast degli osservatori di fenomeni biopsicocibernetici.
Un passo gigante nello studio della biopsicocibernetica fu condotto da Smith nel 69 (nota 3 pag. 127) , per ridurre la possibilità della frode ed automatizzare gli strumenti della ricerca ESP.
Smith utilizzò, dopo varie tecnologie, un processo casuale diffuso in natura: il decadimento dell’atomo radioattivo che secondo la fisica subatomica, è impossibile predire il momento esatto del decadimento del medesimo e l’espulsione dell’elettrone (contatore geiger): era l’attività dell’elettrone che i soggetti tester dovevano predire. Poi in progetti più avanzati sostituì una componente elettronica, ma basata sempre sul principio analogico dell’elettrone che compare: Tali strumenti sono noti come generatori di numeri casuali (Random Event Generators)  (nota 3 pag. 130) , strumenti sempre in evoluzione.
La Parapsicologia e la Biopsicocibernetica si sono avvalse di scoperte della fisica subatomica che fa passi da gigante come dal protone” neutro” di Majorana chiamato poi neutrone, ai neutrini di Pauli (ce ne sono almeno tre varianti oltre alla ipotesi/ teoria ultima che il neutrino sarebbe materia e materia oscura di sé) ipotizzati anche da Fermi/ Majorana ed anche le forze di scambio di natura quantistica interatomiche sempre intuite da Majorana. Dette scoperte sono state applicate alla strumentazione di ricerca parapsicologica con successo.
Quindi si può ipotizzare che altre scoperte della fisica subatomica potranno dare strumenti e chiarimenti su molte fenomenologie che ancora suscitano perplessità ed incognite tra gli studiosi stessi dell’argomento.
 Si stanno modificando molte teorie che soppiantano le precedenti e teorie ipotizzate che troveranno indubbiamente applicazione pratica anche in parapsicologia e biopsicocibernetica (La teoria sistemica generale dell’evoluzione, il vuoto sub-quantistico e il campo psi di Ervin Laszlo).
Perciò è conveniente accettare le intuizioni e scoperte serie ed accreditate del futuro imminente già diventato passato prossimo per riaggiornare anche le modalità di affrontare i fenomeni parapsicologici sulla scia della scienza della fisica subatomica (Il dualismo interazionista di John Eccles).
Le continue scoperte mettono in crisi le leggi fisiche ritenute immutabili del passato e spiegano quello che prima era ipotizzato da pochi e disprezzato da molti che poi si sono dovuti ricredere sulle loro teorie ormai nello sfondo preistoriche.
Anche lo studio dell’inganno e menzogna si sta evolvendo con la nuova strumentazione computerizzata di studio delle neuroscienze cognitive, della plasticità sinaptica, della neuropsicofisiologia attuale (es. neuroni specchio ecc. ) , e della medicina quantistica.
5.0 Bibliografia generale delle due lezioni
1) G. Lapassade, Trance e dissociazione, Ediz. Sensibili alle foglie, 1996
2) J. Hooper, D. Teresi, L’universo della mente, Ediz. Fabbri 1987
3) Jean Vernette, Nuove spiritualità e nuove saggezze, pag. 196, Ediz. Messaggero di Padova 2001
4) A. De Saint Exupery, Le Petit Prince, ediz. A. Signorelli Roma 1993
5) D. Goleman, L’intelligenza emotiva, Bur edizioni 1995
6) J. Le Doux, Il cervello emotivo, Ediz. Baldini Castaldi, 1996
7) W. Felzer, Immagini creative, Sperling e Kupfner edizioni 1992
8) Francesco Ferretti, Pensare vedendo, Carocci 1998
9) G. Mosconi, Erickson la trance ipnotica come terapia, ediz Mef. 2004
10) O. Gonzales Quevedo, La faccia occulta della mente, ediz. Astrolabio 1972
11) Calligaris G. Le meraviglie della metafisiologia, Brescia 1944
12) Bierman D. , Radin D. (1997) “Anomalous anticipatory response on randomized future conditions”, Perceptual and Motor Skill, 84, 689-690.
13) Bierman D. , Radin D. (2003?) “Anomalous unconscious emotional responses: Evidence for a reversal of the arrow of time”. To appear in Tuscon III: Towards a science of consciousness, MIT Press.
14) KappB. S., AAVV, The amigdala, a neuroanatomical system approach to avversive conditioning, in Neurophisiology of memory, Guilford, N. Y 1984, p. 473ss
15) L. Vanzelli, Psicobiologia dell’aggressività e della violenza, Faenza Ediz. 1989
16) J. Simon Collin de Plancy, Dizionario delle reliquie e delle immagini miracolose, ediz. New Compton 1982
6.0 Bibliografia aggiuntiva (della relazione attuale)
1) P. Ekman, I volti della menzogna, Ediz. Giunti 1989
2) G. Gagliardi, Paura di Magia e magia di paura, Ediz. Centro Ricerche Vallassinesi, Asso (Como), 1993
3) R. S Broughton, Parapsicologia, ediz. Sperling e Kupfer, Milano 1994
4) G. Gagliardi, L’esperienza storica del passato quale database del subconscio per l’avvio della biopsicocibernetica del futuro. Relazione per Il Laboratorio di Bologna 2004
5) G. Gagliardi, Sensitivi e falsi sensitivi. Relazione per il simposio della mostra “L’occulto potere della magia” Modena 26/02/2005.
6) G. Gagliardi, Lacrimazione e sanguinamento di statue: inganno, trance, reato, mistero?
In Quaderni di Parapsicologia vol. XXXI ott. 2000 n. 2 pag. 19
7) G. Gagliardi, M. Margnelli, Osservazioni elettro e fonocardiografiche su uno yogi durante pratiche per fermare il cuore. Quaderni di parapsicologia, Bologna”atti del convegno da Vizio privato a pubblica virtù” – Vol. XXVI, marzo 1995 n. 1
8) G. Gagliardi, Controlli su presunti PK e relazioni medicoscientifiche sulle fenomenologie straordinarie di Deborah Moscongiuri di Manduria. pag. 5 vol XXVIII 1997, Quaderni di parapsicologia, CPB Bologna
9) G. Gagliardi, L’esame di realtà delle esperienze paranormali tra realtà immediata, conoscenza mediata o criticata, realtà fantasticata. Quaderni di Parapsicologia, volXXIX, n. 1, 1998 CPB Bologna.
10) J. Hooper, D. Teresy; L’universo della mente, ediz. 1986 CDE Milano

 

11) Tratto da: A. Oliverio Ferraris La sindrome Lolita, Rizzoli, 2008

Fenomenologie religiose inusuali e loro imitazioni/Unusual Religious Phenomenology and Imitation Thereof

http://www.amazon.it/FENOMENOLOGIE-RELIGIOSE-INUSUALI-LORO-IMITAZIONI-ebook/dp/B00P4YAA20/ref=sr_1_1_ku?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1415098387&sr=1-1

Book title in English: Unusual Religious Phenomena and Imitations Thereof
Subtitle: The Scientific Hypothesis Concerning Extraordinary Religious Phenomena (Ecstasies, Stigmata, Apparitions/Visions, Lacrimations, Bleeding of Statues of Religious/Catholic Entities) and the Role Plaid by Mental or Imaginative Pictures)

SINOSSI

Questo opuscolo è scritto da un esperto medico psicoterapeuta, che si interessa da decenni alla ricerca dei fenomeni inusuali che si presentano nel mondo fisicopsichico. Ricercatore scientifico nel settore delle apparizioni mariane e altre fenomenologie straordinarie legate al mondo della religiosità e dell’occulto, ha pubblicato diversi libri e relazioni sull’argomento.
 
Ha fatto parte, come Vicedirettore, del Centro Studi e Ricerche sugli Stati di Coscienza di Milano e, come Direttore di Fisiologia degli stati modificati di coscienza, de’ “Il Laboratorio di Biopsicocibernetica di Bologna”, in collaborazione con altri esperti e con l’ausilio delle tecnologie che man mano comparivano nel mondo della strumentazione scientifica, anche se non col timbro di istituzioni pubbliche e accademiche.
 
Alla luce delle nuove acquisizioni del mondo della scienza, come le recenti scoperte sui neuroni specchio e le menti interconnesse, e le strabilianti scoperte riguardanti il mondo subatomico, fonte di declino di vecchie leggi statiche, questa pubblicazione esamina i meccanismi fisici e psichici alla base di tali fenomenologie, sulla scorta di precedenti tabelle sugli stati di coscienza (Fischer, Lapassade) e di un protocollo redatto e integrato dall’autore e dal suo team di collaboratori, che dovrebbe agire da discriminante tra i vari stati di modificati coscienza, sia in campo religioso che esoterico e occulto, sebbene tali criteri non siano applicati da ricercatori in cerca di pubblicità mediatica piuttosto che di approfondimenti scientifici.
 
La ricerca è stata soprattutto indirizzata allo stato fisico, psicologico e spirituale (metafisico e oltre) dell’uomo, durante gli eventi straordinari o inusuali, eventi non sufficientemente indagati e troppo spesso liquidati da scientisti mediatici come patologie psichiatriche, come l’isterismo e altro; tale scientismo è tutt’ora presente e vorrebbe ridurre tutto al mondo fisico macroscopico e personalizzato dalla mente propria, non riconoscendo i grandi passi e le disillusioni di leggi fisiche che man mano sono superate da altre leggi, specie del mondo subatomico, che mettono gradualmente in luce fenomeni stupefacenti di leggi tutte loro e contrastanti quelle conosciute finora e considerate (malascienza insegna) intoccabili.
 

 

Il sogno premonitore (10.12.2009)/Premonitory Dreams (10 December, 2009)

Autore:
Dr. Giorgio Gagliardi

Titolo relazione:
IL SOGNO PREMONITORE: ANALISI PSICOFISIOLOGICA, PSICOLOGICA E BIOPSICOCIBERNETICA.
IL SUPERAMENTO DEGLI ATTUALI CONCETTI DI SPAZIO E DI TEMPO.

1. Premessa
2. Presupposti storici del sogno premonitore
3. Lo studio dello stato di coscienza modificato del sonno/sogno
4. Il programma biologico genetico del sonno/sogno
5. Ancora scoperte sui meccanismi del riposo
6. La premonizione come “output” (risposta) ordinario della mente/cervello
7. Ci sono basi neurofisiologiche del sogno premonitore?
8. Bibliografia consultata

1. Premessa

Per sogno premonitore s’intende comunemente una sequenza di immagini di eventi che succederanno in un futuro più o meno definito cronologicamente e spazialmente, che il cervello/mente riceve come dispercezione (non verosimilmente attraverso i sensi) durante il programma biologico che si attua nell’uomo ed è legato al ciclo giorno/notte.

Questo avviene quindi non nello stato di realtà o di veglia, ma durante lo stato modificato di coscienza che si alterna durante la notte e si chiama sonno/sogno. Questi due stati di coscienza (di realtà o di veglia da una parte e di sonno/sogno dall’altra) hanno centri di attivazione e di disattivazione differenti e tra loro antagonisti, per cui sono indipendenti l’uno dall’altro. I sistemi neuronali di stimolazione (input) che sono attivati durante la veglia sono bloccati durante il sonno o non sono ricevuti dai centri superiori che li dovrebbero analizzare.

Gli input che sopraggiungono per attivare il sonno/sogno insorgono quasi sempre da aree cerebrali proprie del programma biologico, e quindi genetico, di quello stato modificato di coscienza, che sono antagoniste di quelle preposte allo stato di veglia. Tale concetto si può spiegare con una metafora: durante il giorno l’uomo è attore, mentre durante il sonno/sogno è spettatore od osservatore di se stesso e di quei dati che i centri del sonno/sogno gli forniscono con una sequenza e modalità ben definite.

Il periodo del riposo dell’uomo corrisponde all’inizio col periodo dello stato ipnagogico, che precede i periodi propri del sonno e del sogno (chiamato anche sonno REM) che si alterano tra loro più volte per poi terminare nello stato ipnopompico che precede il risveglio, ovvero il riattivarsi dei centri dello stato di realtà, mentre si disattivano i centri del sonno/sogno.

Il sogno premonitore non è un sogno comune e non si può ancora stabilire, come per il sogno, se questo avviene nel periodo comunemente inteso come sogno oppure durante i vari periodi del sonno in cui si hanno pure dei sogni, oppure ancora durante quel brevissimo periodo in cui i quattro stadi del sonno raggiungono la loro fase terminale, che è l’innesco del sogno, ma si ha un avvicinamento allo stato di veglia, peraltro non avvertito, se non con comandi particolari (sogno lucido).

2. Presupposti storici del sogno premonitore

2.1 Le prime testimonianze

La prima testimonianza scritta del sogno premonitore è riportata in uno dei primi libri prodotti dal genere umano, l’Epopea di Gilgamesh, composta intorno al 2000 a.C. su tavolette di creta asciugata al sole e rinvenute nella biblioteca di Assurbanipal, a Ninive nel 1852. Gilgamesh sogna di incontrare Enkidu, con il quale dapprima ingaggia una lotta, ma poi, riconosciutane la forza, lo porta davanti alla madre e lo adotta come gemello. Quando Gilgamesh racconta questo sogno alla madre Ninsun, lei lo interpreta poiché è una dea sacerdotessa.

Presso i Sumeri, ed i Greci esistevano dei templi che disponevano di lunghi corridoi dove la gente poteva dormire e quindi sognava, ma i sacerdoti operavano durante la notte con dei suggerimenti continui, per cui la gente al mattino narrava ai medesimi sacerdoti i propri sogni che erano interpretati dai sacerdoti stessi. Anche nella mitologia nordica esistevano i sognatori e chi li interpretava.

2.2 Da Senofonte, Anabasi (nota 1) Un sogno raccontato dallo stesso Senofonte. Ateniese. nasce nel 430 a.C. Nel 402 sognò l’Asia. Dimenticata Atene, corse ad arruolarsi fra i mercenari che il tebano Prosseno andava radunando per sostenere la causa del principe Ciro, Cavaliere di ventura fra diecimila soldati di ventura, si mise agli ordini del generale spartano Clearco e raggiunse l’armata di Ciro in Mesopotamia. Qui, poco lontano dall’attuale Baghdad, i due eserciti fratricidi vennero a battaglia campale nell’autunno del 401. Coi suoi compagni si era battuto così valorosamente che quella sera tornò al campo convinto di aver vinto e solo l’indomani, giacché la sorte delle battaglie è ignota a chi le ha combattute, scoprì di aver perso. Qui cominciava davvero il suo viaggio, la tortuosa ritirata che doveva condurlo fino al mar Nero e da lì a casa. Alla fine in Grecia ritornò, solo per raccontare dove era stato.

2.2a Un incubo notturno (Anabasi, III, 1 11-13, nota 1)
Poiché lo scoraggiamento era diffuso, Senofonte si affliggeva assieme agli altri e non riusciva a dormire. Ma, preso sonno per qualche tempo, fece un sogno: gli parve che, scoppiato un tuono, un fulmine cadesse sulla casa di suo padre, e che essa ne finisse completamente bruciata. Si svegliò quindi all’improvviso in preda al panico, e da un lato pensava che il sogno fosse positivo, perché gli parve di vedere, mentre si trovava tra fatiche e pericoli, una grande luce inviata da Zeus; dall’altro, però, temeva – dato che il sogno gli sembrava inviato da Zeus sovrano, e gli sembrava che il fuoco ardesse tutto attorno – di non poter allontanarsi dalla terra del re, ma di essere circondato da ogni parte da qualche difficoltà.

L’interpretazione del sogno (Anabasi, III, 1 13-14)

Cosa mai significasse aver fatto tale sogno, è possibile argomentarlo dai fatti che accaddero dopo il sogno. Accadde, infatti, questo episodio: appena si svegliò, subito gli viene un pensiero: “Perché mai sto qui a dormire? La notte avanza: è evidente che i nemici arriveranno allo spuntare del giorno. Se poi cadremo nelle mani del re, cosa impedirà che finiamo uccisi di morte violenta, dopo aver visto ogni genere di atroce spettacolo ed aver subito le torture più terribili? Nessuno inoltre è preparato per difenderci, né se ne dà pensiero, anzi dormiamo come se fosse lecito rimanere tranquilli.

2.3 Due sogni rivelano il futuro di Falaride e Ciro (Cic.)

Eraclide del Ponto, discepolo di Platone, scrisse alla madre di Falaride che gli sembrò in sogno di vedere le statue degli dei, che lei stessa aveva consacrato in casa sua; tra questi sembrava che Mercurio versasse dalla coppa, che teneva con la mano destra, del sangue, che, quando toccava terra ribolliva a tal punto che tutta la casa grondava sangue. La crudeltà del disumano figlio confermò questo sogno della madre.

Nei libri persiani di Dinone è stato scritto “a Ciro che dormiva che il sole fosse ai suoi piedi, egli cercò invano di afferrarlo con le mani per tre volte, mentre il sole, facendo il suo giro, svaniva e si allontanava. I magi dissero, basandosi sul triplice tentativo di afferrare il sole, che Ciro avrebbe regnato per trent’anni, ciò che avvenne.”

2.4 Marco Tullio Cicerone, Della Divinazione,
Dal Libro primo (nota 1)

I 1 È un’opinione antica, risalente ai tempi leggendari che vi siano uomini dotati di una sorta di divinazione, cioè capaci di prevedere il futuro e di acquisirne la conoscenza! Siccome noi romani ci esprimiamo molto meglio dei greci, così anche a questa straordinaria dote i nostri antenati dettero un nome tratto dalle divinità, mentre i greci, come spiega Platone, derivarono il nome corrispondente dalla follia.
I 2 Non conosco, in verità, alcun popolo, che non creda che il futuro si manifesti con segni premonitori, e che esistano persone capaci di comprenderli e di spiegarli in anticipo.
I 3 E la Grecia inviò mai dei propri abitanti a fondar colonie in Eolia, in Ionia, in Asia, in Sicilia, in Italia senza aver prima consultato l’oracolo di Delfi o quello di Dodona o quello di Ammone?
III 5 Gli antichi, a mio parere, credettero alla verità della divinazione più perché impressionati dall’avverarsi delle profezie che per argomentazioni razionali. Ma quanto ai filosofi, sono stati raccolti i loro sottili ragionamenti per dimostrare che la divinazione corrisponde al vero. Tra essi Senofane di Colofone fu il solo che, pur credendo all’esistenza degli dèi, negò ogni fede nella divinazione. Invece il peripatetico Dicearco considerò veritieri soltanto i sogni e le profezie gridate in accessi di follia, negò fede a ogni altro genere di divinazione e il mio intimo amico Cratippo, egualmente credette a questi due tipi di profezie, ripudiò tutti gli altri.
III 6 Un uomo d’ingegno acutissimo, Crisippo, espose tutta la dottrina della divinazione in due libri, e poi in un altro libro trattò degli oracoli, in un altro ancora dei sogni.
XXII
Tarquinio il Superbo, egli stesso narra nel Bruto di Accio di un suo sogno.
44 “Dopo che, al cadere della notte, ebbi abbandonato il corpo al sonno, rilasciando nel sopore le membra stanche, mi apparve in sogno un pastore che spingeva verso di me un gregge lanoso di straordinaria bellezza; mi pareva che da quel gregge venissero scelti due arieti consanguinei e che io immolassi il più imponente dei due; poi il fratello dell’ucciso puntava le corna, si avventava per colpirmi e con quell’urto mi abbatteva. Io allora, prostrato a terra, gravemente ferito, alzavo supino gli occhi al cielo e vedevo un fatto immenso e straordinario: il disco fiammeggiante del sole, effondendo i suoi raggi, si dileguava verso destra invertendo il suo cammino nel cielo.”
45 Ebbene, vediamo quale fu l’interpretazione di quel sogno da parte degl’indovini: “O re, le cose che nella vita gli uomini sogliono fare, le cose che pensano, curano, vedono, e che da svegli compiono e alle quali s’affaccendano, non c’è da meravigliarsi se accadono a qualcuno in sogno; ma in una circostanza così straordinaria non senza motivo le visioni si presentano. Sta dunque attento, che colui che tu stimi sciocco al pari di una bestia, non abbia una mente munita di ingegno, al di sopra del gregge, e non ti sbalzi dal trono.”
XXIX
60 “Ma molti sogni son falsi.” Piuttosto, forse, sono per noi di difficile comprensione. Ma ammettiamo che ve ne siano di falsi: contro quelli veri che cosa diremo? E risulterebbero veri molto più spesso se ci disponessimo al sonno in perfette condizioni. Ora, ripieni di cibo e di vino, vediamo in sogno cose alterate e confuse. Rammenta le parole di Socrate nella Repubblica di Platone. Egli dice: “Poiché nel sonno quella parte dell’anima che appartiene alla sfera razionale è assopita e debole, quella invece in cui risiede un istinto ferino e una rozza violenza è abbrutita dal bere e dal cibo eccessivo, questa si sfrena e si esalta smoderatamente mentre dormiamo. Ad essa, perciò, si presentano visioni d’ogni genere, prive di senno e di ragionevolezza: si ha l’impressione di unirsi carnalmente con la propria madre o con qualsiasi altro essere umano o divino, spesso con una bestia; di trucidare addirittura qualcuno e di macchiarsi empiamente le mani di sangue; di fare molte altre cose impure e orrende, senza ritegno né pudore.
61 Ma chi, conducendo una vita e una dieta salubre e moderata, si lascia andare al sonno quando quella parte dell’anima che partecipa della ragione è attiva e vigorosa e saziata dal cibo dei buoni pensieri, e l’altra parte dell’anima che è alimentata dai piaceri non è né sfinita dalla fame né gravata da troppa sazietà (l’una e l’altra di queste due condizioni, o che l’organismo sia privo di qualcosa o che ne sovrabbondi, suole offuscare l’acutezza della mente), e infine anche la terza parte dell’anima, nella quale risiede l’ardore delle passioni, è calma e smorzata, – allora accadrà che, essendo tenute a freno le due parti intemperanti dell’anima, la terza parte, quella del senno e della ragionevolezza, rifulga e si disponga a sognare piena di vigore e di acume: quel tale, allora, avrà nel sonno apparizioni tranquille e veritiere.” Ho tradotto proprio le parole di Platone.
XI
27 Il genere naturale, invece, opinavi che fosse prodotto e, per così dire, prorompesse o dall’esaltazione della mente o dall’anima svincolata dai sensi e dalle preoccupazioni durante il sonno. Hai poi fatto derivare la divinazione in generale da tre principi: dalla divinità, dal fato, dalla natura. Ma, non riuscendo a spiegare nulla di tutto ciò, ti sei difeso adducendo una mirabile quantità di esempi immaginari.

2.5 Da “La via del sogno nella Bibbia” (nota 2)

-“Ma Iddio apparve di notte in sogno ad Abimelec e gli disse: “Ecco tu morirai a causa della donna che hai preso, perché essa è già sposata”. (Genesi, 20,3)
-“E sognò: gli apparve una scala, che, appoggiata sopra la terra, con la cima arrivava al cielo; e per essa gli angeli di Dio salivano e scendevano”. (Genesi 28, 12) È la famosa visione avuta da Giacobbe.
-“Ma Iddio apparve in sogno di notte a Labano, l’Arameo, e gli disse: “Guardati dal parlare a Giacobbe né in male né in bene”. (Genesi, 31, 24)
-“Ora Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai suoi fratelli. Egli disse loro: “State a sentire il sogno che ho fatto: noi eravamo in mezzo al campo a legare i covoni, quand’ecco il mio covone si alzò e stette ritto; i vostri covoni invece gli si misero intorno e s’inchinavano al mio…Fece poi un altro sogno e lo raccontò ai suoi fratelli, con queste parole: “Ecco, ho avuto un altro sogno: il sole e la luna e undici stelle s’inchinavano dinanzi a me”. Lo raccontò poi anche a suo padre (Giacobbe), come aveva fatto ai suoi fratelli” (Genesi, 37, 5-7),
-“Abbiamo fatto un sogno e non c’è chi lo sappia interpretare. E Giuseppe disse loro: “Le interpretazioni non appartengono a Dio? Deh, raccontami il sogno. E allora il capo coppiere raccontò il suo sogno a Giuseppe…”
(Genesi 40, 8-9). È il sogno del capo coppiere del Faraone.
-“Due anni dopo Faraone ebbe un sogno: gli pareva di essere in riva al Nilo; e dal fiume salivano sette vacche di bell’aspetto e grasse che si misero a pascolare nella giuncaia. Dopo di esse, altre sette vacche salire dal Nilo brutte e magre e si fermarono accanto alle prime sulla riva del fiume” (Genesi, 41, 1-3)
-“E (Dio) disse loro: “Ascoltate bene le mie parole: se vi è tra di voi un profeta, Io mi faccio conoscere a lui in visione, Io parlo con lui in sogno” (Numeri 12, 6).
-Ora gli anziani di Moab vennero da Baalam ed egli disse di restare quella notte per avere la risposta. Ora Dio venne da Baalam di notte (alcune versioni dicono in sogno) e gli disse di non andare con loro, né di maledire quel popolo perché è benedetto. E anche una delle notti successive (in sogno??) Dio disse nuovamente a Baalam di andare con gli inviati del re Moab, ma di fare solo quello che Lui gli dirà. (Numeri 22,8-20)
-“Gedeone sentì un tale che narrava al compagno un sogno e diceva: “Ebbi un sogno e mi pareva che un pane di orzo, cotto sotto la cenere, rotolasse nel campo di Madian. Arrivato alla tenda, la colpì ed essa si rovesciò a terra in disordine”. Il compagno gli rispose: “Questo non significa altro che la spada di Gedeone, figlio di Joas, l’israelita, nelle cui mani Dio ha dato Madian e tutto il suo esercito” (Giudici, 7, 13-14)
-“A Gabaon il Signore apparve di notte in sogno (a Salomone) e gli disse: “Chiedimi qualunque cosa vuoi Io ti dia”…Svegliatosi, Salomone comprese che era un sogno” (I Libro dei Re, 3, 4, 15)
-“…ma Tu m’atterrisci con sogni e con spettri mi spaventi” (Giobbe, 7, 14)
-“Dio parla in un modo e poi in un altro e l’uomo non se ne rende conto: in sogno, in visione notturna, quando il sonno discende sugli uomini” (Giobbe, 33, 14-15)
-“Nel secondo anno del suo regno Nabucodonosor ebbe un sogno che turbò il suo spirito al punto
di non lasciargli più prendere sonno… ” (Daniele, 2, 1 e ss)
Deuteronomio 13:1-5 Quando sorgerà in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti annunzia un segno o un prodigio, e il segno o il prodigio di cui ti avrà parlato si compie, ed egli ti dice: «Andiamo dietro a dèi stranieri, che tu non hai mai conosciuto, e serviamoli», tu non darai retta alle parole di quel profeta o di quel sognatore, perché il SIGNORE, il vostro Dio, vi mette alla prova per sapere se amate il SIGNORE, il vostro Dio, con tutto il vostro cuore e con tutta l’anima vostra.

2.6 Nuovo Testamento: i sogni premonitori

– Ecco che a Giuseppe apparve in sogno un Angelo che gli disse: – Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere in sposa Maria, perché Quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Lei partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù (Matteo 1, 18).
– Un Angelo apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: -Alzati e fuggi in Egitto e resta là finché non ti avverto, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo (Matteo 2,13).
– Un Angelo apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse – Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va nel paese di Israele, perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino (Matteo 2, 20).
 Giuseppe ebbe paura di Archelao al posto del padre Erode. Avvertito poi in sogno si ritirò nelle regioni della Galilea ed andò ad abitare a Nazareth (Matteo 2, 22).

2.7 Sogni premonitori attraverso i secoli

I sogni hanno ispirato anche importanti progressi scientifici. Il più celebre fra tutti è la scoperta della struttura molecolare del benzene da parte del chimico Kekulé, che in uno stato di dormiveglia vide gruppi di atomi di grandezze diverse contorcersi come serpenti. L’esatta natura della struttura del benzene sfuggiva finché una sera, quando si addormentò, il suo subconscio prese il sopravvento.

Kekulé afferma di aver smesso di scrivere e di assopirsi. Vide atomi che danzavano vorticosamente attorno a lui. Gli atomi poi hanno cominciato ad organizzarsi in lunghe file e a muoversi come un serpente. Mentre osservava la danza del serpente, vide un’immagine che aveva visto anni prima in un anello nel 1850: il serpente che divorava la propria coda.

Kekulé si svegliò come colpito da un fulmine. Si rese conto in un attimo che il problema su cui aveva lavorato per anni non era stata risolto attraverso lo studio, ma con un sogno.

2.8 Don Bosco ed i sogni premonitori

Don Bosco fece sogni premonitori dai 9 ai 70 anni. Le caratteristiche dei suoi sogni li differenziano in modo importante da altri sogni premonitori, in quanto non avevano necessità di essere interpretati, perché riguardavano eventi di morte dei suoi allievi o di guarigioni, di cui veniva indicata la data precisa dell’evento, oppure previsione di fatti occulti e futuri.

E ben vero che alcuni sogni premonitori di Don Bosco erano una metafora. Ma, a differenza di altri sogni premonitori laici, questi avevano una sequenza logica ed ordinata, ciò che nel sogno non c’è quasi mai; poi li narrava ai suoi allievi durante la preghiera serale oppure lo diceva solo all’interessato per dar modo a questi di prepararsi all’evento preannunciato.

In una sua descrizione di tali sogni si legge che lui stesso era molto semplice nell’esposizione dei medesimi e non assumeva mai toni tali da far cadere dall’alto quanto diceva; cioè non era un esaltato, ma un soggetto umile e che si diceva lui stesso “(…) inetto ed indegno come il falso profeta Baalam, che poi disse eventi veri agli Israeliti. Potrei essere anch’io come lui.” Quindi non abbandonò mai le cautele necessarie ad esternare i suoi “sogni”. La veridicità degli eventi corrispondenti ai sogni premonitori era un sostegno per la sua comunità e per una larga fascia della popolazione. Ricevette anche il consiglio del suo Superiore Papa Pio IX, che gli disse di scrivere i suoi sogni e di pure dirli a chi pensava fosse giusto riferire (nota 9).

Si riporta solo il primo sogno che Don Bosco ebbe all’età di nove anni: “Gesù e la Vergine gli preannunziano la sua missione: era vicino a casa sua in mezzo ad una moltitudine di ragazzi che si divertivano. Alcuni ridevano, altri invece bestemmiavano. Lui si scagliò in mezzo con pugni e parole per farli tacere. Gli apparve un uomo con una faccia luminosa che gli disse di mettersi a capo di quei ragazzi aggiungendo: “Non con le percosse, ma con la mansuetudine e la carità dovrai guadagnare questi tuoi amici. Parla loro della bruttezza del peccato e sulla preziosità della virtù.” Giovannino tutto confuso rispose che non lo sapeva fare. Improvvisamente risa, schiamazzi e bestemmie finirono ed I ragazzi si raccolsero attorno a Don Bosco. L’uomo luminoso gli ricordò che queste cose non erano possibili con l’obbedienza e con l’acquisto della scienza, e che Lui gli avrebbe dato un maestro, sotto la cui guida diventerà sapiente. Chiese quindi chi era e Lui gli rispose: Io sono il figlio di Colei che tua Madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno. Io non posso parlare con la gente che non conosco e Quello gli rispose di domandare il suo nome alla mamma. In quel momento vide accanto a lui una Donna di aspetto maestoso che gli prese la mano e lo fece guardare attorno: tutti i ragazzi erano scomparsi; al loro posto c’erano capretti, cani, gatti, orsi ed altri animali. Ecco il tuo campo in cui dovrai lavorare, e vide che al posto degli animali feroci comparvero animali mansueti come gli agnelli che correvano intorno. Lui chiese alla Signora di spiegargli tutto perché non capiva e voleva capire e Lei mettendogli una mano sulla testa disse che a suo tempo avrebbe capito. Lui si svegliò con le mani dolenti per i pugni che aveva dato (nota 10).

2.9 Testi di parapsicologia

Numerosi sono pure i sogni premonitori riportati dai testi di parapsicologia (nota 11). È citato nel testo il racconto di una giovane donna rimasta vedova che, dopo due anni dal sogno premonitore, si decise a raccontare l’esperienza conturbante che aveva preceduto un evento mortale: aveva sognato il marito che era andato ad una partita di caccia ed era rimasto ucciso. Siccome era un sogno molto vivido, lo ricordò bene tutta impaurita e chiese al marito se aveva intenzione di andare a caccia, questo gli disse che non aveva in programma una uscita di quelle, oltre al resto la donna aveva paura a dirglielo. Dopo una quindicina di giorni il marito le disse che andava a caccia e lei fu presa dall’ansia di dirglielo o no, aveva paura, implorò anche il marito di non andare a caccia, ma lui la rassicurò che sarebbe stato prudente. Ma il marito fu ucciso dall’amico in un incidente simile a quello sognato.

3. Lo studio dello stato di coscienza modificato del sonno/sogno

Numerose sono state le ipotesi sia scientifiche sia psicologico/interpretative dei sogni, già avanzate da filosofi o cultori delle scienze delle varie epoche e con i mezzi che non andavano oltre l’osservazione e la descrizione dei medesimi e le ipotesi conseguenti, per cui il filone interpretativo ebbe il sopravvento sul filone scientifico fino a quando ci fu la strumentazione idonea ad indagare scientificamente il fenomeno, che però ha ancora alcune lacune soprattutto sul piano interpretativo e psicologico.

Per Cartesio nel 1637 il sonno/sogno rappresenta un luogo dell’irrazionale, delle illusioni; tuttavia queste non sono completamente avulse dalla realtà dell’uomo, che ha vissuto esperienze e poi le ha distorte nel sogno. Nel sogno infatti entrano esperienze recenti e passate come stimolo ambientale cui si aggiunge lo stimolo inconscio e quello proprio del programma biologico medesimo.

Secoli dopo (1900), Freud nell’interpretazione dei sogni parte proprio ancora da questi retaggi; dichiara però che la base da cui emergono i sogni avrebbe quasi sempre una connotazione sessuale, che però non si può esprimere così come si forma: allora sopravviene la coscienza o il censore che dà connotazioni differenti, distorte dalla forma contenuto originari. Queste teorie furono superate ed anche contestate, sebbene durante il sogno dell’umano si abbia l’erezione degli organi erettili.

Nel caso specifico dei sogni premonitori, la Dott.ssa Luise Rhine (1930) del Parapsychology Laboratory di Duke University scoprì che la maggior parte delle esperienze inusuali o paranormali avveniva durante il sogno, piuttosto che non nello stato di veglia, e con una percentuale del 60% della collezione del laboratorio. Suddivise poi questi sogni in

– Sogni realistici: quelli che rappresentavano realisticamente quello che sarebbe successo, e

– Sogni simbolici: quelli in cui l’evento è trasformato in un racconto fantasticato o metafora o informazione figurativa o drammatizzata, tale che richiede poi un’interpretazione (da cui in passato i sognatori e gli interpreti dei sogni).

Questa suddivisione binaria dei sogni premonitori è anche quella dei sogni comuni senza contenuto premonitore.

Nel 1953, Eugene Aserinsky scoprì la fase REM o sogno.

Nel 1976, J. Allan Hobson e Robert McCarley proposero una nuova teoria che cambiò radicalmente il sistema di ricerca, sfidando la precedente visione Freudiana dei sogni come desideri del subconscio che dovrebbero essere interpretati. La teoria di attivazione di sintesi asserisce che le esperienze sensitive sono fabbricate dalla corteccia cerebrale come un mezzo per interpretare i segnali caotici provenienti dalla zona bulbo pontina, da dove partirebbe lo stimolo del dormire.

Le ricerche di Hobson e McCarley nel 1976 suggerirono che i segnali interpretati come sogni hanno origine nel tronco del cervello durante la fase REM.

Comunque, la ricerca di Mark Solms suggerisce che i sogni sono generati nel romboencefalo, e che la fase REM e i sogni non sono direttamente correlati. Solms arrivò a queste conclusioni lavorando su soggetti ospedalizzati e con vari danni al cervello. Scoprì che chi aveva danni al lobo parietale avevano smesso di sognare; questa scoperta era in linea con la teoria di Hobson del 1977.

Mettendo assieme le ricerche di Hobson e Solms, la teoria della continual-activation del sognare di Jie Zhang propone che sognare è un risultato dell’attivazione del cervello e della sintesi allo stesso tempo, poiché il sogno e la fase REM del sonno sono controllati da differenti meccanismi celebrali. Zhang ipotizza che, durante la fase REM, la parte inconscia del cervello è occupata nell’elaborazione della memoria procedurale; nel frattempo, il grado di attività nella parte consapevole del cervello scenderà ad un livello molto basso, come i contributi dal sensorio, che risulterà fondamentalmente disconnesso. Questo spiega perché i sogni hanno ambo le caratteristiche della continuità (all’interno di un sogno) e cambi improvvisi (tra due sogni o nel sogno stesso).

Sulla scia di Aristotele e di vari testi mistici, Stephen La Berge della Stanford University ipotizzò un’interferenza o comunicazione tra i due programmi biologici attivati e disattivati da centri differenti e chiamò sogno lucido il sogno in cui si poteva intervenire con un meccanismo voluto e quindi non appartenente alla fisiologia del sogno: l’idea gli era stata suggerita nel 1970 da un monaco tibetano, che asseriva di poter mantenere vigile la coscienza durante il sonno.

Nel 1942 in Russia il Dottor Vasili Kasatkin iniziò a studiare i sogni dei ricoverati civili e militari in ospedale: registrava i sogni di chi moriva di fame e constatava che chi sognava di mangiare cibi succulenti, ma non riusciva ad assimilarli sempre nel sogno, dopo qualche giorno moriva. Allo stesso modo, chi sognava qualche metafora di una malattia, dopo poco tempo vedeva manifestarsi la malattia prevista.

Dunque c’era una prevalenza dei sogni premonitori di morte o malattia o quant’altro.

Scrisse un libro, “Teoria dei sogni”, sulla base di più di 10.000 sogni registrati e studiati nel suo laboratorio. Nel sogno si “afferma l’avvertimento di quanto succederà; si trasforma in un sogno vivido che indirettamente avverte il soggetto dell’approssimarsi dell’evento stesso.”

“Ritengo possibile la telepatia inconscia, sebbene non ci sono fatti che la dimostrano. In questo momento sono più impegnato coi sogni (premonitori) che possono salvare delle vite umane piuttosto che coi sogni che trasmettono notizie.” Dichiara anche: “il livello della nostra coscienza è dopo il raggiungimento della comunicazione telepatica al nostro subconscio.”

Voleva addestrare i medici a farsi descrivere dai loro pazienti i propri sogni premonitori per individuare se c’era qualche malattia in corso: un allarme rosso lanciato dalla nostra mente che si accendeva durante il dormire.

Nel 1950 Michel Jouvet dimostrò l’indipendenza reciproca dei centri che regolano il sonno ed il sogno.

Ma le teorie sul perché si sogna furono stravolte da Francis Crick e Graeme Mitchinson, che partirono dal presupposto di studiare una rete neurale che si trovava troppo carica di informazioni ricevute che si accavallavano. Un computer impazzirebbe e così anche il nostro cervello/mente deve essere selettivo nell’immagazzinare ed eliminare il sovrappiù, poiché quasi tutte le sinapsi delle reti neurali sono eccitatorie con conseguente instabilità bioelettrica; quindi la soluzione migliore è la disattivazione o il disapprendimento notturno di quanto si è diffuso lungo le reti neurali: i sogni sarebbero le “ombre fuggenti” di reti neurali che disfano quanto sovraccaricato durante la veglia.

Nel 1983, Crick e Mitchinson scrivono che “non si dovrebbe incoraggiare il tentativo di ricordare i sogni poiché in quei frangenti l’organismo tenta di eliminare strutture di pensiero che non servono.” Cadeva così la teoria di Freud e dell’interpretazione dei sogni.

Ma tutto questo doveva subire una radicale smentita: non si sogna solo durante il sogno, ma anche durante il sonno ed anche durante lo stato ipnagogico o pre-sonno. Come dire, voltiamo pagina e riscriviamo tutto daccapo (Bosinelli e Cicogna ed altri, 1991).

Ma già nelle prime edizioni del DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) al paragrafo 307.47 è descritto il
-“Disturbo da incubo” e il “Disturbo da ansia collegato ai sogni”, in cui compaiono sogni terrificanti soprattutto durante il sonno REM, ma anche nel
“disturbo post-traumatico da stress” questi sogni /incubi si manifestano durante la fase 2 del sonno Non Rem. Il “disturbo da terrore nel sonno” con sogni e risvegli insorge durante lo stadio 3 e 4 del sonno Non Rem.

Quindi si può sognare da quando ci si addormenta a quando ci si sveglia, indipendentemente dal fatto che il ciclo sia sincronizzato o non sincronizzato.

La domanda, dopo tutte queste nuove acquisizioni scientifiche, è se si può prevedere o dedurre in quale periodo del dormire può avvenire un sogno premonitore.

4. Il programma biologico genetico del sonno/sogno

Gli esseri umani hanno una caratteristica genetica che li eleva al di sopra della fisiologia degli altri animali: la differenziazione evolutiva più raffinata è il ciclo circadiano del sonno/sogno e veglia sono programmi biologici ben definiti che si susseguono l’uno all’altro, ed il loro funzionamento ha un andamento particolare su tutte le funzioni dell’organismo, funzioni che sono in gran parte “automatiche” o neurovegetative e che seguono appunto un loro ritmo.

Il significato ancora non è ben chiaro, tant’è vero che le teorie sul sonno/sogno sono molte ed in contraddizione le une con le altre. Si conoscono però le varie fasi che staccano il soggetto dallo stato di coscienza della veglia per immergerlo fase su fase nel presonno o stato ipnagogico, sonno, sogno, fino a ritornare allo stato di veglia o stato ordinario di realtà.

Non è stato chiarito se quest’orologio interno che scandisce la variazione di programma è dovuto al cambiamento dell’ambiente, o ad esigenze metaboliche in particolare del cervello, o se è programmato per il secondo, ma risente anche del secondo.

Si sa che esiste un sonno base per molti animali, e persino insetti, ed anche per l’uomo nella prima fase dell’accrescimento uterino, che è:

– il sonno sismico, ovvero sonno a scosse, che non dipende (sembrerebbe) da un particolare programma interno, ma da influenze dell’ambiente esterno.

Poi nell’uomo si vanno differenziando:

– le due fasi principali del sonno/sogno, che sono appunto:

• il sonno o sonno ad onde lente o non-REM e
• sogno o sonno desincronizzato o sonno REM

Quest’ultimo è una fase in cui si ha la successione di immagini mentali che caratterizzano il sogno, ovvero l’uomo visualizza se stesso come attore o partecipe alle sequenze allucinatorie, che dispercepisce con movimenti, ambienti ed altro.

Queste due fasi si succedono per cinque o sei volte nel periodo di riposo ed il sogno diventa sempre più lungo fino a raggiungere il periodo più lungo nel sogno prima della veglia.

4.1 Le fasi del sonno e del sogno: ovvero la fase non-REM o a onde lente e la fase REM o a onde rapide

L’uomo, come molti altri esseri viventi, ha incorporati dei ritmi di funzionamento di molte sue funzioni, soprattutto autonome.

Tali ritmi hanno diversi cicli temporali, a seconda delle funzioni che sono attivate.

I ritmi principali sono detti circadiani, ovvero seguono il ritmo del giorno-notte, ma esistono altri ritmi come quelli ultradiani che si attivano più volte nell’arco della giornata.

I ritmi ultradiani cambiano ogni 90’ e dipendono dalla prevalenza emisferica destra, ovvero dal sistema emozionale, o sinistra, ovvero sistema razionale; questi due sistemi si attivano e disattivano anche durante il sonno/sogno con gli stessi tempi. Il sistema emozionale prevale nel sogno o sonno REM, mentre il sistema razionale prevale nel sonno e le funzioni neurovegetative e contrali si adeguano a seconda della prevalenza emisferica.

Un altro fattore importante è l’ambiente in cui si è immessi: sono stati studiati i ritmi circadiani negli ambienti confinati, come le grotte profonde, e si è constatato un raddoppiamenti dei tempi normali, cioè come se un giorno corrispondesse a 48 ore.

4.2 Lo studio del sonno è abbastanza recente

Nel 1936 si scoprì che l’EEG presentava notevoli variazioni durante il sonno. Infatti, si alternavano delle onde ampie lente ad onde rapide e di basso voltaggio, simili a quelle della veglia e si chiamò il primo caso ritmo ad onde lente ed il secondo ritmo desincronizzato (cioè ritmo beta, come nella veglia).

Nel 1953 si scoprì che nel sogno c’erano onde frequenti e a basso voltaggio, gli occhi dei soggetti si muovevano, al di sotto delle palpebre, con movimenti rapidi (Rapid Eye Movements). Questa fase del riposo, e cioè il sogno, prese il nome di sonno REM.

Nel 1962 venne fatta un’altra scoperta relativa al sonno REM. In questa fase, infatti, si notava un blocco dell’attività motoria prevalentemente dei muscoli facciali. Durante una notte di sonno (che precede il sogno o sonno REM) l’EEG di un soggetto mostra 5 stadi differenti che si alternano più volte e con tempi differenti:

stadio 0: la fase della veglia tranquilla. In una situazione di tranquillità e rilassamento, il tracciato EEG di un soggetto con le palpebre abbassate mostrerà onde a bassa ampiezza ed alta frequenza che denotano la veglia, che verranno interrotte dalle cosiddette “onde alfa” più ampie e più lente; tale stadio è anche chiamato stato ipnagogico, in cui si manifestano immagini mentali, che si riconoscono per tali.

stadio 1: il soggetto si sta addormentando, è nella fase di dormiveglia. Le onde sono a bassa ampiezza e alta frequenza. Viene mantenuto il tono muscolare e gli occhi presentano movimenti lenti.

stadio 2: questo stadio è detto anche sonno medio. È caratterizzato da un abbassamento della frequenza e da leggero incremento dell’ampiezza delle onde e dalla presenza dei cosiddetti “complessi K”. I complessi K presentano un cambiamento di direzione verso l’alto, seguito da una deflessione verso il basso dell’onda. Essi vengono anche chiamati per la loro forma “fusi del sonno”.

stadio 3: questa fase del sonno si caratterizza per la presenza delle “onde delta”, le onde più lente. Le onde delta sono presenti in una percentuale che varia dal 20 al 50 per cento. È un sonno molto profondo dal quale è difficile risvegliarsi.

stadio 4: questa è la fase più profonda del sonno. Le onde delta sono presenti in una percentuale che supera il 50 per cento. Dopo aver passato qualche minuto nello stadio 4 il tracciato dell’EEG mostra un percorso inverso.

I soggetti tornano infatti alla fase 3, alla 2 e alla 1.

Quest’ultimo stadio è però diverso dallo stadio 1 sopradescritto (stadio 1 iniziale). È infatti, caratterizzato dai rapidi movimenti oculari (REM) e da perdita del tono muscolare (stadio 1 emergente o sonno REM). Un ciclo di sonno che va dall’inizio dello stadio 1 iniziale all’inizio dello stadio 1 emergente ha la durata di 90 minuti. Ogni ciclo dura circa 90 minuti, ma all’interno di ciascun ciclo la durata degli stadi è variabile. Durante la notte i cicli presentano una maggior durata dello stadio 1 emergente e una minor durata degli stadi 3 e 4 (chiamati anche sonno delta).

Il sonno dell’adulto: la prima fase è di “sonno lento’; prima leggero, poi sempre più profondo, e dura da settanta a novanta minuti. Poi si entra nella fase di sonno REM, quella “chiamata “dei sogni” (il tracciato encefalografico risulta molto simile a quello di un soggetto sveglio); si potrebbe quasi dire che il corpo, ad eccezione di qualche muscolo del viso e degli occhi, sia “scollegato” dal cervello.

La prima fase di sonno REM è breve (circa 12 minuti); poi c’è una fase di sonno “lento” (settanta/novanta minuti). Man mano che trascorre la notte, le fasi di sonno REM si allungano e il sonno “lento” diventa sempre meno profondo. Queste fasi si rinnovano ogni due ore.

A volte tra le due fasi c’è un breve risveglio di cui non ci si accorge nemmeno, ma che rappresenta una “zona fragile” in quanto basta una leggera stimolazione per svegliarsi.

Il sonno REM rappresenta il 20/25% del totale.

Il risveglio arriva quasi sempre dopo una fase REM ed è stato chiamato stato o stadio ipnopompico.

4.3 Il sonno REM e il sogno

Il sonno REM viene definito anche “sonno paradosso”, in quanto in un organismo profondamente addormentato l’attività della corteccia cerebrale è simile a quella della veglia.

Il consumo di ossigeno nel cervello cresce, aumenta il ritmo respiratorio e la pressione cardiaca, il battito cardiaco è meno regolare. Nonostante la mancanza di tono muscolare, possono esserci delle contrazioni al livello delle estremità del corpo. Tutte queste caratteristiche hanno fatto pensare al sonno REM come legato ad eventi emozionali. Proprio sulla base di queste ipotesi sono stati fatti i primi esperimenti per indagare la relazione tra sonno REM e sogni.

5. Ancora scoperte sui meccanismi del riposo

Secondo John Searle, benché il cervello causi gli stati di coscienza, qualsiasi identificazione di tali stati con le attività cerebrali è errata.

Un approccio neurobiologico riduzionista può, al massimo, giungere a trovare “correlazioni” tra stati soggettivi e stati cerebrali, che possono essere in relazione di causalità, ma non di identità. Secondo Searle siamo coscienti esclusivamente della realtà, che giunge alla nostra consapevolezza, sebbene sia il substrato neurobiologico a causare questa consapevolezza.

Grazie ai lavori sul processo onirico effettuati da Solms (1995, 1997) e da Kaplan-Solms (2000), oggi sappiamo che il sonno REM e l’attività onirica appartengono a differenti strutture anatomiche e che i meccanismi fondamentali del sognare non sono regolati dalle strutture cerebrali profonde del tronco encefalico, le quali invece regolano i meccanismi fisiologici del sonno REM, ma da aree del cervello anteriore ed in particolare della parte inferiore dei lobi parietali e di quella medio-basale dei lobi frontali.

Le strutture anatomiche del cervello anteriore interessate al fenomeno della costruzione del sogno sono quelle impegnate nelle funzioni delle emozioni e della memoria: il sistema limbico, comprese le componenti limbiche delle aree frontali e temporali, cioè la giunzione occipito-temporo-parietale, e il sistema delle aree visive.

Quanto esposto vuol dire che il controllo del sogno REM è appannaggio di strutture filogeneticamente più antiche, mentre l’attività onirica ha sede in aree del cervello di più recente sviluppo filogenetico.

Successivamente si è appurato che una certa attività onirica esiste anche in fase Non-REM.

I lavori di Bosinelli (1982), Bosinelli e Cicogna (1991) e Foulkes (1962, 1985) hanno dimostrato la presenza di un’attività mentale del tutto comparabile a quella che si registra in fase REM anche nelle fasi NREM e nell’addormentamento.

Sono sogni che si ricordano meno, o che lasciano talvolta il ricordo di un pensiero piuttosto che di azioni e situazioni complesse come quelle dei sogni in REM.

Secondo questi autori le modalità elaborative nei due tipi di sonno (REM e NREM) sono del tutto simili, il che suggerisce un unico sistema di produzione dell’attività onirica, attivo anche se in misura diversa durante tutte le fasi del sonno.

6. La premonizione come “output” (risposta) ordinario della mente/cervello

Nel 2004 sono stati riportati numerosi studi che riguardavano un’anomala attivazione cerebrale che precedeva uno stimolo emozionale (nota 4).

Le diverse relazioni avvenute presso laboratori differenti avevano un’importanza psicofisiologica non indifferente, in quanto tale attivazione non era giustificata da nessun parametro che la potesse giustificare o spiegare. In questa sperimentazione non c’era nessun accenno al paranormale o alla biopsicocibernetica, sebbene si comprendeva che tale anticipazione era nel futuro dell’evento programmato e quindi le implicanze con la premonizione erano altrettanto evidenti e confermate, anche se necessitano di ulteriori conferme più allargate.

Nella relazione citata si possono seguire i vari passaggi di questa dimostrazione.

In anni recenti, diversi studi hanno osservato un effetto anomalo di tipo anticipatorio in relazione alla presentazione di stimoli emozionali neutri, oppure molto coinvolgenti, a persone (soggetti) qualsiasi. L’effetto in discussione è stato cioè trovato nell’ambito di esperimenti di psicofisiologia “classica”, senza nessun riferimento al paranormale, ed è stato successivamente confermato in diversi studi.

Questi studi sono stati effettuati per esempio da Bierman & Sholte (2003), Bierman & Radin (1998, 2000), Radin (1996), Globish et al. (1999), ed in Italia da Tressoldi (2003). Tutta la letteratura di questi autori è disponibile in inglese.

In un tipico setup sperimentale, ad una persona veniva presentata tramite il monitor di un PC una sequenza di circa 30 immagini, suddivise fra 10 immagini molto stimolanti (emozionali) e 20 neutre, con un ordine di presentazione del tutto casuale.

Contemporaneamente, erano registrati dati psicofisiologici quali la Resistenza Cutanea, la Frequenza Cardiaca, ed eventualmente altre (esempio: l’attività cerebrale, tramite EEG).

La presentazione dello stimolo neutro o emozionale era preceduta da un breve periodo di presentazione di un pre-stimolo molto semplice, per esempio un puntino luminoso sullo schermo del computer, cui seguiva dopo qualche secondo la presentazione di un’immagine emozionalmente neutra oppure molto stimolante, in modalità del tutto casuale.

I parametri psicofisiologici relativi alla frequenza cardiaca, oppure la resistenza elettrica cutanea, erano registrati in modo continuo tramite un opportuno software, che gestiva anche la presentazione delle immagini.  Lo schema di ogni singola prova è qui sotto rappresentato.

Ogni soggetto vedeva 30 immagini con un intervallo complessivo fra ogni immagine di circa 20 secondi.

Schema singola prova (detto trial, in inglese)

Quello che si ottiene normalmente, è una ovvia maggiore attivazione emozionale (centrale e periferica) per gli stimoli emozionali forti rispetto a quelli neutri, ma si osserva anche una inaspettata anomalia: cioè la baseline (la zona) che precede la presentazione dello stimolo non è uguale per i due tipi di stimoli, in particolare questa baseline è significativamente maggiore per gli stimoli emozionali forti, nonostante che la scelta del tipo di stimolo sia effettuata in modo del tutto casuale immediatamente prima della sua presentazione (gli stimoli che danno l’effetto maggiore, sia assoluto che anticipatorio, sono di tipo erotico).

Questa anomalia suggerisce la possibilità di una forma di precognizione (del tutto inconscia) che modifica in anticipo la risposta emozionale nei circa 3-4 secondi che precedono la presentazione dello stimolo.

Le implicazioni di questa osservazione, se confermata in ulteriori ed indipendenti studi, sono di grande importanza scientifica, poiché un effetto anticipatorio di questo tipo non può essere spiegato nell’ambito delle attuali teorie psicofisiologiche della Coscienza, ma richiede lo sviluppo di nuovi paradigmi che ammettono la possibilità di funzioni precognitive, chiaroveggenti, telepatiche ecc. abbinate al fenomeno della Coscienza, così come sostenuto da molti studi effettuati da anni nel campo della Psicofisiologia, della Parapsicologia e della Biopsicocibernetica.

Lo studio proposto è una replica sostanziale di questo tipo di sperimentazione, da effettuarsi utilizzando circa 30 soggetti, e con uno strumento che consente di registrare tre parametri (resistenza cutanea, frequenza cardiaca, EEG) ed un software sviluppato ad hoc per gestire tutti gli esperimenti e la loro analisi statistica.

Un’analisi accurata delle condizioni sperimentali, della randomicità della presentazione degli stimoli, ed altri possibili artefatti di analisi dei dati, sono stati tutti ragionevolmente esclusi; pertanto al momento questo tipo di fenomeno inatteso manca di una convincente spiegazione nell’ambito della formulazione standard delle teorie neurofisiologiche.

Le implicazioni per la parapsicologia ed anche per la biopsicocibernetica sono importanti: potrebbe essere un tipo di esperimento che dimostra l’esistenza di effetti precognitivi a breve termine, del tutto inconsci, e con uno schema sperimentale del tutto diverso dagli esperimenti classici di precognizione basati su carte Zener o consimili ed anche randomizzati.

7. Ci sono basi neurofisiologiche del sogno premonitore?

Michel Jouvet si pone una domanda molto profonda ed ancora senza una solida spiegazione scientifica: perché durante il sonno compare il sogno? E si potrebbe anche aggiungere: che rapporti hanno i sogni con la coscienza o la consapevolezza?

Jouvet ipotizza che il sogno sia una modalità del nostro corpo/mente per cancellare o archiviare le esperienze della giornata, secondo un codice genetico ben preciso che ci scollega completamente dal sistema nervoso e muscolare dello stato di veglia, non risponde più agli stimoli dell’ambiente, abbassa il metabolismo ed attiva aree cerebrali diverse da quelle della veglia; segue dei ritmi precisi che sono sempre quelli, ma riguardo ai contenuti del sogno le spiegazioni sono molteplici, non hanno un supporto neurobiologico e sembrano dipendere unicamente dalla mente.

Nell’esposizione del ciclo del sonno/sogno e nelle varie forme dei sogni “modificati” e studiati ultimamente da studiosi, come

– il sogno lucido ed
– il sogno premonitore od
– il sogno ad occhi aperti od
– altre varianti

emergono delle considerazioni molto importanti, che potrebbero restare ancora nell’ombra, per quanto riguarda una spiegazione scientifica e sono le seguenti.

Nel sogno lucido, mediante addestramento (MILD, Mnemonic Induction of Lucid Dreaming oppure WBTB, induzione per risveglio e riaddormentamento, oppure ancora Wake Back To Bed, che sembrerebbe il metodo più semplice), si possono inserire dei dati che ad un esame clinico strumentale si evidenziano durante il sogno (La Berge): dunque, sebbene il sonno/sogno sia un programma biologico ben preciso, esso è suscettibile di essere in qualche modo guidato da un addestramento e quindi si può entrare nel sogno con dei segnali prestabiliti.

Come dunque si possono inserire dei dati prestabiliti, ci può essere un inserimento di dati “spontanei” o che sfuggono attualmente ad ogni nostra ipotesi o tesi?

Questi dati appartengono al mondo fisico psichico e le proprietà interpretative dell’uomo li leggono durante l’assenza della nostra coscienza vigile, o almeno quando la nostra coscienza vigile si interfaccia con i vari periodi del sonno e del sogno, nelle fasi di affioramento dello stato di coscienza reale e tali da poter svegliare il soggetto e renderlo partecipe dei dati stessi; ciò avverrebbe appunto perché tali dati non appartengono ai meccanismi genetici del sonno/sogno e c’è stato invece un messaggio o un allarme rosso messo in atto dal nostro organismo sulla base di messaggi interumani, che possono viaggiare con le connessioni tra i neuroni specchio dei soggetti che li inviano e che li ricevono.

Rimane poi un dubbio: i sogni di Don Bosco non erano di questo tipo; erano chiari, erano poi raccontati alla sera ai ragazzi per loro edificazione e meditazione e non ingigantivano per nulla il ruolo di don Bosco. Si può affermare che provenivano da altre fonti, di cui un sensitivo non può disporre, ma che Qualcun Altro usa nei riguardi del soggetto ricevente con una specie di neuroni specchio non ancora identificati e che potremo anche non scoprire?

Si vogliono qui ricordare i sogni premonitori già citati in relazione agli studi condotti negli anni ’40 dallo scienziato russo Vasili Kasatkin: il medico che durante la guerra curava gli ammalati di vari reparti dell’ospedale. Nel suo diario troviamo scritto “oggi ho registrato 485 sogni di fame riferiti da 102 persone che sono tutte morte. In base all’intensità del sogno sono in grado di stabilire se uno sopravviverà o morirà.” In un suo libro, il medico Kasatkin, oltre ai sogni di fame, descrisse, come già anticipato, anche degli altri strani sogni: alcune persone gli raccontavano dei sintomi lampanti o meno evidenti di malattie, che poi effettivamente subentravano in quelle persone. A quel punto il medico si chiese se quell’allarme rosso, che sembrava essere inviato da centri non meglio specificati alla memoria della coscienza durante il sonno/sogno, era una realtà da studiare.
Il già citato libro di Kasatkin, “Teoria dei sogni”, era usato negli allora istituti di psichiatria e psicologia locali. Egli cercò anche di addestrare i medici ad ascoltare i sogni dei loro pazienti che riportavano delle premonizioni senza stimolare in loro tale proprietà. Definì quei sogni premonitori “sentinelle dell’organismo che sorvegliano la nostra salute e che mentre noi dormiamo hanno un ruolo difensivo importante”.

Certo questi sogni non corrispondono in nessun modo a quelli riportati nella Bibbia o da Don Bosco, in quanti questi, per il loro contenuto e la loro definizione, non ammettevano interpretazioni particolari e riguardavano situazioni importanti non per la vita del singolo sognatore ma di altri.

I sogni dell’antichità, e sogni riportati anche attuali a contenuto laico e non religioso, alcune volte devono essere interpretati, poiché lo stimolo ricevuto attraversa vie cerebrali che danno una risposta analogica che va ridimensionata.

Quindi c’è sogno premonitore e sogno premonitore: si tratta comunque sempre di un allertare il soggetto su circostanze che sono ancora nel futuro, anche se immediato.

Se poi si confrontano queste caratteristiche con quanto affermato da Crick e Mitchinson sul significato dei sogni emergono stridenti differenze.

Questi autori operano sulla scia di D. Hebb, che postulava che quanto più forti sono le connessioni interneurali (nota 12) tanto più forte è l’engramma che codifica o immagazzina.

Come già anticipato, gli autori sottolineano che, siccome esiste un limite all’immagazzinamento, l’uomo, che durante la veglia è in stato quasi continuo di eccitazione e di sovraccarico informativo, può risentire di un tilt delle strutture cerebrali. Degli esperimenti eseguiti con un computer dimostrarono che il computer impazziva, il che suggerisce che le reti neurali non possono ricevere un sovrappiù di informazioni, per cui si rende necessaria una cancellazione delle informazioni superflue che, come già detto essi chiamarono “disapprendimento o apprendimento inverso” durante il riposo. Di qui la definizione dei sogni quali “le ombre sfuggenti di reti neurali che disfano invece che mettere assieme e di immagazzinare e quindi strutture che l’organismo sta tentando di cancellare”. Di qui anche l’invito, negli articoli pubblicati nel 1983, a non ricordare i sogni, se no le nostre reti si sovraccaricano, vanno in tilt.

Con la caduta delle le strutture costruite da Freud e collaboratori, venivano rinforzate teorie di J. Allan Hobson e R. W. Mc Carley, secondo le quali i sogni non sono lo spettacolo principale del sonno/sogno, ma un riempitivo di scarsa importanza per tenere tranquillo l’uomo, mentre avvengono delle importanti modificazioni a livello di memorie neuronali.

In breve Freud aveva torto perché, oltre al resto, i sogni traggono la loro energia dalla scarica spontanea di neuroni e non da una “libido” repressa.

Oltre al resto, rimarcò R.W. McCarley, i sogni hanno la tendenza a frammentarsi e a non finire la storia cominciata, e questo perché, quando dei neuroni si sono scaricati, un altro gruppo di neuroni si appresta a scaricarsi e quindi si avvia un altra sequenza del teatro mentale.

Sfuggiva però, in tutte queste teorie, un elemento che faceva quasi da osservatore nascosto (Hilgard): la coscienza.

Nel 1980, Gordon Globus si occupò della coscienza durante il sonno/sogno e dichiarò che l’oggetto dei sogni non è una versione scadente di messaggi sensoriali depositati nella sottocorteccia di lavoro, o “sporca”, ma una versione originaria, per cui la percezione dello stato di veglia e quella del sogno non sono sostanzialmente diverse. Egli dice: “È biologicamente assurdo che l’evoluzione si biforchi bruscamente in due forme distinte con meccanismi diversi al suo vertice: la coscienza umana e quindi la percezione diurna, e la dispercezione notturna. Si tratta di un fenomeno assai più complesso; diamo sempre per scontato che il nostro cervello può trasformare e analizzare lo stimolo, mantenendo il messaggio originario, mentre invece non è così.”

Come Husserl ricercava una conoscenza trascendentale, assolutamente certa, per spiegare la mente, così il duo inscindibile è il cervello/mente. Uno non funziona senza l’altra, e l’attuale neuroscienza ha una concezione molto povera o troppo fisica della coscienza. Così la sua teoria è che tutti i mondi che noi percepiamo potrebbero già esistere nel cervello/mente a priori, cioè provenire da una biblioteca infinita, ed il cervello sotto input può scegliere un particolare libro che però è già incorporato nel nostro patrimonio genetico.

Bergson afferma che il nostro cervello è come un imbuto o rubinetto che regola gli stimoli, ma tutte queste semplificazioni ed ottime spiegazioni per non passare dallo scientismo allo spiritualismo sono ancora in cammino.

Molte culture che definiremmo del “terzo mondo” vedono nei sogni una realtà separata dalla vita di ogni giorno: durante la notte si comunica con gli dei, con gli spiriti, con gli antenati defunti.

Potemmo concludere dicendo che quindi siamo ancora con Alice nel Paese delle Meraviglie, dove Alice si chiedeva se avesse sognato il Re Rosso o se fosse lei a trovarsi nel sogno del Re Rosso.

8. Bibliografia consultata

1) Traduzione di Senofonte, Anabasi (©Studentville.it)
Traduzione di Cicerone, Della Divinazione (©Studentville.it)
2) Nicola Michele Campanozzi – Articoli
Il sogno premonitore … La ‘Via del Sogno’ nella Bibbia
Il sogno e la sua interpretazione Biopsicocibernetica.
I limiti della conoscenza umana/2
www.campanozzi.netsons.org/index.php?
3) William Giroldini, progetto di ricerca “Anomala attivazione cerebrale anticipatoria dopo stimolo emozionale”14/12 / 2004
4a) Bierman D., Radin D. (1997) “Anomalous anticipatory response on randomized future conditions”, Perceptual and Motor Skill, 84, 689-690
4b) Bierman D., Radin D. (2003) “Anomalous unconscious emotional responses: Evidence for a reversal of the arrow of time”. To appear in Tuscon III: Towards a science of consciousness, MIT Press.
4c) Globisch J., Hamm A.O., Estevez F., Ohman A. (1999) “Fear appears fast: temporal course of startle reflex potentiation in animal fear subjects”, Physiology, 36, 66-75.
4d) Radin D. (1997) “Unconscious perception of future emotions: an experiment in presentiment”, Journal of  Scientific Exploration, 11(2), 163-180.
4e) Radin D. (2000) “Evidence for an anomalous anticipatory effect in the autonomic nervous system”, Boundary Institute
5) Mauro Mancia (2009) “Psicoanalisi e Neuroscienze: un dibattito attuale sul sogno”
www.psychiatryonline.it/ital/mancia.htm
6) A di Quirino Zangrilli (2005) Il sogno: memoria filogenetica del modello cibernetico della mente, Estratto della Relazione tenuta dall’Autore al Convegno “Alle Origine del Sogno” tenutosi a Frosinone nei giorni 10-11 marzo 2005
6b) BOSINELLI M., CICOGNA P.C. (a cura di): Sogni: figli di un cervello ozioso, Bollati Boringhieri, Torino, 1991
7) JOUVET M.: La natura del sogno, Theoria, Roma, 1991
8) HOBSON J.A.: La macchina dei sogni, Giunti, Firenze, 1992
9) Pietro Zerbino, I sogni di Don Bosco, edizioni Elledici 1988
10) B.Lemoyne ed AAVV, Memorie Biografiche di Don Bosco, ediz 1898/1948
11) J.LeDoux, Il cervello emotivo, Mondadori 1996
12) J Hooper, D.Teresi, L’universo della mente, CDE Milano 1986
13) R. Broughton, Parapsicologia, Ediz. Sperling e Kupfer, 1994
14) H.Gris, William Dick, La parapsicologia in URSS, Rizzoli 1981
15) AAVV, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Text Revision, Masson 2000
16) Stephen La Berge, Sogni coscienti (1988), Armenia editore